ITALIA – Ma che belle parole! Luciano Rispoli di Mariano Sabatini porta all’attenzione del pubblico la storia di un uomo che della televisione aveva fatto un’arte all’insegna della cortesia e della cultura.
Bella e ricca di elementi del tutto inediti la scrittura di questo saggio, scritto da Mariano Sabatini. L’autore conosce personalmente Luciano Rispoli nel 1994, ma il primo e decisivo incontro era avvenuto nel 1985, quando il quattordicenne Mariano accendendo la televisione nel tardo pomeriggio fu piacevolmente “estasiato” da Parola mia, la trasmissione in diretta condotta da Rispoli su Rai1. Per il giovane Parola mia rappresentò un’illuminazione esistenziale che fece emergere prepotentemente quell’amore per la bellezza e le infinite sfaccettature semantiche e logiche della lingua italiana e la letteratura. Al punto che è da quell’incontro televisivo con l’uomo Rispoli che si posero le basi per l’attività di giornalista, autore di trasmissioni televisive, saggista, romanziere di Mariano Sabatini.
Mariano Sabatini
Un gigante della Tv
Passato qualche anno fu proprio Rispoli a dare al ventitreenne giornalista Mariano la possibilità di fare televisione. Se l’ammirazione di Sabatini per Rispoli era destinata a durare tutta la vita, fu ampiamente contraccambiata dal noto conduttore, che, dopo soli tre anni dall’invito a Sabatini di collaborare a Tappeto volante, nel 1996 gli dedicò idealmente il Premio Cesare Marchi consegnatogli da Indro Montanelli. In quell’occasione dichiarò che considerava suo erede il suo collaboratore “Mariano Sabatini, un giovane giornalista molto serio e intelligente, che ha assorbito il mio rispetto per la gente e per il nostro lavoro”. Dal canto suo nel 2017 ricevendo il prestigioso premio Flaiano per il suo romanzo L’inganno dell’ippocastano Sabatini lo ha dedicato a Rispoli, scomparso l’anno precedente.
Rispoli è il conduttore che tutti noi ricordiamo non solo per la sua passione nei confronti della lingua e della letteratura del “bel paese”, ma anche per essere stato campione imbattuto di cortesia e buon gusto nella storia della televisione italiana, pubblica e privata. Senza aggressioni e volgarità, sulla base di assenza di turpiloquio, le sue trasmissioni risultavano spettacolo e insieme educational system.
Luciano Rispoli e Chiara Gamberale
Luciano Rispoli tra radio e Tv
Ma che belle parole! Luciano Rispoli Il fascino discreto della radio e della Tv (Vallecchi Firenze editore) ha il pregio di presentare l’intero arco della vita professionale del conduttore. Grazie al libro di Sabatini conosciamo anche il Luciano privato, con tanto di storia antifascista del padre e morte del fratello partigiano, senza dimenticare il matrimonio celebrato da Padre Pio ricostruito in modo emozionalmente dettagliato. Nel suo dettagliato saggio Mariano Sabatini espone con accurata competenza come Rispoli, dall’iniziale contratto alla RAI nel 1954, non abbia uguali come uomo di radio e di televisione: la sua attività progettuale e fattuale ha infatti cambiato la storia della RAI e in generale della comunicazione massmediale.
Attraverso il saggio di Sabatini si scopre che già dal suo esordio in radio Rispoli ideò e commissionò trasmissioni amate dal grande pubblico. Dopo essere stato assunto per concorso e previo provino di Vittorio Veltroni, Rispoli fu coinvolto come radiocronista nel nucleo originale delle Radio-telesquadre, che lo vide andare a giro per i borghi di tutta Italia per coinvolgere in diretta i dilettanti del posto: cantanti, prestigiatori, imitatori, comici. In un paese diviso dal punto di vista linguistico e tutto sommato ancora piuttosto povero, rendere protagonista dei suoi programmi la gente comune fu una vera rivoluzione. Altro appuntamento assolutamente da segnalare, tra le molte trasmissioni, La radio per le scuole che trasformò uno strumento di intrattenimento assegnandogli una finalità didattica in aiuto dei giovani e del loro percorso di studi.
Luciano Rispoli e Anna Carlucci
Protagonista anche come conduttore
Diventato responsabile della direzione dei programmi radiofonici in RAI è piacevole ripercorrere l’attività di Rispoli come pigmalione di personaggi che diventeranno punte di diamante dello spettacolo. Scoprì e lanciò talenti del calibro di Gianni Boncompagni, Paolo Villaggio, Raffaella Carrà e Paolo Limiti. Maurizio Costanzo nel 2016 disse: “devo a Rispoli il mio primo testo per un programma radiofonico alla Rai. Abbiamo perso un grande professionista”.
Fu indiscusso inventore di trasmissioni radiofoniche innovative. Tra i programmi da lui commissionati, andando di fatto controcorrente, Bandiera gialla e il mitico Chiamate Roma 3131, dove i cittadini, potevano esporre problemi e sollevare questioni e dubbi rimanendo nell’anonimato. Poi nel 1961 il passaggio al piccolo schermo, tra incarichi dirigenziali e ideazione e conduzione di moltissimi programmi. Forse la sua attività meno nota al grande pubblico, ma ben segnalata da Sabatini, fu la capacità creativa di Rispoli nell’inventare format televisivi.
Luciano Rispoli con Rita Forte e Roberta Capua
La carriera
Gioco dei mestieri, Ma che tipo è? – con l’uso di una sorta di candid camera-, Parliamo tanto di loro, Intervista con la scienza, Parola mia, La grande corsa e tanti altri. Il primo talk show televisivo in Italia fu proposto, inventato e condotto da Rispoli. Si trattava de L’ospite delle 2, seguito da il Pranzo in tv, in cui i convitati mentre mangiavano discutevano di argomenti di attualità e costume.
Determinante l’individuazione per il primo cooking show, Colazione allo studio 7, del colto e famosissimo Luigi Veronelli. Sua l’idea segnalata a Corrado del format La Corrida-Dilettanti allo sbaraglio, dopo che a Salerno durante Il vostro spettacolo, che Rispoli conduceva in piazza con l’aiuto del jukebox e della partecipazione popolare, si alzarono per la prima volta fischi di disapprovazione nei confronti di una canzone.
Nel periodo di lavoro presso TMC, con Ho fatto 13!!!, La più bella sei tu, Tappeto volante confermò il suo successo diventando l’immagine simbolo di questa emittente.
Luciano Rispoli e Melba Ruffo a Tappeto Volante
Lo stile di Luciano Rispoli
Nelle trasmissioni che Rispoli ideava e conduceva si respirava una calibratura ben precisa. Si creava un clima disteso ma curato nei dettagli e il gioco proposto o il dialogo conviviale non erano mai alieni dalla cultura, dalla conoscenza, che per lui, come ben sottolinea Sabatini, erano la finalità della televisione. Fosse pure un gioco manuale, come nel Gioco dei mestieri, si trattava dell’artigianato inteso come preparazione, competenza, arte in cui dimostrare capacità manuali e di progettazione del proprio manufatto.
Altro merito che lo distingueva dalla maggior parte dei presentatori suoi colleghi era che con Luciano Rispoli in trasmissione non c’erano vallette, ma padrone di casa. Rita Forte, Melba Ruffo, Roberta Capua, Anna Carlucci e tante altre professioniste erano titolari di ruoli costruiti da loro stesse: con Luciano suggerimenti tanti ma anche tanta libertà!
Rispoli credeva in una televisione civile, di cui tutti oggi abbiamo la nostalgia. Una TV legata non a estremizzazioni provocatorie e accuse reciproche. Oltre i limiti della buona educazione, ma garbata, legata a spunti culturali, ispirata alla cortesia e alla pacatezza. Niente trash, niente cronaca nera, banditi le urla, le ingiurie e l’eloquio di basso livello.

Luciano Rispoli e Mariano Sabatini
La sua grande intuizione fu quella di fare cultura in modo divertente. Con giochi linguistici di varia tipologia mantenendo una elegante sobrietà di conduzione, da salotto buono. Come osserva Sabatini: Con i suoi modi di estrema civiltà e cortesia, si muoveva davanti alle telecamere come se fosse nel salotto di casa.
I suoi Talk show erano tra i più ambiti da artisti, personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo, politici. Mariano Sabatini, che lo ha affiancato collaborando con lui per venti anni, sottolinea di Rispoli l’eleganza comunicativa e la professionalità. Uomo in grado di mettere a proprio agio gli ospiti, ma mantenendo sempre il controllo del set televisivo.
Di fronte a tanta tv attuale urlata e piena di dissapori, talvolta volutamente esibiti per attrarre l’attenzione. Sentiamo tutti la nostalgia di un gentleman del suo livello, di uno spazio televisivo dove tutti possano confrontarsi. Senza insulti e promuovendo riflessioni, prese di posizione ragionate, ampliamento delle altrui e proprie conoscenze. Non a caso, in occasione del suo funerale dirà Giovanni Minoli: “Un grandissimo professionista. La sua dote principale è stata quella di prestare sempre la massima attenzione alle persone”.
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