Marilyn Crispell e Anders Jormin: quando l’introspezione è la regola

Marilyn Crispell e Anders Jormin: quando l’introspezione è la regola

MONDO – E’ uscito per ECM, la storica e iconica etichetta fondata da Manfred Eicher, un nuovo lavoro della pianista Marilyn Crispell e del contrabbassista Anders Jormin. Si respira in questo disco, c’è spazio, ma non è tanto volontà di comunicare in punta di piedi quanto il desiderio di portare l’introspezione a un nuovo livello. Ecco allora un esempio di come mutare senza annullarsi.

Memento” (ECM, 2026) è il titolo di questo nuovo capitolo della discografia della pianista Marilyn Crispell. Artista sfuggente, arriva alle mie orecchie quando inizia a suonare negli anni Ottanta come parte del quartetto di Anthony Braxton – il libro di Graham Lock “Forces In Motion” la immortala con illuminanti interviste, dove la pianista ad esempio si mostra refrattaria al femminismo militante senza rinunciare all’espressione di sé – e poi frequentata in qualche rado concerto italiano. Mi si schiude con alcuni album anch’essi registrati dal vivo. Dove si mostra seguace del verbo avanguardistico di Cecil Taylor. Pur rimanendo fautrice di una musica ove pause e melodie assumono un’importanza cardinale.

Com’è cambiata l’improvvisazione radicale dagli anni Sessanta ad oggi? Senz’altro ha attraversato stagioni legate alla spiritualità come alla sperimentazione. Sfoltendosi degli aspetti più estroversi, fino ad arrivare a una sua essenza introspettiva. Senza per questo diventare intimista. Il privato rimane sempre politico, anche quando, come in questo caso, ci troviamo di fronte a una strumentista che rifiuta i ‘messaggi’. Ma se è vero che sperimentare sulla forma significa anche sperimentare sul contenuto…

Copertina del disco

Sei decenni di eredità, la leggerezza di un percorso personale

Del resto, è anche vero che questi dialoghi, fatti di una fitta rete di presenze e idee continue, non potrebbero reggere se la Storia con la ‘S’ maiuscola fosse presente ad ogni istante come un peso che schiaccia. Ma è il miracolo della musica, quello di non provenire dal nulla eppure essere capace di creare uno spazio che, una volta, si sarebbe detto rizomatico.

E allora eccoci, in questo crepuscolo che piano e contrabbasso – archettato o meno – ci propongono per circa un’ora. Con questa musica che, nel corso degli ascolti, si fa sempre più precisa e definita. Quasi emergesse dal proverbiale kubrickiano monolite nero per farsi infine tenui colori e canti strumentali attenti a non incrinare l’attesa del loro sviluppo. Varrebbe la pena di asoltare questo disco al buio, in contemplazione e silenzio, come suggerisce Brian Eno in una delle sue strategie oblique.

Photo by Laylah Amatullah Barrayn
Photography by Laylah Amatullah Barrayn

Un pianoforte preparato con la propria identità

Non mi stupisce quindi che, dopo un primo ascolto in cui ero ancora in dubbio sul fatto che Marilyn Crispell avesse potuto abdicare alla propria visione per venire incontro alle esigenze dell’etichetta di avere un corpus coerente. Mi ritrovo invece una materia sonora che, seppur non densa e laterale come quella cui la pianista ci ha abituati, è intrisa di una identità e personalità cangiante ma decisa.

Non è un caso che gli artisti coinvolti in questa fatica discografica abbiano potuto incontrarsi e dialogare con una coerenza e una capacità di intrecciarsi notevole. Laddove Jormin affonda, seppure senza scavare, Crispell delinea il proprio mondo senza forzature. Con la naturalezza di chi ha suonato questo tipo di note, con questa densità e levità, da sempre. Potrebbe allora quest’album essere una delle uscite più interessanti di questo 2026, fermo restando che ogni ascolto di questo lavoro potrebbe lasciare spazio a nuove tracce, a nuove suggestioni

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