Non è andato tutto bene, il nuovo docufilm indipendente sulla pandemia

Non è andato tutto bene, il nuovo docufilm indipendente sulla pandemia

MILANO – Il regista Paolo Cassina ci racconta del suo nuovo documentario Non è andato tutto bene, realizzato con Playmastermovie, sui tre anni della pandemia

Paolo Cassina, già regista di “Invisibili”, realizzato dalla Casa di Produzione indipendente Playmastermovie, presenta il suo nuovo documentario, “Non è andato tutto bene”, con una coraggiosa narrazione sulla pandemia. Che ha l’obiettivo di ripristinare il dibattito dell’opinione pubblica e delle istituzioni sulla tematica.

Non è andato tutto bene MyWhere

1.⁠ ⁠Quali sono le principali tematiche principali trattate nel film e perché hai deciso di realizzarlo?

Ho deciso di realizzare il docufilm “Non è andato tutto bene” per portare una versione alternativa a quella del mainstream, riguardo alla pandemia da Covid19 e a quello che è accaduto in Italia. Il film è piuttosto lungo e corposo, ha una durata di circa tre ore, perché gli argomenti sono veramente tantissimi.

Si parte dall’ipotesi della nascita del virus, per arrivare poi al lockdown, ai protocolli ospedalieri utilizzati e che hanno, spesso, portato purtroppo a decine di migliaia di vittime, alle cure domiciliari proposte da migliaia di medici.  C’è un focus sul Dottor De Donno, e su una di queste cure domiciliari, la cura al plasma.  Si passa poi all’arrivo dei vaccini, con un focus su quelli ad mRNA, che hanno avuto un grandissimo impatto sulla popolazione, per arrivare poi alle coercizioni operate ai danni di milioni di italiani attraverso gli obblighi vaccinali, il Green Pass e il Super Green Pass. Per finire poi alle reazioni avverse ai vaccini, che sono già state trattate nel precedente documentario “Invisibili“, che però vengono ora analizzate in maniera più approfondita.  Il documentario è stato realizzato con la collaborazione di Playmastermovie, che è la casa di produzione. I motivi per cui l’ho realizzato sono sostanzialmente due. Il primo, quello di aprire un dibattito, che è stato a lungo negato nei tre anni della pandemia. Il secondo, quello di lasciare una prova tangibile, con un unico documento, riguardo a quello che è successo, in modo che possa essere visionato anche dalle generazioni future.

2.⁠ ⁠Al contrario di “Invisibili” ti sei affidato a moltissimi esperti oltre che a tante persone danneggiate dalla pandemia. Puoi farci una piccola loro carrellata e dirci quale valore aggiunto hanno portato?

Nel documentario ci sono tantissime testimonianze di persone comuni, che hanno subito dei traumi durante la pandemia, non soltanto danneggiati da vaccino come nel precedente documentario “Invisibili”, ma anche persone che hanno perso i propri cari a causa del Covid e persone che hanno dovuto subire le coercizioni derivate dagli obblighi vaccinali e dal Green Pass A sostenere però la narrazione ci sono anche tantissimi esperti, che ho coinvolto, e che hanno portato un grandissimo valore aggiunto al documentario.

Le principali narratrici sono tre giornaliste di chiara fama: Angela Camuso, Tiziana Alterio e Marianna Canè. Ognuna di loro è protagonista di uno dei tre blocchi del documentario.

Oltre a loro tre, ci sono tantissimi altri esperti provenienti da vari settori. Tutti con un curriculum ineccepibile. Ci sono medici, analisti dati, scienziati, giornalisti e personaggi del mondo dello spettacolo. Faccio soltanto alcuni nomi. Per quanto riguarda i medici abbiamo il professor Mariano Bizzarri, il professor Vanni Frajese, il professor Alessandro Meluzzi, il professor Giuseppe Barbaro, il dottor Massimo Citro della Riva.

Ho un’intervista esclusiva con il dottor Robert Malone, che è stato l’inventore della tecnologia a mRNA, utilizzata per questi vaccini.

Ho un’intervista con il dottor Gabriele Segalla, un biochimico esperto di brevetti internazionali.

E poi ci sono gli interventi del fotogiornalista Giorgio Bianchi, e di due cantautori, Tricarico e Andrea Ra.

Un aspetto interessante è che molti di questi esperti hanno portato alla mia attenzione delle ricerche medico scientifiche internazionali, che io ho riportato fedelmente nel documentario, rendendo appunto i contenuti dello stesso praticamente, a mio giudizio, inattaccabili.

3.⁠ ⁠Il film è molto lungo, circa tre ore. Perché una durata così? E che difficoltà hai incontrato nella realizzazione?

Il film dura quasi tre ore, sono 175 minuti, proprio perché le tematiche che sono emerse durante i tre anni della pandemia sono tantissime. E questa è stata proprio la difficoltà più grande che ho incontrato nella realizzazione: quella di selezionare i contenuti, in mezzo alla quantità enorme di girato che avevo a mia disposizione, con le tantissime interviste che ho effettuato.

Penso però di essere riuscito a individuare i principali temi che sono emersi. E di aver dato un quadro generale abbastanza esaustivo.

4.⁠ ⁠State incontrando, nella diffusione del film, problematicità? Come stanno andando le proiezioni e quali sono i vostri programmi per i prossimi mesi riguardo al progetto?

Playmastermovie è una piccola casa di produzione indipendente, che non ha alle spalle grossi gruppi, per cui la modalità di distribuzione che abbiamo scelto, come è stato per “Invisibili” e per “La morte negata”, altri film di Playmastermovie, è stata quella delle proiezioni dal basso, e cioè distribuire film a chiunque lo chieda, a qualsiasi associazione, o gruppo o entità sul territorio, e far sì che queste associazioni organizzino direttamente le proiezioni in luoghi vari, che sia cinema, o un teatro, o una sala conferenze. Questa modalità, con “Invisibili” ci ha dato tantissime soddisfazioni e siamo arrivati a quasi 500 proiezioni in Italia e all’estero, e ora stiamo replicando con “Non è andato tutto bene”: in poco meno di tre mesi abbiamo fatto più di cento proiezioni in tutta Italia. Molte anche in cinema tradizionali. Abbiamo fatto un’anteprima che è andata sold out nella sala più grossa dell’Uci Cinemas di Milano, per cui al momento siamo soddisfatti. Ora c’è una piccola pausa estiva, ma a settembre riprenderemo, abbiamo già numerose prenotazioni.

Al momento non abbiamo riscontrato particolari criticità nella distribuzione del film, che, nonostante la lunga durata, è stato già visto da migliaia di persone. Così come è stato per “Invisibili” e per “La morte negata”, in una data che definiremo nei prossimi mesi, il film, dopo un’altra serie di proiezioni, verrà reso disponibile gratuitamente alla visione online, per tutti i cittadini che lo vorranno vedere. Questo proprio perché lo riteniamo un bene collettivo, prezioso per tutta la cittadinanza.

Un’anteprima che posso darvi è che è mia intenzione, una volta che il film sarà reso disponibile a tutti nella sua versione integrale, di fare una versione ridotta per una visione istituzionale e cioè darlo alle istituzioni, che lo chiederanno, in modo che possa diventare anche una prova, una testimonianza, per, ad esempio, la commissione anti-Covid che si sta cominciando a creare, per analizzare quello che è successo durante la pandemia. Per cui la mia intenzione è che diventi veramente anche un elemento probatorio qualora ce ne fosse la richiesta.

5.⁠ ⁠Oltre al film hai realizzato un libro “Invisibili- storie di straordinaria resistenza”, partendo dall’esperienza del tuo precedente documentario, di cosa parla e cosa ti ha spinto a farlo?

Durante la lavorazione del documentario mi sono reso conto che avevo tantissime storie che non potevano essere raccontate, perché il tempo non era sufficiente. Erano storie veramente emozionanti, veramente impattanti. Sono stato contattato da un editore, che mi ha proposto di fare un libro, partendo dall’esperienza del film “Invisibili”. Dopo averci pensato un po’, ho accettato e in quel modo ho potuto chiaramente anche raccontare quelle storie che non ci stavano nel documentario e ho realizzato quindi questo libro “Invisibili, storie di straordinaria resistenza”, che raccoglie appunto otto storie, compresa la mia, di persone che hanno subito delle coercizioni durante il periodo pandemico e che hanno reagito in maniera esemplare, per cui ci sono danneggiati dai vaccini, ma anche altri medici che hanno curato con le terapie domiciliari, avvocati che hanno aiutato molte persone a resistere alle coercizioni, insegnanti che non si sono piegati all’obbligo vaccinale, insomma tantissime esperienze, che vogliono dare un quadro esaustivo di quello che è successo, anche attraverso un altro media cioè con quello del libro

Il libro, per mia scelta, non sarà distribuito su Amazon e su grossi portali di distribuzione, ma sarà disponibile agli incontri, alle proiezioni, e, ordinandolo, con una piccola spesa di spedizione, direttamente dal mio sito: www.paolocassina.it .

Alessandra MR D'Agostino

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