Renzusconi, Scanzi ridicolizza Renzi, l’allievo ripetente di Berlusconi

Renzusconi, Scanzi ridicolizza Renzi, l’allievo ripetente di Berlusconi

ROMA – Il nuovo libro del giornalista de Il Fatto Quotidiano sta facendo parlare di sé per la sua ironia spietata e per un confronto destinato a caratterizzare la politica dei prossimi anni. Noi l’abbiamo letto. Ecco la nostra recensione.

Ho finito da pochi giorni il nuovo libro di Andrea Scanzi, Renzusconi edito da Paper Fist e disponibile nelle migliori librerie. Il nuovo lavoro di uno degli autori più graffianti degli ultimi anni non ha tradito le mie attese ed è riuscito nella difficile impresa di accompagnarmi durante tutto il periodo natalizio, non troppo amato dal sottoscritto, ma questa è un’altra storia.

Renzusconi è un libro piacevolissimo, dalla lettura veloce e moderna e offre una serie di riflessioni molto interessanti sui giorni nostri, ma soprattutto sugli ultimi 25 anni di storia politica italiana. Un testo, nelle intenzioni dell’autore, progettato per ricostruire come è nato Renzi, cosa è diventato e i suoi punti di contatto con Berlusconi a partire prima di tutto dalla cura dei meccanismi della comunicazione sui vecchie e nuovi media, alla grande, quasi patologica e narcisistica convinzione nei propri mezzi, lo scarso attaccamento al proprio partito, l’incapacità di circondarsi di una classe dirigente all’altezza.

Renzusconi
Andrea Scanzi, 43 anni

Per Scanzi, Berlusconi ha rappresentato il male assoluto (forse bisognerebbe levare il passato) ma almeno aveva stile. Delle qualità. Renzi invece è solo una caricatura di una caricatura. Una copia di una copia del Cavaliere.

Le critiche al mondo renziano sono rese con ritratti vividi di personaggi cui non si risparmiano attacchi, talvolta annichilenti. L’altezzosità di molti dei politici attaccati giustifica un accanimento che, altrimenti, risulterebbe quasi indigesto.

La copertina del nuovo libro di Andrea Scanzi
La copertina del nuovo libro di Andrea Scanzi

Il paragone tra questi 2 personaggi è uno dei leivmotiv del libro, e attraverso questo confronto, Scanzi fornisce un quadro davvero impietoso del panorama politico-sociale dell’Italia di oggi. E’ come se volesse dirci: “Il nostro passato è stato orribile. Ma attenti, il futuro potrebbe essere ancora peggiore”. Perché se da una parte l’autore ci tiene a sottolineare che Renzi non può essere definito peggiore di Berlusconi perché non ha avuto i suoi guai giudiziari, i suoi trascorsi con la P2, o rapporti con personaggi coinvolti con la mafia (Dell’Utri, Mangano), dall’altra non esista a considerare l’ex premier nettamente inferiore al Cavaliere dal punto di vista politico e strategico.

Renzi non è riuscito a scalfire e contrastare l’avanzata dei Grillini e nonostante l’iniziale consenso che aveva a disposizione, e ha mantenuto in vita la grande tradizione politica della sinistra in Italia, caratterizzata indelebilmente e drammaticamente dalla cultura della sconfitta.

Una definizione data da Scanzi del leader del Partito Democratico è il “Gattopardo 2.0”, cioè di un politico che usa le nuove tecnologie e la comunicazione social network per far finta di cambiare facendo restare tutto come prima. Insomma il poco talento, le meno sfaccettature e le meno marce di Berlusconi ne fanno un leader dal fiato corto, che probabilmente è durato poco più di un paio d’anni ad alto livello.

Insomma, Scanzi si rivela ancora una volta un perfetto osservatore. Il suo Renzusconi è un libro di sicuro impatto, dalla scrittura moderna e con una spiccata vena ironica, a tratti spietata ma molto divertente.

Consigliatissimo.

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Paper Fist

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

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