Rendez-vous con Claudio Romano Politi e Carlo Oldani

Dietro le quinte del Nuovo Teatro Orione dopo il grande successo di "Catilina". A tu per tu con Claudio Romano Politi e Carlo Oldani, nuovi Direttori artistici nonché rispettivamente autore e regista dello spettacolo.

ROMA-  Sono trascorse poche settimane dalla conclusione del primo ciclo di repliche dell’inedito spettacolo Catilina, con cui è stata inaugurata in grande stile la nuova gestione del Teatro Orione, che ha rialzato il sipario dopo un lungo periodo di buio in sala. Il risultato  dello sforzo congiunto dei giovani Direttori artistici Claudio Romano Politi e Carlo Oldani, rispettivamente anche autore e regista del primo lavoro in cartellone del prestigioso teatro romano, è stato convincente ed apprezzato da larghissima parte del pubblico e della critica.

Noi di MyWhere non abbiamo mancato questo importante appuntamento culturale, avendo potuto così confermare come questo Catilina sia da considerarsi tutt’altro che una tigre di carta (clicca qui).

Per questo motivo non abbiamo resistito alla tentazione di avvicinare i principali artefici di questo successo artistico per rivolgere loro alcune domande sul “dietro le quinte” dello spettacolo. Nonostante i numerosi impegni che richiedono la loro costante attenzione, siamo riusciti a incontrare Claudio R. Politi e Carlo Oldani, con i quali abbiamo avuto una piacevolissima conversazione…

1)     Comincerei con la domanda più ovvia sulle ragioni che vi hanno portato a scegliere di ridare il via alla produzione artistica del Nuovo Teatro Orione con uno spettacolo sulla figura di Catilina. La struttura si è sempre occupata di generi per così dire impegnati, ma è necessaria l’audacia dell’anti-eroe romano per restare fedeli a questa tradizione senza tradire la nuova missione di rendere il teatro un catalizzatore della vita sociale e culturale del quartiere e della città? Dico ciò considerando il fatto che è sempre più arduo avvicinare le persone, specie i giovani, a un luogo fisico e ideale che, pur mutando nei secoli il suo aspetto, è sempre stato fondamentale nelle democrazie occidentali.

 La ragione va prima ricercata sul perché sia stata presa la decisione di ridare il via a questo teatro. L’esigenza di qualcosa di veramente nuovo, di un comparto artistico giovane che abbia il desiderio di rischiare e seguire le proprie idee. In questo siamo stati “catilinari”, perseguendo l’ideale di un teatro che abbia delle proposte nuove, innovative e capaci di coinvolgere il pubblico a 360 gradi. Ed ecco che Catilina ci è apparsa come una rivelazione, un personaggio storico da rivalutare con un impianto classico inserito in un contesto vergine.

(Carlo Oldani)

2)     A proposito del testo drammaturgico, che trae ispirazione dall’attualmente introvabile Catilina. Ritratto di un uomo in rivolta di Massimo Fini, quanto resta del saggio originale nelle battute dense e spesso caustiche pronunciate dai bravissimi protagonisti e come si può ricavare un livello di tensione costante da un genere come il saggio biografico, soprattutto considerando l’arco di tempo così lungo che avete deciso di raccontare?

Ricavare un testo per palco da un saggio biografico è in verità un procedimento più facile rispetto al riadattamento di un romanzo: non v’è uno stile narrativo che possa in qualche modo influenzare l’opera. Nel caso del saggio di Fini, tuttavia, è innegabile che vi si possa trovare una certa ispirazione: non stilistica, ma contenutistica. Il suo modo di scrivere è sferzante: gli uomini sono spesso coraggiosamente “giudicati” – procedura aliena alla storiografia purista. Ed è proprio a partire da certi giudizi che ho cercato di tratteggiare il carattere dei personaggi (si veda il Cicerone in versione democristianeggiante).

Per quanto riguarda la tensione che accompagna l’intero spettacolo, forse è più corretto imputare la cosa alle musiche a allo studio illuminotecnico. All’atmosfera, in due parole. Il contributo autoriale è stato individuare le tappe salienti della storia e concatenarle senza lasciare vuoti narrativi, nonostante il vuoto storiografico di 15 anni che viene colmato da un semplice cambio di scena.

(Claudio R. Politi)

3)     Massimo Fini è un eclettico autore che si è molto dedicato, fra le altre cose, alla trattazione di questioni socio-politiche. Nello scenario di un’Italia corrotta in cui non sembra passato troppo tempo rispetto all’epoca della Roma repubblicana, la differente ottica dalla quale viene presentato Catilina rappresenta un tentativo di revisionismo storico sulla scena che poggi su basi scientifiche o si tratta semplicemente di esplorare punti di vista che esistono già in alcune orazioni della nemesi Cicerone, che in un passo della Pro Caelio arriva a definirlo «un buon cittadino, appassionato ammiratore degli uomini migliori, amico sicuro e leale»?

Anche Sallustio si lascia sfuggire qualche complimento. Il più celebre è sicuramente il ritratto della morte di Catilina, che <<memore della sua stirpe e della sua antica dignità>> si lancia nel fitto dei nemici, ormai vinto, concedendosi il bel morire in battaglia. Bene, il saggio di Massimo Fini fa leva anche su queste piccolezze, senza però mai dimenticare che la gloria del nemico ingrandisce quella di chi lo vince (da cui i molti espedienti storiografici dei “biografi di stato”). È comunque con una documentata analisi che Fini mette in mutande certi luoghi comuni della congiura e le molte contraddizioni di chi la racconta. Una fra tutte, la situazione patrimoniale di Catilina all’epoca delle sue trame notturne. Dicevano che fosse indebitato e che il progetto di abbattimento dei debiti fosse una sorta di “lodo Sergio”, ma dicevano anche la seconda moglie di Catilina, Orestilla, avesse portato nei forzieri del congiurato una gran bella dote. Mah…

(Claudio R. Politi)

4)     Nello spettacolo sono presenti molte scene d’azione, nelle quali la rottura della quarta parete è portata ai massimi livelli rendendo il pubblico quasi un personaggio a sé. Sia nelle scene di gruppo che nei suggestivi kata eseguiti con il gladio è evidente una preparazione anche fisica da parte degli attori. Si è resa necessaria la consulenza di maestri d’armi storiche, di coreografi o di esperti di arti marziali in genere per riprodurre con verosimiglianza spostamenti di drappelli armati e scene di battaglia? Si sono dovute dedicare parte delle prove dello spettacolo esclusivamente alla preparazione “paramilitare” dei personaggi interessati?

Grazie alla preziosa collaborazione del maestro d’armi Francesco Perciballi è stato possibile ricostruire una verità storica anche nei momenti di combattimento, il quale ha dovuto addestrare per diverse giornate attori e comparse per rendere il più veritieri possibili momenti di grande tensione. La collaborazione con Francesco ha consentito la resa registica originaria impreziosendola con movimenti e particolari che da solo non sarei certamente stato in grado di restituire al pubblico.

(Carlo Oldani)

5)      Dal momento in cui sono pronti i testi per la scena, per quanto tempo occorre lavorare con il team di attori (che abbiano già un background da professionisti) per arrivare preparati a sostenere due ore di teatro (con numerose repliche) del livello che abbiamo potuto vedere al Nuovo Teatro Orione?

L’allestimento di questo spettacolo ha richiesto un tempo notevole, specialmente in preproduzione, il lavoro attoriale è cominciato precisamente il 29 agosto, procedendo in modo spedito per un mese esatto. Estenuante e gratificante, ciò che si è portato avanti è stata una manipolazione introspettiva di ogni personaggio, cercando di rendere ogni gesto una rappresentazione della volontà del personaggio stesso. Necessitavamo di una grande concentrazione, prolungata su due ore, gli attori hanno dimostrato una notevole preparazione e spirito di sacrificio, consentendo all’idea registica di prendere forma.

(Carlo Oldani)

6)     Che cosa avrebbe da dire un uomo straordinario come il vostro Catilina, nonostante i suoi lati d’ombra, alla Roma e all’Italia di oggi? La storia di un guerriero romano disposto a morire per il suo onore e per i suoi ideali può aiutare i moderni a comprendere qualcosa in più su chi siano stati?

È indubbio che un personaggio come Catilina, oggi, risulterebbe scomodo a non pochi fra i membri della casta. Il bel Sergio fu non solo combattivo, ma anche carismatico. Se all’epoca gran parte della popolazione lo ammirava, nei nostri giorni non gli sarebbe stato difficile catturare l’interesse pubblico. Cos’avrebbe pensato dei nostri tempi? Mi piace immaginarlo – e mi si passi il collegamento pindarico – ammiratore di Ezra Pound. Il nostro moderno Catilina avrebbe tenuto in casa non già l’aquila di Mario (simbolo della sua “conversione” politica), ma una bella stampa del Canto XLV contro l’usura. I suoi peggiori nemici sarebbero stati probabilmente palazzinari e finanzieri. Il suo libro preferito sarebbe stato, forse, “La fattoria degli animali”. Quasi sicuramente sarebbe finito in galera per avere minacciato di ridurre in macerie Palazzo Madama. E avrebbe ricevuto più lettere di ammirazione femminile di quante n’ebbe Vallanzasca.

(Claudio R. Politi)

7)     Quanto sono fondamentali una grande scenografia come quella di Gianluca Amodio e delle musiche evocative, discrete, ma di grande portata narrativa come quella di Marco Frisina per la riuscita di uno spettacolo di argomento storico? È possibile un risultato apprezzabile anche se si possiedono mezzi più limitati?

Si dice che il genio sbocci nella miseria, laddove i mezzi mancano la mente illumina. Ma se delle buone idee vengono supportate da grandi mezzi il risultato presumibilmente dovrebbe essere sbalorditivo. Non so se questo spettacolo abbia avuto una buona resa registica, ma sicuramente il poter fare affidamento su un impianto scenico poderoso come quello di Amodio, e ad un accompagnamento musicale di grande classe come quella del Maestro Frisina ha reso i miei sogni decisamente più tranquilli.

(Carlo Oldani)

8)     Rivedremo ancora a teatro questa grande produzione, magari in tournée?

Attualmente il nostro impegno è in questa direzione, un lavoro che ha richiesto uno sforzo così grande credo meriti una tournée, perciò vediamo cosa succede…

(Carlo Oldani)

9)     Il grande successo riscosso dal ciclo di repliche del primo spettacolo è un incoraggiamento nel proseguire su questa strada riguardo la produzione artistica del Nuovo Teatro Orione? Cosa dobbiamo aspettarci nel prossimo futuro sui cartelloni di questo teatro? Vedremo anche generi teatrali meno drammatici?

Confesso di avere un debole per la prosa drammatica, ma settorializzare il cartellone di questo teatro sarebbe un suicidio. Il suo spazio può ospitare ogni genere di spettacolo e soddisfare tutti i palati. Il problema di un cartellone variegato è la sua pubblicizzazione, che dovrebbe a quel punto prevedere non già una diffusione univoca, ma un bersagliamento di volta in volta mirato. Ad ogni modo, la nostra identità sarà triplice: teatro propriamente detto, ovvero prosa (tragedia e commedia) e musical, danza e musica. Un cerbero speriamo non così spaventoso come da mitologia.

(Claudio R. Politi)

  

Ci sarebbero ancora molti aspetti da approfondire, ma ringraziamo e salutiamo Carlo Oldani e a Claudio Romano Politi, facendo loro i nostri migliori auguri per i prossimi impegni e i progetti futuri che li vedranno protagonisti. 

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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