Morgan O’Hara, disegni senza un ‘disegno’

Morgan O’Hara, disegni senza un ‘disegno’

BOLOGNA – Una mostra raffinata e fuori dagli schemi porta a Bologna l’arte di Morgan O’Hara, artista che trasforma il movimento in segno, superando i confini tradizionali del disegno. Un viaggio tra energia, gesto e percezione, dove il tratto diventa registrazione viva della realtà.

La giovane galleria bolognese La linea verticale espone nelle sue stanze una raffinata e rara mostra di opere di Morgan O’Hara (nata a Los Angeles nel 1941 e da tempo abitante a Venezia). Tecnicamente sono disegni, ma non raffigurano una forma, piuttosto sono tracce lasciate da una scarica elettrica, da una scossa tellurica e rilevate da un sensibile sismografo.

Sono disegni senza un progetto, senza “un disegno”. Sono la testimonianza visiva di un passaggio di energia, come la registrazione grafica di un cuore che pulsa e che sobbalza agli stimoli esterni. E’ un movimento congelato in un istante, mentre è in atto.

Il metodo: ritrarre il movimento, non la forma

Veramente intrigante è come lavora l’autrice, che possiamo dire fa un ritratto basato sul movimento non sulla forma del ritrattato. Dopo aver scelto il soggetto – artigiani che lavorano, amici che gesticolano “all’italiana”, persone che si muovono in uno spazio – si prepara con i fogli di carta bianca e un bel mazzo di matite molto appuntite.

Lavora con entrambe le mani per catturare e seguire meglio i gesti nel loro rapido susseguirsi e avere un baricentro centrale. E’ talmente presa dal movimento a cui assiste che non stacca mai gli occhi dal soggetto e mai guarda il foglio su cui sta disegnando. Per non farsi distrarre, per non perdere tempo, e per evitare ogni tentazione di comporre e d’interpretare graficamente la scena.

Le chiama Live trasmission, cioè trasmissione dal vivo (di onde vitali).

Oltre il disegno automatico: la riflessione della curatrice

Come viene fatto notare dalla curatrice Paola Caramel, questa prassi non ha nulla a che fare col “disegno automatico” creato e amato dai Surrealisti che si lasciavano guidare la mano dall’inconscio.

<<L’aspetto fondamentale e il più complesso di questo lavoro è un’attenzione sempre vigile a ciò che sta avvenendo così da potersi sincronizzare con i movimenti che si susseguono ed essere in grado di trasferirli sul foglio il più fedelmente possibile>>.

Fuggendo ogni interpretazione soggettiva, anzi aspirando alla neutralità, l’autrice si ritrae il più possibile. E’ quanto di più lontano dal concetto di disegno della tradizione occidentale, mentre assume senso profondo in estremo oriente, soprattutto Giappone.

Morgan O'Hara

Morgan O’Hara: dalle origini agli incontri decisivi

Morgan O’Hara si è dedicata a questa tecnica fin dagli anni ’60, l’epoca d’oro dell’arte concettuale e performativa, quando ventenne incontrò John Cage compositore, coreografo, e performer.

Morgan O'Hara

Un’arte che dialoga con la danza e il suono

Trovo che la prodigiosa ricerca artistica di Morgan O’Hara abbia in sé tanta danza contemporanea. L’unisono che lega il movimento agito davanti agli occhi dell’artista e le sue mani che corrono veloci e scattanti sul foglio. E poi i rumori, i suoni che esprimono il gesto.

Morgan O'Hara

Fotografare la vita in movimento

Insomma Morgan O’Hara ritrae, fotografa la vita-movimento con un linguaggio inedito che è capace di rivelarne la forza più segreta e profonda.

Silvia Camerini Maj
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