I mutevoli nascondigli della realtà e dell’anima

I mutevoli nascondigli della realtà e dell’anima

ITALIA – Mutevoli nascondigli, ultimo romanzo della trilogia dello scrittore Mariano Sabatini che vede come protagonista Leonardo Malinverno,  giornalista per passione e  detective per scelta, ha una copertina rivelatrice scelta dallo stesso autore: una foto di Piazza Pantheon con l’unica finestra illuminata della facciata che mostra il passaggio di un uomo nell’interno, mentre all’esterno si staglia l’ombra  oscura di un altro uomo.

Il giornalista investigativo Leonardo Malinverno torna a distanza di dieci anni da  L’inganno dell’Ippocastano del 2016 e da Primo venne Caino del 2018, impavido e tenacemente alla ricerca della verità giornalistica. Con Mutevoli nascondigli di Mariano Sabatini fin da subito si intuisce di non essere di fronte a un giallo classico: l’esergo calzante e significativo riprende un’intuizione di Carlo Levi che conduce il filo narrativo del romanzo. L’epigrafe afferma che per salvarsi dalla morte e dal tempo tutti i mezzi sono buoni, nella prospettiva che i nostri percorsi e digressioni facciano perdere le nostre tracce in modo che forse la morte non ci troverà più perché saremo al riparo nei nostri mutevoli nascondigli.

Con questo romanzo Mariano Sabatini propone un raffinato thriller giornalistico che si interseca con digressioni sull’umanità, sulle relazioni sociali e  sui volti più oscuri della contemporaneità. Non basta sapere chi ha ucciso e perché, secondo il consueto percorso indiziario-investigativo strutturato dei gialli, quello che conta nel romanzo è infatti individuare e riconoscere quali siano i afferma che per salvarsi dalla morte e dal tempo tutti i mezzi sono buoni.

Sabatini, vero maestro nell’arte della scrittura, con le scoperte di Leo Malinverno  intreccia così un intreccio classicamente noir all’indagine psicologica, mostrandoci che la faccia del Male può avere tante, tantissime sfumature. Soprattutto è centrale nella narrazione che, al di sotto di una comprovata rispettabilità e onorabilità sociale, spesso si nasconda un lato oscuro e degradante della personalità, volta all’ipocrisia e al compromesso.  Nel corso della storia, mentre Malinverno conduce il filo delle ricerche, sono molti i personaggi che giocano a nascondino con la realtà e con la verità. Il nostro giornalista  scopre così segreti che riguardano persone insospettabili implicate in affari meschini e attività illegali: del resto in questa indagine poliziesca e morale  non ha sconti da fare a nessuno. “Se lui non avesse più potuto inseguire le storie, scovare le notizie, mettere insieme i fatti e scriverne, non avrebbe avuto senso continuare a vivere. Per Malinverno questo era l’unico modo di dare uno scopo al susseguirsi dei giorni”.

Il romanzo inizia col protagonista che con la sua lambretta, mentre gira per Roma alle 4 di mattina, viene avvistato e inseguito dal crudele tatuatore, il serial killer di Primo venne  Caino, che uccide le sue vittime asportando poi dai loro corpi lembi di pelle tatuata. Mentre  Malinverno finisce in coma all’ospedale, nell’impatto della propria Passat il tatuatore muore.Libro "Mutevoli nascondigli" di Mariano Sabatini - Indomitus Publishing

Sarà l’inizio di una serie di morti. Subito dopo un video in differita con l’esecuzione atroce di Petronio Grigo viene recapitato al vicequestore, Jacopo Querci, amico e sodale di Malinverno. Noto autore  di bestseller,  Grigo rappresenta un certo modo di essere scrittore, interessato ai soldi  e al potere più che alla cultura, da lui utilizzata e perseguita in chiave commerciale. Con questo personaggio Sabatini coglie l’occasione di presentarci la sua concezione del valore della letteratura ponendolo in contrasto con Valerio Grigo, il padre, la cui penna raffinata, letteraria e poetica, lo aveva reso vincitore di premi, ma soprattutto gli aveva  guadagnato meritata fama nell’ambiente letterario internazionale.

Mentre è all’ospedale, Malinverno, sofferente e impedito ma sempre alla ricerca della verità giornalistica, chiede aiuto: “A volte desideriamo qualcosa e sogniamo che ci venga da chi abbiano più vicino”. Fa affidamento così in due giovani giornalisti, Jimmy Caviglia e Giulio Matsuda, perché lo aiutino nella ricerca della verità sulla morte dello scrittore Petronio Grigo.

Il romanzo prosegue articolandosi  in molteplici scenari, con una notevole quantità di personaggi comprimari, uomini e donne  ben caratterizzati nelle loro fragilità e debolezze, scelte di convenienza e nascondimenti.  Un protagonista non secondario è Roma, città eterna amata in tutto il mondo ma qui focalizzata nei suoi recessi oscuri: è infatti presentata come lo spazio urbano di “zone d’ombra ” interiori dove  il male ha il volto della violenza, ma anche dell’ambiguità. Il lettore scopre così che gli angoli bui di Roma offrono nascondigli molteplici, quelli reali e quelli dall’anima, per fuggire dalla  morte:  dai trafficanti di qualunque genere ai titolari di incarichi di responsabilità affaristica e pubblica,  dietro alla facciata si può celare sempre un nascondiglio sicuro e agli altri sconosciuto!

La criminalità che incrociamo è composita  e spazia in ambiti diversi. Dalle sale bingo al gioco d’azzardo,  dallo spaccio della droga definita scopolamina (quella dello stupro)  ai  giochi loschi di denaro che  coinvolgono affari, concorsi di bellezza e programmi televisivi,  con ragazze e uomini che cercano il proprio spazio di potere perdendo la propria dignità nei festini  con la solita “tarantella” di sesso, alcol e droghe.

L’ambiguità dell’animo umano si manifesta chiaramente inoltre nelle molte sfaccettature della sfera  privata. Si riverbera in matrimoni resi inconsistenti e fragili dai continui tradimenti,  negli scambi opportunistici di favori con ricompense mercenarie,  in frequentazioni  che sussistono senza fondamento se non per l’accettazione della rassicurante convenienza quotidiana,  dove lo scambio di corpi segnala ipocrisie affettive ed erotiche.

Non così per Malinverno, il cui desiderio è  “conoscere soltanto persone di valore come atto di depurazione umanistica: in nome della vera affabilità e contro la socialità forzosa dei social”. In questa panoramica degradante di eventi l’io del giornalista d’assalto in ogni caso non si smarrisce. ”C’è sempre un posto, dentro o fuori di noi, da raggiungere. Convinzione che lo accompagnava fin da adolescente”.

Nell’analisi interiore, tra i sentimenti che emergono rintracciamo il dolore che fa pensare “alle occasioni perdute, alle parole non dette. Agli sguardi non ricambiati, alle solitudini parallele” cosicché ” quando ci si sente incagliati, rimettere in movimento le emozioni, sciogliere le incrostazioni dell’animo, è difficile. Niente basta”, osserva un personaggio femminile.

Avvincente e sempre con nuove scoperte che incalzano, il thriller conquista il lettore per il suo ritmo intrigante e scorrevole, con nuove finestre che si aprono di continuo e illuminano la scena narrativa alla ricerca della verità. I colpi di scena delle investigazioni giornalistiche, la dinamicità delle situazioni e il rapido avvicendarsi di contesti e personaggi hanno il sapore di una sceneggiatura cinematografica tessuta con arte, tanto che il lettore ha la sensazione di trovarsi di fronte a uno schermo che manda immagini in diretta.  

La scrittura fluida e la narrazione dinamica impresse da Sabatini a Mutevoli nascondigli danno in ogni caso spazio a riflessioni e digressioni espresse con molti registri linguistici. Le citazioni di canzoni iconiche, le espressioni colloquiali e dialettali scelte ad hoc e molto incisive, tratti di “chiacchere in libertà tra persone volgari” e una narrazione di livello letterario e di ampio respiro  danno colore e struttura all’immediatezza che il lettore  respira in ogni pagina.

Sabatini, autore capace di interfacciare la letteratura con la cronaca e la società di oggi, in  questo romanzo presenta pagine taglienti e sagomate con crudezza narrativa per raccontare la doppiezza insostenibile dell’animo umano. Impressiona in questo senso rendersi conto che il plot narrativo non presenta un unico reato, un solo “ autore del misfatto”  che identifica la storia, perché il male è esteso e  la responsabilità è condivisa in una rete collettiva. Arrivare alla verità è però possibile, ci suggerisce Malinverno, anche se il disordine sociale e morale restano spalmati su vari fronti e con tanti responsabili.

Troviamo peraltro la capacità di Sabatini di addolcire i momenti tragici: nel momento del massimo spannung un ’onda di tenerezza ci coinvolge con la scoperta di un cucciolo in cerca di accoglienza. In quel “puzzo di morte, da quel lago di sangue, era apparsa quella creaturina…: Potter!  …un cagnetto magico, un sopravvissuto!”. “Doveva avere 6 o 7 anni, era vivace e felice di stare con uomini degni del nome. Gli sentì fare una sorta di sospiro, quasi percepisse di essere finalmente al sicuro in braccio a lui”.

In una trama densa di aspetti violenti e con una visione tendenzialmente pessimistica è rassicurante che  la vita  possa, per il nostro giornalista investigatore, riprendere spazi di serena libertà, quando lo  vediamo rilassarsi in tuta da jogging per andare a camminare. Giunto alla prima radura scioglie Potter che  “snello e aerodinamico”  sfreccia sembrando quasi non calpestare la terra e l’erba. “Che godimento osservarlo. Anche Malinverno prese a correre. L’aria sulla faccia fu come una prima carezza dopo tanti schiaffi”.

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Teresa Paladin

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