Futurismo e Ritorno all’Ordine

Futurismo e Ritorno all’Ordine

BOLOGNA – Fino al 26 luglio nella sede espositiva di Palazzo Saraceni è possibile visitare una mostra dedicata alle opere della Collezione della Fondazione Carisbo legate al Futurismo e al Ritorno all’ordine. Un percorso che attraversa una delle stagioni più innovative dell’arte italiana del Novecento, con lavori di Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Fortunato Depero, Mario Sironi e molti altri protagonisti della modernità.

Fino al 26 luglio nella sede espositiva di Palazzo Saraceni a Bologna saranno esposte le opere conservate nella Collezione della Fondazione Carisbo, tutte afferenti al movimento Futurista e al Ritorno all’ordine.

Se c’è un movimento artistico e culturale moderno assolutamente italiano, direi l’unico italiano di rinomanza internazionale, questo è il Futurismo nella sua pluridecennale evoluzione nella prima metà del Novecento. Sbocciato in Italia, fu capace di farsi riconoscere e stimare nel mondo occidentale per la sua potenzialità e originalità.

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Alessandro Bruschetti, il fulmine

L’uragano futurista stravolse le arti figurative, ma anche l’architettura e l’arredamento, la letteratura e la poesia, la musica e il teatro, la fotografia e il cinema e la moda. Il mondo futurista stregò l’Europa con le sue vigorose ali della modernità.

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Ambrosi

Proprio a Bologna, sulla Gazzetta dell’Emilia, apparve nel 1909 il Manifesto futurista, un vero decalogo scritto da Filippo Tommaso Marinetti, deus ex machina del modernissimo movimento artistico. Però nella sonnolenta Bologna l’insolito articolo passò inosservato, mentre due settimane dopo il Manifesto verrà pubblicato dal parigino Le Figaro, passando così alla storia.

Filippo Tommaso Marinetti, Parole in Libertà

Il Futurismo: modernità, velocità e rivoluzione artistica

Allora la Belle Époque stava per finire, scavalcata dai rivolgimenti sociali e politici dei primi anni del Novecento, oltre che dai sempre più virulenti venti di guerra.

Allo stesso tempo spuntavano rivoluzionarie scoperte tecnologiche: la comunicazione senza fili di telegrafo e radio, i nuovi mezzi di trasporto come treni, automobili e aeroplani.

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Angelo Caviglioni

Tutto diventava più veloce. Si abbattevano le distanze spaziali e nasceva una nuova concezione del tempo e dello spazio. La velocità divenne un vero dogma.

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Alfredo Gauro Ambrosi, Lago tana del cielo

Il Futurismo nelle arti ebbe un ruolo innovativo e decisivo. L’ebrezza del movimento, della simultaneità e della scomposizione della forma statica pervase fino alle radici pittura, scultura, letteratura e musica.

Lucio Fontana, Ritratto di fanciulla

Nella nutrita esposizione bolognese ci sono interessantissime opere di Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Mino Rosso, Fortunato Depero e Roberto Marcello Baldessari.

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Angelo Caviglioni

L’Aeropittura e la nuova visione del mondo

Dopo gli iniziali anni d’oro, il Futurismo resisterà declinandosi soprattutto nell’Aeropittura. Una corrente nata dall’entusiasmo per il volo, per il dinamismo e per la velocità dell’aeroplano.

Questa prospettiva dall’alto cambia il modo di vedere il mondo. Il dettaglio si perde e nasce una visione sintetica e trascendentale della realtà.

Umberto Boccioni, autoritratto

Dagli aerei in picchiata, il pittore-pilota riporterà sulla tela paesaggi ricurvi, scorci prospettici vorticosi e visioni schiacciate, capaci di generare insoliti stati d’animo fino alle soglie dell’astrattismo.

Il cielo diventa il nuovo luogo dinamico da cui osservare la realtà terrena da una posizione completamente diversa. Marinetti stesso profetava:
Si raggiungerà presto a una nuova spiritualità plastica extraterrestre”.

Filippo de Pisis, Il piede romano

La Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna possiede una ricca collezione di Aeropittura con opere di Alessandro Bruschetti, Mario Sironi, Giulio d’Anna, Tato e Mino Delle Site.

Una riscoperta doverosa è l’opera del bolognese Angelo Caviglioni, futurista e aeropittore stimato da Marinetti. Per tutta la sua lunga vita, conclusasi nel 1977 a novant’anni, rimase fedele allo stile e allo spirito futurista.

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Giorgio De Chirico, Gentiluomo in villeggiatura

Il Ritorno all’ordine dopo la Grande Guerra

Come reazione a tanta avanguardia futurista, che voleva distruggere musei, biblioteche e accademie, dopo la Prima Guerra Mondiale gli artisti sentirono il bisogno di stabilità formale.

Nacque così il Ritorno all’ordine, che recuperava forma e disegno nei canoni dell’arte classica. A sostenere questo orientamento fu la rivista “Valori plastici”, creata da Mario Broglio nel 1918.

In mostra ci sono capolavori dello scultore Arturo Martini, come il bronzeo Torso di giovinetto e i due grandi marmi Dedalo e Icaro, oltre a Opere assistenziali: la Carità.

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Arturo Martini, Torso di giovinetto e Mario Sironi, famiglia di lavoratori

Sono presenti anche opere di Adolfo Wildt, come La madre, e di Mario Sironi con l’emblematica La famiglia di lavoratori, immagine di una umanità urbanizzata ma oppressa dalla realtà della città.

Tra i lavori più tardi spiccano Gentiluomo in villeggiatura di Giorgio De Chirico, Donna in un interno di Felice Casorati, l’ammaliante Piede romano e l’intenso Ritratto di fanciulla in ceramica, opere che dialogano con la grande arte del passato.

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Felice Casorati, Donna in un interno

La nascita della collezione della Fondazione Carisbo

Ricordiamo che le opere esposte ora a Palazzo Saraceni vennero acquisite dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna su consiglio lungimirante di Beatrice Buscaroli. Tra il 2007 e il 2009 curò due approfondite mostre dedicate a Futurismo e Aeropittura.

Fu allora che il presidente della Fondazione, Fabio Roversi Monaco, aprì le porte della Collezione a questo fondamentale capitolo dell’arte moderna italiana.

Silvia Camerini Maj
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