Tra Jannacci e Gaber, i Passo Duomo e il milanese 2.0

Tra Jannacci e Gaber, i Passo Duomo e il milanese 2.0

MILANO – I Passo Duomo sono una realtà nata per gioco, nel 2012 a Milano, per traghettare nel terzo millennio la canzone dialettale milanese.

I Passo Duomo,  gruppo composto da  Illello Monetti – voce e frontman, Doc Monetti – basso, Nino Ovest – tastiere, Kico del Curto– batteria, Lou Gànega – chitarra, vanta  un repertorio che esplora il vasto spazio della musica dialettale milanese, con contaminazioni jannacciane e gaberiane e sprazzi della genialità ironica di Elio e le Storie Tese.

Come nascono i Passo Duomo e qual è l’etimologia del vostro nome?

Il primo nucleo è stato formato da tre amici fraterni, da sempre cultori della canzone dialettale meneghina, a cui il gruppo ha aggiunto un boost rocchettaro dei due, che conferisce alla canzone milanese un abito adeguato ai tempi. Con la cooptazione del palermitano Nino Ovest e del batterista Kico, nasce un cantiere musicale dal nome Passo Duomo.

Passo Duomo
Passo Duomo al completo – FB @Passo Duomo

Qual è il vostro repertorio? Quali sono le vostre influenze?

Il repertorio è quasi interamente originale e prodotto in proprio. Il dialetto milanese è il fil rouge che permette di legare in modo coerente la più ampia varietà di stili. Il nostro spettacolo unisce concerto e parte teatrale cercando di omaggiare i nostri modelli di sempre: Enzo Jannacci, la coscienza poetica e Giorgio Gaber, quella critica.

La sonorità dei vostri brani come si è evoluta nel tempo?

Gli inizi superminimal/acustici sono durati davvero poco. L’anima elettrica dei musicanti ha accelerato il passo (Duomo). Da stornellatori di brani tradizionali siamo diventati autori/esecutori di un repertorio da Led Zeppelin che citano gli Earth Wind and Fire che citano Fred Buscaglione che cita i Beatles: praticamente un risotto…ma giallo

Illello Monetti – FB @Passo Duomo

I Quater Stagion è una riflessione disincantata sulla realtà attraverso il passaggio tra una stagione e l’altra. Vi andrebbe di parlarci di come è nato e come si è sviluppato questo progetto?

Ogni nostro spettacolo nasce per il teatro ed il tema portante ispira testi, musiche, scenografia multimediale e recitazione. Quello oggi in scena cavalca lo scorrere delle stagioni per raccontare storie contemporanee. Le situazioni sono specchi di quotidianità spesso rese in tono caricaturale, per farle risaltare ancora più evidenti attraverso il sorriso.

Le esibizioni sono incentrate sul nostro front man, che con continui cambi di costumi, parrucche, personaggi, cita la teatralità che abbiamo assorbito grazie ad alcuni nostri totem: David Bowie, Peter Gabriel, Queen, i grandi Musical degli anni 60-70 e le rock opera inglesi. Tutto ciò mantenendo una connotazione tipica della nostra città, perché salvo illustri casi trascorsi riteniamo che una seppur magnifica canzone, tradotta nel nostro dialetto, non diventi una canzone milanese.  Tale patente richiede venature di umorismo stralunato se non amaro, oppure l’approccio nel  trattare temi sensibili con una melanconia sottile, che colpisca a tradimento nelle parti basse. Ci proviamo con la reverenza di chi si confronta con i due maestri.

Passo Duomo

Come si colloca la canzone in dialetto milanese all’interno del panorama del sound italiano?

Il dialetto non è più la lingua del quotidiano, almeno in città. La fruizione del nostro messaggio viene quindi limitata. I pochi mezzi televisivi che diffondono arte vernacolare ripropongono canzoni che spesso stanno all’attualità come la macchina da scrivere ad un tablet. Sono ormai archiviate nei cassetti della memoria le storie di osteria, così come molti luoghi e personaggi dal sapore identitario. Se vogliamo anche le sbronze, che sembra non manchino, non prevedono più il barbera come sostanza psicotropa. Guardiamo con ammirazione l’evoluzione costante della tradizione dialettale napoletana, pugliese, romanesca. Ogni anno a Sanremo giovani artisti del sud si contendono le prime piazze cantando nella lingua dei loro nonni. Non si è invece mai visto un Nanni Svampa 2.0.

Passo Duomo
Illello Monetti – FB @PassoDuomo

Qual è la variabile più importante all’interno del vostro percorso artistico?

Senza ombra di dubbio l’evoluzione della società è continua fonte di ispirazione. L’attualità dei temi ci spinge ad accoppiare i testi con le forme musicali più contemporanee. A puro titolo di esempio abbiamo nel serbatoio un’operetta in stile Mozartiano ma anche del Metal ed un Rap su base elettronica…

Quali sono i prossimi progetti o le prossime eventuali collaborazioni?

Ci consideriamo in missione per conto di Sant’Ambrogio. Lavoreremo affinché la canzone milanese possa risalire un poco alla superficie per lanciare una boa che ne segnali la presenza ai naviganti. Chissà che un’offerta confezionata con passione non incontri una domanda che nemmeno sapeva di esistere. Chiediamo a tutti coloro che vogliano scoprire o rivalutare la sottigliezza del dialetto o l’ironico disincanto dello spirito meneghino più profondo di darci una mano a diffondere il messaggio. Avranno la nostra perenne gratitudine. E meriteranno sicuramente quella di Sant’Ambrogio.

Alessandra MR D'Agostino

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