Lionel Messi dice addio all’Argentina: il giorno in cui abbiamo smesso di aspettare il prossimo miracolo

Lionel Messi dice addio all’Argentina: il giorno in cui abbiamo smesso di aspettare il prossimo miracolo

ARGENTINA – Dal 31 agosto 2026 Lionel Messi non è più un giocatore della Nazionale argentina. Dopo 21 anni, il numero 10 ha annunciato il ritiro dalla Selección. Per chi è cresciuto guardandolo giocare, però, non è soltanto la fine della sua carriera internazionale: è la fine di una presenza che ha accompagnato un’intera generazione.

Per anni abbiamo aspettato Messi.

Abbiamo aspettato che prendesse quella palla al limite dell’area, che saltasse il primo avversario, poi il secondo, magari anche il terzo. Abbiamo aspettato una punizione, un assist impossibile, un gol capace di cambiare una partita. Abbiamo aspettato che facesse quello che aveva sempre fatto: trasformare l’impossibile in qualcosa di terribilmente normale.

Adesso non aspetteremo più.

Lionel Messi ha annunciato ufficialmente il suo addio alla Nazionale argentina. La decisione è arrivata il 31 agosto, attraverso una lettera nella quale il capitano dell’Albiceleste ha spiegato di aver riflettuto a lungo prima di capire che fosse arrivato il momento di fermarsi.

La sua ultima partita con l’Argentina è stata la finale del Mondiale 2026, persa contro la Spagna. Non è il finale che avrebbe scelto, probabilmente. Ma forse, per una storia così lunga, non esiste davvero un finale perfetto.

Prima delle vittorie, c’era un ragazzo che perdeva

È difficile ricordarlo oggi, con una Coppa del Mondo e due Copa América nel palmarès, ma per molto tempo Messi con l’Argentina è stato soprattutto un uomo che non riusciva a vincere.

Nel 2014 arrivò la finale mondiale contro la Germania. Poi le sconfitte contro il Cile nelle finali di Copa América del 2015 e del 2016.

Ogni volta sembrava mancasse qualcosa.

E ogni volta quel qualcosa diventava, inevitabilmente, colpa sua. Era il prezzo pagato da chi aveva abituato tutti alla perfezione con il Barcellona. Se vinceva, era normale. Se perdeva, il problema diventava Messi.

Poi arrivò il 2021.

La Copa América conquistata al Maracanã contro il Brasile spezzò finalmente quella maledizione. Un anno dopo sarebbe arrivata la Finalissima contro l’Italia e, soprattutto, il Mondiale in Qatar.

Il 18 dicembre 2022 Messi sollevò finalmente la Coppa del Mondo.

In quel momento non stava semplicemente vincendo il trofeo che gli mancava. Stava chiudendo un conto aperto da tutta una carriera.

Lionel Messi e l’Argentina con la coppa del Mondo nel 2022

Il Mondiale che ci ha restituito Messi

Forse è per questo che il Qatar rimarrà diverso da tutti gli altri Mondiali.

Perché quella volta non guardavamo soltanto una squadra. Guardavamo l’ultimo viaggio di un campione verso qualcosa che sembrava sfuggirgli da sempre.

Messi segnò contro l’Arabia Saudita, il Messico, l’Australia, l’Olanda, la Croazia e la Francia. In finale segnò due volte e poi trasformò anche il suo rigore nella serie decisiva.

Ma il ricordo più forte non è una statistica, è il momento in cui alzò la Coppa.

Per chi appartiene alla generazione cresciuta negli anni Duemila, fu quasi straniante vedere finalmente quella scena. Avevamo passato l’adolescenza a discutere se fosse davvero il più grande, a confrontarlo con Cristiano Ronaldo, a difenderlo dopo ogni sconfitta dell’Argentina.

E improvvisamente non serviva più discutere.

Aveva vinto tutto.

lionel messi fumetto

Messi non è stato soltanto il numero 10

La grandezza di Messi, però, non sta soltanto nei trofei.

Lascia l’Argentina con 207 presenze e 125 gol, numeri che lo collocano al vertice della storia della Selección. Ma tra qualche decennio saranno probabilmente altri i ricordi che resteranno. (afa.com.ar)

Resteranno le partite guardate di notte.

I Mondiali vissuti davanti alla televisione. Le discussioni con gli amici. Le maglie con il numero 10. I videogiochi in cui sceglievamo sempre il Barcellona.

E quella sensazione che accompagnava ogni sua accelerazione: adesso può succedere qualcosa.

Messi è stato parte della nostra quotidianità per così tanto tempo che è difficile immaginare il calcio senza di lui. Lo abbiamo visto quando era un ragazzino, quando è diventato un fenomeno, quando è diventato capitano e quando, finalmente, è diventato campione del mondo.

In qualche modo, mentre guardavamo lui crescere, crescevamo anche noi.

Lionel Messi Barcellona

“Ora sarò uno di voi”

Nella lettera d’addio c’è una frase che forse racconta meglio di tutte le altre il significato di questo momento. Messi ha scritto che d’ora in poi sarà “uno di voi”: uno dei tifosi che guarderanno l’Argentina da fuori, sostenendola nelle vittorie e nelle sconfitte.

È difficile immaginarlo.

Messi sugli spalti. Messi davanti alla televisione. Messi senza la fascia da capitano. Per più di vent’anni abbiamo associato il suo volto alla maglia albiceleste. Prima come promessa, poi come fenomeno e infine come leader.

Adesso quella maglia continuerà senza di lui, e toccherà a qualcun altro indossare il numero 10.

L’ultima volta che aspetteremo Messi

La generazione che lo ha seguito fin dall’inizio sa già che cosa succederà.

Tra qualche anno riguarderemo un video del Mondiale 2022. Oppure una partita del Barcellona. Un gol contro il Real Madrid. Una punizione. Un dribbling.

E per qualche secondo dimenticheremo che Messi non gioca più. Poi arriverà quel piccolo vuoto che accompagna tutte le cose che finiscono. Perché il suo ritiro dalla Nazionale non porta via soltanto un calciatore. Porta via un pezzo del calcio con cui siamo cresciuti.

Non ci sarà più da aspettare il prossimo miracolo di Messi.

Quelli che ci ha regalato, però, resteranno.

E forse è questo il regalo più grande che poteva lasciarci: averci fatto credere, per quasi vent’anni, che il pallone tra i piedi della persona giusta potesse davvero rendere possibile qualsiasi cosa.

Mirko Torre

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