ACCADE OGGI- Il 5 agosto di quattro anni fa ci lasciava Issey Miyake lo stilista nato a Hiroshima che ha segnato l’inizio dell’era dell’avanguardia giapponese con la sua filosofia dell’abito non convenzionale. Nel ricordare questa importante figura ripercorriamo la grande influenza e il fascino che la cultura e lo stile giapponese hanno sempre avuto sulla moda.
Issey Miyake
Il giapponismo, ovvero l’interesse per la cultura orientale in Occidente, comincia a diffondersi quando tra il 1850 e il 1870, con l’apertura del Giappone alle importazioni dall’occidente, molte stampe ukiyo-e raggiungono l’Europa. Il giapponismo influenzò molto i gusti e gli artisti francesi dell’epoca. Naturalmente il mito dell’Oriente non si evidenzia soltanto nella pittura, ma crea suggestioni anche nella moda.
Il primo ad interpretare in chiave orientale le proprie creazioni è Paul Poiret. A lui si deve la liberazione della donna dalla costrizione di busti e corsetti e l’introduzione del Kimono, l’abito tradizionale giapponese, come capo base. Poiret ha saputo intercettare in maniera perfetta il clima culturale dei primi anni del XX secolo. Recentemente il Museo delle Arti Decorative di Parigi gli ha dedicato una mostra conclusasi il 26 gennaio di quest’anno. Il confine è stato attraversato e le interferenze della cultura giapponese nel mondo della moda sono diventate una realtà costante e continua.
Pensiamo a Diana Vreeland, storica editor di Vogue Us e Harper’s Bazaar che diceva
Dio è stato giusto con i giapponesi, gli ha donato senso dello stile
Per questo realizza per Vogue un servizio sulle montagne giapponesi a cura di Richard Avedon con la celebre Verushka. La passione per il Giappone riesplode in occidente negli anni ’70 quando il Paese si impone sulla scena internazionale come una potenza economica e tecnologicamente avanzata. In questi anni si trasferisce a Parigi lo stilista Kenzo Takada che apre la sua boutique Junglejap, seguito da altri fashion designers nipponici.
Un modello firmato Giada Curti
Nel 1973 infatti arriva anche Issey Miyake. Porta nella moda parigina gli origami della sua terra creando plissè perfetti e abiti dal design semplice. Una moda concettuale che ha come colore principale il nero, denso di significati essenziali.
Un modello Issey Miyake dal profilo IG
Il minimalismo proprio degli stilisti giapponesi esplode negli anni novanta e duemila. Si afferma lo stile effortless chic. Linee pure, colori neutri, pochi accessori.
E oggi?
I codici dello stile giapponese che rinviano all’essenzialità, alle linee fluide, ai tessuti leggeri, ai dettagli preziosi sono ben presenti anche oggi e di tendenza. Un esempio? La sfilata Fendi Haute Couture 2026/2027 firmata da Maria Grazia Chiuri è la rivisitazione e la visione contemporanea dello stile orientale.
Un modello dell’ultima collezione Fendi
Anche la collezione F/W 2026/27 di Giorgio Armani è declinata in questo modo con elementi di chiara ispirazione esotica. Per ispirarci e comprendere più da vicino la filosofia orientale e forse anche capire perché la moda ne sia così attratta io però vi consiglio un film.
Ispirazione orientale per Giada Curti in una sfilata di qualche stagione fa
Perfect Days di Wim Wenders. Girato interamente a Tokio e interpretato da il magnifico Koji Yakusho. Ne uscirete trasformati. Il Giappone sa anche farci giocare e sorridere. Chi non si è innamorato di Hello Kitty?
Laureata in Lettere alla Sapienza, indirizzo Discipline dello Spettacolo con una tesi in Storia e critica del Cinema. Mi occupo anche di formazione. Mi piace scrivere delle mie passioni: Cinema, teatro, moda, danza, libri. Ballerina di tango dilettante a tempo perso. Roma la mia città di origine, Parigi quella ideale, città nella quale insolitamente non mi sono mai sentita straniera.