James Joyce, 81 anni fa ci lasciava lo scrittore irlandese

James Joyce, 81 anni fa ci lasciava lo scrittore irlandese

ACCADDE OGGI – Il 13 gennaio del 1941 ci lasciava, a Zurigo, lo scrittore irlandese James Joyce, padre di quell’Ulisse celebre in tutto il mondo, passando da Gente di Dublino fino a Finnigans Wake.

James Joyce, nonostante una produzione letteraria non molto vasta, è stato in grado di lasciare il segno nel mondo della letteratura del XX secolo. Un segno che, ne siamo sicuri, continuerà a persistere anche nei secoli futuri. Come scrisse Sandro Veronesi, facciamo che non morirà mai.

DAL CONGOWES ALL’UNIVERSITY COLLEGE

Il 2 febbraio 1882 è la data da segnare sul calendario. È il giorno che ha dato i natali a James Joyce. E lo fa a a Rathgar, un sobborgo di Dublino, che all’epoca faceva parte del Regno Unito. A sei anni è già iscritto al Clongowes Wood College, che presto dovrà abbandonare a causa della mancanza di liquidità, per poi passare al Belvedere, collegio gesuita.

Per iniziare la sua carriera di scrittore gli bastano nove anni. Scrive, infatti, un piccolo pamphlet accusatorio nei confronti di un politico nazionalista. Purtroppo tutte le copie (il padre ne inviò una addirittura alla Biblioteca Vaticana) sono andate perse.

Nel 1898 s’iscrive all’University College di Dublino, dove studiò lingue moderne fino al conseguimento della laurea nel 1902. Gli anni universitari lo portarono a imbattersi nei drammi di Yeats e nei testi di Ibsen, drammaturgo norvegese. Scrisse anche alcuni articoli e qualche commedia che, come il pamphlet, sono stati persi.

IL BREVE SOGGIORNO FRANCESE E IL FLUSSO DI COSCIENZA

Ritratto di James Joyce, Jacques–Emile Blanche (1861–1942). Londra, National Portrait Gallery
Da: www.fanpage.it

A novembre del 1902 si trasferisce a Parigi per poter studiare alla Sorbona e diventare medico. Il tentativo dura poco, troppo poco. Passano infatti solo quattro mesi che deve tornate a Dublino: la madre è gravemente malata. Non ha altra scelta. Ma il breve soggiorno parigino permise a James di scoprire un scrittore del cui stile farà il proprio segno distintivo. Parliamo di Édouard Dujardin, scrittore francese che utilizzava nei suoi romanzi la tecnica del flusso di coscienza.

RITRATTO DI JAMES JOYCE DA GIOVANE

Foto da: Raicultura.it

Si arriva così al 1904, anno di svolta per il giovane Joyce. Tenta, infatti di far pubblicare sulla rivista Dana la sua prima vera opera: Ritratto dell’artista da giovane. Viene rifiutata. Il giovane non demorde, lavora al romanzo e lo trasforma in Stefano Eroe. Passeranno però dieci lunghi anni prima della pubblicazione a puntate sul The Egoist e poi, nel 1916, in un volume unico. Il 16 giugno di quell’anno conobbe anche Nora Barnacle, futura compagna di vita.

Si tratta di un romanzo scritto in terza persona che segue Sthepen Dedalus che altro non è che l’alter ego di Joyce. Un romanzo di formazione di un artista che ancora non è propriamente artista, esempio stupendo di Künstlerroman (appunto romanzo di formazione) nella letteratura inglese. Joyce narra il risveglio intellettuale, filosofico e religioso di un giovane che comincia ad interrogarsi e a ribellarsi contro le convenzioni irlandesi e cattoliche con cui è cresciuto.

JAMES JOYCE A TRIESTE

Finalmente, in quegli anni, ottiene un posto alla Berlitz School di Zurigo. Ma a Zurigo non insegnerà mai. Fu infatti mandato prima a Trieste, poi a Pola e di nuovo a Trieste. In questo continuo trasferirsi, trovò anche il tempo di scrivere alcuni dei racconti che faranno parte di Gente di Dublino, fino a I Morti, l’ultimo a chiudere la raccolta.

A Trieste inizierà a coltivare un’importante amicizia, quella di Italo Svevo, di cui il 18 dicembre scorso ricorreva il centosessantesimo anniversario e che sarà alla base del personaggio di Bloom (protagonista dell’Ulisse).

GENTE DI DUBLINO E ULISSE

 

Nel 1914, dopo un infinito giro di vite per poterlo far pubblicare (fu rifiutato per ben 18 volte!), riesce a far uscire la raccolta Gente di Dublino. L’opera vede quindici racconti che hanno come scopo quello di mostrare la caduta dei valori morali (quindi religiosi e politici) degli abitanti di Dublino che erano diventati “spiritualmente deboli”, impauriti dagli altri abitanti, schiavi della loro cultura, della loro vita familiare e politica ma soprattutto della loro vita religiosa. Da qui, per loro, è impossibile fuggire.

Di questa serie di racconti avrebbe dovuto far parte anche l’Ulisse. Ma nel 1914 comincerà a strutturarlo come un romanzo a sé stante.  passeranno ben sette anni prima di poterlo pubblicare. La data è particolare e quasi iconica: è il 2 febbraio 1922. Nel giorno del suo quarantesimo compleanno, James Joyce da alla luce il suo romanzo più famoso, quello che maggiormente a contribuito al modernismo letterario.

In diciotto capitoli, ognuno dei quali con caratteristiche peculiari nello stile, descrive una particolare ora della giornata dell’agente pubblicitario Leopold Bloom. Si tratta di un parallelo con l’Odissea, come i personaggi stessi, che restano comunque delle parodie. A ogni capitolo sono associati anche un colore, un’arte o una scienza e una parte del corpo. Joyce userà anche la tecnica del flusso di coscienza, servendosi di molte allusioni e citazioni storiche e letterarie.

FINNIGANS WAKE

Foto da: style.corriere.it

Passa un solo anno e inizia la stesura dell’ultimo romanzo, Finnigans Wake, musa del quale fu la figlia Lucia malata di schizofrenia. Uscì nel 1939. In quest’opera il flusso di coscienza viene portato all’estremo.

Il romanzo trae spunto dall’omonima ballata popolare tradizionale irlandese, Finnegan’s Wake, diffusa intorno al 1850; la morte e la comica resurrezione del protagonista, Tim Finnegan, entrambe causate dal uisce beatha parola che in gaelico significa “acqua della vita”, in inglese diventato poi whiskey, diventano un’allegoria del ciclo universale della vita. L’inglese wake significa allo stesso tempo “veglia funebre”, ma anche “risveglio”.

Nel titolo del romanzo Joyce rimosse l’apostrofo del genitivo sassone, per suggerire una sorta di molteplicità di “Finnegan”, facendolo diventare un sostantivo plurale, intendendo così nei Finnegan l’umanità che cade, che veglia e risorge.

La storia parla di una famiglia residente nel villaggio di Chapelizod, accanto a Phoenix Park, alla periferia di Dublino. Si svolge interamente all’interno di un sogno del protagonista dove vengono abolite le normali norme della grammatica e dell’ortografia. Per il fratello, Stanislaus, fu l’ultimo delirio della letteratura prima della sua estinzione.

LA MORTE DI JAMES JOYCE

Foto da: sololibri.net

Dopo l’uscita di Finnegans Wake, sia per le dure critiche al romanzo che per l’invasione nazista di Parigi, la depressione di cui già soffriva Joyce si accentuò. Dovette inoltre sottoporsi a ulteriori interventi oculistici per l’insorgenza di cataratta e glaucoma.

Alla fine del 1940 si trasferì a Zurigo, dove l’11 gennaio 1941 venne operato per un’ulcera duodenale. Il giorno successivo entrò in coma e morì alle due del mattino del 13 gennaio 1941, ottantun anni fa. Le sue ceneri (fu infatti cremato) si trovano al cimitero di Fluntern, come quelle di Nora e di suo figlio George.

Francesco Frosini

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