SANREMO 2025 – Quanti artisti hanno voluto proporre quest’anno modelli innovativi e quanti invece si sono lasciati influenzare o guidare da suggestioni e modelli del passato? E in questo caso, perché voler assomigliare a miti anche di un secolo fa? Rileggiamo qui l’excursus dei look sanremesi per riscoprire l’evocazione di miti tra maschere ed imitazioni nostalgiche.
Il Festival di Sanremo 2025 ha emesso il suo verdetto finale: a trionfare è stato il genovese Olly con Balorda Nostalgia, seguito da Lucio Corsi e Brunori Sas. Ed è tempo di bilanci e di riflessioni su quello che ci ha colpito di più, emozionato, deluso o diviso. Il noto critico televisivo Aldo Grasso lo ha definito il festival della “normalità”, dal conduttore alle stesse canzoni e gli ospiti, sottolineando come sia stato riscoperto anche dai più giovani (ma si domanda se sia una buona notizia).

Certo è che da 75 anni, milioni di italiani si appassionano ad uno spettacolo che si critica o si ama con la stessa intensità e in questi giorni è un diluvio di commenti sui social che diventano veri palcoscenici paralleli, dove i brani diventano “virali”. Anche perché Sanremo è sempre stata, non solo una kermesse musicale, ma il luogo in cui testare tendenze, proposte di stile, smuovere immaginari collettivi, riscoprire personaggi del passato e anticipare forse quelli del futuro.

Sanremo è anche una questione estetica che amplifica il significato dei brani stessi. Così gli artisti in gara, oltre alle parole e alla musica, raccontano molto di se stessi nel vestirsi, nel trucco, nell’atteggiamento, nel modo di essere personaggi.

I look di questa edizione del Festival
Quanti di loro che si sono esibiti quest’anno, a Sanremo 2025, hanno voluto proporre modelli innovativi e quanti invece si sono lasciati influenzare o guidare da suggestioni e modelli del passato? E in questo caso, voler assomigliare a miti anche di un secolo fa, è una scelta dettata dal fatto che al momento non ci sono riferimenti culturali così forti? Sotto le luci e le tecnologie più innovative, abbiamo visto sfilare corpi truccati e vestiti che si ricollegano a miti ed epoche del cinema, rimettendo in scena nella teatralità dei gesti e degli sguardi, personaggi che hanno segnato l’immaginario mondiale.

Cosi Achille Lauro si è presentato in frac e guanti bianchi alla Rodolfo Valentino, il capello lucido, i gesti eleganti, lo sguardo seducente. Molto più misurato che nei Festival degli anni passati. I Coma Cose hanno puntato al cinema anni 20 e 30. In gara con Cuoricini, hanno portato sul palco dell’Ariston un omaggio a Liza Minelli in Cabaret. Con un trucco marcatamente teatrale che molti hanno definito da effetto cartoon e suggestioni alla Joséphine Baker.

Look eterogenei sul palco dell’Ariston
Noemi, con il brano “Se t’innamori muori”, si è ispirata nel trucco e nell’abbigliamento alla mitica diva della Golden Age di Hollywood: Rita Hayworth. E per restare sul podio, la rivelazione Lucio Corsi nella serata delle cover ha omaggiato Domenico Modugno indossando un papillon. Lui si definisce un outsider che se ne infischia della moda, ma che tiene conto dello stile.
Al vincitore Olly hanno invece portato fortuna i baffi, che sono un trend tra le star internazionali. E che ci riportano a icone del passato come Clark Gable e Errol Flynn. Insomma, anche quest’anno Sanremo diventa l’osservatorio privilegiato in cui, come in un libro di antropologia e sociologia, è possibile riflettere su come cambia la musica, il modo di esibirsi e il nostro modo di guardarla.





