27 anni senza Massimo Troisi, il ricordo di Maurizio Costanzo in esclusiva per MyWhere

27 anni senza Massimo Troisi, il ricordo di Maurizio Costanzo in esclusiva per MyWhere

“Io devo tutto a quel mondo, al mio paese, San Giorgio a Cremano, 5 km da Napoli. Laggiù ho imparato cos’era la disoccupazione, ma anche a non rassegnarmi. Ho imparato a parlare, a fare “o teatro” e non mi pare di essere cambiato molto da allora”. Massimo Troisi

ACCADDE OGGI – 27 anni fa moriva a soli 41 anni, un attore e regista geniale capace di unire tradizione e avanguardia. A raccontarcelo, in un’intervista esclusiva rilasciata lo scorso anno, è Maurizio Costanzo, amico di Troisi e di Lello Arena, e Direttore Artistico del Premio Troisi a San Giorgio a Cremano dal 2010 al 2014.

Massimo Troisi ci manca e tanto, ci manca da quel 4 giugno 1994, quando morì all’età di 41 anni a causa di un grave problema cardiaco. Era appena tornato a casa della sorella Annamaria e dopo aver mangiato, si andò a stendere sul letto perché si sentiva stanco. Non si risvegliò più. Aveva appena finito di girare Il Postino, il suo capolavoro, testamento cinematografico di una carriera fantastica. Quel film, gli valse una candidatura all’Oscar e lo fece conoscere al pubblico americano. Ma la sua carriera, oltre a quel meraviglioso film, dice tanto, tanto altro. Troisi vinse anche una Coppa Volpi a Venezia come miglior attore nel film di Ettore Scola ‘Che ora è‘. Troisi era incisivo anche dietro la macchina da presa: diresse, tra i tanti film, ‘Non ci resta che piangere‘ insieme a Roberto Benigni, ‘Ricomincio da tre’ e ‘Scusate il ritardo’.

COSA HA RAPPRESENTATO MASSIMO TROISI PER TUTTI NOI

Massimo Troisi
Massimo Troisi, Lello Arena, Enzo Decaro

Troisi appartiene pienamente al mondo giovanile che voleva cambiare la società in quegli anni e la sua comicità, le sue storie, le sue battute erano uno specchio che rifletteva molto bene la cultura alternativa degli anni ‘70. Ma il suo stile era completamente spiazzante e restituiva le aspirazioni di quella generazione, una generazione urbana che utilizzava anche dure modalità di protesta, dal punto di vista di un ragazzo di provincia e del Sud con un garbo e una leggerezza che arrivavano a tutti.

I ragazzi di quegli anni erano sfacciati e lui era timido e impacciato; erano appariscenti e “maleducati” mentre lui era sempre semplice e cortese. Alle molte, forse troppe, certezze di quella stagione di protesta, Troisi aggiungeva il beneficio del dubbio, pur non rinunciando a perseguire quei grandi e nuovi contenuti culturali.

Tutto questo ha lasciato il segno, lo ha reso unico e ha consentito a Troisi e ai suoi compagni della Smorfia di affrontare i temi della religione, della famiglia, dei rapporti di coppia, delle tensioni intergenerazionali, dell’autorità e del potere, delle differenze tra Nord e Sud, senza tralasciare l’impatto del femminismo, facendo arrivare a tutti la sua irresistibile comicità.

Il suo film Ricomincio da tre rimase nella programmazione di un cinema romano per più di un anno e le risate del pubblico erano così forti da coprire le battute che si susseguivano a raffica. In teatro e in televisione l’intero pubblico nazional popolare lo amava e aspettava trepidante le puntate delle trasmissioni che avevano la Smorfia come protagonista. Anche le interviste che rilasciava con sapiente tempistica erano una sintesi raffinata di improvvisazione e sceneggiatura.

MASSIMO TROISI, INTERVISTA A MAURIZIO COSTANZO

Massimo Troisi
Maurizio Costanzo

Insomma, Massimo è un personaggio che manca e non potrebbe essere altrimenti. Mi piacerebbe ricordarlo raccontando la sua storia, con le parole di chi lo ha conosciuto meglio, di chi ha avuto a che fare con il Massimo Troisi pubblico, ma anche con quello privato. Tra questi c’è sicuramente Maurizio Costanzo, che ha voluto rilasciare una bella intervista lo scorso anno a MyWhere in occasione del 25′ anniversario della scomparsa del grande comico e attore.

Direttore, che ricordo ha di Massimo Troisi ? Che rapporto aveva con lui?

Mi ha sempre colpito il velo di profonda e invincibile malinconia che Massimo si portava appresso. Una malinconia elegante. Io e lui non eravamo amici strettissimi, Troisi non amava frequentare i salotti televisivi, era una persona timida e spesso schiva. Quando ci incontravamo però, parlavamo molto, insomma c’era stima e simpatia.

Ci racconta un aneddoto su Massimo?

L’ultima volta che l’ho visto fu un incontro molto forte. Lo andai a trovare a casa e non stava bene. Mi disse che era molto stanco, che si trascinava dal letto alla poltrona e dalla poltrona al letto, scherzando naturalmente, ma con quella malinconia di cui ti parlavo prima. Era come se sapesse cosa gli sarebbe successo, girò Il Postino in fretta e furia trascurando le questioni legate ai problemi di cuore che lo affliggevano, e come al solito affrontava ogni cosa con grande ironia ed eleganza.

Il Massimo Troisi che vedevamo sullo schermo era simile a quello privato?

Un po’ si, aveva le stesse incertezze, la stessa timidezza del personaggio che vedevamo al cinema e in tv. Mi sono sempre chiesto come sarebbe stato uscire un pomeriggio con il trio della Smorfia. Ero molto amico di Lello Arena, altro comico straordinario. Ecco, vederli tutti e tre assieme nel privato sarebbe stato divertente.

Ci racconta la sua esperienza da Direttore Artistico del Premio Massimo Troisi a San Giorno a Cremano? Per quanti anni ha ricoperto questo ruolo?

Massimo proveniva dall’hinterland napoletano. Era legatissimo a San Giorgio a Cremano e gli abitanti erano legatissimi a lui. Ne ebbi la prova definitiva quando fui invitato a organizzare e condurre il Festival intitolato alla sua memoria. In quei giorni, tutti mi parlavano di Massimo, mi facevano vedere il bar che frequentava, la scuola e la sua prima casa. Ciò che mi colpì di più di quell’esperienza, fu proprio l’amore della gente di San Giorgio a Cremano. Il legame con Massimo era fortissimo, era come se ogni abitante lo ringraziasse per quello che aveva dato alla città.

Uno degli aspetti più incredibili legati a Massimo Troisi risiede sicuramente nel fatto che, ancora oggi, a distanza di 25 anni dalla morte improvvisa, rimanga un personaggio profondamente amato da tutti, anche da coloro che non l’hanno vissuto direttamente. Non trova? Secondo lei come mai?

Sono d’accordo, tutti ancora oggi sanno chi è Massimo Troisi. È un personaggio indelebile che è rimasto e rimarrà per sempre. Ciò che ha fatto la differenza con gli altri due componenti della Smorfia (Lello Arena e Enzo Decaro) è stato Il Postino, un film meraviglioso e unico. E poi la sua semplicità, la sua timidezza, quel suo essere sornione ed elegante allo stesso tempo. Insomma, un personaggio così non si può non amarlo.

In conclusione, le chiedo: cosa resterà della comicità di Massimo Troisi?

La sua era una comicità elegante e irresistibile, una comicità destinata a non invecchiare mai.

Grazie Direttore, un saluto da tutta la redazione e da tutti i lettori di MyWhere!

Grazie a voi e buon lavoro!

Paolo Riggio

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