Profumeria di nicchia? Ne parliamo con Giovanni Sammarco

Giovanni Sammarco è un interessante creatore di fragranze che incontro di nuovo in occasione del Pitti Fragranze 2016. La conversazione riportata è però avvenuta molto in anticipo sulla data fiorentina. L'argomento è attuale e di seguito alcune battute che ci eravamo scambiati attorno ad un tema che pare inesauribile.

Profumeria di nicchia? Ne parliamo con Giovanni Sammarco

Profumeria commerciale VS profumeria di nicchia o profumeria di nicchia VS profumeria commerciale? Profumeria artistica oppure profumeria e basta? Se come diceva Oscar Wilde i “libri si possono convenientemente suddividere in tre categorie: i libri da leggere, da rileggere e quelli da non leggere affatto” possiamo con tutta franchezza affermare lo stesso riferendoci ai profumi: ci sono profumi da indossare, da indossare di nuovo e altri da non indossare affatto. Che cosa cambia e perché? Molte cose e il dibattito può farsi acceso e di sicuro interessante oppure no. Ogni fragranza, va da sé, viene creata per essere comunque venduta anche quella tailor made ha lo stesso scopo, seppure sia costruita su misura e a richiesta di quel cliente in particolare. Esiste una chiara differenza però  fra la profumeria artistico-artigianale che si spinge verso la ricerca e la conseguente realizzazione di un prodotto esclusivo e originale creato per di più su note provenienti da ingredienti preziosi e di qualità facendo la sua bella differenza, sebbene Jean Claude Ellena, uno dei più celebri nasi al mondo, sostenga nel suo celebre “Journal d’un Parfumeur” che un profumo possa essere buono lo stesso, malgrado la non eccellenza degli ingredienti utilizzati.
Il mercato cambia rapidamente e molto spesso le regole che lo regolano mutano con esso, non sempre però verso una direzione estetica apprezzabile.
Negli ultimi anni ha preso sempre più piede l’espressione “profumeria di nicchia”. La profumeria, se vogliamo dirla tutta, sin dai suoi albori è sempre stata “di nicchia”, essendo l’elemento distintivo, piuttosto costoso per definizione e a cui pochi avevano accesso.
Tornando ancora a Oscar Wilde per il quale i “libri o sono scritti bene o sono scritti male” per le fragranze possiamo stabilire lo stesso criterio o queste sono costruite  bene sperabilmente con gli ottimi ingredienti che dichiarano oppure non lo sono. Qual è la differenza davvero oggi  fra un profumo “di nicchia” e uno commerciale? Cosa si intende e ha ancora valore parlare di nicchia? Può un profumo essere davvero di nicchia? Soprattutto nel momento in cui la legislazione interviene pesantemente con regole che limitano fortemente il creatore di fragranze e non stanno certo aiutando la profumeria.  E’ un dibattito aperto e che non trova una soluzione così immediata, viste le tante variabili. Noi siamo dalla parte del profumo, bello, buono, originale, ben costruito, non siamo interessati alle definizioni riduttive ma il “dibattito” è pur sempre aperto. Dopo essermi innamorata di Ariel una fragranza non a caso pensata per le rosse da Giovanni Sammarco e vista anche la perfette sintonia fra la fragranza e la mia pelle (sempre basilare che il profumo chiami ma che la pelle risponda viceversa i risultati sarebbero catastrofici) non posso fare altro che chiarirmi le idee proprio con il suo creatore Giovanni Sammarco che con Ariel è riuscito a migliorare il mio umore considerevolmente in una giornata difficile e piovosa per giunta. Di seguito la nostra conversazione spontanea ritrascritta.

Di che cosa si parla quando si parla di profumeria di nicchia? Puoi anche contestare la definizione.

Si parla di una profumeria con un canale distributivi di vendita più ridotto rispetto alla profumeria normalmente chiamata “commerciale”: questo è quello di cui si parla. Secondo me è una definizione…che non è il massimo.

Riduttiva?

No, è proprio il termine “nicchia” che non mi piace. Io fondamentalmente penso credo che non andrebbe proprio definita.

D’arte? Di ricerca?

No, no, no! Arte – secondo me –è altro, è di più, è una cosa superiore.

Be’ un’arte minore, anche il giardino o la danza rientrano in questa categoria…

Io non penso di essere un artista, io tutto mi sento tranne che un artista.

Però se io penso alle tue quattro  creazioni, ci riconosco una ricerca e una conseguente cifra stilistica comune, pur essendo tutte molto diverse una dall’altra.

No, assolutamente non mi sento di dire di essere un artista. Io personalmente penso che la profumeria sia  una cosa  che abbia più a vedere con l’artigianato, di alto artigianato, ma da qui a dire “arte” è anche pretenzioso, sotto certi punti di vista. È anche volersi attribuire qualcosa che è di più. Io l’arte l’ammiro: la pittura, la letteratura…come si possa definire tale la profumeria, non lo so. Come si potrebbe definire? Profumeria di ricerca, artigianale –se lo è- talvolta la nicchia non è artigianale; anzi è un sotto settore la profumeria artigianale nella profumeria di nicchia, sì profumeria di ricerca, forse è più adeguato.

Credi che ci sia davvero un interesse reale o una competenza verso l’aroma in  particolare, oppure, può essere questa una scelta snobistica “uso il tal brand” o “la mia creazione è di…” perché posso permettermelo e voglio distinguermi: prima viene la marca e poi la persona. Sono due cose diverse.

Questo è più diffuso nella profumeria commerciale, perché ci si identifica col brand famoso: “Io uso Chanel perché voglio Chanel o Dolce & Gabbana o Prada” perché mi voglio identificare con quello stile”.  L’aspetto snobistico può darsi che ci sia di voler usare la fragranza esclusiva, ma secondo me l’identificazione con il brand nella profumeria di nicchia non c’è. E’ più tipica della profumeria commerciale, e non è neanche sbagliato che ci sia, secondo me.

D’altra parte è chiaro come ci siano lo stesso dei nasi dietro anche a quei profumi pensati per essere venduti in grande numero.

E non è sbagliato nella profumeria commerciale. Esistono anche degli ottimi profumi  anche nella profumeria commerciale. Uno dei mezzi che viene a realizzarsi nella profumeria commerciale è proprio l’identificazione con il brand “io compro questo perché è Chanel”.

In parte è vero tutti riconoscono il marchio.  Ma se io compro una bottiglia di “XY” e pago 900 € non posso…? (ridiamo) No comment, passiamo oltre.

Sì, l’interesse c’è. La competenza dipende, varia molto, a volte c’è chi è davvero interessato. Dipende. A volte capita che non ci sia, anche se secondo me in chi compra, nel fruitore è più importante che ci sia l’interesse che non la competenza. Chi compra il profumo non deve saperne di profumi: deve apprezzare la qualità del prodotto, l’innovatività, l’originalità. Non è necessario che conosca gli aspetti tecnici, non è richiesta una simile competenza.

D’altra parte o dovresti essere davvero un naso – per affrontare con competenza l’argomento – oppure ci si arrampica un po’ sugli specchi, credo.

No, al cliente o al fruitore non è richiesto essere competente, ma è più importante che abbia un’interesse e una passione per il profumo.

Quali sono gli elementi dai quali non si può prescindere, creando una fragranza, e quali sono i tuoi  dettami in particolare?

Gli elementi dai quali non si può prescindere, secondo me, sono l’armonia e la qualità della materia prima che sono due cose che sono immediatamente evidenti, cioè se un prodotto è di qualità si vede subito e poi che (il prodotto ndr) sia armonioso, che dica qualcosa, che trasmetta qualcosa, di qualunque tipo insomma e che la persona che lo usi provi qualcosa quando lo indossa.

Quand’è che un profumo è un buon profumo?

Quando piace, quando le persone lo usano e lo comprano.

Ti definisci un artigiano, da quel che ho letto, confezioni persino le etichette e le scatole, ti si può definire one man band da che cosa è dipeso questo? Hai fatto una scelta rischiosa mettendoti in proprio e non a libro paga di qualche azienda.

Voglio essere libero di fare io il profumo ed essere libero di farlo come voglio. Mi piace produrli ed essere io a cercare gli ingredienti, selezionarli.

Hai scelto la Svizzera come paese nel quale vivere e operare, che cos’è che non riuscivi a fare in Italia?

Posso dire la verità? A me è sempre piaciuta la Svizzera, io amo la Svizzera dentro casa ho una bandiera svizzera 2 metri per 2, poi la normativa svizzera ti agevola, la normativa cosmetica è un po’ più elastica, ed è più semplice lavorare là per una piccola impresa, in Italia si richiede che l’impresa sia più grande. A livello artigianale lavorare in Italia è molto complesso. Lì invece no, la normativa è rigorosa ma ti permette di fare le cose e poi la Svizzera è bellissima le donne svizzere altrettanto!

INFO

Le fragranze di Giovanni Sammarco possono essere ordinate direttamente a lui dal suo sito
Giovanni Sammarco crea anche fragranze esclusive create su misura per il cliente.

Daniela Ferro

Daniela Ferro legge, scrive, ascolta ma soprattutto annusa. Appassionata di rose e di fragranze vive con 2 gatti, 3 conigli, due tartarughe, oltre 400 piante di rose che conosce e coltiva personalmente nonché un imprecisato numero di bottiglie di profumo.
Daniela Ferro

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