BOLOGNA – Un viaggio nella storia del Bologna Festival attraverso le parole del suo presidente Federico Stame. Dall’infanzia trascorsa tra concerti e prime assolute di Stravinskij e Britten fino alla guida di una delle più importanti manifestazioni musicali private italiane, Stame ripercorre l’evoluzione del festival, il ruolo della musica classica a Bologna, le sfide culturali del presente e i progetti dedicati alle nuove generazioni.
Chi ha la grande fortuna di godere ed arricchirsi fin dall’infanzia di stimoli intellettuali e culturali inevitabilmente crescendo coltiverà e approfondirà le proprie passioni e gusti. E’ proprio quello che è successo a Federico Stame, presidente del Bologna Festival e appartenente ad una storica stirpe di notai bolognesi. Suo padre Antonio se lo portava bambino e ragazzo ai concerti, alle opere: ebbe così l’opportunità di essere presente alla prima mondiale assoluta nel 1951 de La carriera di un libertino di Igor Stravinsky alla Fenice di Venezia, e nel 1954 sempre a Venezia fu testimone del debutto mondiale di Giro di vite di Benjamin Britten. Ha ascoltato i grandissimi interpreti del dopoguerra tra cui Arturo Benedetti Michelangeli, Edwin Fischer, Walter Gieseking, Wilhelm Backhaus…
“Tutti alla Sala Bossi, aula magna e auditorium del Conservatorio di Bologna. Era merito della celebre Società di musica da camera, gestita totalmente in privato dal professor Dagnini e da sua moglie Katia Alessandretti. Bei tempi quelli, quando tutto era semplice e non burocratizzato e complesso come oggi“.
Da quarant’anni è presidente del Bologna Festival che è una perla preziosa nel panorama italiano delle organizzazioni musicali private.
“Dal punto di vista burocratico ministeriale il Bologna Festival è una manifestazione di rilevanza internazionale, ma non da ora, da decenni”.
Nacque 45 anni ed ebbe come primo presidente Mario Cagli cui seguirono Diana Infante Cagli e Giuseppe Gazzoni Frascara. Poi finalmente si trovò IL presidente Federico Stame.
“Sono stato anche 28 anni nel consiglio del Teatro Comunale di Bologna”.
Perché allora, 45 anni fa, si sentì l’esigenza di una nuova organizzazione musicale a Bologna? Il Teatro Comunale, storica e massima istituzione musicale cittadina, come recepì questa nuova realtà?
“Non so perché nacque l’idea. Però il Comunale negli anni Ottanta aveva allentato molto la stagione cameristica e solistica. Ma fu Musica Insieme che sostituì di fatto la cameristica del Comunale”.
La nascita del Bologna Festival
Come direttore artistico il Bologna Festival nasce con Lino Britto, cresce e si consolida con Mario Messinis, ed ora si sviluppa e dirama con Maddalena da Lisca.
“Gli anni di direzione artistica di Mario Messinis ci hanno portato ad un altissimo livello culturale con proposte intelligenti e raffinate. Poi è riuscito a dare, attraverso un intenso lavoro, al nostro festival un indirizzo preciso. Dai Grandi interpreti mondiali che spesso giungono a Bologna per la prima volta, ai Giovani Talenti dove si fanno interessanti e promettenti scoperte, all’attenzione verso la musica antica e la musica contemporanea (ora oltre al Nuovo e all’Antico proponiamo una finestra sull’ Altrove, la musica extraeuropea). Poi voglio ricordare Mario Messinis anche sul piano umano, nel rapporto di lavoro che era improntato alla gentilezza, senza nessun sussiego.
Maddalena da Lisca, la nostra attuale Sovrintendente e Direttrice artistica, si è formata per lunghi anni all’ombra di Messisis ed ora sta arricchendo il nostro Festival di nuove occasioni con lo scopo di ampliare e formare il pubblico. Innanzitutto iniziative come il Baby Bofè un ciclo di rappresentazioni operistiche e non solo per bambini dai 5 ai 12 anni, e come Le note sul registro che sono concerti nelle scuole (recentemente abbiamo vinto il secondo premio di un concorso nazionale per la diffusione della musica fra i bambini), poi Classica in Sneakers piccoli concerti solistici che si svolgono tra i tavolini di una birreria centralissima a Bologna con l’intenzione di avvicinare giovani studenti in un luogo per loro famigliare. Puntiamo anche sull’interdisciplinarietà tra musica e pittura, lezioni concerto al museo per esempio”.
La scelta del Teatro Manzoni
L’educazione all’ascolto della musica classica è sempre stato un punto prezioso e faticoso insieme. Fare uscire la musica “togata” dai luoghi deputati, come sale da concerto e teatri che mai verrebbero frequentate da un certo pubblico, e farla circolare in luoghi altri, farla ascoltare da altre orecchie, farla giungere ad altri cuori…
La vostra principale sede concertistica è il Teatro Manzoni.
“E’ ben noto da tempo che a Bologna manchino spazi adeguati per la musica classica. La sala del Manzoni è buona acusticamente ed è anche grande a sufficienza per la città, ma ha certe carenze come la mancanza di un foyer degno di questo nome, e la contiguità “imbarazzante” con le toilette che si affacciano sul bar nel sotterraneo. Il nostro magnifico Teatro Comunale, la sala del Bibiena, è molto importante dal punto di vista storico architettonico, ma ha le dimensioni di un teatro del Settecento, mentre la grande opera lirica dell’Ottocento ha esigenze spettacolari e musicali diverse, più grandi come masse e organici. Come capienza di posti va anche bene così perché a Bologna difficilmente la concertistica con l’orchestra del Comunale fa il pienone. Lo hanno fatto in certe occasioni con Oksana Lyniv, con Daniele Gatti, con Michele Mariotti”.
Le principali sovvenzioni per il Bologna Festival
Il Bologna Festival ha sovvenzioni pubbliche?
“Sì, dal Ministero abbiamo 300 mila euro annue, poi dalla Regione Emilia Romagna un sensibile contributo e poi dal Comune di Bologna. I nostri introiti vengono anche dalla biglietteria e molto dalle sponsorizzazioni di tanti privati. Da quando Maddalena da Lisca è a capo del Bologna Festival, grazie proprio alla sua fervida inventiva che ha creato innovazioni favorevoli nel corpo della nostra organizzazione, abbiamo una stagione che dura quasi 12 mesi all’anno, è riuscita a coinvolgere grosse realtà imprenditoriali di Bologna, prime fra tutte Illumia e AlfaSigma Fondazione Golinelli”.
Ne avrà ascoltato tantissima di musica anche in giro per il mondo, immagino.
“Ma non sono mai stato un loggionista fanatico. Ovviamente mi fa piacere che il cantante canti bene. In verità però io mi concentro sulla musica e vengo preso dalla vertigine della musica stessa, anche se l’esecuzione è modesta. Ho girato parecchio con un fidatissimo gruppetto di amici: i festival e i teatri d’Italia e d’Europa, ma non sono mai stato in America”.
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