La vegetariana di Han Kang, vincitrice del Nobel per la Letteratura

La vegetariana di Han Kang, vincitrice del Nobel per la Letteratura

MONDO – Il rapporto col cibo è tema importante, ma non l’unico e nemmeno quello più profondo,  del romanzo La vegetariana di Han Kang,  la vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura nel 2024. Il testo è considerato un capolavoro della letteratura contemporanea.

La vegetariana è il romanzo – considerato capolavoro – che Han Kang scrive nel 2007 e permette alla scrittrice di meritare nel 2016, subito dopo la sua traduzione in inglese, l’importante Man Booker International Prize. Il libro diventa subito un best-seller e la scrittrice coreana si afferma nel mercato editoriale internazionale: La vegetariana viene inserito dal New York Times nella lista dei dieci migliori libri dell’anno. Ma questo è solo l’inizio.

Han Kang è  di fatto la prima autrice coreana e la prima letterata asiatica a ricevere, nel 2024, il Premio Nobel per la Letteratura per la sua prosa intensa e poetica. “Nella sua opera – si legge nella motivazione dell’Accademia reale svedese – Han Kang affronta traumi storici e insiemi invisibili di regole e, in ciascuna delle sue opere, espone la fragilità della vita umana… e col suo stile poetico e sperimentale è diventata un’innovatrice nella prosa contemporanea”.

Brillante ed imprevedibile l’intreccio che, partendo dalla banalità  di una scelta alimentare coerente,  il “non mangio carne” della protagonista,  mette a nudo i meccanismi protagonisti padronali della società e della mente.

Il rapporto col cibo, come suggerisce il titolo,  rappresenta una colonna fondante  della narrazione, ma molti sono i  temi si rivelano intrecciati fin dall’inizio del romanzo che, a tratti, può inquietare per la sua durezza ed enigmaticità, ma che, come uno scrigno prezioso, nasconde pagina dopo pagina una consapevolezza pressoché unica delle connessioni tra le esigenze del corpo e quelle dell’anima, descritte in un  percorso incredibilmente intenso.

“Ho fatto un sogno”: la scelta del vegetarianismo che ne consegue è la modalità per attuare uno stile di vita non aggressivo, rispettoso della natura animale, in grado di “purificare” la propria esistenza nella ricerca dell’equilibrio perfetto. Da qui parte un cambiamento sempre più radicale nella vita di Yeong-hye, la protagonista di questo avvolgente e raffinato romanzo. Da notare che lei non è la narratrice, perché con un espediente estremamente suggestivo con cui si conduce la narrazione la protagonista vive e viene “osservata” nei tre capitoli secondo  la focalizzazione di un soggetto sempre diverso: il marito, il cognato, la sorella.

Dietro la narrazione si palesa la struttura rigida della società coreana, intrisa di elementi tradizionali e norme non discutibili secondo le quali occorre onorare e rispettare gli altri più di se stessi e che il benessere della famiglia o del gruppo sia prima di quello della persona. L’ onorabilità personale consiste nell’accogliere e praticare regole indiscutibili e rispettose della gerarchia anche in ambito affettivo-personale e non solo lavorativo. In questo contesto fortemente strutturato è la sottomissione ad inquadrare l’esistenza. Il rifiuto apparentemente innocuo di una scelta alimentare non è neutro né personale, ma viene invece percepito come sovversivo e volto a frantumare i ruoli prestabiliti in cui si viene socialmente organizzati. In questo senso colpisce il lettore occidentale l’abitudine frequente di chiamarsi, in ambito familiare, fratello, sorella, cognata e cognato, come se nessuno possedesse un nome proprio. Abbandonare la carne è dunque causa di un disagio psicologico di tutto il clan, fino al punto della rottura matrimoniale.

Sotto la cenere covano però pulsioni del corpo e desideri dell’anima che, in questo meccanismo  geniale di contrapposizione solo apparentemente riferito al cibo, emergono con chiarezza e interrompono la consueta routine. Le azioni che si definiscono nello scorrere della vicenda assumono aspetti di crudezza ed anche di  pungente amoralità, senza che Han Kang persegua la ricerca di situazioni pruriginose di spettacolarizzazione della scrittura a fini prettamente commerciali. Vi è piuttosto uno scavo dei meccanismi che possono instaurarsi in chi è disgustato dalla vita, avvolto nell’infelicità ma alla ricerca di energia rivitalizzante e allo stesso tempo di serenità.

Soprattutto nel secondo capitolo,  la sessualità si articola su strade non consuete e deplorevoli, anche se non sembra che a spingere Yeong-hye sia  il desiderio sessuale come obiettivo primario: è la ricerca di una purificazione, di un riscatto vitale che renda luminosa l’esistenza nel resistere alla violenza circostante e alla sua infelicità. Il corpo acquista così un ruolo di primo piano, così come il mondo della natura e dei fiori, che diventano protagonisti di una bellezza vitale ricercata attraverso le tecniche pittoriche e cinematografiche: andare oltre i limiti e i confini culturali e alimentari imposti collettivamente è il modo che lei adotta per riaffermare la propria personalità che vive al si sotto delle regole comuni. 

La vegetariana presenta così una implicita contestazione della fissità di ruoli e schemi di comportamento all’interno di un sistema sociale chiuso: Yeong-hye lotta per poter diventare se stessa e con grande determinazione andrà fino in fondo per affermare la sua libertà dalle convenzioni sociali, qualunque sacrificio estremo possa comportare. A trionfare infine su tutte le sofferenze è la forza della natura:  Gli alberi sul ciglio della strada sono sfolgoranti di luce, un fuoco verde che ondeggia come i fianchi di un animale imponente , feroce e selvaggio“. La vegetariana è un romanzo che si apre a più livelli di lettura perché magistralmente ha saputo esprimere molte tematiche, dalla distanza da un contesto storico soffocante fino all’amore per la natura risplendente, a partire da una scelta alimentare personale che diventa una sorta di emblema del recupero di un’innocenza di fronte alla violenza del sistema sociale.

La vegetariana è diventato uno spettacolo teatrale con la regia di Daria Deflorian e l’adattamento del testo curato da Daria Deflorian, Francesca Marciano Paolo Musio, Monica Piseddu, Gabriele Portoghese.

Qui la nostra recensione dello spettacolo teatrale

Teresa Paladin

2 Responses to "La vegetariana di Han Kang, vincitrice del Nobel per la Letteratura"

  1. Franca Tedeschi   3 Febbraio 2025 at 15:26

    Buongiorno, trovo questa trama originale, e la recensione evidenzia il vero messaggio dell’autrice portando a riflessioni personali.
    Grazie Teresa.

    Rispondi
    • Teresa Paladin
      Teresa Paladin   4 Febbraio 2025 at 23:03

      Cara lettrice, grazie per l’apprezzamento.

      Rispondi

Leave a Reply

Your email address will not be published.