ITALIA – Simone Manzoni, scrittore esordiente, esce con il suo primo thriller, Le Polaroid. Il libro sarà edito da Bookabook a luglio. E in una lunga e mirata intervista, l’autore si racconta alla penna di MyWhere, facendo entrare il lettore nel cuore della sua opera.
Un delitto senza tracce, un magistrato irreprensibile e un passato che torna a chiedere il conto. Con il suo primo romanzo, in uscita a luglio 2026 per la casa editrice Bookabook, Simone Manzoni firma un thriller ricco di tensione che affonda le mani nelle zone d’ombra della memoria e della giustizia.
Protagonista è Matteo Baroni, un investigatore privato e consulente delle forze dell’ordine, chiamato a collaborare a un caso delicato e inquietante: l’omicidio di Edoardo Castelli, Procuratore della Repubblica di Milano, trovato morto nel suo ufficio in circostanze misteriose.
Nel corso di un’indagine che sembra procedere a vuoto, il ritrovamento di alcune polaroid all’apparenza innocue apre uno squarcio su un episodio avvenuto quasi trent’anni prima, innescando una spirale di rivelazioni e omicidi a sangue freddo. Tra amicizia, amore, odio e dolore, Matteo Baroni sarà costretto a mettere a rischio la propria vita per arrivare alla verità.
In questa intervista Simone Manzoni ci accompagna all’interno del suo romanzo raccontandone la nascita e i temi che attraversano la storia svelando il il dietro le quinte di un thriller intenso.

L’intervista a Simone Manzoni
Come ti sei avvicinato alla scrittura?
Ho iniziato a coltivare questo sogno già intorno ai 18 anni, quando ho provato a sviluppare una prima idea di trama. Era un tentativo acerbo, che non ha portato subito ai risultati sperati, ma che ha segnato l’inizio di questo percorso. Negli anni successivi, soprattutto nei momenti personali più difficili, ho trovato nella scrittura un rifugio. La sera riempivo bloc notes, sia cartacei che digitali, raccontando frustrazioni legate al lavoro e ai rapporti personali, utilizzando la scrittura come valvola di sfogo. Essendo una persona molto introversa, tendevo a condividere poco con gli altri, mentre sulla pagina riuscivo ad aprirmi completamente. In quelle ore ho capito che scrivere non solo mi calmava e mi aiutava a rilassarmi, ma mi faceva sentire realizzato e compreso: era qualcosa per cui mi sentivo portato.
Intorno ai 30 anni ho percepito di aver maturato l’esperienza e la consapevolezza necessarie per provare di nuovo a costruire una trama. Questa volta con maggiore fortuna: sono riuscito a sviluppare gran parte della storia, anche se alla fine ho deciso di accantonarla. È un progetto a cui conto di tornare, perché stava diventando molto complesso e impegnativo per un autore alle prime armi.
Quasi tre anni fa, infine, una notizia molto pesante a livello familiare mi ha riportato con forza alla scrittura, inizialmente solo come forma di distrazione. In quel periodo ho provato a dare vita a una nuova trama e, questa volta, il risultato è stato diverso. Da qui è nata “Le Polaroid”.

Quali sono stati i tuoi modelli letterari?
I miei modelli letterari sono principalmente due autori molto diversi tra di loro: Agatha Christie e il meno famoso Jean Cristophe Grangè.
Agatha Christie mi affascina molto per eleganza investigativa. I suoi due protagonisti principali, Hercule Poirot e Miss Marple, insegnano il piacere dell’indagine pura, l’osservazione dei dettagli, dei piccoli gesti. Il suo modo di descrivere l’indagine è particolarmente immersiva, porta ad immedesimarti completamente con il protagonista.
Grangè è un giallista francese a mio avviso molto sottovalutato, che ho conosciuto grazie a mio padre, amante dei gialli anche lui. Questo autore ha una capacità unica di trascinarti in atmosfere cupe, ossessioni e rituali. Leggendo i suoi romanzi, rimani estremamente influenzato dal confine sottile tra indagine e mistero, spingendoti a interrogarti costantemente su verità o menzogne.
In “Le Polaroid” cerco di combinare la precisione investigativa della Christie con la psicologia e intensità oscura di Grangè.

Il romanzo di Simone Manzoni
Cosa c’è di te in questo libro? C’è un personaggio che ti rappresenta?
In realtà diversi personaggi portano determinati tratti distintivi del mio carattere, o dei miei comportamenti. Il personaggio che mi “somiglia” maggiormente è sicuramente il protagonista, ma il fatto di essermi immedesimato in tutti i personaggi, in tutte le situazioni, ha fatto sì che inconsciamente “donassi” qualcosa di mio ad ogni personaggio.
Com’è nata l’idea di questo romanzo?
Non c’è stato un momento preciso in cui l’idea è nata. Avevo solo un punto di partenza molto chiaro: un’indagine su una serie di omicidi con un movente particolare. Il resto è arrivato scrivendo. È uno di quei progetti che non nascono da un concept definito, ma da un impulso narrativo. Ho seguito quell’impulso e la storia ha preso forma quasi da sola.
C’è stato un episodio reale o una notizia di cronaca che ha ispirato la storia?
In realtà non ho preso spunto da alcun caso di cronaca a me conosciuto, ho creato da zero tutta la vicenda. Dubito che ci siano particolari similitudini con qualcosa avvenuto realmente, si tratta di una trama abbastanza unica e intricata.

Lo sviluppo della trama
Quanto hai pianificato la trama prima di iniziare a scrivere e quanto invece hai lasciato spazio all’improvvisazione?
Con “Le Polaroid” ho iniziato scrivendo i primi tre capitoli, mentre in parallelo, lavoravo all’intera trama. A un certo punto, però, ho sentito la necessità di fermarmi con la stesura e concentrarmi esclusivamente sulla pianificazione della storia nel suo complesso. Solo dopo aver chiarito quasi ogni snodo narrativo ho ripreso a scrivere i capitoli, avanzando con maggiore slancio e con un percorso finalmente definito.
Se dovessi ricominciare da capo, partirei proprio da lì: dalla pianificazione dell’intera trama, o quantomeno della sua struttura portante. Per me scrivere un romanzo è un po’ come costruire una casa: senza fondamenta solide, tutto il resto rischia di crollare. È da questa consapevolezza che nasce il bisogno di un’idea forte e ben strutturata da cui possa prendere forma tutto il resto.
Il colpo di scena finale era chiaro fin dall’inizio o si è costruito strada facendo?
L’identità della persona colpevole era chiara e decisa sin dall’inizio, così come il movente, mentre tutta la storia che c’è dietro al colpevole (non mi addentro nei particolari per non incorrere in spoiler involontari) è stata l’unica cosa non stabilita all’inizio, ma che ho costruito durante lo svolgimento della trama.

La differenza con altri generi narrativi
Cosa ti affascina del giallo rispetto ad altri generi narrativi?
Del genere giallo mi affascina soprattutto il modo in cui ti costringe a guardare oltre la superficie. È un genere che non si accontenta dell’apparenza: ti chiede di scavare, di mettere insieme frammenti e indizi, ti spinge a cercare di dare un senso a ciò che a prima vista sembra incoerente.
Il giallo ha una doppia anima: da un lato c’è una logica fredda, la costruzione dell’indagine, l’ingranaggio perfetto. Dall’altro ci sono l’emotività e la fragilità umane che emergono quando un crimine sconvolge gli equilibri.
Ciò che amo maggiormente dei gialli, comunque, è il fatto che non ti lasciano mai semplice spettatore: ti sfidano, ti rendono parte attiva della storia, fanno vivere al lettore un’esperienza, non si limitano a raccontare una trama.
Qual è, secondo te, l’elemento imprescindibile di un buon romanzo giallo?
Senza dubbio la capacità di tenere vivo il mistero lungo tutta la durata della storia. L’autore deve essere in grado di mantenere quella tensione sottile, quell’alone di mistero che ti fa voltare pagina perché senti che c’è sempre qualcosa che ancora non sai.
È fondamentale che nel giallo si mantenga un delicato equilibrio: fornire abbastanza indizi da far sentire il lettore parte dell’indagine, in grado di risolvere lui stesso il crimine, ma non così tanti da svelare la soluzione troppo presto, con il rischio di perdere credibilità e spegnere il desiderio nel lettore.
Preferisci costruire il mistero partendo dall’assassino o dall’investigatore?
A mio avviso il mistero nasce sempre dall’assassino, anche solo per una questione logica: non c’è un delitto senza assassino, ma può esserci un delitto senza soluzione dell’investigatore.
Partire dall’assassino significa avere chiaro il cuore oscuro della vicenda: l’identità, il movente, il modus operandi. Se non conosco l’ombra che sto inseguendo, non posso costruire un’indagine credibile.
Il romanzo giallo oggi
Il giallo oggi è cambiato rispetto al passato? In che modo?
Sì, credo che il giallo sia radicalmente cambiato. Principalmente nel modo in cui racconta le persone.
Un tempo il giallo era soprattutto un enigma: un delitto, un brillante investigatore, una soluzione finale. Stop. C’era anche il movente, chiaramente, ma aveva un’importanza relativa all’epoca.
Il lettore contemporaneo, invece, non vuole solo scoprire chi ha commesso il crimine, ma anche perché; cosa si muove nella mente dei personaggi, da cosa nascono i loro impulsi. Il giallo è diventato più intimo, più complesso. Sono nati così diversi generi similari che si affiancano al giallo classico alla Christie, come i thiller storici, i noir psicologici, i cold case, e narrazioni di indagini che si intrecciano a tematiche attuali.
Progetti futuri
Hai già in cantiere il prossimo libro? Farà parte di una serie che avrà sempre lo stesso protagonista o seguirà una trama indipendente?
Il prossimo romanzo è già in cantiere, anzi, una parte della trama è già ampiamente delineata; conto di terminarlo entro l’estate 2026. Il protagonista sarà lo stesso de “Le Polaroid”, al momento per questo protagonista ho delineato una trilogia, ma non escludo che la serie possa prolungarsi. In futuro, oltre a ciò, è mia intenzione discostarmi dal genere giallo per scrivere un romanzo incentrato sul fenomeno (purtroppo) ancora attualissimo del bullismo, per cercare di far capire, a modo mio, gli effetti e le ripercussioni nella vita di chi è coinvolto in queste vicende.
Le Polaroid sarà pubblicato da Bookabook attraverso il sistema del crowdfunding, un modello editoriale che mette i lettori al centro del percorso di nascita di un libro, permettendo loro di sostenerne concretamente la pubblicazione e di accompagnarlo fino agli scaffali delle librerie. Il romanzo è già ordinabile al link https://bookabook.it/libro/le-polaroid/. Fino al 25 gennaio, inoltre, la casa editrice mette a disposizione il codice sconto POLAROID10, offrendo un’ulteriore occasione per partecipare attivamente a questo progetto editoriale e contribuire alla realizzazione del debutto narrativo di Simone Manzoni.




