Venezia 76: Joker incanta, Netflix regna, Chalamet fallisce

Venezia 76: Joker incanta, Netflix regna, Chalamet fallisce

VENEZIA – Siamo al giro di boa e la Mostra del Cinema ha già messo a segno acuti importanti. Sorprende “Marriage Story” (Scarlett in stato di grazia) accolto da una standing ovation interminabile a fine proiezione. La vera star della kermesse, ormai lo sappiamo tutti, è Joaquin Phoenix, consapevole di avere la nomination all’Oscar già in tasca per il suo personalissimo e inquietantissimo Joker. PS! Nonostante le critiche e il pesante ostracismo dei cosiddetti esperti, tutti (o quasi) i film targati Netflix hanno stupito e conquistato il pubblico. Sarà ora di smetterla con i pregiudizi sulla piattaforma streaming?

Eccomi, ancora una volta. Mi trovo al Lido e in questo periodo dell’anno, l’atmosfera è di quelle speciali. Me la sto godendo tutta questa 76′ Mostra del Cinema di Venezia.

Essere qui, stordisce un po’, non solo per la bellezza e l’iconicità di questa meravigliosa città, diversa da tutte le altre, una città dove nell’Ottocento, sulle orme di Goethe, venivano gli scrittori romantici a perdersi nelle loro fantasie e nelle loro storie tempestose (citazione cinematografica, “Morte a Venezia” di Visconti), ma anche e forse di più, perché questo è il luogo dove nel Novecento è stato organizzato il primo festival cinematografico al mondo. Eravamo nel 1932, da appena tre anni (1929) si svolgeva la serata degli Oscar, e gli italiani organizzano dal 6 al 21 agosto una vera e propria Mostra del Cinema.

A proposito, sapete perché si chiama “Mostra” e non “Festival”? Perché la kermesse nasce da una costola della Biennale di Venezia, l’Esposizione internazionale di arte contemporanea e quindi il termine mostra è più “familiare” agli organizzatori. Il Direttore della Biennale di allora voleva portare il grande pubblico alla Biennale dell’arte contemporanea e così decise di dar vita al Festival del cinema che ancora oggi con Cannes e Berlino, e ovviamente l’Oscar, conferisce il premio più ambito a cui un cineasta aspiri, il Leone d’Oro.

Lasciando da parte per un attimo il fattore divismo (anche quest’anno si sono avvicendati i principali nomi del cinema hollywoodiano e non solo) voglio provare ad capire come se la sta cavando questa Mostra del Cinema, come ha esordito, come si sta sviluppando e per farlo voglio prendere come spunto alcuni tra i titoli più attesi.

NETFLIX, TANTO CRITICATO E SNOBBATO, MA E’ UNA DELLE NOTE LIETE DI VENEZIA 76!

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Un film visto al cinema è un’altra cosa, va goduto in sala punto e basta!” Lo dicono in molti ma io mi chiedo: ostracizzare una piattaforma streaming basandosi solo su questo diktat a metà tra il demodè e l’obsoleto è davvero possibile all’alba del 2020? Per fortuna il bravo e furbo Direttore  Artistico Barbera non si è lasciato influenzare dalla crème de la crème del cinema e ha schierato nell’ideale formazione di Venezia 76 molti film prodotti dal gigante nella distribuzione via Internet di film. Che poi, a dirla tutta, è la stessa crème de la crème che sostiene di amare il cinema, ma quando qualcuno investe soldi, e pure tanti, nel medesimo, trovano la faccenda sgradevole. E i film prodotti da Netflix brutti a prescindere. Ma chi l’ha detto? Ma perché? A Venezia ad esempio, quasi tutti i film prodotti dalla piattaforma streaming più importante del mondo, hanno rubato la scena, raggiungendo dei picchi qualitativi difficilmente raggiungibili dalle pellicole che si avvicenderanno negli ultimi giorni della kermesse.

Qualche titolo? The Laundromat di Steven Soderbergh per dirne uno, che segna un ritorno di fiamma al cinema di denuncia americano. Il film ha come protagonista la Streep (incredibile anche stavolta) e con lei Banderas e Oldman, non certo gli ultimi arrivati, e offre uno spietato e allo stesso tempo esilarante spaccato sui paradisi fiscali e sugli arricchimenti illeciti alle spalle di milioni e milioni di cittadini indifesi.

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Foto Netflix

Altra perla, sempre targata Netflix, è Marriage Story di Noah Baumbach, la vera sorpresa a mio parere fino ad ora di Venezia 76. Assistere alla proiezione a Lido del film è stato come vivere un’esperienza mistica. In primis per i protagonisti, Scarlett Johansson e Adam Driver, due a cui è sempre mancato qualcosa per raggiungere l’olimpo dei fenomeni, ma che in Marriage Story hanno saputo regalarci le performance più importanti delle loro carriere. La pellicola di Baumbach parte da un leitmotiv semplice e conosciuto della cinematografia americana, vale a dire le peripezie di un rapporto di coppia esplorato nei suoi saliscendi.

La scintilla tra la Johannson e Driver scatta subito, i due vivono una storia d’amore meravigliosa culminata con la nascita di un figlio, ma come spesso succede, tutto ha una fine. Ed ecco la crisi, la terapia di coppia e il cliché del divorzio. Il tutto, circondato ed esaltato da una stupenda New York autunnale che in questa pellicola svolge un ruolo predominante.

Marriage Story è un film che scorre in silenzio, un film pieno di tensione e angoscia che solo la fine riesce a far cessare dentro ognuno di noi. A fine proiezione, applausi scroscianti, quasi liberatori. Chapeau!

THE KING DI CHALEMET E’ UN DISASTRO TOTALE!

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Foto Netflix

Nonostante fosse Fuori Concorso, ero molto curioso di assistere all’anteprima mondiale di The King per una serie motivazioni. In primis per l’attore protagonista, Thimothy Chamelet, attore giovane e promettente che tanto bene aveva fatto in Chiamami col tuo nome di Guadagnino. Altro quesito che mi balenava in testa prima di vedere il film era: un film sul Medioevo, senza l’aiuto del Fantasy, può ancora regalare contenuti originali? Conclusa la visione del film, la mia risposta è no, non perché non sia possibile, ma perché questo The King è davvero brutto!

La pellicola Netflix (non tutte le ciambelle escono col buco) racconta i tumulti e le tensioni politiche scaturite dalla morte di Enrico VI che suo figlio, Enrico V (Chamelet) dovrà risolvere. Ne esce fuori un’opera insipida che non convince, dove nessuno sembra a proprio agio. The King si ispira alla drammaturgia dell’Enrico IV e l’Enrico V di Shakespeare, ma ne azzera totalmente la struttura tragica, preferendogli un approccio più crudo e realista. Ok, lo posso capire, ma allora perché il film è pregno di errori storici?

JOAQUIN PHOENIX HA SUPERATO SE STESSO, SE NON VINCE L’OSCAR QUEST’ANNO…

Il Joker di Joaquin Phoenix

Insieme a Marriage Story, il Joker di Todd Phillips è la vera perla di Venezia 76. Il merito, oltre a una sceneggiatura e una tecnica di ripresa di altissimo livello è ovviamente del protagonista Joaquin Phoenix. La sua è un’esibizione drammatica, violenta e avvincente allo stesso tempo, un’esibizione che avrebbe funzionato perfettamente anche senza il collegamento con la saga di Batman.

Mi piace la luce del Joker, non solo il suo tormento, ma anche la sua gioia, la lotta interiore per cercare la felicità e il calore”– dice Phoenix, consapevole di avere la nomination all’Oscar già in tasca – È un personaggio in costante evoluzione, con il quale ti sembra sempre di fare degli errori, non ho mai avuto un ruolo simile”.

Il Joker di Phoenix richiama ai classici degli anni 70′ sull’alienazione, film come Taxi Driver, Serpico, Re per una notte e Arancia Meccanica rappresentano una traccia per raccontare la Gotham City del tempo, che, ovviamente, si può identificare con New York City. Era un’epoca in cui a far da padrone erano la corruzione, il crimine dilagante, le crisi economiche e le disparità sociali, in un contesto infernale che Phillips rappresenta perfettamente. E in questo contesto infernale, ci sta perfettamente il Joker. Preso in giro sul lavoro, per la strada, incapace di interagire con gli altri e di costruire qualsiasi tipo di legame. Fleck è un relitto in decadimento, a metà tra fantasma e persona reale ma in lui resta vivo sempre il desiderio di apparire, di “farsi vedere”. Ed è proprio così che entra in gioco il Joker, un clown senza scrupoli che si erge oltre le regole della società, diventando quasi un simbolo.

“La prima cosa è stata la perdita di peso, è proprio la prima cosa che ho iniziato. A quanto pare questo ha un impatto sulla tua psicologia e inizi davvero ad impazzire quando perdi così tanto peso in quel lasso di tempo – ha raccontato Phoenix in conferenza stampa – C’è anche un libro sugli assassini politici che pensavo fosse interessante e suddivide i diversi tipi di personalità che fanno questo genere di cose che faccio nel film”.

Concludo con un avvertimento. Se mi chiedete qual è la cosa che ti ha colpito di più del film, vi rispondo senza esitazioni: la risata! Vi perseguiterà nel sonno!

“Prima della sceneggiatura, Todd mi ha descritto il riso come una cosa quasi dolorosa, una parte del Joker che cerca di emergere – afferma l’attore – Non pensavo di essere in grado di farlo, ho provato a lavorare da solo, ma ho dovuto chiamare Todd per fare un’audizione a questo riso, mi ci è voluto molto tempo per trovarlo”.

Gallery ©MyWhere Photography

La Biennale di Venezia – Cinema

Venezia 76 in tutta la sua magnificenza

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

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