Il rapporto uomo-natura in mostra a Magliano Sabina

In corso la seconda edizione di "Mostre Diffuse di Fotografia"

Il rapporto tra l’opera della natura e quella degli uomini, con i relativi risvolti sociali, culturali, etici ed ecologici, è sempre di grande attualità e problematicità. Quest’anno è divenuto il tema di fondo dell’edizione 2016 dell’iniziativa Mostre Diffuse Fotografia, organizzata Teresa Mancini e Riccardo Cattani per Bycam in collaborazione con il Comune di Magliano Sabina (RI). Il ricco programma dell’evento, da Sabato 7 a Domenica 15 Maggio, riguarda la fotografia declinata in molteplici aspetti e attività: dalle 25 mostre diffuse allestite in spazi non più utilizzati del centro storico cittadino, in cui autori diversi espongono sino alla chiusura dell’evento i loro progetti fotografici, attinenti al tema “L’uomo e il Territorio” e composti da serie che vanno dalle 6 alle 15 fotografie, ai concorsi fotografici, alle iniziative editoriali con momenti di lectio magistralis, alle attività didattiche che coinvolgono le scuole, alla proiezione di documentari, sino all’incontro con gli autori.

La seconda edizione di questo particolare evento in corso ha avuto il patrocinio del Consiglio Regionale del Lazio, della Provincia di Rieti, del Comune di Magliano Sabina, di CNA Lazio e di Legambiente Circolo Bassa Sabina; molti anche i partner privati, tra i quali siamo presenti anche noi di MyWhere.

Nella giornata di apertura di Sabato 7, nella quale si sono svolte anche la presentazione del libro “la vertigine dello sguardo” di M. G. De Bonis, nel pomeriggio, e la proiezione del documentario “Il sale e la terra” di Wim Wenders, la sera alle 21, abbiamo seguito con attenzione la mattinata, con la premiazione, a partire dalle ore 11, dei vincitori del Concorso Fotografico intorno al tema “Il fiume e l’uomo”, organizzato da Bycam/Mostre Diffuse e promosso dal Comune di Magliano Sabina.

Il momento di apertura è stato ospitato nel Teatro Manlio in Piazza Garibaldi, con la presentazione a cura di Teresa Mancini (anche curatrice delle mostre) e l’intervento del Sindaco Alfredo Graziani, da cui si è potuto evincere come il tema al centro dell’evento sia profondo e legato all’economia oltre che all’etica (turismo sostenibile, produzione di energie rinnovabili) e oggetto di attenzione tanto da parte dell’amministrazione politica quanto della comunità locale.

Il primo premio del concorso è stato aggiudicato a Daniela Di Sarra, con l’opera intitolata A volte il rapporto con l’uomo è difficile, mentre il secondo ex-aequo è assegnato a Luigi Pastoressa (per lo scatto Vicino ponte Sant’Angelo), vincitore ex-equo con Il tuffo, di Simone Crescenzo.

Altrettanto meritevoli sono stati gli altri 18 finalisti, le cui opere sono state esposte nella sala Consiliare del Municipio cittadino. Con il nostro direttore Fabiola Cinque, presente tra i giurati, abbiamo incontrato alcuni vincitori e finalisti, avendo così l’opportunità di comprendere di più dei loro intenti artistici e del lavoro sotteso al risultato finale; vi racconteremo com’è andata…

Dopo la premiazione abbiamo dato seguito a una piacevole fase esplorativa degli spazi espositivi disseminati in tutto il centro storico. Prima di entrare nel merito del risultato artistico-culturale, sarebbe opportuno notare come questo evento si ponga nel solco di una risposta culturale alla crisi economica che colpisce il commercio e il tessuto sociale. Vedere poi lo “speciale presidio tecnico” costituito dalle persone del luogo, che si prodigano nell’accoglienza dei visitatori all’interno degli spazi, è sintomo della straordinaria coscienza civica e dell’impegno con cui la comunità locale tenta di rispondere ai bisogni della propria terra. Non manca tuttavia, accanto ai molti volontari, la professionalità gestionale a regia dell’iniziativa.

Colpiva, nei punti delle mostre diffuse, la creatività e la perizia con cui ogni autore ha saputo accostarsi al conflittuale rapporto uomo-territorio, toccando spesso, come nel caso di Giada Caterina Zerboni, con Oblivion_il dimenticatioio, di Mimmo Torrese, con Viaggio minimale (dedicato alla riappropriazione, da parte di comuni cittadini cinesi, degli spazi di un’ex-prigione) o di Michele Diodato, con Non-luoghi, molti punti d’interesse della filosofia e della sociologia contemporanea (come non pensare, nel caso dell’ultimo autore citato, a Marc Augè?). Non mancavano, inoltre, autori doppiamente presenti nelle mostre itineranti e tra i finalisti del concorso fotografico, come nel caso di Luca Moretti e Umbro Pasquini, i cui rispettivi progetti fotografici Standby e Autostrada ecologica sono senz’altro degni di nota.

In uno dei punti deputati abbiamo avuto la fortuna di trovare l’autore stesso a presidio delle proprie opere: parliamo di Daniela Dionori, con la quale abbiamo discusso sull’originale ed evocativo lavoro intitolato Tempi lunghi, in cui i luoghi del quotidiano “domestico” sono raccontati con una patina d’incanto proustiana.

Signora Dionori, del suo progetto fotografico colpisce l’idea del movimento che conferisce ad ambienti molto comuni e quotidiani come un terrazzo condominiale delle tinte evanescenti e a tratti sognanti, insieme a una caratterizzazione inaspettata. Come ha ottenuto questo effetto suggestivo?

Le cose che stanno ferme come i muri rimangono ferme anche nella lunga esposizione, ma se c’è vento e la vestina si muove di conseguenza, dà l’idea di movimento. L’illusione è quella di mostrare un oggetto o una figura che appaia ferma, ma che in realtà non lo è.

Sono tutti scatti realizzati nello stesso luogo?

 Sì, si tratta del mio terrazzo condominiale sul quale vado a stendere i panni e, siccome ad un certo momento mi annoio (sorride, ndr), decido di tanto in tanto di portare con me il cavalletto e la macchina fotografica.

Di che macchina si tratta?

Una Nikon digitale.

Quindi non c’è un fotoritocco…

Vede, c’è un lavoro minimo perché la macchina digitale è sempre più sensibile dell’occhio e quindi vanno un pochino desaturate, altrimenti i colori che risultano sono troppo vividi. Queste stampe in particolare sono forse un po’ più sature dell’originale, ma è un fatto che dipende dagli stampatori. In alcune foto invece il tono è meno acceso e appare più rosato di quanto non fosse in realtà. Quindi il lavoro di post-produzione che posso fare è desaturare leggermente i colori, raddrizzare un po’ le linee curve se c’è qualche piccola distorsione… In genere non amo fare grosse manipolazioni, anche perché non avrei la dimestichezza necessaria con gli strumenti del caso.

Quindi il tema comune è principalmente il quotidiano?

Il quotidiano, la nostalgia, l’incanto di certe atmosfere rintracciate nelle piccole cose che lo rendono in realtà più sognante.

Viene da pensare alla dialettica tra presenza e assenza, a temi come il tempo, la malinconmia e nostalgia del ricordo stimolata nel presente da oggetti, odori, sapori… Sapori, appunto, di eco vagamente proustiana. È d’accordo con una lettura di questo tipo della sua opera?

Mah, probabilmente questi aspetti sono un po’ più presenti in elementi come i panni stesi e in certi accostamenti dei colori. Forse, però, l’intento di questi scatti è più semplicemente quello di restituire alla realtà e alle cose della vita quotidiana una patina d’incanto maggiore di quella con cui siamo abituati a guardarle ad occhio nudo.

In alcune fotografie qui esposte c’è invece una figura umana. Di che si tratta?

Sono autoritratti. In alcune foto ci sono le lenzuola, ma in altre ci sono sempre io, un po’ fantasmatica, ma sono io, sempre con l’utilizzo della tecnica della lunga esposizione.

Alcune immagini sembrano ambientate di sera o comunque in orario quasi serale…

Faccio in modo di ottenere una sorta di narrazione di tutto l’arco della giornata che trascorre in un luogo che non è casa ma che è comunque familiare, perché sono praticamente l’unica ad andarci.

20160507_155500 (800x450)20160507_155516 (800x450)

La fotografia è un suo hobby o qualcosa di più?

È una mia passione recente quella che mi ha portato a un utilizzo consapevole della macchina fotografica: circa tre anni. Mi sono ritrovata casualmente una macchina digitale che aveva voluto mio figlio, il quale però non l’aveva poi utilizzata praticamente per nulla; per cui ho deciso di usarla io.

C’è molto richiamo ai toni dell’azzurro e del rosato, come in un film dominato dalla visione di un unico direttore della fotografia che ci rimanda alle tinte del mattino presto o della sera al tramonto. E chiaramente voluto?

In tutta sincerità credo che sia dovuto al filtro che devo usare di giorno per fare i tempi lunghi, altrimenti non potrei ottenere certi effetti. Le foto serali sono chiaramente scattate invece in quelle ore perché sono realizzate senza filtro, per cui ci può essere un bilanciamento del bianco su colori più freddi che dà questa tonalità. Quanto alle altre, quella uniformità di colori può essere determinata anche all’uso del filtro neutro che serve per le lunghe esposizioni e senza il quale otterrei fotografie sovraesposte. Ovviamente è anche vero che in fase di rielaborazione foto cerco anche di mantenere una uniformità di tono per dare una omogeneità alla serie e una continuità.

Queste foto sono state scattate di recente?

Sono state scattate tra Maggio 2015 e lo scorso autunno.

Molto altro è possibile scoprire, comunque, nei 25 punti delle mostre itineranti e molto altro racconteremo delle dense giornate di cui è composto Mostre Diffuse di Fotografia a Magliano Sabina, alle quali sarà possibile partecipare sino al pomeriggio di Domenica 15.

Il programma dell’evento e gli scatti degli autori finalisti del concorso fotografico sono visionabili sul sito MostreDiffuse.

A prestissimo per i prossimi aggiornamenti.

Mostre Diffuse Fotografia 2016

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

Leave a Reply

Your email address will not be published.