L’AQUILA – Un racconto personale e collettivo sulla rinascita de L’Aquila, città ferita ma mai vinta, che nel 2026 diventa Capitale Italiana della Cultura. Tra memoria, dolore e speranza, la cultura diventa il simbolo di un riscatto che appartiene a tutta l’Italia.
Scrivo questo articolo su L’Aquila con una gioia immensa ed un’emozione difficile da contenere. Finalmente posso raccontare della città in cui sono nata e cresciuta, della città che mi ha formata, che ha custodito i miei pensieri, le mie paure, i miei sogni. Parlare dell’Aquila significa parlare di me, delle mie radici profonde, radicate e forti come quelle di ogni abruzzese che porta nel sangue l’orgoglio verso la propria terra.

Il 2026 sarà un anno speciale, un anno che restera’ nella storia. Si aprirà con un momento simbolico e profondamente sentito: il 17 gennaio il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella inaugurerà ufficialmente L’Aquila Capitale Italiana della Cultura.

La sua presenza non sarà soltanto istituzionale, ma anche emotiva: un segno di vicinanza, un riconoscimento alla forza di una comunità che ha saputo rialzarsi senza perdere la propria anima.

La ferita del sisma e la forza della ricostruzione
L’ Aquila porta ancora le cicatrici del terribile sisma che l’ha devastata, strappando alla vita 309 angeli, ferendo oltre 1.600 persone e costringendo 70-80 mila cittadini a lasciare le proprie case. Eppure, nonostante tutto, la città non si è mai arresa.
È rinata ogni giorno. È rinata nelle mani di chi ha ricostruito pietra dopo pietra, nei passi di chi ha scelto di tornare a vivere il centro storico, nei sogni di chi non ha mai smesso di credere che L’ Aquila potesse tornare a volare.

La sua ricostruzione è stata un atto d’amore, un gesto di caparbietà, la dimostrazione più efficace della forza di un popolo orgoglioso, capace di trasformare il dolore in speranza e la speranza in futuro.

Il grande programma culturale del 2026
Per questa occasione, L’ Aquila sta preparando un vasto programma di eventi, un calendario che attraverserà l’intero anno e coinvolgerà teatri, musei, piazze, borghi, università, associazioni, artisti e cittadini. Ci saranno festival, mostre, concerti, performance, laboratori, incontri, percorsi culturali: un mosaico di iniziative pensate per mostrare non solo ciò che L’ Aquila è, ma ciò che può diventare.

Il programma è imponente e visionario: oltre 300 eventi in 300 giorni, un ritmo che trasformerà il 2026 in un viaggio continuo tra arte, musica, teatro, danza, ricerca, innovazione e partecipazione. L’ Aquila accoglierà artisti e creativi da tutto il mondo e la musica sarà una delle anime pulsanti dell’anno culturale.

L’Aquila, una città che è simbolo di resilienza
Oggi vedere L’ Aquila diventare Capitale della Cultura significa celebrare non solo la mia città natale, ma anche una storia di resistenza, dignità e rinascita. Significa riconoscere che, anche quando tutto sembra perduto, esiste sempre un modo per ricominciare. La vita ce lo insegna: si cade, ci si rialza, si cambia prospettiva e si scoprono nuove strade e nuove bellezze.
Quel lavoro ostinato e silenzioso diventa finalmente cultura: la cultura della memoria di una comunità. L’ Aquila non ha mai chiesto pietà. Ha chiesto ascolto. E a me ha insegnato a rialzarmi. Ogni volta.

L’Aquila, Capitale della Cultura come riscatto collettivo
Ci sono città — così come ci sono persone — che non si limitano ad esistere: resistono, respirano, ricordano. L’ Aquila è una di queste. Quando passeggio sento che ogni vicolo porta ancora l’eco di un passato ferito, ma anche la promessa luminosa di un futuro che non ha mai smesso di chiamare. Per questo, vederla diventare Capitale Italiana della Cultura 2026 è, per me, come ricevere un abbraccio caldo che arriva da tutto lo Stivale.
Ora la sua voce risuona limpida: una voce che parla di resilienza, dignità, bellezza che non si arrende. Essere Capitale della Cultura significa trasformare il dolore in visione, la fragilità in forza, la storia in futuro.

Questa nomina non appartiene solo agli aquilani. Appartiene a chiunque abbia creduto nella ricostruzione, a chiunque abbia visto in L’Aquila un esempio di speranza, a chiunque sappia che la cultura non è un lusso, ma un modo di stare al mondo.
Nel 2026, l’Italia intera camminerà tra le sue strade e forse capirà che L’ Aquila non è semplicemente una città. Per noi aquilani, per noi abruzzesi, questo riconoscimento non è solo un titolo. È un riscatto. Un abbraccio.
È la conferma che la nostra città, ferita ma mai vinta, ha ancora moltissime storie da raccontare.
Tutte le foto Mywhere.
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