Bomba sexy. Con o senza (reggi)seno

Bomba sexy. Con o senza (reggi)seno

Cosa rende (più) sexy una donna?

Ne ho parlato di recente con un’amica. Tra una grappa e un’altra. Brilli al punto giusto. Razionali al punto giusto. Schietti al punto giusto. Il punto era fissare dei punti sexy. Riguardo a pettinatura, abbigliamento, trucco, accessori femminili, biancheria intima. Punto.

Ecco. Siamo partiti dal reggiseno. Potente, potentissimo strumento comunicativo di cui una donna dispone. Che, paradossalmente, non solo viene sottovalutato. Ma anche male utilizzato. Spesso. E troppo.

Prima causa. Le dimensioni del seno. A cui le donne attribuiscono la propria (supposta) “imperfezione”. Perché troppo piccolo, troppo normale o troppo grande. Non vi sono vie di mezzo. Qualunque sia la taglia del proprio seno, a una donna non va mai bene. E l’essere sexy, anzi il sentirsi sexy, va a farsi fottere. Reggiseno incluso.

Seconda causa. La forma. Che siano a pera, a cocomero, a coppetta, a melone, a espadrilla, a prugna secca, a gavettone o a fragola, le tette non soddisfano mai chi le porta. Perché sempre sbagliate. E più brutte di quelle dell’amica. Che, benché (e perciò) odiata, è comunque più sexy. A partire, spesso, proprio dal reggiseno.

Combinando questi due fattori, dimensioni e forma, ne segue ciò a cui si assiste ovunque e dovunque. Nascondere il proprio seno. Camuffarlo per ciò che non è. Renderlo uguale a tutti gli altri. Una sonante bestemmia. Sociale, culturale, sessuale, comportamentale. A cui contribuiscono i moderni reggiseno. Complici e colpevoli d’un cattivo costume che impone proprio questo. Ingannare il prossimo.

Come? Con quelle orride coppe rigidamente preformate e esageratamente imbottite. Che rendono invisibile la dote naturale di una donna. Indipendentemente dal fatto che abbia pere immense o piccole noccioline. La priorità è nascondere se stesse. Uccidere la bellezza della propria diversità. E, soprattutto, trasformare il petto in qualcosa di omogeneo, standardizzato, anonimo. Un vero delitto, sì. Perché appiattire l’unicità di una creatura femminile in una visione fisicamente insapore significa abbruttire il mondo. Deturparne curve e orizzonti. E privare la donna della sua intrinseca sensualità. A partire proprio dal seno. E da ciò che lo sostiene.

Dopo grappe, brindisi e scarabocchi, la mia amica ed io abbiamo faticosamente stilato una piccola classifica. Tre semplici punti. Tre livelli di approccio al proprio seno. E tre relativi e conseguenti tipi di reggiseno. Protagonisti del primo affaccio femminile al mondo esterno. E di un messaggio, forte e chiaro, di ciò che si è. E di ciò che si vuole comunicare e trasmettere.

Partiamo dal basso.

L’ultimo posto spetta ai grotteschi sistemi di incapsulamento e compressione delle povere tette. Ai tanti reggiseno gonfiati e gonfianti. Dai push-up a tutte le altre simil-protesi, che oggi vanno così di moda. E che, tra gommapiuma, elastici, mollette e tiranti, soffocano, mortificano, schiacciano e annullano, in forma e dimensioni, il povero seno. Tette pneumatiche e squizzate, dalla pelle tirata, che traboccano con ipocrisia fin quasi alla gola, senza identità alcuna, dai capezzoli invisibili e indistinguibili, modellate e pressate come plastilina, fino ad assumere sembianze a loro estranee, contro ogni volontà naturale. Violenza e offesa alla donna e alle sue straordinarie doti. Con conseguente livello di sensualità tendente a zero, pari a zero, sotto zero.

Seguono i normali reggiseno. Quelli fatti con cotone normale, pizzo normale, sintetico normale. Normali, insomma. Che avvolgono e sostengono normalmente le tette. Seguendone curve e unicità. Svolgendo la propria funzione con normalità. E pieno rispetto per la donna. E per il suo seno. Che, qualunque forma e dimensione abbia, si presenterà al mondo esterno in modo normale. Sfruttando il giochino, vecchio come il mondo, del vedo e non vedo. Rivelando la giusta dose d’identità, con intrigante discrezione e sottile intimità. In tutta la sua naturale bellezza e gioiosa spontaneità. Che fa salire la sensualità a un livello decisamente lodevole e gratificante.

Primo posto ai non reggiseno. Ovvero alle tette in libertà. Quelle che non vengono imbrigliate in alcun supporto. Niente reggiseno. Senza reggiseno. Tette portate così come sono. Nella loro ancestrale veste naturale. Grosse o piccole, medie o appuntite, larghe o sull’attenti, cadenti o capezzolutissime, sode o candide, giovani o vetuste, s’appoggiano al vestito senza barriere. Si donano all’esterno con immensa naturalezza, quasi con spavalderia, sicuramente con straordinaria beltà. Allungandosi quando ella si piega in avanti, spaventandosi per il freddo o un colpo d’aria, coi capezzoli all’infuori, quasi a mo’ di difesa, seguendo i movimenti del corpo della donna. Pochi, purtroppo, i seni così portati. Poche le donne che se la sentono di così portarli. Troppi tabù, troppe insicurezze indotte, troppe stronzate, troppe amiche stronze in push-up (pussa via!), troppi fidanzati bigotti, troppe merdose pubblicità, troppe mode del cazzo, infinite regole perbeniste. Eppure, a ben guardare (sensu stricto), il livello di sensualità va alle stelle. Esplode, spumeggia, vola. Sfonda la scala di riferimento. Va oltre l’ottimo, l’eccellente, l’incalcolabile. Giocando tra fantasia e concretezza, immaginazione e realtà, pensiero e fisicità. Tutto assume un significato terreno, non vi sono mimetismi e artifizi, quella è la donna vera, quelle sono le sue tette vere, quella è la sua intelligenza, la sua forza naturale, la sua vita, dentro e fuori. Tutto vero. Un sogno.

Da quella sera, la mia amica alterna ai normali reggiseno, che già portava, i fichissimi non reggiseno, che solo di rado “indossava”. Se già prima era decisamente sexy, adesso ha raggiunto livelli stupendi. Arricchita da quella nuova sensualità che soltanto l’essere essenzialmente donna può dare. A partire dal proprio seno. E da cosa lo regge. O, ancora meglio, da cosa non lo regge, affatto.


©Vasco Rialzo

[domanda del pubblico]

«Scusa tanto, Vasco, e le mutande, allora? E i tacchi, cosa mi dici dei tacchi? E poi, gonna o pantalone? Trucco o non trucco? Collant o autoreggenti?»
«Una domanda alla volta, signore, per favore, calma, la discussione sulle bombe sexy non finisce qui, state tranquille, continueremo nella prossima puntata…»

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Vasco Rialzo

Vasco Rialzo

Scrittore bolognese, per nulla ordinario e convenzionale. Che da una frase d’una giornalista s’è inventato d’essere fondatore del genere narrativo “techno”. Che calza a pennello, in realtà. Visto che nasce come deejay techno. E che ha iniziato a scrivere di recente, infatti. Ormai decrepito, comunque. C’è chi dice che si vede. Ma Vasco se ne frega. E continua a farlo. Anche dopo il primo libro “Chilliens (donne)”. E dopo il secondo, “Tipo fratello e sorella”. E anche dopo il terzo, “Bologna senza vie di mezzo”. E anche dopo il quarto, “Adéu. Romanzo techno”
Vasco Rialzo

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