Salvator Dalì a Pisa: un surrealista amante dei classici

Palazzo Blu ospita opere inedite del grande maestro spagnolo

Salvator Dalì a Pisa: un surrealista amante dei classici

PISA – Per la prima volta in Italia dal 1 ottobre 2016 al 5 febbraio 2017 a Palazzo Blu si potrà ammirare un insolito Dalì in un’ interessante e ricca mostra dal titolo “ DALI’, IL SOGNO DEL CLASSICO” ; organizzata dal Ministero della Cultura spagnolo, Fondazione Gala-Salvator Dalì, Fondazione Palazzo Blu e Mondomostre, e curata dalla direttrice del Musei Dalì/Fundaciò Gala-Salvator Dalì, Montse Aguer, la mostra si propone di presentare al pubblico una produzione meno conosciuta e  inedita  finora nel nostro Paese del grande maestro surrealista spagnolo.

Si tratta di opere che appartengono prevalentemente all’ultima fase della  lunga e poliedrica carriera dell’artista, che dopo le esperienze sperimentali con le avanguardie e l’adesione al surrealismo, rivolge la propria attenzione al mondo della tradizione classica, non solo degli antichi ma anche quella del Rinascimento, nonché ai maestri della letteratura italiana come Dante Alighieri.

In aperto contrasto con le contemporanee tendenze artistiche, soprttutto l’astrattismo, Dalì rivendicò con forza il ritorno ai maestri del passato, in particolare riguardo alle tecniche poiché, come sostenne lui stesso, nella sua epoca vedeva  una “ totale decadenza dei mezzi espressivi ”.

Il percorso espositivo si articola in quattro sezioni attraverso le quali passano in rassegna una ventina di oli e un grandissimo numero di  xilografie e illustrazioni ad acquarello e inchiostro.

Dopo una prima sosta sulle note biografiche dell’artista ( la biografia è esposta anno per anno!) corredate da vecchi filmati in bianco e nero, la mostra comincia con il cosiddetto periodo “mistico-nucleare” di Dalì, che risale agli anni ’50-’60 dopo il periodo dell’esilio volontario negli Stati Uniti, a causa della guerra. Partendo dalle concezioni rinascimentali che vedevano nell’indagine della realtà il presupposto per l’opera d’arte, l’artista si dedica con fervore ai temi scientifici, in quel periodo legati alle scoperte nucleari, e li combina con quelli religiosi, in una simbiosi di fisica e metafisica.  Questi dipinti fondono paesaggi reali  con figure religiose e modi dei grandi maestri rinascimentali: L’Angelo di Portligat (1952), Sant’Elena a Portligat (1956), La TrinitàStudio per II concilio ecumenico (1960).

La seconda sezione, invece, è dedicata interamante all’opera del  più grande maestro della letteratura italiana, Dante Alighieri, e presenta in una serie di sale le illustrazioni di Dalì delle tre Cantiche della Divina Commedia, inizialmente destinate a una edizione italiana, su incarico dell’Istituto Poligrafico Italiano, poi però pubblicate dall’editore francese Foret tra il 1959 e 1963.

L’immediatezza delle immagini si sposa perfettamente con quella dei versi del grande poeta, sia nel  disegno sintetico sia nella nitidezza dei colori; anche l’inserimento di elementi reali e di fantasia nelle varie scene testimonia la ricerca di fedeltà all’opera letteraria, attestando la profonda conoscenza  di essa da parte dell’artista.

Salendo al piano superiore la mostra prosegue con le altre due sezioni: una ispirata alle opere di Michelangelo,  e l’altra alla vita di Benvenuto Cellini.

Nella prima l’omaggio di Dalì  al maestro del Rinascimento è totalmente esplicito e riguarda le sculture delle Cappelle Medicee, visitate personalmente dall’artista e poi riprodotte a mezzo olio su tela con l’aiuto di fotografie. Tutte datate 1982, queste opere, poco conosciute, ribadiscono l’importanza che rivestiva il Rinascimento italiano per l’arte di Dalì e rivelano la necessità di confrontarsi con i miti del passato. Come già aveva fatto nel periodo surrealista il pittore parte dalla realtà, in questo caso dalla fedeltà al soggetto rappresentato, per poi però sviare attraverso il suo personalissimo stile e modo di sentire, con processi di metamorfosi e invenzioni formali, che denunciano inquietudini interiori.

Anche l’omaggio a Benvenuto Cellini, che conclude il percorso, non è casuale nella scelta daliniana, in quanto rappresenta  la versatilità artistica  per antonomasia; e Dalì, che era pittore, incisore, scrittore, scenografo e  sceneggiatore, non poteva non esimersi anche dal campo dell’illustrazione, occupandosi non solo della mera esecuzione, ma seguendo anche gli aspetti editoriali. Prodotta negli  anni ’40  l’opera doveva essere una versione inglese dell’autobiografia di Cellini, rispetto alla quale però Dalì ne ha dato una più libera interpretazione, aggiungendo spesso iconografie e testi da lui creati.

Da tutte queste opere emerge con ulteriore forza la singolare personalità di questo maestro del ‘900, nella sua costante e appassionata ricerca, volta non solo a recuperare la tradizione classica e del Rinascimento italiano, ma a fonderla con il proprio personalissimo mondo interiore, dando luogo a una interessante dialettica, direi, anzi, ad un “chiasmo” artistico, nel quale il più classico dei surrealisti  diventa in  un surrealista classico.

Info: info@palazzoblu.it / tel 050-2204650

Giuliana D’Urso

Romana di nascita e toscana di adozione, dopo 21 anni vissuti tra Firenze, Sesto Fiorentino e Prato, ormai non so più neanche quale accento prevale!  Sebbene sia cresciuta in una famiglia di artisti – mio nonno era pittore e mosaicista di professione e mio padre e mia zia lo erano per diletto – dell’arte mi sono interessata più all’aspetto teorico che pratico, laureandomi in Lettere con indirizzo storico-artistico. Fortuna volle che avessi  studiato  anche l’inglese, grazie al quale, di fatto,  riesco  a mantenermi, poiché con Giotto, Raffaello e compagnia bella si campa ben poco in Italia, specialmente se vuoi insegnare. Da brava gemelli sono molto curiosa e vorrei fare 3000 cose, e sempre da brava gemelli ne inizio diverse ma ne porto a conclusione solo alcune.  C’è comunque una cosa che non lascio mai a metà: i dolci!!! Soprattutto quelli con la panna…
Giuliana D'Urso

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