Il Teatro Sannazaro è, da sempre, un gioiello.
Una bomboniera di luce e velluto incastonata nel cuore di Via Chiaia, tra il passo svelto dello shopping ed il brusio continuo della città.
Piccolo, elegante, intimo.
Non ci si sentiva mai estranei lì dentro: si era parte di qualcosa. Il pubblico sembrava quasi sul palco, e il palco respirava insieme al pubblico. Era un teatro che accorciava le distanze, che annullava i confini, che ti faceva sentire dentro la scena e dentro la vita, respirando l’arte.
Quando passeggiavo per via Chiaia, non potevo fare a meno di sollevare lo sguardo verso la sua facciata. Era un compagno fedele, un punto fermo nel via vai incessante della folla. “Cosa c’è in programmazione?” mi chiedevo spesso, sbirciando i cartelloni. E quel pubblico lo riconoscevi sempre: felice prima, con l’attesa negli occhi; felice dopo, con le emozioni ancora addosso. Lo chiamavano “la bomboniera di Chiaia”, e lo era davvero. Un teatro che sembrava abbracciarti.
Oggi ci siamo svegliati con una notizia che è stata un colpo al cuore.
Un incendio lo ha devastato. La cupola crollata sulla platea, il fumo, le fiamme, le famiglie evacuate. Il 17 febbraio 2026 resterà una data incisa nella memoria. Un pezzo di storia che sembra andare in cenere. Come se il teatro avesse parlato, per la prima volta, senza parole: solo fumo che saliva nel cielo e lo stupore impotente di chi guardava.
Eppure il Teatro Sannazaro non è solo un teatro. È un luogo dove Napoli ha riso, ha pianto, si è riconosciuta. Dove sono passati nomi immensi come Eleonora Duse, Sarah Bernhardt, Eduardo Scarpetta. Dove la compagnia teatrale di Luisa Conte ha allietato serate, riportando il teatro alla sua vocazione dopo che, nel dopoguerra, era diventato cinema e sembrava che tutto fosse finito.
Ma a Napoli le cose vere sanno aspettare. E sanno tornare.

Napoli è una città che cade e si rialza. L’ha fatto dopo la guerra, l’ha fatto dopo ogni ferita. Napoli non muore mai. I suoi teatri non muoiono mai. L’arte non muore mai. Si nasconde, resiste, poi ritorna tra applausi, ricordi e sogni. Perché un teatro non è un edificio: è una promessa. È un contenitore di emozioni, di fatica condivisa, di passione, di identità culturale. È uno spazio scenico che vive delle vite che lo attraversano.
Oggi piangiamo il danno. È una ferita per tutti i napoletani, un dolore profondo per chi ama la cultura in ogni sua forma. Ma domani torneremo a immaginare il futuro. Torneremo a emozionarci. Perché un teatro che ha donato emozioni per così tanto tempo merita di essere rialzato, custodito, riportato alla vita. Più forte di prima.

La nostra vicinanza va a Lara Sansone e Salvatore Venorio, i proprietari, agli operatori, ai dipendenti, agli artisti che ogni giorno hanno dato anima e voce a questo luogo storico. Senza di loro un teatro è solo mura. Con loro è casa.
Teatro Sannazaro, anima di Napoli, risorgerai.
Perché Napoli ricostruisce tutto.
E ricostruirà anche te.
Se domani l’uomo scomparisse dalla faccia della terra, l’unica cosa che attesterebbe la sua esistenza sarebbe l’arte.