Corto Maltese, il fascino del dandy avventuroso

Suggestioni e congetture sul fascino di Corto Maltese (e del suo look)

” Il dandy, invece, senza violare in alcun modo le leggi sottili della moda,

riesce a creare simboli molto più sottili

attraverso i quali manifestare la propria personalità

Max Beerbohm

Un eroe antifragile

Nel luglio del 1967 Hugo Pratt pubblica per l’editore genovese appassionato di fumetti Fiorenzo Ivaldi, le prime strisce di “Una ballata del mare salato”, sulle quali appare per la prima volta il personaggio che più di altri lo renderà celebre anche tra il pubblico lontano dalla cultura del fumetto.Corto Maltese

Bisogna aggiungere che la straordinaria notorietà di Hugo Pratt/Corto Maltese non arriverà di colpo.

Dopo la citata prima apparizione sulle pagine della rivista St. Kirk, il “romanzo disegnato” delle avventure del marinaio filosofo terminerà la pubblicazione delle strisce nel febbraio del 1969. In quella fase inaugurale solo poche migliaia di lettori gioirono della novità rappresentata da un personaggio anomalo per il mondo dei fumetti, che con il senno di poi possiamo classificare come il culmine creativo di un grande autore. La vera popolarità inizierà ad accumularsi dopo soli due anni, nel 1971, quando la ballata verrà ripubblicata a puntate sul “Corriere dei Piccoli”. In seguito, Mondadori raggrupperà i suoi disegni in un’unica opera nel 1972. Col nuovo formato il successo di Corto Maltese divenne inarrestabile non solo tra i fanatici del fumetto o tra i giovanissimi, ma anche tra chi in un comic apprezzava soprattutto l’arte, la letterarietà, la visionarietà e la dimensione di eroe fragile, molto lontana dalle truculente figure tradizionali che  spopolavano in quegl’anni, in parte responsabili della trasformazione di innocui comics in un genere osteggiato sia dalla maggioranza degli intellettuali e sia dalla dominante mentalità borghese.

Chi era dunque Corto Maltese?

Delle sue origini sappiamo ben poco. L’autore distribuisce nel testo con molta parsimonia le informazioni biografiche che lo riguardano. Sembrerebbe essere nato nell’isola di Malta nel centro del Mediterraneo. La madre era una bellissima gitana di Siviglia chiamata Nina di Gibraltar, della quale si ricorda l’esperienza di modella per il pittore Ingres, probabilmente per rafforzare l’idea di una donna fuori dagli schemi. Nel tardo Ottocento la professione di modella non era certo paragonabile a quella di oggi. Detta come vuol detta è probabile che persino a Parigi, dove avrebbe posato per il celebre pittore, la si considerasse una demi mondaine. Un bel giorno, non sappiamo dove, si innamorò di un marinaio inglese nato nella cittadina di Tintagel King’s Arthur Castle, in Cornovaglia.Corto Maltese_1

Fu un amore improvviso e occasionale. Del marinaio inglese si persero subito le tracce e il suo nome non viene mai citato nelle 29 storie che narrerà l’autore.

Conosciamo però la data di nascita di Corto Matese: il 10 luglio del 1887; la trombata fatale potrebbe essere stata consumata tra novembre/dicembre del 1886, durante la forzata pausa invernale delle attività marinaresche.

Il nostro eroe trascorse la sua infanzia tra La Valletta e Cordoba. Nella cittadina maltese frequentò la scuola ebraica del rabbino Ezra Toledano, ex amante della madre e cultore della Zohar e della Cabbala. A 17 anni nel 1904 si imbarcò come marinaio per 4 anni sul Vanità Dorata, un cargo che come prima tappa lo portò a Buenos Aires, dove imparò a ballare il tango. La rotta proseguì verso il Brasile, le Antille e New Orleans. In Louisiana si interessò del Vodoo. Subito dopo Corto raggiunse l’India, ebbe delle esperienze in Cina e a Giava, si spinse fino alle isole Tonga.

In Manciuria, a Mukden, durante la guerra russo-giapponese incontrò Rasputin, un disertore senza scrupoli con propensioni criminali da serial killer, con il quale si imbarcò per l’Africa alla ricerca delle favolose miniere d’oro di Duncalia. È l’inizio di una lunga ambivalente e pericolosa amicizia che viaggiava lungo i confini della vita e della morte.

Gli incontri con personaggi dal pessimo curriculum si moltiplicarono. In Patagonia fece la conoscenza con i fuorilegge Butch Cassidy e Sundance Kid; ad Ancona nel 1907 incrociò un inquietante portiere d’albergo di nazionalità russa, Dzugasvili, che nascondeva la sua vera professione: si trattava di un rivoluzionario dormiente, che più il là negli anni, con il nome di Stalin, diverrà l’incubo dell’Occidente, essendosi nel frattempo trasformato in uno spietato sterminatore di masse. Nel 1910 intraprende un business che lo vede trasportare bestiame da Boston a Liverpool. L’attività andò presto a rotoli e in seguito alle traversie giudiziarie che gli tolsero tutto, diventò un pirata. Nel 1913 la sua ciurma sobillata dal nostromo, fratello di una ragazza che in qualche modo Corto Maltese aveva illuso, si ribella e lo getta nel Pacifico al largo delle Isole Salomone, legato a una rudimentale zattera, abbandonandolo a suo destino. Viene miracolosamente salvato da Rasputin, divenuto anch’egli un pirata, entrambi al soldo del misterioso “Monaco”.

Nel 1917 lo troviamo in America Latina e a navigare nei Caraibi in avventure che tra divinazioni, sogni e droghe culmineranno nella scoperta delle forze fondamentali dell’universo.

Dopo le avventure ai tropici soggiornò in Europa. Nel 1918 in Francia assiste all’abbattimento di von Richthofen il celebre Barone Rosso. Nell’autunno dello stesso anno lo troviamo nella Somalia Britannica. Subito dopo si trasferisce in Etiopia e poi nell’Africa orientale occupata dai tedeschi.

Intorno al 1918, forse per rimettersi in sesto, soggiornò per un breve periodo nella sua casa a Hong Kong, apprendendo da un ritrovato Rasputin,  della fine della guerra. Nel 1921 appare a Venezia, subito prima di partire alla ricerca del tesoro di Alessandro Magno, in un viaggio che lo porterà in Azerbaijan e nel nord del Pakistan. Nel 1923 ritornò a Buenos Aires per indagare sulla misteriosa scomparsa di Louise Brookzowyc, implicata in un traffico di prostitute. L’anno dopo Corto fece un viaggio in Svizzera. Vi conosce  la pittrice Tamara de Lempicka con la quale si reca a Montagnola sul Ticino a Casa Camuzzi nella quale aveva domiciliato lo scrittore Hermann Hesse, dove beve il siero dell’immortalità.

Tra il 1924 e 1925 con Rasputin si recò nei Caraibi alla ricerca di Atlantide, una avventura che si trasformò in una vera e propria esperienza interiore.

Nel ’28 e l’inizio del ’29 si recò di nuovo in Etiopia in compagnia del romanziere Henry de Manfried. In seguito, fino al ’36 condusse una vita misteriosa della quale non ci è dato sapere nulla. Corto fece la sua ricomparsa con l’inizio della guerra civile spagnola nelle sembianze di combattente al soldo delle Brigate Internazionali. Fu l’ultima impresa prima che calasse sulla sua vita un lungo, definitivo silenzio.

Una lettera di Pandora Groovesnore citata in una lettera di Obregon Carrenza, posta a prologo della Ballata, prima graphic novel disegnata da Pratt, mi permette di congetturare che il nostro eroe era ancora vivo nel 1965; un po’ rincoglionito e depresso per la morte di Tarao, l’inseparabile compagno della sua vecchiaia, ma ancora capace di reggere in solitudine l’angoscia del suo “grande mare”.

La critica più attenta ha giustamente classificato Corto Maltese affibbiandogli l’etichetta del gentleman avventuroso, intriso di cultura romantica. Una sorta di eroe dal volto umano che, pur partendo da posizioni ciniche o utilitaristiche, alla fine troviamo sempre schierato con le idee giuste, buone e belle.

Fondamentalmente sembra un personaggio disilluso dalla vita di relazione degli uomini, decisamente agnostico rispetto il sistema di valori correnti, molto sicuro del suo sentire individuale dal quale discendono le scelte decisive quando l’azione annoda le parti in gioco in situazioni contraddittorie.

Ad esempio nelle celtiche rifornisce di armi i terroristi irlandesi apparentemente per denaro. Ma poi rischia l’impossibile per vendicare un amico ucciso dagli inglesi facendo esplodere una intera caserma. Nel frattempo mantiene rapporti non privi di cordialità con entrambe le fazioni in lotta.

Direi che l’autorità, la Legge gli fa problema. È scettico nei confronti di chi si autoproclama detentore delle ultime parole.

Sembrerebbe essere il risultato di un complesso edipico bizzarro. Da un lato la mancanza del padre avrebbe causato il suo nomadismo nautico/esistenziale; dall’altro lato l’ombra di una immagine materna molto forte (in tutte le sue avventure Corto è un perfetto gentleman anche con donne che non lo meriterebbero), rende complicata ogni ipotesi di relazione con l’altro sesso, ma in cambio conferisce al suo errare a la ricerca del padre perduto, una abilità, un saperci fare, una capacità di tessere situazioni in eventi polarizzanti spesso intrisi di mistero, da farlo diventare, agli occhi del lettore, l’anti-eroe attraverso il quale, il caos evenemenziale della vita, si trasforma in avventure, storie, racconti, ballate.

Di passaggio aggiungo che il segno grafico di Pratt è fantastico. Il piacere visivo offerto dalle sue graphic novel, basterebbe a soddisfare la passione di qualsiasi amatore del fumetto. Ma in Corto Maltese c’è dell’altro. L’effetto del testo va al di là di ciò che Pratt sembra voler raccontare. Molti hanno insistito con il parallelismo Pratt – Corto, come se la biografia o le supposte intenzioni dell’autore bastassero a chiarire ogni aspetto del personaggio. Penso che invece, come succede in alcuni romanzi di Queneau, Corto sia sfuggito al controllo dell’autore trascinandolo in una deriva paradossale dove, forse, da un certo punto in poi è stato più il fumetto a rimescolare Pratt che non viceversa.

Il fascino dell’antifragilità

Le caratteristiche del personaggio che ho elencato sono sufficienti per spiegarne il successo?

A me sembrano dimensioni che non necessitano di molte spiegazioni. Ma al tempo stesso  non le ritengo sufficienti per comprenderne la diffusione virale e l’amore ai limiti del fanatismo per Corto Maltese.Corto Maltese_2

Ad esempio molti critici riconoscono che Corto più che esprimere forza e robustezza è un personaggio affascinante, caratterizzato da una bellezza originale.  Non ci sono dubbi che l’idea di uomo ideale nei Sessanta e Settanta avesse evidenti connessioni con il fisico del marinaio maltese. Provate a osservarlo con attenzione: è quasi sempre più alto dei personaggi che lo circondano, è magro, dinoccolato, i basettoni che incorniciano il volto attenuano l’eccessiva regolarità dei tratti… Non dice mai una parola di troppo, ma dimostra di apprezzare la conversazione arguta e intelligente; trasmette sicurezza senza segni di arroganza; è disinvolto, diretto, ironico, mai invadente. Molti di questi tratti caratteriali maschili, cominciarono timidamente a diffondersi nel cinema e anche nei comics proprio a partire dai rivoluzionari anni Sessanta. Anche se il maschio alfa tipo 007, continuava a essere dominante nelle narrazioni popolari, molto velocemente trovò il proprio pubblico una rappresentazione diversa dell’eroe, caratterizzata da una gender equity, che rovesciava le semantiche aggregate alla polarizzazione maschio-femmina dominanti: Corto Maltese evocava un fascino che sconfinava in tratti attribuibili al coté femminile, ovvero romanticismo, amore per la poesia, gusto per la conversazione arguta, controllo delle apparenze… Per contro, le donne che incontra nelle sue avventure rappresentano un tipo di femminilità  altrettanto innovativo, bellissime, forti interiormente, spesso spietate, indipendenti… Donne impossibili che rendono verosimile la sua solitudine sentimentale, contribuendo non poco a fornire al fascino del personaggio una nota di comica tragicità (così bello e seducente, non riesce ad avere una sola storia d’amore come diocomanda!).

Tuttavia, bisogna aggiungere che se le donne che incontra sono quasi sempre intrattabili e per ragioni di sceneggiatura inespugnabili, non c’è dubbio che di fronte alla sua persona tutte tradiscano l’incertezza, i leggeri cedimenti o le sospette ruvidezze che non possono che alludere all’impatto che Corto provoca in loro a livello di linguaggio di relazione.

In qualche modo ci pare che vengano sedotte anche se l’esito di questo processo passionale non arriva mai alla sua conclusione naturale. Per contro, si ha la sensazione che reagiscano al fascino di Corto trasformandone l’impatto in un principio di incazzatura. Una sorta di fastidio per un personaggio del quale sembra che di colpo percepiscano il fatto che non potrà mai appartenere loro, e nello stesso tempo non potranno nemmeno evitare di farci i conti.

Insomma, indubbiamente Hugo Pratt ha voluto che il suo eroe avesse prima di tutto fascino e stile. Sia con le donne e ancor di più forse con gli uomini (il povero Rasputin è la sua vittima preferita).

Si ha sensazione che Corto, più che amare l’avventura, in qualche modo se la trovi tra i piedi, ma poi vi partecipi con una solidità etica che sembra non conoscere cedimenti. A volte si ha l’impressione che la sua arma preferita sia la seduzione. Ecco perché forse le sue apparenze sono diverse da altri personaggi prattiani.

Luca Zane, in “Anna nella giungla”, uno dei primi fumetti dell’autore, ha qualcosa di Corto. Ma la sua onnipresente t-shirt nera, portata con il fazzoletto legato al collo come un cow-boy, non alludono a nient’altro che al personaggio ben contestualizzato. Criss Kenton nella saga intitolata “Wheeling”, in qualche striscia esibisce un look aggraziato dall’effetto straniante: penso alla camicia elegante con il farfallino indossata sotto a un cattivante giaccone di pelle sfrangiato ai bordi. Se la mia congettura sul potenziale seduttivo di Corto, eroe antifragile, è corretta allora comprendiamo le ragioni del perchè, nella costruzione iconica del bel marinaio maltese, Pratt sembra disegnare con molta più attenzione le apparenze del suo personaggio.

Ma come classificare il fascino di Corto Maltese?

Non è certo il fascino carismatico del tombeur de femmes. Troppo ironico, troppo tagliente … E poi Corto ama troppo la conversazione sottile per posare, per mettersi semplicemente in bella vista. La sua curiosità, il piacere per i piccoli indizi e la buona conversazione, gli impediscono le silenziose recite che impone il carisma e la seduzione quando divengono armi per espugnare l’altro.

Avanzo quindi una ulteriore congettura, ovvero che il fascino di Corto sia legato al suo essere sostanzialmente un affinamento del dandy.

Corto MalteseSe al posto della città mettiamo i mari, i deserti, i porti mi sembra di poter sostenere che in questi non-luoghi il nostro eroe si muova come il flâneur di Baudelaire, dunque come il personaggio che reagisce alla modernità e alle mode conclamate, con l’atteggiamento blasé di chi sembra accettarne l’ineluttabile realtà senza aderirvi completamente, senza troppa passione.

Ovviamente il modello di riferimento per comprendere il dandismo di Corto non può essere Mr. Brummel, dal quale discende una interpretazione dello stile fop troppo centrata sull’abbigliamento.

Il personaggio di Pratt non si cambia l’abito tre volte al giorno, ogni giorno dell’anno; non impiega l’intera mattinata per vestirsi, non passa il resto del suo tempo consultando sarti e custodi del suo guardaroba. Come riconobbero Barbey d’Aurevilly, Max Beerbohm e Charles Baudelaire, i tratti pertinenti necessari per comprendere l’effetto che produce il dandismo, vanno al di là delle forme delle loro apparenze le quali restano tutto sommato semplici, accese solo da piccoli tocchi di distinzione, ma mai  eccentriche o snob. “Il dandismo è l’ultimo atto di eroismo nei periodi di decadenza”, scrive  Baudelaire in pagine famose. E alla fine del suo breve scritto elenca  caratteristiche della bellezza del dandy che trovo estendibili a Corto Maltese: il modo di portare un abito, leggerezza d’andatura, sicurezza nei gesti, una semplicità nei modi pur nell’aspetto di dominatore, un atteggiamento sempre calmo ma che rivela tuttavia una forza, “un fuoco latente che si lascia indovinare, che potrebbe ma non vuole divampare”.

Mi piace pensare che Pratt fosse consapevole del fenomeno emotivo alimentato dall’abito e dallo stile che il suo personaggio principale indossa nell’intento di sedurre il lettore.

La sua genialità risiede nel fatto che i look di Corto Maltese lo rinserrano talmente forte da diventare una cosa sola con l’anima avventurosa del personaggio.

Corto Maltese anticipa la crisi delle grandi narrazioni

Mi rendo conto che nel definire Corto Maltese un dandy avventuroso corro il rischio di proporre una interpretazione a lungo rimossa. La cultura di sinistra dominante nel nostro Paese negli anni Settanta e oltre, aveva subito tentato di arruolare il personaggio di Pratt tra le proprie icone. Non senza ragione ovviamente.Corto Maltese

Come negare che in un modo o nell’altro, troviamo sempre il bel marinaio schierato con la rivoluzione? Come negare la sua avversione contro i poteri forti?

Il fatto poi che la sua pragmatica adesione al principio di realtà, controbilanciata da fughe e visioni poetiche, non fosse riducibile a nessuna ideologia ma sprofondasse in qualcosa di più profondo, ai bordi dello spiritualismo e dello stoicismo, non ha cambiato l’orientamento delle interpretazioni dominanti nei Settanta/Ottanta.

Bisogna considerare che, la cultura di sinistra per decenni è stata incapace di pensare a fenomeni come la moda al di fuori dell’ideologia. Essendo il dandismo una reazione in qualche modo collegata ai fatti di moda, era politicamente scorretto proiettarne l’ombra su un personaggio eticamente conforme al discorso di una sinistra che stava investendo tantissimo sul controllo dei giovani.

Bisogna aggiungere che gli insopportabili borghesucci che si riconoscevano nella DC, tutta schierata contro la cultura del fumetto, erano ancora peggio.

Ecco perché non è stata proiettata su Corto la giusta luce per illuminare gli effetti collaterali del personaggio creato dal talento di Pratt. A distanza di decenni, non credo sia più un azzardo, ipotizzare che il suo successo anticipasse o fosse un sintomo di ciò che più tardi J.F.Lyotard definirà la crisi delle grandi narrazioni.

Voglio dire che, tra il pubblico che faceva tendenza, una minoranza, certo, dalla fine dei Settanta, il fascino dello stile e di narrazioni legate a traiettorie individuali, annichilì di colpo la fede nelle pesantezze ideologiche dei grandi romanzi che avevano dominato l’immaginario sociale.

E Corto Maltese, indubbiamente, aveva uno stile facilmente riconoscibile sia per la configurazione del personaggio, sia per le forme delle avventure che lo mettevano in movimento. Credo dunque sia corretto ipotizzare che una quota rilevante del suo fascino discendesse da una idea di stile originale che vedo apparentata alla cultura dandy, arricchita dal gusto per l’avventura.

Per stile intendo un modo di essere caratterizzato da una profonda coerenza, capace di conferire un forte senso di unità al personaggio. Infatti Corto è sempre là dove il lettore si aspetta che sia. Cambiano le mappe, mutano i protagonisti e le situazioni ma Corto è sempre se stesso ovvero diverso da tutti. Ma forse dovrei dire distinto…Corto Maltese si distingue dagli altri. Senza questa caratteristica aristocratica il personaggio perderebbe in leggerezza, in sottigliezza, finendo stritolato dalla pesantezza ottusa dell’eroe spacca tutto, sanguinario, insaziabile (come Diabolik, Kriminal e altri fumetti di grande successo negli anni Sessanta/Settanta).

Nello stesso anno in cui apparirono le prime strisce delle avventure di Corto (1967), il grande intellettuale francese Roland Barthes pubblicava “Il sistema della moda”, una poderosa ricerca che aveva l’obiettivo di dimostrare quanto i fatti di moda, trasformati in linguaggio, al di là dell’innocue banalità  che manifestavano in superficie, fossero fenomeni di valenza strutturale. In parole più semplici, secondo l’autore, l’abbigliamento tout court e l’abito parlato (quest’ultima dimensione era l’oggetto specifico della ricerca di Barthes), non rimandavano solo a esperienze effimere, ma incorporavano, via linguaggio, passioni, significati, relazioni correlabili  agli aspetti decisivi di una forma di vita.

Ma del Roland Barthes interprete della moda, in questa sede, mi interessa di più un altro testo breve apparso qualche anno prima della pubblicazione del Sistema. In “La fine del dandismo”, apparso per la prima volta nel 1962,  l’autore riteneva impossibile il perdurare del dandy nel tempo in cui le mode cominciano a dominare il gusto della gente. La sua argomentazione non era certo priva di buone ragioni. Il dandismo, scriveva, è essenzialmente legato al dettaglio raro, unico, per certi versi irriproducibile. Essendo ormai i fenomeni di moda immediatamente riproducibili ne discende l’impossibilità di essere dandy. Barthes usava per la moda, la critica che qualche decennio prima aveva utilizzato Walter Benjamin per denunciare la scomparsa dell’aura nell’arte, disintegrata dai dispositivi seriali del capitalismo.

Non sono completamente d’accordo con queste interpretazioni ma ammetto che fanno emergere dei contenuti problematici che ci aiutano a comprendere meglio eventi che interferiscono con l’estetica contemporanea.

La forzatura dell’interpretazione di Barthes, consiste nello schiacciare violentemente il dandy moderno sui segni (nel senso dato dalla linguistica saussuriana al concetto) che lo rappresentano, ovvero i dettagli, presentati come se fossero essenzialmente creazioni/cose dotate di una significazione stabilizzabile, quindi merci possibili, quindi riproducibili. Da un lato riconosce la logica della distinzione assoluta e ribelle che il dandy elegge a imperativo morale ma dall’altro vincola l’esperienza del vero dandismo non alla possibilità del dettaglio percepito e, nell’era dell’informazione, fatalmente preso in un circuito di fruizione, ma alla sua originaria alterità radicale rispetto le istanze emulative, imitative, tipiche delle mode.

È come se il vero dandy, per Barthes, non potesse che rifarsi alla lezione di un Brummel ossessionato dal confronto con il guardaroba, al quale occorreva l’intera mattinata per scegliere il look minimalista da esibire nei giochi di società nei quali primeggiava per distinzione.

Noi sappiamo, invece, grazie ad autori come Barbey d’Aurevilly, Max Beerbohm e Baudelaire, quanto il fenomeno del dandismo non possa essere compreso solo concependolo solamente in rapporto all’autonomia del dettaglio o alla scelta di tratti delle apparenze “differenti”. È la natura etica dell’adesione al significante (o al fascio di tratti) che lo rappresenta presso altri significanti (gli sguardi di chi da fuori lo invidia, lo ammira o lo disprezza) a conferire al dandy fascino e forza passionale che ci seduce. In altre parole, la dimensione significante del dettaglio andrebbe interpretata nel senso che Jacques Lacan attribuiva a questa categoria linguistica nel contesto della sua teoria dell’inconscio strutturato come un linguaggio, ovvero come resistenza al senso. In tal modo, il significante/dettaglio sfugge alla logica del segno (che presuppone il rimando puntuale e razionale alla catena delle significazioni) divenendo una sorta di feticcio induttore di fascino.

Naturalmente, come ho evidenziato sopra, Barthes non nega la dimensione etica teorizzata dai primi teorici del dandismo. Semplicemente gli antepone una ragione “tecnica”. Ovvero, partendo dal fatto che per essere dandy occorre un forte investimento creativo dal quale far emergere la singolarità del soggetto, con la nascita di boutiques specializzate pronte a imitare in tempi brevissimi ciò che attira l’attenzione dei trendsetter, “tecnicamente” non risulterebbe più possibile preservare il dandy dall’inflazione di quel dettaglio che, in altri tempi, riassumeva la sua radicale alterità.

In breve, Barthes non esplora una distinzione che a mio avviso risulta centrale per comprendere il dandismo contemporaneo: alla metafisica dell’essere dandy va aggiunta la questione del desiderio dandy. In definitiva cosa sia un vero dandy è una questione meno interessante rispetto alla domanda che indaga sul come e a quali condizioni il dandismo continui ad avere fascino.

Comunque, mi piace sottolineare ancora che il punto di vista di Barthes ha avuto il merito di segnalare un problema vero.

Nel post-capitalismo o se volete nel post-fordismo essere dandy nel reale non è una avventura facile, come non lo è, per esempio, essere un artista. La particolare metafisica che sostiene queste soggettività si scontra con una società materiale che banalizza il mito, trasformando il mistero in consumo, il rito in spettacolo, i feticci in segni, il tocco magico in informazioni.

Ecco dunque, per tornare a Corto Maltese, ovvero a un disegno induttore di passioni, si può dire che il dandy scomparendo nel reale ( per via delle difficoltà ad essere un vero dandy) abbia buone ragioni per comparire tra il simbolico e l’immaginario nelle vesti grafiche inventate da Pratt. In altre parole, per la contemporaneità il desiderio dandy è prioritario rispetto l’essere dandy.

A mio avviso parte del successo di Corto Maltese dipende da questa proiezione del desiderio dandy, nel contesto di una vita sempre più burocratizzata e nello stesso tempo, per quanto riguarda l’estetica dell’abbigliamento, imprigionata in una foresta di segni in libertà vigilata. Infatti, malgrado oggi la moda (come l’arte del resto) abbia pressoché demolito ogni canone del gusto, la costruzione di singolarità espressive rimane un problema irrisolvibile per la maggioranza dei soggetti. Il fascino del dandy, soprattutto se raffigurato attraverso la messa in testo di immagini, rimane quindi una opzione molto desiderabile, oppure, se volete, più appagante rispetto il difficile controllo creativo delle tecniche o dei segni che potrebbero risultare utili per la sua costruzione nella realtà di ciascuno di noi.

Corto Maltese, oltre la moda

Dove cominciare per pensare al fascino specifico di Corto Maltese? La storia, la geografia in cui si muove, le avventure, certo sono importanti. La sua fisicità, come ho ricordato sopra, convince e suscita reazioni. Ma c’è dell’altro. Osservate i look di Corto. Spesso indossa il caban blu, in tessuto di lana Kersey, presumo, con chiusura a doppiopetto, con un collo molto ampio e un bavero largo che dal 1881 fino agli anni Quaranta del Novecento ha fatto parte della divisa della Marina militare americana. In realtà l’antesignano di questo giaccone reso famoso da tanti film di Hollywood è un capo in dotazione della Marina militare inglese che risale almeno al 1857, quando fu dato in dotazione a tutti i militari. Si tratta di un capo d’abbigliamento robusto, comodo, utile nelle situazioni ventose, contro la pioggia e il freddo. Devo aggiungere che, disegnato da Pratt, il caban di Corto possiede sfumature percettive diverse rispetto ai rigidi giacconi che esibiscono, per esempio, Steve McQueen nel film “Quelli della San Pablo” (1966) e James Cagney in “La riva dei bruti” (1935). Nel disegno il giaccone da marinaio, nelle diverse versioni, acquisisce una leggerezza e una adesività al personaggio, che il cinema non può emulare. Corto Maltese alterna il caban descritto con una soluzione strabiliante, molto più elegante, di impianto settecentesco, lunga come una redingote con spacco sul didietro, indossata come un frac a coda lunga. Il corpetto chiuso e la camicia dal collo rigido come quelle che oggi indossa Karl Lagerfeld, danno al suo look dominante chiare inflessioni aristocratiche. Secondo alcuni commentatori del personaggio, Hugo Pratt si sarebbe ispirato all’abbigliamento di Burt Lancaster sul set del film “Il trono nero” (1954), nel quale interpretava il ruolo dell’avventuriero David O’Keefe. Anche alcune sequenze del “Il pirata dell’isola Verde” (1952), vedono Burt Lancaster indossare fogge settecentesche che familiarizzano con alcune frasi del guardaroba elegante che l’autore impose a Corto Maltese. Tuttavia, bisogna aggiungere che l’interpretazione di Pratt evita lo storicismo ingenuo. Il look del personaggio (sia nel contesto temporale delle sue avventure sia per i lettori anni ’60/’70) più che essere banalmente retro possiede le inflessioni démodé come potrebbero apparire agli occhi del mainstream i dettagli dell’abbigliamento di un trendsetter. I calzoni  sono a zampa d’elefante e indossati, grazie alle sue lunghe gambe, risultano di una giustezza che colpisce. Di passaggio mi piace sottolineare che a partire da Mary Quant, i cosiddetti calzoni a campana diverranno sino alla metà dei settanta una delle soluzioni di abbigliamento più gettonate da entrambi i sessi. Posso anche aggiungere che la moda di contaminare il look con fogge di tradizioni militaresche, delle quali Pratt era un vero esperto, negli anni sessanta aiuta a spingere il gusto dei giovani verso una casualizzazione del guardaroba sempre meno arroccato dietro le opposizioni classiche del tipo: abito formale/abito da lavoro. Non è importante il valore di ogni singolo elemento dell’abbigliamento bensì l’effetto di stile che mi conferisce. Così ragionavano i trendsetter del periodo. L’appello allo stile, pensavano verso la metà dei sessanta  i fashionisti ribelli, mi dà margini di libertà rispetto le prescrizioni della moda e al tempo stesso sposta l’attenzione sul modo di essere (di indossare) che marca la mia individualità. Direi quindi che Corto Maltese risultava un perfetto profeta di un nuovo modo di vivere gli abiti, in grado di intercettare l’interesse delle avanguardie generazionali.

Corto Maltese_4L’orecchino che indossa con disinvoltura, in un periodo in cui tra gli uomini era ancora oggetto di commenti sarcastici, e la svolazzante cravatta a nastro che rende tollerabile la rigidità del collo inamidato lo fanno apparire veramente cool. Corto maltese è démodé e nello stesso tempo oltre la moda. Usa un abbigliamento mai stravagante o snob ma nello stesso tempo si distingue e crea una disposizione nell’altro a viverlo come una icona.

Il suo modo di atteggiarsi e il portamento decontratto che lo contraddistingue rendono dandy la sua presenza. Forse è per questo che a un certo punto Pratt ha infilato nel racconto l’informazione che la madre era stata una modella. Di un pittore certo, ma essere una modella significa anche portamento, grazia, eleganza, dimensioni che fanno parte del meta-linguaggio della moda.

Trovo dunque in Corto Maltese la conferma di molti dei tratti pertinenti che Baudelaire elencava nel suo famoso testo sul dandy.

Il bisogno di crearsi un’originalità, contenuto nei limiti esteriori delle convenienze, ad esempio; oppure la perfezione nella semplicità come miglior modo di distinguersi. Anche la propensione allo spiritualismo e a uno stoico eroismo sembrano strappare il dandy al fascino della decadenza e al facile utilitarismo che contraddistingue, scrive Baudelaire, la marea crescente della democrazia.

La leggerezza di andatura, la sicurezza nei modi, la disinvoltura nell’indossare un abito o nel dominare gli avversari in una improvvisa rissa, l’atteggiamento calmo e pensoso dal quale promanano forza ed energia, sono caratteristiche che ben più delle apparenze rivelano la struttura individuale del dandy avventuroso.

Non mi sorprende che in una società che stava liquidando la funzione paterna, Corto Maltese sia divenuto un mito. Non mi sorprende che il desiderio dandy dato per morto negli anni in cui i grandi romanzi delle ideologie ancora resistevano, sia riapparso nella post modernità contribuendo al perdurare, tra chi consuma fumetti, del fascino del bel marinaio.

È vero! Forse oggi, nella nostra società liquida  il dandismo appare il forma street style, retrò, contaminato da vintage. Forse bisogna cercarlo tra i disadattati… Ma non era Corto, a suo modo, un disadattato di successo?

L’industria vestimentaria ha tentato di trasformare la notorietà e il fascino di Corto Maltese in elementi d’abbigliamento da diffondere tra i suoi fan. Nel 2009 venne lanciata a Parigi, nella boutique Colette, la linea di giacche Hugo Pratt for Corto Maltese. Non mi risulta che i caban o i Peacoat abbiano avuto la diffusione sperata. E infatti, nel 2014, la società Cong, proprietaria dei diritti, ha ripreso il controllo delle licenze delle linee di abbigliamento. Questo significa che il mercatismo di un affascinante feticcio grafico non è così scontato come potrebbe pensare un lettore ingenuo del famoso capitolo sul feticismo delle merci di Karl Marx. In un certo senso, Corto Maltese, potrebbe essere una ineffabile conferma del sex appeal dell’inorganico, tipico secondo il W.Benjamin dei Passages, delle devianze della moda. Di fronte al bel marinaio non siamo forse affascinati da un disegno? E, come enunciava J.Lacan in un suo famoso seminario, la magnificazione delle immagini non è forse lo stampo delle perversioni? Ma se, in ultima istanza, la moda in definitiva è sempre un feticismo più o meno dissimulato e se il fascino del bel marinaio costeggia l’idolatria, perché allora la prima non è riuscita (sinora) a impossessarsi degli abiti di Corto? Probabilmente il fascino non è totalmente mercificabile. Le sue leggi eccedono i principi dell’utilitarismo e della Ragione. I caban creati nel nome di Corto, rappresentano un indumento che al posto del personaggio hanno presentato un vuoto. Perché la transustanziazione, dallo spirito del disegno all’oggetto di tessuto, non è riuscita? Probabilmente perché un feticcio non lo si può svestire e rivestire a nostro piacimento. Non si può passare dal disegno alla stoffa, dal personaggio di Hugo Pratt a un manichino o un modello, dall’avventura alla pubblicità, senza incrinare il meccanismo del fascino. E senza il fascino del dandy avventuroso (che abbiamo visto dipendere non solo dai suoi look bensì dalle istanze narrative) i pur pregevoli capi creati nel nome di Corto si sono rivelati feticci vuoti di forza passionale.

Per concludere le mie elucubrazioni sul personaggio creato da Pratt, vorrei tornare alle brevi parole con cui Pandora, nella lettera citata all’inizio, ci parla della struggente solitudine di Corto, seduto sulla spiaggia a guardare per ore il mare.

Ora, davanti all’infinita ripetizione delle onde, forse sta comprendendo quanto sia stato alto il prezzo da pagare per essersi messo al posto del padre senza mai poterlo essere, risultando impossibile per lui accedere all’ al di là delle esibizioni e delle parate nell’incontro con le donne. Ora non gli rimane che la consolazione del mistero della madre, evocata da quel mare al quale lo psicoanalista Ferenczi ancorava la simbolizzazione della funzione materna. È da quel mare che continuano a sgorgare i veri tesori della sua vita. Altre favole soprattutto, o storie, premonizioni,sogni che Pratt da un certo punto in poi, non ha più voluto raccontarci.

Bibliografia:

  1. Per quanto riguarda la correlazione tra fascino e feticcio, ho usato a piene mani il bel libro di Ugo Volli dedicato al “Fascino” (Feltrinelli, 1997), al quale rimando il lettore animato da interesse per l’argomento: il testo di Volli lo considero imprescindibile;
  2. Il fascino interpretato come una strategia anti-fragile è una mia libera estrapolazione delle teorie di Nassim Nicholas Taleb presentate nel suo importante libro intitolato “Antifragile”, al quale chiedo scusa per le forzature;
  3. Le teorie sul dandy/ dandismo alle quali faccio riferimento sono il risultato della lettura di: Roland Barthes, “Il senso della moda”, (Einaudi, 2006); Jules-Amédée Barbey d’Aurevilly, “George Brummell e il dandismo” (Edizioni Studio Tesi,1994); Max Beerbohm, “Elogio dei cosmetici” (Novecento, 1985); ” Dandy & Dandies” (Edizioni Studio Tesi, 1987); Charles Baudelaire, “Il pittore della vita moderna”, in Poesie e Prose (Mondadori, 1973); Marcel Proust, “L’indifferente” (Einaudi, 1978); Oscar Wilde, “Ritratto di Dorian Grey” in Opere (Mondadori, 1993); Walter Pater, “Mario l’epicureo” (Einaudi, 1970);
  4. Sulla crisi delle grandi narrazioni il rimando non può che essere a: J.F. Lyotard, “La condition postmoderne”, (Les Éditions de Minuit, 1979);
  5. La moda come linguaggio e sui limiti della correlazione, per me ha avuto come insuperabile testo di riferimento al quale regolarmente tornare: Roland Barthes, “Il sistema della moda” (Einaudi, 1991);
  6. Sulla differenza tra il segno di de Saussure e l’istanza del significante nell’economia psichica: J.Lacan, “L’Istanza della lettera dell’inconscio o la ragione dopo Freud” in Scritti vol.I (Einaudi, 1974);
  7. Su moda, feticcio e perversione delle immagini oltre al già citato testo di Ugo Volli, sono da leggere le pagine di W.Benjamin dedicate alla moda, contenute nel monumentale volume dedicato a “Parigi, capitale del XIX sec.” (Einaudi, ) e il Seminario IV, del 1956/57 di J.Lacan dedicato a la Relazione d’oggetto pubblicato da Einaudi nel 1996. Disegno e perversione sono stati alcuni dei temi di indimenticabili seminari milanesi ai quali ho partecipato per anni, tra la fine degli anni settanta e i primi ottanta, diretti da Sergio Finzi orientati a trovare un passaggio teorico inedito tra Freud e il lacanismo, in quegl’anni dilagante ed estremo, culminati in un bel libro intitolato “Il mistero di Mister Meister” (Edizioni Dedalo, 1983);
  8. Di Hugo Pratt, per chi avesse dei dubbi sul fascino del personaggio, rimando alla lettura della saga di Corto Maltese ripubblicata integralmente da Rizzoli e Lizard, distribuita come supplemento del Corriere della Sera (Tutto Pratt) che per quasi tutto il 2014 ha riempito di piacere le mie ore dedicate a letture sregolate e di puro godimento.

Corto Maltese

Lamberto Cantoni
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81 Responses to "Corto Maltese, il fascino del dandy avventuroso"

  1. Roberto   9 Febbraio 2016 at 13:33

    È corretto ciò che dice l’autore sulla moda anni sessanta per il successo di Corto Maltese? Io penso di sì. Nel fumetto di Pratt c’è lo spirito di quegl’anni. libertà repulsione nei confronti del potere, uno stile raffinato ma al di fuori delle regole.

    Rispondi
    • Baba   9 Febbraio 2016 at 14:43

      Io trovo invece che i veri personaggi affascinanti siano quelli femminili. Cioè non dico che il bel marinaio non sia bello, ma la novità sono le donne. Per esempio Morgana, Bocca d’Orata, Java nella Suite Caribbeiana sono veramente avanti in tutto. Sono molto più seducenti di Corto Maltese che come scrive l’autore dell’art ha qualcosa del disadattato. I disadattati possono avere fascino ma non seducono. Mai.

      Rispondi
  2. Aurora   9 Febbraio 2016 at 19:37

    La parola anti fragile mi è piaciuta. Ma se devo dire la verità non sono micca sicura di avere capito perché Corto Maltese è anti fragile.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   18 Febbraio 2016 at 20:42

      Gran parte della vita dei bipedi parlanti è dedicata ad evitare rischi e a fuggire dagli stress. La maggioranza di essi sembra prediligere dispositivi top down che fanno calare dall’alto soluzioni o regole che spesso complicano i problemi e aggiungono stress. L’illusione di una vita a rischio zero comporta la credenza nella robustezza come fuga dalla fragilità. Corto Maltese per contro ama l’avventura, si prende i suoi rischi, detesta tutto ciò che è top down. Le sue esperienze implicano stress, disordine e il fiorire di tutto ciò che è bottom up. La sua vita è fatta di un’aggressiva assunzione di rischi. Tutto ciò lo rende Antifragile. La sua lezione è questa: qualunque cosa tragga più vantaggi che svantaggi da eventi casuali è Antifragile e ci fa crescere. Quindi dal momento che la vita è complessa (non predicibile) cioè dominata dalla casualità, tutto ciò che ci da l’illusione della fuga dai rischi produce fragilità. L’antifragile ama il caso e l’incertezza.

      Rispondi
  3. Luciano   10 Febbraio 2016 at 09:47

    Non so se è corretto considerare Corto Maltese (la grafica del personaggio) un feticcio. L’intrattenimento visuale dei fumetti non ha nulla di sacro o di particolarmente tribale. A me piacciono le graphic novel ma dire che mi affascinano le tavole che vedo mentre le leggo, mi pare troppo. Trovo il punto di vista dell’autore interessante ma troppo esagerato. Un fumetto mi trasmette piacere anche perché lo guardo senza le pesantezze di altre forme culturali.

    Rispondi
  4. Aurora Iris   10 Febbraio 2016 at 11:28

    Articolo accurato e interessante ma onestamente non trovo il caro marinaio cosi’ seducente come viene dipinto da queste parole.

    Rispondi
  5. Oliviero   11 Febbraio 2016 at 10:30

    Corto Maltese poteva essere concepito solo negli anni sessanta. Il decennio prima non avrebbe trovato un editore. Però le connessioni con la moda vestimentaria del periodo non le vedo chiare. Sembra più un personaggio ottocentesco.

    Rispondi
  6. Abderrhim   11 Febbraio 2016 at 14:34

    9arayt hadak hi li katabti nani t9aya

    Rispondi
  7. Romano   11 Febbraio 2016 at 19:26

    Abderrhim, potevi tradurre quello che hai scritto, ammesso abbia un senso!

    Rispondi
    • Franck   11 Febbraio 2016 at 19:30

      Certo che ha senso…la traduzione è questa: l’articolo del prof fa cagare..

      Rispondi
  8. Abderrhim   12 Febbraio 2016 at 08:30

    No, io non scritto cagare ma cavolate. Articolo con troppo balle parole per immagini fumetto per ragazzi. Mai visto nessuno vestito come il maltese. Moda non c’entra.

    Rispondi
    • Martina Mina   14 Febbraio 2016 at 16:23

      Forse a mio parere le immagini dovrebbero essere tenute più in considerazione da tutti, poiché tramite queste, si possano esprimere emozioni allo stesso livello delle parole. Inoltre non riesco ad immaginarmi un “corto maltese” senza le immagini di Pratt.

      Rispondi
    • Antonio Bramclet
      Antonio bramclet   15 Febbraio 2016 at 17:38

      Forse Abderrhim manifesta verso le immagini, in questo caso di fumetti, il disagio che provano quelli che appartengono culturalmente al mondo islamico. È tristemente nota la loro difficoltà ad interpretare le immagini con l’interesse che ci contraddistingue da loro.
      Quindi non sono sorpreso dalla sua valutazione dell’articolo.

      Rispondi
      • Claudio   16 Febbraio 2016 at 09:15

        Antonio, guarda che i fumetti sono una bella realtà nei paesi islamici. Ti consiglio di leggere Le graphic di Marjane Satrapi e The 99 di Naïf Al-Mutawa

        Rispondi
        • Antonio Bramclet
          Antonio   16 Febbraio 2016 at 09:28

          A me risulta che Naïf Al-Mutawa proprio per colpa del fumetto che hai citato, in Kuwait stia rischiando la pena di morte per eresia o blasfemia..le accuse dei barbuti oscurantisti sono sempre le stesse. Quindi secondo te non ci sarebbero problemi???

          Rispondi
  9. Pier   12 Febbraio 2016 at 14:20

    Ho notato che nella sua descrizione del look di Corto Matese manca il copricapo da marinaio che personalmente considero fondamentale. Errore oppure non lo considera importante?

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   12 Febbraio 2016 at 19:17

      Avevo fatto una scheda ad hoc sul berretto ma era incompleta. Non sono riuscito a recuperare informazioni utili. A prima vista non mi sembrava un berretto da ufficiale di marina. Dopo aver sfogliato libri sul tema delle divise militari a un certo punto erano emerse somiglianze con il berretto degli addetti all’artiglieria dell’esercito tedesco. Ma erano plausibili altre contaminazioni. Questa incertezza sull’origine del modello ha provocato la dimenticanza che hai giustamente segnalato.

      Rispondi
      • Andrea   13 Febbraio 2016 at 14:56

        Mi chiedo cosa sarebbe cambiato se al posto del berretto disegnato da Pratt, corto maltese ne avesse portato uno per esempio simile a quello dei marinai fatto a barchetta con i risvolti all’insù. Daremmo un giudizio diverso alla qualità della graphic Nobel? Non è che la moda ci ha condotti a perdere il senso del limite delle riflessioni appropriate?

        Rispondi
        • Lamberto Cantoni
          Lamberto cantoni   13 Febbraio 2016 at 18:06

          Direi proprio di sì! Se ho ben capito il tipo di copricapo del tuo esempio, credo che in molti frames Corto sarebbe apparso un pò ridicolo, sicuramente meno autorevole.
          Comunque i dettagli sono importanti (pensa a quanto contano gli accessori per la moda). Si può discutere sul reale peso delle ineffabili significazioni che determinati elementi dell’abbigliamento aggiungono (o tolgono) alle semantiche dei look. Ma non c’è dubbio che lo sviluppo della moda crea e al tempo dipende dalla disposizione del modante (il soggetto della modazione) ad affinare le significazioni che letteralmente ci portiamo addosso.

          Rispondi
  10. Kris   18 Febbraio 2016 at 14:00

    Corto Maltese porta l’orecchino nell’orecchio sinistro come i semplici marinai. Gli ufficiali aristocratici lo portavano a destra. Questo non contraddice la teoria dell’autore sul dandismo aristocratico di Corto a Maltese?

    Rispondi
    • Roberta De Vito LABA   28 Gennaio 2024 at 15:54

      La questione dell’orecchino di Corto Maltese, indossato sull’orecchio sinistro anziché a destra come era usanza tra gli ufficiali aristocratici, è una riflessione interessante.
      Il dandismo, come espressione culturale, non è necessariamente legato alla classe aristocratica nel senso tradizionale. Anche se originariamente associato a figure aristocratiche come George Brummell, il dandismo si è evoluto per rappresentare un atteggiamento più che una posizione sociale. È caratterizzato da un’estetica raffinata, un’eleganza nel comportamento e un distacco dalla mediocrità e dalle convenzioni, piuttosto che dalla nascita in una particolare classe sociale. Corto Maltese, pur incarnando alcuni aspetti del dandy come il distacco, l’individualismo e l’eleganza, è anche profondamente radicato nel mondo dei marinai, un ambiente che è tutto tranne che aristocratico. Il fatto che indossi l’orecchino nell’orecchio sinistro, seguendo la tradizione dei marinai semplici piuttosto che degli ufficiali, sottolinea la sua connessione con il mondo della gente comune e l’avventura. Questo dettaglio è significativo poiché riflette la sua identità di uomo del mare, un globetrotter che vive al di fuori delle norme convenzionali della società, sia quelle della borghesia sia quelle dell’aristocrazia.

      Rispondi
  11. Lucia   27 Febbraio 2016 at 11:12

    Forse la moda dedicata al bel marinaio non ha avuto il successo sperato perché il tipo di dandy amato dagli stilisti oggi è o glamour o gender. Corto Matese non è né l’uno né l’altro.

    Rispondi
  12. Alessandra P   27 Febbraio 2016 at 14:02

    “È vero! Forse oggi, nella nostra società liquida il dandismo appare il forma street style, retrò, contaminato da vintage. Forse bisogna cercarlo tra i disadattati… Ma non era Corto, a suo modo, un disadattato di successo?”

    Ma quale street style? Quello ostentato dagli ignari fruitori passivi del sistema moda? Ma quale vintage? Quello che ormai è diventato un trend commerciale? E quali disadattati? Quelli che cercano disperatamente di essere outsider mentre risultano i primi a cadere in un’eccessiva banalità?
    Mi chiedo infine se ciò non rappresenti un vero bisogno del dandy e dell’atteggiamento di rifiuto nei confronti della massa, o della sua figura stereotipata.

    Rispondi
    • Claudia   27 Febbraio 2016 at 19:34

      I dubbi di Alessandra sono anche i miei. C’è bisogno di dandy veri e non fasulli. Non basta citare lo street style per essere differenti.

      Rispondi
      • Piero   28 Febbraio 2016 at 17:09

        Claudia e Alessandra non tengono conto che esiste uno street style autentico. Non è colpa dei ragazzi che si ribellano al consumismo se il marketing della moda è diventato supervampiresco nei confronti della creatività spontanea dei ragazzi che non vogliono essere omologati.

        Rispondi
        • Riccardo   28 Febbraio 2016 at 17:37

          Autenticità è una parola che andrebbe abolita. È solo una illusione. La moda cannibalizza tutto e tutti. La vera rivoluzione è diventare inautentici, confondersi per fregare il fashion sistem

          Rispondi
  13. Diana P   28 Febbraio 2016 at 15:49

    Il guardaroba dovrebbe rappresentare il nostro modo di vivere e invece si riduce ad un semplice accumulo di roba di un modo di vivere stereotipato e dogmatico imposto dall’ultima parola della moda. Sarebbe molto più interessante accumulare esperienze, stili di vita, passioni, emozioni e tradurle in un modo di presentarsi, quindi abbigliarsi unico e inimitabile.
    Sarebbe bello parlare non di gusti ma di personalità, non di ” sentirsi a proprio agio” ma di sentirsi se stessi, non di indossare ma di presentare qualcosa di sé, presentare il sé.
    Penso che il dandy non sia morto, bensì viva nei superstiti dell’isola della conoscenza, conoscenza del sé e degli altri.

    Rispondi
  14. Patti   1 Marzo 2016 at 09:32

    Corto Maltese è un marinaio giramondo. La moda ha interesse per questo tipo di personaggi. Prada nella sua collezione autunno inverno 2016-17 presentata l’altro ieri a Milano ha citato tantissimo la moda marinaia. Il giaccone di panno blu con sotto solo le calze ricamate e cappellino bianco sarebbe piaciuto moltissimo a Corto Maltese.

    Rispondi
  15. Sara P.   1 Marzo 2016 at 15:29

    Un confronto, oggettivamente può nasce spontaneo..
    Dopo la sfilata di Prada autunno inverno 2016/17 presentata a Milano, nel quale viene ricordata la “moda marinaia”, quanto può questo, essere riconducibile all’idea del vero vecchio Dandy, in questo caso Corto maltese?
    E ammesso che l’ispirazione sia dovuta proprio da quest’ultimo, all’interno della collezione c’è un ritorno alle origini? O invece l’idea sta nell’ introdurre un nuovo tipo di Corto, il quale si troverebbe a “fare i conti” con la nuova società di oggi?

    Rispondi
  16. Eleonora P   1 Marzo 2016 at 16:24

    “Ma del Roland Barthes interprete della moda, in questa sede, mi interessa di più un altro testo breve apparso qualche anno prima della pubblicazione del Sistema. In “La fine del dandismo”, apparso per la prima volta nel 1962, l’autore riteneva impossibile il perdurare del dandy nel tempo in cui le mode cominciano a dominare il gusto della gente. La sua argomentazione non era certo priva di buone ragioni. Il dandismo, scriveva, è essenzialmente legato al dettaglio raro, unico, per certi versi irriproducibile. Essendo ormai i fenomeni di moda immediatamente riproducibili ne discende l’impossibilità di essere dandy. Barthes usava per la moda, la critica che qualche decennio prima aveva utilizzato Walter Benjamin per denunciare la scomparsa dell’aura nell’arte, disintegrata dai dispositivi seriali del capitalismo.
    Non sono completamente d’accordo con queste interpretazioni ma ammetto che fanno emergere dei contenuti problematici che ci aiutano a comprendere meglio eventi che interferiscono con l’estetica contemporanea.”

    Se prendiamo in considerazione il concetto di dandy associato al dettaglio raro, unico del suo genere non possiamo essere più vicini alla realtà imminente. L’imminente successo della stampa 3D ci riporta a questo concetto. La personalizzazione estrema e l’unicità di stile che ne deriva, potranno riportare in auge il concetto di un nuovo dandy. Sarà infatti possibile possedere un capo o un accessorio introvabile in quanto creato interamente singolarmente. Questa considerazione può essere possibile se prescindiamo il concetto complementare di dandy, ovvero il fascino e la forza passionale che lo distinguono. Il concetto di dandy inteso come uomo unico nel suo genere, irriproducibile, non può che essere più calzante ed adatto al giorno d’oggi.

    Rispondi
  17. Ginevra P   1 Marzo 2016 at 21:32

    Se si pensa al dandy in generale ci viene in mente all’istante il caro Oscar Wilde e la sua idea di vivere la vita come un opera d’arte. Ma probabilmente Corto Maltese è diverso in alcuni punti: per quanto si vesti effettivamente in maniera dettagliata e che il suo fascino sia altrettanto studiato, ciò non toglie il fatto che lui voglia vivere alla scoperta di nuove cose, misteri e ricevere risposte. Notando la collezione haute couture autunno inverno 2015/2016 di Viktor & Rolf si può percepire il ritorno del concetto dandismo che appunto che citato inizialmente e forse non conferma del tutto l’idea citata nel “La fine del dandismo” di Barthes.

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  18. Gao P   1 Marzo 2016 at 23:29

    “Il dandismo è l’ultimo atto di eroismo nei periodi di decadenza”, scrive  Baudelaire in pagine famose. E alla fine del suo breve scritto elenca  caratteristiche della bellezza del dandy che trovo estendibili a Corto Maltese: il modo di portare un abito, leggerezza d’andatura, sicurezza nei gesti, una semplicità nei modi pur nell’aspetto di dominatore, un atteggiamento sempre calmo ma che rivela tuttavia una forza, “un fuoco latente che si lascia indovinare, che potrebbe ma non vuole divampare”.

    Quel che apprezzo Corto Maltese è il suo atteggiamento,non vivendo per vivere, visse per essere se stesso. “Has a thousand readers have 1000 Hamlet”, stessa maglia ma diversi wearer e diverse immagini.La moda non presenterebbe solo quel che si vede, anche quel che si sente,quei lati più in fondo in noi. E’ un riflesso della nostra esperienza in qui che abbiamo compreso.

    Rispondi
  19. Lucia P   2 Marzo 2016 at 00:53

    Dandy’s not Dead
    2016 e decadenza, anni post moderni, medioevo tecnologico: liquidità, velocità e sovrastimolazione. Siamo annoiati, disincantati e apatici. Decadenza e Crisi.
    “Il dandismo è l’ultimo atto di eroismo nei periodi di decadenza”
    La società dei consumi va combattuta a colpi di dandy, inteso nella concezione di Baudelaire. Il dandy va ricercato al di fuori del consumismo, lontano dal denaro e dalle dinamiche dei social network. Il Flâneur post moderno è in lotta contro l’omologazione dei consumi, alla ricerca dei significati più reconditi e presenti nel tessuto urbano ma che sfuggono all’occhio frettoloso. Il Flâneur post moderno si ciba di realtà, metropoli, viaggi e incontri. Il Dandy post moderno non è emarginato, ma non necessita di approvazione sociale, di like, follower e contatti. Il Dandy post moderno non vuole riconoscersi in un codice di costume, forse è street, forse vintage, forse street vintage. Il Dandy post moderno è raro, but not dead.

    Rispondi
  20. Sofia P   2 Marzo 2016 at 02:09

    Corto è fascino e seduzione, illusione e desiderio, semplicità e originalità, un personaggio che scaturisce una sorta di fastidio per il fatto che mai ci apparterrà, ma con cui allo stesso tempo non possiamo evitare di farci i conti. Non credete che si possa dire lo stesso di molti capi di abbigliamento?
    Ed è qui che il dandy sopravvive, nel fascino che non è mercificabile, nell’impossibilità di tradurre il disegno in stoffa, il sogno in realtà.
    Quindi si, per la contemporaneità il desiderio dandy è prioritario rispetto l’essere dandy.

    Rispondi
  21. SofiaDN P   2 Marzo 2016 at 02:18

    Corto è fascino e seduzione, illusione e desiderio, semplicità e originalità, un personaggio che scaturisce una sorta di fastidio per il fatto che mai ci apparterrà, ma con cui allo stesso tempo non possiamo evitare di farci i conti. Non credete che si possa dire lo stesso di molti capi di abbigliamento?
    Ed è qui che sopravvive il dandy, nell’illusione, nel desiderio, nel fascino che non è mercificabile, nell’impossibilità di tradurre il disegno in stoffa, il sogno in realtà.
    Quindi si, per la contemporaneità il desiderio dandy è prioritario rispetto l’essere dandy.

    Rispondi
  22. Giulia Forte P   2 Marzo 2016 at 12:01

    Per la teoria del cosiddetto Tricckle across in cui il sistema moda si muove trasversalmente attraversando reti di gruppi sociali interconnessi (non rifacendosi più quindi all’acquisizione dei trend dall’alto verso il basso e viceversa ma virando attraverso) un ipotetico dandy del post-moderno si compiacerebbe nello schivarli con buone dosi di superiorità e scetticismo, dando così libero sfogo al proprio individualismo ipocrita.
    Non incarnarebbe più il famoso immaginario del dandy coerente con il proprio portamento “originale”, non trasmetterebbe ancora lo stesso fascino di colui che mantiene il controllo sulle apparenze ma risulterebbe plasmato da un numero multiplo di identità, nonchè maschere necessarie alla sopravvivenza in un contesto liquido come quello odierno; mi riferisco alla realtà flessibile post-moderna descritta da Bauman come priva di certezze e di identità statiche.
    E mettendo caso che il dandy odierno riuscisse nel suo obiettivo (perché teniamo presente che l’apparire e l’essere sono due abissi ben distanti tra loro) distinguendosi per il dettaglio, la leggerezza e superando la moda, si troverebbe ben presto a fare i conti con la velocità irrefrenabile del sistema, affiancato alla novità prossima; quella stessa novità che fino a poco tempo prima era stata definita con il termine di “avanguardia”. Su questi presupposti immagino ai giorni nostri un eroe-antifragile che, esattamente come un nomade esistenziale, si avventura in un mare globalizzato lottando con costanza per reinventare sé stesso.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   11 Marzo 2016 at 10:17

      Le dinamiche traversali tra gruppi sociali interconnessi, sono interessanti. Lo street style rappresenta un esempio eclatante di attraversamenti continui che coinvolgono territori di stile eterogenei.
      Questo punto di vista, che potremmo definire panoptico, tipico di chi vuole “controllare” e “regolare”, ha però un difetto: cancella ogni tipo di conflittualità tra stili depotenziandone gli strappi semantici (intorno ai quali prendono corpo possibili identità/identificazioni in progress o alternative).
      Conviene dunque non perdere di vista il fatto che l’opposizione alto/basso, malgrado le dinamiche trasversali, mantiene tutta la sua potenziale eversività, senza la quale non si spiegherebbero le costanti attenzioni del sistema moda nei confronti di chi, in quel preciso momento, funziona come catalizzatore di scelte neo tribali (a loro volta generatrici di subculture).

      Rispondi
  23. Marco g   4 Marzo 2016 at 15:48

    Un buon resoconto delle avventure del marinaio poeta che continua a far innamorare anche le nuove generazioni grazie ai tratti poetici che si svelano dal sapiente utilizzo delle matite, dei colori e delle emozioni che fuoriescono dai mitici viaggi In cui almeno una volta ognuno di noi é riuscito, o ha sperato di riuscire, a specchiarsi.

    Rispondi
  24. Blue LABA   22 Gennaio 2024 at 23:21

    Sicuramente questo mio commento presenterà delle generalità, dato che non ho una gran cultura riguardante i fumetti anni 60 o 70, e non conosco nel dettaglio il clima politico italiano e mondiale del periodo. Non conosco Corto Maltese o Hugo Pratt, ma conosco molto bene come si costruisce un personaggio moderno e come si formano le icone. Negli anni di eroi stampati ne sono comparsi tanti e quasi nessuno di loro cambia vestiti, perché? Sicuramente per renderli riconoscibili e più facili da disegnare, dato che disegnando la stessa cosa più spesso alla fine risulta facile e comoda da riprodurre, ma probabilmente sto dicendo delle ovvietà. Parlando delle storie d’amore brevi o inesistenti, credo che fossero strutturate così per due motivi, il primo semplicemente non erano il fulcro della trama, il secondo non interessavano al pubblico, io donna che vive nel 2024 non posso sapere con certezza che cosa passasse per la testa di un ragazzino ma posso fare delle supposizioni e dubito che le storie d’amore fossero l’argomento preferito dell’utente medio del fumetto del tempo. Io non avendo letto il fuetto in questione non posso sapere tutte le avventure di corto, ma avendo letto alcuni fumetti di mio padre risalenti allo stesso periodo col tempo ho formato un personaggio-tipo che si adatta facilmente ai protagonisti di questo periodo, spesso sono uomini belli e muscolosi , che hanno dei principi incrollabili e anche quando tutto sembra che stia per crollare loro ci sono e la loro semplice presenza li risolve tutto, sempre, insomma dei perfetti Gary Stue, incarnazioni dell’uomo perfetto del loro tempo e forse parte dell’ego dei loro autori e lettori. Sono certa che i personaggi delle pagine dei tanti fumetti che sono stati creati nel corso degli anni hanno fatto cadere cuori su cuori a molte persone sia ora che prima, altrimenti non esisterebbero il concetto di ‘’waifu’’ e ‘’housbando’’, ovvero il concetto di moglie o mariti perfetti provenienti da opere immaginari.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   24 Gennaio 2024 at 04:07

      Per personaggi come Hugo Pratt il termine fumetto non è più adeguato. Si parla di graphic novel. C’è più letterarietà in Corto Maltese di quella che ho riscontrato in tanti pretenziosi romanzi. Nello script si parla del Dandy, di seduzione, di come vestire “personaggi”… Tutti temi che si possono sviluppare anche senza conoscere a fondo l’arte di Pratt.

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      • Blue LABA   24 Gennaio 2024 at 12:12

        Io tendo ad utilizzare le parole graphic novel e fumetto un po’ come sinonimi principalmente per un motivo, per questioni di marketing, spesso molti autori creano mondi narrativi e protagonisti che vengono esplorati un po’ in dei fumetti, un po’ in delle graphic novel e un po’ in libri veri e propri, alcuni esempi potrebbero essere: l’intera saga chiamata ‘’Evillous chronicles’’, il noto ‘’Spiderman’’ oppure le ‘’Tartarughe ninja’’, ma forse questo ragionamento può essere applicato al fumetto attuale e non a Corto Maltese.
        Riguardo al dandyismo onestamente non ho trovato molto da aggiungere rispetto allo script dell’articolo stesso, mi è sembrato completo. Riguardo alle storie d’amore sul serio credo che non siano state il fulcro delle trame del tempo.
        Tuttavia sento di dover specificare che la cosa più cronologicamente vicina a Corto Maltese che io abbia mai letto sia stato ‘’Zagor’’. Fumetto che oltretutto ho trovato abbastanza stereotipato e noioso, tratti che vedo onnipresenti in altri protagonisti del tempo come ad esempio ‘’Tex il Texano’’, io non so quanto Corto e Zagor abbiano in comune non avendoli letti entrambi, ma leggendo la descrizione di Corto vedo molte somiglianze, e attualmente mi sembra solo l’ennesimo Gary Stu.

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        • Antonio Bramclet
          antonio   24 Gennaio 2024 at 14:50

          Cccc…cosa? Zagor che somiglia a Corto Maltese! Orrore, catastrofe, aiuto fermate Blu, fatela ricoverare; no! meglio un corso accelerato di graphic novel

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  25. Lisa LABA   27 Gennaio 2024 at 17:07

    Oggi è difficile incontrare la figura del “dandy” se non studiando colui da cui è nato, ovvero Oscar Wilde, ed è anche molto difficile riuscirne a spiegarla vista la sua scomparsa dall’immaginario collettivo della società contemporanea. La bellezza è riuscita a surclassare il carisma addirittura inglobandolo a sé grazie all’inarrestabile monopolio della piatta immagine, facilmente editabile grazie a luci, pose e filtri. Un mondo digitale perde il contatto con la persona fisica e di conseguenza la voce o la postura non sortiscono più l’effetto carismatico di un tempo, costruendo così un ciclo di associazione alla sola bellezza, dimenticandone la sostanziale differenza. Personalmente ho avuto modo di avvertirla guardando la serie tv “Lucifer” del 2016 dove, qualità a parte, l’attore protagonista Tom Ellis con un solo sguardo o sospiro di voce era in grado di creare magnetismo e rendere credibile il personaggio. Per quanto questa serie sia abbastanza semplice e da alcuni poco apprezzata, ho avuto modo per la prima volta di immaginare un personaggio carismatico con chiarezza e allo stesso tempo mettere più a fuoco il dandy, caratterizzato da una personalità raffinata, da uno spirito ribelle, da un comportamento controcorrente. Tuttavia l’articolo ha affrontato questa figura in maniera più “scomposta”, definendo delle qualità caratteriali ed etiche che formano solo una parte del dandy. Certo, anche da una sola illustrazione è percepibile la misteriosa personalità di Corto Maltese, ma è abbastanza per definirlo tale? Mi viene in mente il personaggio di Arsène Lupin, ladro gentiluomo creato dallo scrittore francese Maurice Leblanc all’inizio del ventesimo secolo. Questi due personaggi condividono molti aspetti eppure uno di essi è vivo ancora ai giorni nostri attraverso le varie opere che l’hanno preso come ispirazione. Basti pensare al popolare manga e anime “Lupin III,” o alla recente produzione Netflix “Lupin” con Omar Sy, o alle innumerevoli citazioni presenti nel mondo dei videogiochi. Se entrambi Arsène e Corto Maltese sono “dandy,” allora perché è solo il primo a continuare ad essere senza tempo e modernizzato? Perché conosco più sfaccettature di Lupin nonostante sia italiana? Forse Corto Maltese incarna troppo il tipo di uomo di quegli anni, forse è troppo legato alla “bellezza”, forse è incatenato nel suo tempo, quindi non è possibile “riadattarlo” mentre Lupin è avvolto dal mistero, cambia forma e volto continuamente ma a rimanere invariato è il suo carisma, il suo essere dandy. Arsène Lupin è dunque senza tempo.

    Onestamente, non credo che la pubblicazione odierna di un personaggio come Corto Maltese avrebbe riscosso successo, quindi è difficile per me comprendere il fascino che esercitava negli anni Settanta, ma probabilmente le numerose avventure esotiche nutrivano fortemente la passione e la fantasia dei lettori dell’epoca, forse aiutavano proprio a scappare dalla monotonia della loro vita o fornivano loro un modello a cui ispirarsi. In sintesi, ho trovato interessante l’analisi proposta anche se, non conoscendo l’opera di Pratt, non ho termini di paragone per trovarmi concorde con quanto affermato dall’autore.

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  26. Alice Turchini LABA   28 Gennaio 2024 at 11:20

    Hugo Pratt ha dotato Corto Maltese di una narrazione non convenzionale e profonda. Il suo stile è caratterizzato da una trama ricca di dettagli storici e culturali, che si intrecciano con le avventure di Corto in modo affascinante. La storia non è solo un semplice susseguirsi di eventi, ma è arricchita da dialoghi filosofici e riflessioni introspettive, dando al personaggio una profondità che va al di là del semplice eroe d’azione.
    Corto Maltese è un personaggio unico nel panorama dei fumetti. La sua originalità é nella combinazione di elementi apparentemente opposti: è un avventuriero senza patria, un anticonformista romantico, un mistico pragmatico. La sua ambiguità morale e la sua indipendenza lo distinguono da molti altri eroi dei fumetti, dando vita a un personaggio che sfida gli stereotipi e le convenzioni.
    Il tratto distintivo di Hugo Pratt è altrettanto importante quanto la trama stessa. Lo stile grafico è semplice ma ricco di dettagli, con un uso sapiente delle ombre e una capacità di catturare l’atmosfera delle diverse ambientazioni.
    Corto Maltese mi ha ricordato lontanamente il Barone Rampante, mentre Corto Maltese è un marinaio errante, il Barone Rampante di Italo Calvino è un personaggio che vive sugli alberi, rifiutando di toccare terra. Entrambi condividono una ribellione contro le norme sociali e un desiderio di libertà. Tuttavia, le loro vie di ribellione sono profondamente diverse.
    Il Barone Rampante sceglie una vita sopra le convenzioni sociali, vivendo letteralmente al di sopra del mondo. La sua ribellione è filosofica e simbolica, rappresentando una protesta contro le restrizioni della società e delle aspettative familiari. In contrasto, Corto Maltese trova la sua ribellione nei vasti orizzonti dei mari, riflettendo un desiderio di libertà geografica e spirituale.
    Entrambi i personaggi, pur appartenendo a generi differenti, incarnano l’individualismo e la ricerca di un significato più profondo nella vita. Mentre Corto Maltese si avventura nei misteri degli oceani, il Barone Rampante esplora le altezze degli alberi, entrambi simboli di una libertà che va al di là delle convenzioni terrene.

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  27. Luigi Pezzella Laba   28 Gennaio 2024 at 11:22

    La maestria di Hugo Pratt nell’utilizzo del colore aggiunge un ulteriore livello di complessità emotiva a “Corto Maltese”. La sua abilità nell’associare specifiche tonalità cromatiche alle diverse atmosfere e emozioni delle storie conferisce al fumetto una profondità visiva straordinaria. Le ambientazioni esotiche e la profondità dei personaggi, sono rese ancora più coinvolgenti grazie alla scelta accurata dei colori. I toni caldi e avvolgenti nelle scene di luoghi lontani trasmettono un senso di esotismo e avventura, immergendo il lettore in mondi lontani e misteriosi. Al contrario, nelle situazioni di tensione, Pratt adotta palette più scure, accentuando il dramma e la complessità delle emozioni vissute dai personaggi.
    Le sfumature nelle espressioni facciali, gli sguardi penetranti e le atmosfere circostanti contribuiscono a comunicare le sfumature psicologiche dei protagonisti. Questa dimensione emotiva è un elemento distintivo che evidenzia l’abilità di Pratt nell’integrare il colore nella caratterizzazione dei personaggi.
    Confrontando questa capacità con altri fumetti dell’epoca, si nota come Pratt riesca a creare un’esperienza visiva più immersiva, trasformando il colore in un mezzo narrativo potente. Rispetto a molti fumetti contemporanei, dove il colore può essere utilizzato in modo più superficiale o per enfatizzare semplicemente l’azione, Pratt dimostra una consapevolezza più profonda della psicologia del colore, contribuendo a trasmettere le emozioni complesse delle sue storie.

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  28. Aurora Laba   28 Gennaio 2024 at 12:47

    Senza dubbio Corto Maltese rappresenta un’icona dandy. Nonostante egli indossi sempre gli stessi abiti, lo fa con disinvoltura ed eleganza tali da renderlo agli occhi dei lettori, un personaggio affascinante e misterioso. Il suo look disinvolto ha ispirato diversi stilisti che hanno portato sulle passerelle lo stile di Corto Maltese senza però riuscire a riprodurne lo stile e lo charme che invece sono ben visibili nei fumetti.
    Egli incarna la figura del dandy descritta da Baudelaire; egli è sicuro di sé sia dentro i suoi abiti che nella sua andatura e nel suo modo di fare. Forse proprio per questo motivo che Corto Maltese non può essere imitato e rimane è un eroe senza tempo.

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  29. Lorenzo Pollini LABA   28 Gennaio 2024 at 14:10

    Corretto a parer mio l’incipit e la descrizione a grandi linee che è stata fatta nella parte iniziale del commento per descrivere il fil Rouge che lega la storia di corto maltese.
    Seppur l’articolo abbia qualche annetto, il fatto che sia stata messa sott’osservazione la tematica riguardante lo stereotipo di uomo seducente di quegli anni è lodevole.
    Interessante sarebbe fare un confronto di come ad oggi, 8 anni dopo l’articolo e 54 anni dopo l’uscita dell’ opera di Pratt, sia ancora, quella di corto maltese, un’estetica pregna di appeal, seppur ad oggi ci sia questo dilagante perbenismo, che alcune volte sembra voler imporre di dire a chiunque che quest’ultimo/a sia meraviglioso/a agli occhi di tutti.
    Per quanto riguarda il vestiario, Maltese è iconico ed il fatto che il suo modo di vestire possa passare alla storia assieme al personaggio, rinforza le motivazioni per le quali questo fumetto sia poi diventato culto.
    Il discorso che accosta il marinaio al dandy lo ritengo in parte corretto, io lo percepisco come un’uomo capace di mille avventure, che esce sempre da esse con un profumo, un profumo degno di chi ha la forza di risollevarsi da tutto. Un soggetto con uno status a se stante.
    È esemplare come dopo il successo riscontrata dall’estetica di corto maltese, l’industria fashion in Italia ed in Europa abbia poi iniziati a funzionare con elementi simbolo e stereotipi.
    Vediamo, ad esempio, i paninari a Milano negli anni ’80 che erano figli della narrazione americana del frequentatore dei fastfood.
    Oppure l’immaginario emo che emerse sempre dall’America, in particolare da Washington, a metà degli ‘80.
    Sebbene fosse un movimento con caratteristiche tipiche, dovute al modo di vivere di queste persone, portava con se anche un vestiario riconoscibile e ben delineato.
    Sebbene il tentativo di vendere l’abbigliamento iconico di Corto Maltese non abbia funzionato, a parer mio il leggendario fumetto ha insegnato e dato tanti spunti all’universo creativo, su tutta la linea.
    In termini di creazione di un fumetto, creazione e rappresentazione di una storia, è perché no, anche sotto il punto di vista stilistico.

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  30. Giulia Minghini LABA   28 Gennaio 2024 at 14:52

    Corto Maltese è stato descritto come un gentiluomo avventuroso, con una cultura romantica, divenuto famoso per la sua bellezza e il suo fascino. Rappresenta un’idea di uomo ideale degli anni Sessanta e Settanta utilizzando la seduzione come arma preferita.
    Si discosta dalle figure tradizionali dei fumetti dell’epoca, con Pratt si parla di graphic novel. Tratta argomenti già moderni come nella figura di sua madre: gitana di Siviglia chiamata Nina di Gibraltar, modella per il pittore Ingres, il che potrebbe spiegare l’immagine di una donna fuori dagli schemi. Inoltre è una rappresentazione diversa dell’eroe, visto che ci sono tratti sia della mascolinità che della femminilità, creando un equità di genere, argomento importante ai giorni d’oggi e che all’epoca ancora non era particolarmente sensibilizzato.
    Inoltre Corto Maltese si riflette nel suo stile di abbigliamento. Indossa sempre una camicia bianca aperta, pantaloni larghi e un cappello di feltro. Questo potrebbe essere visto come un simbolo della sua ribellione contro le convenzioni sociali e della sua libertà di vivere la propria vita senza regole fisse. Ritengo che anche se Corto Maltese può sembrare meno accurato nell’abbigliamento e nella modernità rispetto ad altri personaggi dei fumetti dell’epoca, come Tintin, che questa scelta stilistica si sposa perfettamente con il personaggio e con il suo spirito ribelle e avventuroso. Credo che il vestiario sia proprio il tratto che rende riconoscibile il personaggio, facendolo rimanere impresso al lettore.
    Non essendo particolarmente appassionata di fumetti e non essendo molto informata credo che questo personaggio sia moderno per quei tempi, ma che la sua fama l’aspetto e il suo fascino non siano paragonabili ad altre icone delle graphic novel.

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  31. Filippo Bruno LABA   28 Gennaio 2024 at 15:18

    Il mondo del fumetto europeo ha visto emergere numerosi protagonisti iconici nel corso degli anni, ma pochi hanno lasciato un’impronta così indelebile come Corto Maltese, creato dal geniale Hugo Pratt. Corto Maltese è, senza dubbio, una delle creazioni più affascinanti e complesse del mondo del fumetto: Pratt è riuscito a dar vita a un anti-eroe straordinario, una figura al di là degli stereotipi tradizionali, capace di catturare l’immaginazione dei lettori attraverso le sue avventure avvincenti e il suo spirito libero.

    Pratt, come narratore visivo, ha dimostrato una grande maestria nel creare storie, in particolare, la sua predilezione per la sintesi e la narrazione sequenziale, ispirate dal cinema, hanno trasformato i fumetti di Corto Maltese in opere d’arte uniche. La sua idea di fumetto come storytelling è stata pionieristica e ha contribuito a ridefinire il concetto stesso di fumetto. L’approccio di Pratt al medium è stato avanguardista, anticipando molte delle tendenze narrative che oggi sono ampiamente riconosciute nel mondo del fumetto.

    Pratt ha influenzato diversi fumettisti di spicco, tra cui Frank Miller, artisti come Magnus, Tardi, Munoz e Moebius che hanno ammirato e incorporato elementi del lavoro di Pratt nelle loro opere, creando un dialogo artistico che ha plasmato il panorama del fumetto europeo.
    La sua narrazione non scade mai nella banale trappola del realismo, ma predilige una sorta di realismo magico, altro elemento distintivo delle avventure di Corto Maltese. La sua capacità di mescolare il reale e il magico ha contribuito a creare un mondo unico: Corto Maltese, con il suo destino intrecciato a eventi storici e misteri sovrannaturali, incarna perfettamente questa fusione di elementi reali e fantastici.

    In definitiva, Corto Maltese è una testimonianza della genialità di Hugo Pratt nel reinventare il fumetto come mezzo narrativo. La sua visione ha aperto nuove strade per il medium, ispirando generazioni di artisti e contribuendo a consolidare il fumetto come una forma d’arte autonoma e stratificata.

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  32. Roberta De Vito LABA   28 Gennaio 2024 at 15:26

    La figura di Corto Maltese, come ben sottolineato nell’articolo, riflette il dandy descritto da Baudelaire come “un eroe dal volto umano” (distaccato e al tempo stesso profondamente umano, capace di navigare tra le convenzioni sociali con un’eleganza sovversiva), ma va anche oltre. Pratt attinge da un ricco patrimonio di narrativa di avventura e esplorazione, che può essere rintracciato nelle opere di Jules Verne e Joseph Conrad. Verne, con il suo approccio scientifico e dettagliato all’avventura, e Conrad, con i suoi temi di alienazione e confronto con l’ignoto, offrono una lente attraverso cui si può vedere la complessità di Corto Maltese.
    Inoltre, il parallelo con personaggi letterari contemporanei come quelli creati da Ernest Hemingway o Jack Kerouac è notevole. Hemingway, con il suo stile sobrio e la sua enfasi sul coraggio e la virilità, e Kerouac, con la sua celebrazione della libertà e dell’anticonformismo, rispecchiano aspetti del carattere di Corto Maltese. Tuttavia, Pratt si distingue per la sua capacità di fondere questi elementi con un senso di mistero e spiritualità che è unico nel panorama letterario e artistico.

    Sul fronte culturale e filosofico, le teorie di Roland Barthes sulla moda e il significato culturale avrebbero potuto offrire una prospettiva interessante sull’impatto di Corto Maltese. Barthes, con il suo interesse per i simboli e il linguaggio della cultura popolare, avrebbe potuto esaminare come il personaggio di Corto Maltese sia diventato un’icona culturale e come il suo stile e la sua personalità riflettano e influenzino le tendenze sociali e culturali dell’epoca.
    Il contesto storico e sociale degli anni ’60 e ’70, un periodo di grandi cambiamenti e sfide culturali, è essenziale per comprendere la popolarità e l’influenza di Corto Maltese. In questo periodo di ribellione contro le convenzioni e di ricerca di nuove forme di espressione, Pratt e il suo personaggio hanno catturato l’immaginazione del pubblico, incarnando l’ideale di un eroe più riflessivo, complesso, culturalmente consapevole.

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  33. Enrico Rossi LABA   28 Gennaio 2024 at 16:05

    Il testo in questione è ricco di informazioni sul personaggio e penso che dia una panoramica esaustiva sulle cose da tenere in conto quando si parla di Corto Maltese. La completezza del testo però ha dato origine a delle considerazioni (come è giusto che sia).
    La prima è il fatto che se Corto Maltese avesse preso piede e che non fosse la solita storia vista e rivista, ma che presentasse un protagonista unico nel suo genere, non riuscì a sopravvivere a lungo quanto altri personaggi nati sempre fra gli anni sessanta e settanta. La motivazione che mi sono dato è che con la nascita di fumetti che parlavano di avventure di supereroi le persone erano più attratte da qualcosa che non potevano trovare nel quotidiano, nella realtà.
    La seconda invece riguarda la personalità di Corto. La scelta di questo carattere sofisticato e ricercato, con un forte carisma, soprattutto con le donne, è stata fatta consapevolmente o il personaggio poteva avere un carattere opposto a questo? Questa decisione deriva dal fatto di prendere Corto come modello da seguire? Deriva dal fatto che Pratt ha preso ispirazione da una persona realmente esistita? Deriva dal fatto che Pratt voleva essere come lui?
    Forse con un Corto Maltese distratto, burbero e con poca cura di se stesso si sarebbe potuto dare vita a un personaggio opposto a quello narrato.
    Forse è proprio grazie a questa scelta di stile raffinato che il nostro protagonista può vivere questa vita piena di colpi di scena.

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  34. Achille   28 Gennaio 2024 at 17:48

    Corto Maltese, il cui nome deriva dal personaggio protagonista della “Graphic Novel” inventata e scritta da Hugo Pratt nel 1967, come già raccontato nell’articolo, emerge come una sinfonia di elementi che vanno al di là della superficie estetica.
    La sua figura è avvolta nella misteriosa aura del dandy, un termine che, come analizzato accuratamente, non può essere limitato alla moda e all’abbigliamento. Corto, infatti, incarna un dandy avventuroso, capace di reagire alla modernità e alle ideologie prevalenti, senza aderirvi completamente. La sua originalità risiede nella profonda coerenza del suo essere.., una coerenza che traspare non solo negli abiti ma anche nell’atteggiamento, nei gesti, e nelle scelte di vita.

    Il confronto presente nell’articolo tra Graphic Novel e fumetto è molto interessante. Corto Maltese, con la sua complessità narrativa e la profondità psicologica dei personaggi, supera il tradizionale stereotipo del fumetto; il termine Graphic Novel si tende ad utilizzare per opere più lunghe, complesse e narrative, spesso indirizzate a un pubblico più maturo.
    Per questo motivo è errato definirlo fumetto dato che “Corto Maltese” si allontana dall’idea di un semplice intrattenimento per ragazzi. La sua storia abbraccia temi complessi, sfide morali e interrogativi esistenziali, innalzando il medium a un livello più sofisticato.

    In questo contesto, un confronto con “Zerocalcare”, emerge come un interessante esempio di diversità nel panorama delle Graphic Novel. Mentre Corto Maltese incarna l’eleganza e la profondità, “Zerocalcare” può rappresentare un’estetica più moderna e provocatoria, con un focus satirico sulla società contemporanea. Entrambi si collocano al di là dell’etichetta di fumetto grazie alla loro complessità e alle sfumature narrative.
    In conclusione, Corto Maltese si erge come un’icona del dandismo avventuroso, un personaggio la cui influenza va oltre l’abbigliamento, mentre la definizione di “Graphic Novel” sottolinea la sua natura narrativa sofisticata.
    Cosa ne penso di “Corto Maltese”? Beh.. un ribelle con la penna. È come se l’avventura scorresse nelle sue vene. Nessun superpotere, solo una mappa del mondo e occhi che scrutano l’orizzonte. Pratt ha creato un eroe senza etichette, un viaggiatore che cattura l’essenza dell’esplorazione.

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  35. Giorgia Adani LABA   28 Gennaio 2024 at 17:54

    Parto dal presupposto che non conosco molto bene il mondo dei fumetti, però ho letto molto volentieri il suo articolo. Corto Maltese è stato un’icona per gli amanti di fumetti negli anni ‘70, poiché come ha scritto lei, il suo personaggio ha introdotto l’anti-eroe (lontano dagli stereotipi del supereroe che in quel periodo stavano spopolando con Wonder Woman, Batman e Superman), non affronta solo semplici avventure ma tratta tematiche culturali, politiche, religiose e filosofiche, e le sue avventure si svolgono in tutto il mondo, esplorando culture e periodi storici diversi, esplorando temi universali.
    Cominciando a conoscere Corto Maltese mi viene in mente la correlazione con il personaggio di Indiana Jones, avventuriero e archeologo creato da George Lucas e Steven Spielberg, poiché entrambi sono viaggiatori intraprendenti, affascinanti e dotati di un grande senso dell’avventura, entrambi esplorano luoghi esotici e risolvono misteri. Entrambi i personaggi sono estremamente carismatici e affascinanti, in grado di conquistare facilmente gli altri personaggi e il pubblico con il loro magnetismo personale, dimostrano un forte interesse per la storia, l’archeologia e la cultura dei luoghi che visitano e sono motivati dalla curiosità intellettuale e dal desiderio di scoprire i segreti del passato.
    Oppure mi viene in mente Tintin, creato da Hergé, noto per le sue avventure in tutto il mondo, dove affronta situazioni pericolose ed in comune con Corto Maltese condivide il senso di giustizia e l’amore per l’avventura.
    La connessione tra questi personaggi è che riuscivano a tenere le persone incollate a leggere il fumetto, non perché salvano il mondo con i loro superpoteri come la DC e la Marvel facevano in quel periodo, ma perché grazie alle loro avventure si scopriva il mondo, si seguiva una narrativa avventurosa e ci si appassionava alle abilità del protagonista nonostante non avesse dei superpoteri.

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  36. Letizia Casotti   28 Gennaio 2024 at 18:19

    Dopo la lettura di questo articolo ho passato svariate ore a ripensarci, la figura di Corto Maltese, cosí unica e diversa mi era rimasta impressa nella mente.
    La figura del dandy in effetti é un personaggio creato apposta per essere ricordato, di sicuro non é nel suo interesse il fare da sfondo.
    Ripensandoci molti personaggi che sono rimasti nell’immaginario comune erano figure ambivalenti, eclettiche ma che dannatamente ti rimanevano in testa.
    Tra gli esempi piú conosciuti troviamo il famosissimo e citatissimo Oscar Wilde, o Lord Byron e persino D’Annunzio.
    Senza dubbio rendere il protagonista del fumetto un dandy giustificava la sua diversità e permetteva una sua maggior permeazione nella mente del lettore, perché non puoi dimenticarti di qualcosa di cosí diverso, qualcosa che non ha simili.
    Senza dubbio avremmo ricordato tutti questi personaggi per ció che hanno fatto, nel bene e nel male anche senza la unicità del loro stile, ma tutti i loro dettagli unici e i piccoli difetti che li rendevano cosí dandy li hanno realmente posti come icone,artisti, simboli di eccentricità e libertà dai pregiudizi.
    Probabilmente é soprattutto il sogno di libertà che la figura del dandy suggerisce a rendere cosí celebre e desiderata la figura, donandogli un’aula di leggenda

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    • tb   20 Febbraio 2024 at 20:01

      Il tuo commento riflette in modo apprezzabile la profondità e l’unicità della figura di Corto Maltese nel contesto della tradizione dei “dandy”. Riconoscere il personaggio come un dandy aggiunge sicuramente un elemento distintivo alla sua personalità, e la tua analisi sottolinea la potenza di personaggi ambivalenti e eccentrici nell’immaginario collettivo.
      La tua menzione di figure storiche come Oscar Wilde, Lord Byron e D’Annunzio è pertinente, poiché evidenzia come il concetto di dandyismo abbia radici profonde nella cultura. Il raffronto con queste icone della letteratura e della società conferisce al personaggio di Corto Maltese un’importanza che va oltre la mera narrazione del fumetto.
      La tua interpretazione del dandy come simbolo di libertà è intrigante. Hai colto l’essenza di come il fascino di questi personaggi risieda non solo nelle loro azioni, ma anche nella loro ribellione contro i pregiudizi sociali e nella loro ricerca di un’esistenza libera e senza restrizioni.

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  37. Camilla Fabbri LABA   28 Gennaio 2024 at 19:06

    Le storie di Corto Maltese hanno suscitato in me un incredibile interesse grazie alle sue avventure avvincenti, descritte con elementi esoterici e dove è possibile trovare incontri con personaggi storici.
Mentre il personaggio stesso è descritto come un gentleman avventuroso con una visione cinica del mondo ma che si schiera con ideali giusti , notiamola la sua biografia rivela una vita ricca di viaggi, incontri misteriosi e avventure.
Inoltre, Corto Maltese, etichettato come un gentleman si distingue per il suo atteggiamento indipendente e il suo senso individuale di giustizia, rappresentando un viaggio attraverso il caos della vita.

    Il testo analizza il fascino di Corto, concentrandosi sulle sue caratteristiche distintive e il suo impatto sulla cultura dei fumetti. 
Si evidenzia come il personaggio sfugga agli stereotipi maschili dominanti e si ipotizza che il suo fascino sia collegato al concetto di dandismo, interpretato come l’affinazione del dandy avventuroso. 
Corto agisce come un flâneur, reagendo alla modernità con un atteggiamento blasé e mantenendo uno stile distintivo
    La sua connessione con la cultura di sinistra degli anni ’70, la sua avversione contro i poteri forti e la sua adesione pragmatica al principio di realtà vengono discusse nel contesto del post-fordismo.

    Ma nonostante tutto ciò, abbiamo inoltre un’analisi che si estende al significato del suo stile di abbigliamento, evidenziando lo stile démodé del personaggio e l’influenza nella moda street style. Si riflette sulla resistenza di Corto alla mercificazione attraverso linee di abbigliamento e si conclude ipotizzando che il suo successo potrebbe derivare dalla proiezione del desiderio dandy in un’epoca in cui costruire singolarità espressive rimane problematico per molti.
    Corto Maltese rappresenta così un’affascinante opzione nella cultura popolare.

    Infine è possibile notare che nel contesto artistico del tempo, Hugo Pratt e il suo personaggio Corto Maltese si distinguono come una figura singolare, influenzando e contribuendo in modo unico al panorama creativo degli anni ’60 e ’70. Mentre altri autori e personaggi del periodo possono aver affrontato temi avventurosi e esplorato nuove narrative, pochi sono riusciti a trasmettere la stessa combinazione di profondità, fascino e impatto culturale.
    Ad esempio, a confronto con gli artisti contemporanei, come Jean Giraud (Moebius) o Jacques Tardi, Pratt emerge come un innovatore nel modo di raccontare storie attraverso il medium della graphic novel.
    Con le affermazioni descritte precedentemente, non posso dire altro che: la sua abilità nel fondere avventura, elementi esoterici e profondità psicologica nei personaggi ha posizionato Corto Maltese in una categoria a parte.

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  38. NiccoZ LABA   28 Gennaio 2024 at 19:21

    La figura di Corto Maltese mi era ovviamente gia nota, un capolavoro nel mondo dei fumetti, un personaggio inimitabile, la riflessione dell’essenza del dandy nei tempi moderni.
    Corto Maltese, il celebre marinaio creato da Hugo Pratt, colse parecchio tempo fa la mia attenzione grazie ad un mio amico che durante le lezioni di letteratura, vedendomi preso dalla figura di Baudelaire e il racconto de “Il ritratto di Dorian Gray”, mi citò proprio Corto Maltese, paragonando la sua vita da dandy moderno a quella degl’ultimi citati.
    Un personaggio caratterizzato dalla solitudine e la costante ricerca di se stesso e del suo posto nel mondo, un’icona di eleganza e mistero.
    Vive avventure che portano a trattare i temi della libertà, moralità e l’importanza dell’uomo nel mondo. Vive ricercando il meglio in se e per se, dato che ha un complesso rapporto con le donne, avvicinamenti e allontanamenti costanti, con forti cariche emotive.
    Gli atteggiamenti di questo personaggio, portarono la sinistra italiana di un tempo, a sentire Corto Maltese molto vicino a loro, siccome la figura del dandy che esso interpretava, era una chiara sfida alla gioventù dell’epoca, dovuto al carattere anticonformista che sfidava le convenzioni sociali e aveva un’etica personale che si basava sulla libertà individuale.
    Corto Maltese, come viene detto nell’articolo però era molto di più, si distaccava infatti dalle ideologie di sinistra e la sua figura di dandy non era ricollegabile solamente al suo vestiario alla moda che mischiava la divisa militare all’abbigliamento aristocratico, bensì, venne realizzato per andare in contro alle pesantezze ideologiche dei grandi romanzi del tempo.

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  39. Celeste LABA   28 Gennaio 2024 at 19:28

    Corto Maltese, creato da Hugo Pratt, emerge come un eroe iconico dei fumetti, oltrepassando il semplice ruolo di avventuriero. La sua aura di mistero e la capacità di adattarsi alle situazioni complesse lo rendono un esempio di eroe antifragile, capace di trovare forza nelle avversità.
    La vita itinerante di Corto, senza radici fisse, incarna l’antifragilità, trarre forza dall’incertezza. La sua storia avventurosa, ambientata in luoghi esotici e arricchita da incontri straordinari, sottolinea la sua apertura alla diversità culturale e la sua capacità di apprendere dalle molteplici sfaccettature del mondo.
    Il fascino di Corto Maltese risiede nella sua natura enigmatica e nelle relazioni complesse che sviluppa con personaggi come Rasputin. La sua vulnerabilità apparente, unita a una forza interiore insondabile, lo rende umano e affascinante, suscitando empatia e interesse.
    In un’epoca di grandi narrazioni e stereotipi predominanti, Corto anticipa la crisi di tali schemi narrativi. Con la mancanza di un passato definito e una vita avventurosa senza una meta precisa, sfida le convenzioni, offrendo una narrazione frammentata e aperta a molteplici interpretazioni.
    La sua storia, non lineare ma caratterizzata da avventure eterogenee, rappresenta un approccio più adatto al caos del mondo. Corto si erge come pioniere nella narrativa, anticipando il cambiamento verso una visione non lineare delle storie.
    In sintesi, Corto Maltese è un eroe intramontabile, antifragile, il cui fascino deriva dalla sua umanità, dalla sua apertura al mondo e dalla capacità di sfidare le convenzioni narrative del suo tempo.

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  40. Manuela Guida LABA   28 Gennaio 2024 at 21:12

    Corto Maltese, il personaggio creato da Hugo Pratt, è senza dubbio un’icona nel mondo dei fumetti. Tuttavia, posso notare alcuni aspetti che potrebbero essere visti in modo critico.
    Per cominciare, il ritmo delle storie di Corto Maltese può essere piuttosto lento. Pratt si prende il suo tempo per sviluppare le trame e costruire le atmosfere, il che è fantastico per creare una storia profonda, ma a volte può sembrare un po’ noioso, specialmente se sei abituato a fumetti più azionati e diretti.
    Poi, c’è il personaggio di Corto Maltese stesso. È un tipo piuttosto complicato e a volte un po’ distante. Questo lo rende super interessante, ma allo stesso tempo può essere difficile sentirsi veramente connessi a lui o capire completamente le sue motivazioni. È lontano dall’essere l’eroe tipico a cui molti fumetti ci hanno abituato.
    Un’altra cosa che ho notato è come Pratt rappresenta altre culture e le donne nelle sue storie. A volte, queste rappresentazioni possono sembrare un po’ stereotipate o non del tutto aggiornate con le sensibilità moderne. Questo è comprensibile, considerando quando sono state scritte le storie, ma è qualcosa che potrebbe saltare all’occhio leggendole oggi.
    Inoltre, Pratt include un sacco di riferimenti storici e culturali che, onestamente, possono essere difficili da cogliere se non hai una buona conoscenza di fondo. Questo può rendere alcune parti del fumetto un po’ inaccessibili o confuse se non sei proprio un appassionato di storia.
    Infine, lo stile di disegno di Pratt è sicuramente unico e molto espressivo, ma potrebbe non piacere a tutti. È piuttosto minimalista e gioca molto con le ombre, il che è cool, ma se preferisci uno stile più dettagliato o tradizionalmente “bello”, potresti non apprezzarlo totalmente.
    In generale, Corto Maltese è sicuramente un’opera importante e piena di fascino, ma come tutte le cose, ha i suoi lati che potrebbero non piacere a tutti.

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  41. Francesco Giacomucci LABA   29 Gennaio 2024 at 01:11

    La figura di Corto Maltese era un capolavoro nel mondo dei fumetti, un personaggio inimitabile. Corto Maltese, creato da Hugo Pratt, è un marinaio caratterizzato dalla solitudine e dalla costante ricerca di sé stesso. Icona di eleganza e mistero, vive avventure che esplorano temi come la moralità, l’importanza dell’individuo nel mondo e la libertà. Il suo complicato rapporto con le donne aggiunge profondità al personaggio. Gli atteggiamenti ribelli di Corto lo hanno reso affine alla sinistra italiana del tempo. Il suo stile dandy, che sfidava le consuetudini sociali, rappresentava una chiara provocazione alla gioventù dell’epoca. Tuttavia, è importante sottolineare che Corto Maltese superava le ideologie di sinistra e la sua figura di dandy non si limitava all’abbigliamento, ma mirava a contrastare le pesantezze ideologiche dei grandi romanzi dell’epoca. In sintesi, Corto Maltese è un personaggio complesso che sfida le norme sociali, esplorando il concetto di libertà individuale in avventure ricche di riflessioni morali e filosofiche.

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  42. Gabriele Brilli LABA   29 Gennaio 2024 at 09:38

    Hugo Pratt è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi maestri del fumetto, e il suo lavoro è caratterizzato da una profonda riflessione sui temi umani e sociali. Uno degli aspetti centrali delle sue opere è la trasposizione di elementi letterari e cinematografici nel medium del fumetto, contribuendo a elevare il genere a una forma d’arte più complessa e matura.

    Nei suoi graphic novel, Pratt spesso esplora temi legati all’identità, alla libertà e alla complessità delle relazioni umane. Corto Maltese, il suo personaggio più iconico, è un esempio straordinario di questa narrativa complessa. Nelle avventure di Corto, Pratt tratta tematiche profonde come l’individualismo, la ricerca di senso nella vita e il confronto con mondi culturalmente e politicamente complessi.

    Uno dei tratti distintivi dell’opera di Pratt è la sua capacità di creare personaggi complessi e multistrato. Corto Maltese, ad esempio, è un antieroe affascinante con una moralità sfumata. La sua personalità ambigua e il suo atteggiamento avventuroso offrono una rappresentazione realistica e coinvolgente di un individuo immerso in un mondo in continua evoluzione.

    Parlando di temi specifici, Pratt spesso affronta la questione della seduzione nei suoi fumetti. La sensualità dei personaggi e la suggestione di relazioni complesse aggiungono un elemento di fascino e mistero alle sue storie. La seduzione, intesa come un gioco sottile e complesso tra i personaggi, è parte integrante delle dinamiche relazionali nei suoi graphic novel.

    Altro tema rilevante è quello della moda e del vestire i personaggi. Pratt era noto per la sua attenzione ai dettagli, e ciò si rifletteva anche nelle scelte di abbigliamento dei suoi personaggi. Il modo in cui veste i suoi protagonisti contribuisce a delineare la loro personalità e a immergere il lettore nei contesti storici in cui si svolgono le storie. Questo aspetto diventa un elemento visivo essenziale, integrandosi perfettamente con la narrazione.

    Un altro personaggio emblematico di Pratt è il Dandy. Pratt aveva un fascino particolare per questo tipo di figura, spesso rappresentata come un individuo raffinato, elegante e sofisticato. Il Dandy diventa una rappresentazione dell’estetica, della cultura e del raffinato gusto artistico, elementi che si riflettono anche nella stessa arte di Pratt.
    Partendo da una mia opinione personale paragonare Corto Maltese a un altro personaggio o trovare un’opera simile può essere soggettivo, ma ci sono alcune caratteristiche e temi che potrebbero far risuonare con chi apprezza le storie di Pratt. Un personaggio che talvolta è associato a Corto Maltese per alcune similitudini è “Corto Sconto” di Guido Buzzelli. Entrambi i personaggi condividono atmosfere avventurose e una certa complessità morale.

    Tuttavia, ogni opera è unica, e la magia di Corto Maltese risiede anche nella sua originalità e nell’approccio distintivo di Hugo Pratt alla narrazione e al disegno. Esplorare opere di autori come Moebius, Jacques Tardi o Alberto Breccia potrebbe offrire prospettive affini in termini di innovazione stilistica e contenuti narrativi complessi.

    In sintesi, Hugo Pratt ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo dei fumetti, non solo per la sua abilità artistica ma anche per la profondità dei temi trattati. Attraverso opere come Corto Maltese, ha esplorato l’essenza umana in modo unico, affrontando tematiche complesse e sfaccettate. La sua attenzione ai dettagli, inclusi quelli legati al modo di vestire dei personaggi e alla rappresentazione del Dandy, contribuisce a creare un’esperienza narrativa ricca e coinvolgente per i lettori.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   30 Gennaio 2024 at 00:09

      Corto Sconto? Mah! Buzzelli è un pessimista, raramente fa vincere il buono, i suoi personaggi sono grotteschi, inquietanti. Il suo segno è drammatico, nervoso. noir. Un grande artista è chiaro, forse più complicato di Pratt ma anche meno poetico e indifferente al fascino grafico.

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  43. Marco Riccardi LABA   30 Gennaio 2024 at 16:09

    Ho particolarmente apprezzato il paragrafo, seppur molto breve, riguardante la figura di Corto Maltese come nuovo modello di mascolinità, che potremmo definire non tossica.
    Viviamo in un mondo in cui, per quanto ci si proclami di larghe vedute, progressisti, i modelli sociali sono pur sempre costituiti da archetipi e, mentre si lavora tanto per raggiungere, giustamente, la parità di genere, spesso capita che questa finisca col comprendere l’innalzamento al cielo della donna e la demonizzazione dell’uomo -un maschilismo al contrario, quindi, piuttosto che l’effettiva parità. Sono consapevole che probabilmente sarò odiato dai pochi che leggeranno questo commento, etichettato come l’ennesimo uomo che sente minacciata la sua autorità; ma, consapevole del fatto che questo non sia vero, procedo senza remore. Dicevo: negli ultimi anni si sta vedendo l’ascesa della figura della donna forte, una donna libera, non più sottomessa, indipendente; tuttavia, nella maggior parte dei media questa donna forte, più che una donna che non ha paura di essere sé stessa, viene raffigurata come una donna “mascolinizzata” (per parlare sempre in riferimento a stereotipi, in fin dei conti): una donna tutta d’un pezzo che rifiuta persino l’amore perché la sua indipendenza e auto-realizzazione sono ben più importanti. Ma sarebbe davvero sintomo di debolezza, la renderebbero meno libera, meno indipendente, meno forte, il volerlo, quell’amore? L’essere sensibile? L’essere dolce?
    Al contempo, l’uomo viene al contrario incastrato nel suo archetipo: un uomo deve fare l’uomo, deve provvedere, proteggere, deve cavarsela da solo. Insomma, deve essere uomo ma, essendo appunto uomo, rimane bestia. Vediamo quindi un certo conflitto d’interessi.
    E, come la sensibilità, la dolcezza e la fragilità rendono una donna forte meno forte, rendono anche l’uomo meno uomo; meno degno del suo posto nel mondo. E l’uomo si convince, a quel punto, che il chiedere aiuto, il mostrarsi fragile, debole, sia un segno di qualcosa di sbagliato in lui, di inceppato.
    Due terzi dei suicidi nel mondo sono compiuti da uomini: gli stessi uomini che vengono convinti di essere tutti bestie e di essere sbagliati nel momento in cui non si comportassero “da uomini”. Gli stessi uomini che, di fronte all’apparente stupore di tanti, subiscono violenze: non fisiche, magari; ma gli abusi sono anche di tipo psicologico, e alla violenza su sé stesso, poi, ci pensa la depressione (esempio musicale meraviglioso, in merito, “Cherry Wine”, di Hozier).
    Con questo non intendo dire che la violenza di tipo fisico, in confronto, sia un nonnulla: la violenza rimane violenza, di qualunque tipo essa sia.
    Modelli che presentano una mascolinità diversa da quella tossica, che tanti credono sia, ancora, l’unica possibile, sono necessari per mostrare che un uomo è ancora uomo, benché abbia fragilità, debolezze, sia sensibile verso le arti, l’amore e la cultura: Corto Maltese, per ricollegarmi all’articolo; oppure Aragorn, ne “Il Signore degli Anelli” che, proprio come Corto Maltese, presenta un modello di uomo di per sé non violento, calmo, pacato, dolce, sensibile, empatico; un uomo galante, seppur in maniera differente dal personaggio dei fumetti, un gentleman, restio all’idea di primeggiare sugli altri e amante della filosofia e della poesia, oltre che della buona conversazione e buona compagnia; ma che sa comunque essere deciso e prendere posizione, quand’è necessario.
    Perché molti si divertono, parlando di violenza, credendo di mettere il punto alla questione, a replicare alla frase “Non tutti gli uomini sono così” con “ma sono sempre uomini”; io dico che, in primis, la seconda affermazione non mette il punto ad un bel niente e non contraddice la prima; in secundis, non sono sempre uomini: la violenza ed il marcio ci sono da entrambe le parti, anche se in maniere diverse. E una persona non è meno “forte” se sensibile, uomo o donna che sia; la parità dei sessi non si otterrà mai invertendo stereotipi, ma lasciando che ognuno sia sé stesso, così come vuole essere.

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    • Antonio Bramclet
      antonio   30 Gennaio 2024 at 17:07

      Concordo con l’ammirazione di Marco per la mascolinità non tossica di Corto Maltese. Ma c’è un però! perché non riesce ad avere uno straccio di rapporto con le donne? e perché le più interessanti sono delle gran stronze? Perché il padre è un personaggio assente? Siamo sicuri che Pratt non lo volesse un poco gay?

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      • james   30 Gennaio 2024 at 17:26

        Non capisco il commento di Antonio. Nessuno si è mai posto il problema di chi era il padre di Diabolik o di Tex Willer o di Topolino. tanto per citare fumetti che andavano per la maggiore al tempo di Corto Maltese. Psicoanalizzare Corto Maltese non ha senso. Per quanto riguarda il problema di Marco voglio dire che se invece di invertire gli stereotipi passiamo ad un uscire dagli stereotipi forse risolviamo la questione (a parole è chiaro!).

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        • Lamberto Cantoni
          Lamberto Cantoni   30 Gennaio 2024 at 18:14

          Nel mondo possibile creato da Pratt le donne sono intelligenti, coraggiose, determinate. Non sono angeli e nemmeno oggetti sessuali. Pandora, Bocca Dorata, Anna Livingston, Madame Java sono esplorate graficamente e letterariamente in modo magistrale (in un libro Pratt pubblicò disegni, appunti e carteggi privati che rivelano aspetti della personalità delle protagoniste, che aiutano a capire meglio il loro ruolo e il perché di certi atteggiamenti, nelle narrazioni delle sue Graphic novel). Bisogna non dimenticare che negli anni sessanta/settanta i fumetti erano sottoposti ad una rigida e idiota censura. Comunque io credo che Pratt abbia condiviso il pudore di Corto Maltese del tenersi per sé i momenti più privati delle relazioni con le protagoniste, lasciando al lettore il piacere di sognare quello che era inutile far vedere.

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  44. Chiara F. LABA   31 Gennaio 2024 at 13:34

    Nel luglio del 1967, Hugo Pratt introduce il personaggio di Corto Maltese, che inizia a guadagnare popolarità nel 1972 con la pubblicazione in un unico formato da parte di Mondadori.
    Corto Maltese è un avventuriero dal passato misterioso; le sue avventure lo portano in giro per il mondo, incontrando figure storiche come Rasputin, Butch Cassidy e Stalin. Corto è descritto come un eroe anticonformista, con una combinazione unica di tratti maschili e femminili, rispettando una gender equity.
    Il fascino di Corto Maltese non è solo estetico, ma risiede anche nella sua personalità complessa e nelle sue avventure misteriose: Hugo Pratt integra l’abbigliamento e lo stile di Corto con la sua anima avventurosa in modo geniale, conferendogli un fascino unico.
    Il personaggio di Corto Maltese viene analizzato nel contesto del dandismo: il suo fascino va oltre l’estetica superficiale, coinvolgendo dimensioni etiche e significative più profonde.
    In un’epoca post-moderna, Corto Maltese rappresenta un’icona del desiderio dandy, distinguendosi dalla mercificazione della moda e dell’individualità. Il suo fascino è legato all’immaginario avventuroso e alla narrazione che lo circonda, andando oltre la semplice riproduzione di capi d’abbigliamento.

    Andando ad analizzare più nel dettaglio, il dandismo è un movimento culturale che ha avuto origine nell’Inghilterra del XIX secolo e si è diffuso in tutta Europa, influenzando profondamente la moda, la letteratura e l’arte.
    Il dandy si distingue per il suo stile impeccabile, la sua eleganza e la sua raffinatezza. È un individuo che cerca di distinguersi dalla massa attraverso l’abbigliamento, la gestualità e la conversazione; si sforza di incarnare l’ideale di bellezza e perfezione estetica, trasmettendo un senso di distinzione e superiorità.
    In questo caso, la figura di Corto Maltese non si limita all’aspetto esteriore: egli è un personaggio cinico nei confronti dell’autorità e delle leggi, ma è sempre schierato con le idee giuste e buone. Il suo fascino deriva dalla sua bellezza originale e dalla sua personalità affascinante, che include tratti romantici e una sensibilità verso le donne.
    In sintesi, Corto Maltese è molto più di un semplice personaggio dei fumetti. È diventato un’icona della letteratura visiva, un simbolo di avventura, libertà e saggezza, amato da lettori di tutte le età e da appassionati di fumetti in tutto il mondo. La sua eredità continua a vivere attraverso le sue straordinarie avventure e il suo impatto duraturo sulla cultura popolare.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   31 Gennaio 2024 at 15:59

      Tutto bene, ma posto di “cinico” avrei scritto “scettico”.

      Rispondi
  45. MarikaLABA   2 Febbraio 2024 at 13:18

    Il testo offre una profonda analisi delle molteplici sfaccettature del personaggio di Corto Maltese, evidenziandone le connessioni con il concetto di dandy, come delineato da Baudelaire. Corto incarna con maestria la necessità di creare un’originalità entro i confini delle convenzioni, sposando la perfezione nella semplicità e abbracciando uno stoico eroismo. Questi tratti, come sottolineato nel testo, lo contrappongono alla decadenza attribuita alla crescente democrazia.
    Interessante è il collegamento tra Corto Maltese e la crisi della figura paterna nella società, suggerendo che il personaggio sia divenuto un mito in risposta a questa trasformazione. Il revival del desiderio dandy nella post-modernità, sottolinea l’autore, ha contribuito a mantenere il fascino del personaggio. L’analisi dell’industria dell’abbigliamento e dei tentativi di commercializzare l’estetica di Corto offre uno spunto interessante sulla limitata riuscita di tali sforzi. Questo suggerisce che il fascino di Corto Maltese, descritto come un feticcio grafico, possieda una natura che va al di là delle leggi dell’utilitarismo e della ragione, resistendo alla mercificazione completa.Infine, la menzione della solitudine di Corto sulla spiaggia aggiunge una dimensione emotiva al personaggio, suggerendo una comprensione forse più profonda del prezzo pagato per la sua vita avventurosa e del suo ruolo ambiguo rispetto alla figura paterna. Corto Maltese può essere paragonato a un altro personaggio letterario, Sherlock Holmes, in quanto entrambi incarnano archetipi distinti all’interno dei rispettivi generi; pur appartenendo a contesti narrativi e culturali differenti, entrambi questi personaggi hanno suscitato un notevole fascino e sono divenuti icone nelle rispettive tradizioni. Entrambi questi personaggi, sebbene differenti nelle loro caratteristiche e ambientazioni, hanno affascinato il pubblico attraverso le loro peculiarità uniche: Holmes con la sua mente acuta e metodica, e Corto con il suo spirito indipendente e il suo stile distintivo, rappresentano archetipi letterari che hanno influenzato e ispirato generazioni di lettori. In ultima analisi, entrambi incarnano aspetti della complessità umana, offrendo riflessioni diverse sulla natura dell’avventura e dell’indagine nella narrativa.

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  46. Sara D. LABA   2 Febbraio 2024 at 19:18

    Di Corto Maltese colpisce sicuramente la sua attenzione alla moda e all’eleganza nel suo abbigliamento e il suo impegno per l’estetica, ma credo che un’altro elemento fondamentale di questo personaggio siano le sue avventure, i suoi viaggi temporali che lo rendono testimone degli avvenimenti che hanno plasmato il destino del mondo.

    Il viaggio temporale di Corto gli dona una marcia in più, in quanto consente ai lettori di esplorare vari periodi storici, dall’inizio del XX secolo fino alla Prima Guerra Mondiale.
    Questo connubio di avventura e storia crea un’esperienza di lettura unica, in cui la storia del personaggio si fonde con gli avvenimenti epici. Corto Maltese diventa così un ponte tra passato, presente e futuro.
    Attraverso gli occhi di questo viaggiatore, i lettori sono catapultati in epoche passate, immergendosi in varie culture ricche e affascinanti.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   3 Febbraio 2024 at 02:12

      Non si può dire che Corto segue la moda. Se lo contestualizzi puoi facilmente intuire che è decisamente démodé, quel fuori moda che se ben interpretato va aldilà della moda e che oggi chiamiamo contro-tendenza.
      Più che alla moda come la pensa in senso comune sottolineerei il suo aver stile.

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  47. ElisaB Laba   3 Febbraio 2024 at 20:24

    Il testo esplora diversi aspetti affascinanti di Corto Maltese e offre una visione interessante attraverso diverse prospettive, inclusa quella femminile. Tuttavia, potrebbero essere sollevate alcune critiche. In primo luogo, anche se il testo descrive le donne che Corto incontra come innovative, bellissime e indipendenti, potrebbe essere interessante approfondire (anche in maniera più critica) la rappresentazione delle donne nelle avventure di Corto. Inoltre la critica all’interpretazione di Roland Barthes potrebbe essere enfatizzata in modo più chiaro. Sebbene l’autore sostiene che la prospettiva di Barthes si focalizza su dettagli riproducibili, è importante chiarire come Corto resista a questa prospettiva e perché la sua immagine continua a resistere all’omologazione della moda.
    Detto questo si ha comunque un’analisi approfondita del personaggio di Corto Maltese che si può, secondo la mia idea, mettere a confronto con un altro personaggio iconico, come James Bond. Entrambi i personaggi, Corto Maltese e James Bond, condividono alcune caratteristiche da “gentlemen avventurosi” e hanno affascinato il pubblico nel corso degli anni. Tuttavia, mentre Bond è spesso associato a un maschio alfa dominante, Corto emerge come una figura più complessa e sfumata, caratterizzato da un approccio più ironico e tagliente. Mentre Bond incarna spesso l’eroe spietato, Corto naviga tra le avventure con una dose di cinismo e una propensione a schierarsi con le idee giuste, sfuggendo alle classiche definizioni di eroismo. Per concludere il confronto con James Bond potrebbe evidenziare come Corto Maltese sfida le convenzioni di genere e offre una rappresentazione più sfaccettata e intrigante di un “gentleman avventuroso”.
    Corto, con la sua antifragilità, il dandismo sfumato e l’approccio ironico alla vita, rappresenta una controtendenza rispetto al tradizionale eroe maschile, portando avanti un’immagine più moderna e complessa.

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  48. Elisa Mattia LABA   4 Febbraio 2024 at 09:19

    Le affascinanti storie di Corto Maltese mi hanno catturato grazie alle sue avventure coinvolgenti, arricchite da elementi misteriosi e incontri con personaggi storici. La biografia del protagonista rivela una vita piena di viaggi, incontri enigmatici e avventure, ritraendo un affascinante gentleman avventuriero.
    Il testo esamina Corto Maltese, sottolineando le sue caratteristiche distintive e l’impatto significativo sulla cultura dei fumetti. Si osserva come il personaggio sfugga agli stereotipi maschili convenzionali, incarnando il concetto di dandismo come la raffinatezza del dandy avventuroso.
    Oltre ad essere un personaggio dei fumetti, Corto Maltese diventa un’ispirazione e un simbolo di avventura, libertà e saggezza, lasciando un segno indelebile nella cultura popolare. La sua eredità narrativa affascina lettori di tutte le età e crea un legame duraturo con gli appassionati dei fumetti in tutto il mondo.

    Un personaggio affascinante con somiglianze a Corto Maltese è Phileas Fogg. Entrambi emergono come figure iconiche della narrativa d’avventura, incantando per la loro abilità nel muoversi agilmente attraverso situazioni straordinarie, sfidando le convenzioni sociali e presentando complessità morali ed intense relazioni interpersonali.

    Corto Maltese incarna l’avventuriero del mondo contemporaneo con la sua aura post-moderna e anticonformista.La sua moralità complessa e il suo irresistibile fascino lo rendono un personaggio affascinante e intricato, in perfetta sintonia con la personalità affascinante di Phileas Fogg nel mondo avventuroso dell’immaginazione.

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    • Gabriele Brilli LABA   5 Febbraio 2024 at 00:18

      Ho letto il tuo commento e sono molto colpito di come hai trovato delle somiglianze con Phileas Fogg, personaggio a me sconosciuto purtroppo.
      Potrebbe essere utile esplorare le differenze chiave tra i due personaggi. In che modo Corto Maltese si distingue da Phileas Fogg in termini di personalità, motivazioni e interazioni con l’ambiente circostante? Una riflessione più approfondita su tali contrasti contribuirebbe a una comprensione più completa delle sfumature dei personaggi.

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      • Lamberto Cantoni
        Lamberto Cantoni   6 Febbraio 2024 at 16:53

        Mah! Boh! Per quanto mi ricordo Fogg viene dipinto da Verne come un aristocratico un po’ stronzo e pieno di sé. Per esempio: licenza di colpo una cameriera che aveva preparato l’acqua del the a 29 gradi invece dei 30 richiesti. È vero che nella parte finale del libro (Il giro del mondo in 80 giorni) pare divenire più umano, financo un eroe. Ma rimane sempre un inglese molto snob. Ciò che lo motiva è scommettere e vincere. Niente a che vedere con Corto, amante della poesia, della buona letteratura e dal carattere romantico.

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  49. MariaLABA   4 Febbraio 2024 at 13:48

    La riflessione di Roland Barthes sulla fine del dandismo nel contesto della moda, basata sull’idea del dettaglio unico e irriproducibile, può essere riletta alla luce dell’attuale avanzamento della stampa 3D. Questa tecnologia promette una personalizzazione estrema e la creazione di oggetti unici nel loro genere, potenzialmente riportando in auge il concetto di un nuovo dandy. Tuttavia, è importante considerare che il concetto tradizionale di dandy non riguarda solo l’unicità degli oggetti, ma anche il fascino e la forza passionale della persona stessa. In questo contesto, il concetto di dandy come individuo irriproducibile e unico nel suo genere sembra più rilevante che mai.

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  50. Sara Cadegiani LABA   13 Febbraio 2024 at 13:46

    Corto Maltese, il leggendario personaggio creato da Hugo Pratt nel 1967, incarna un fascino dandy avventuroso che ha affascinato generazioni di lettori.
    Il dandy è un individuo che sfida le convenzioni sociali, ma lo fa con eleganza e raffinatezza. Corto Maltese incarna questa figura: è un anticonformista, un viaggiatore senza radici, un uomo che vive al di fuori delle norme.
    Il suo abbigliamento è un mix di stili: cappello da marinaio, giacca aperta, pantaloni ampi e stivali. Questo look trasmette un senso di avventura e ribellione.
    Le origini di Corto Maltese sono avvolte nel mistero. Nato a Malta da una madre gitana di Siviglia e un marinaio inglese, la sua storia personale è frammentata e sfuggente.
    Questo alone di segretezza contribuisce al suo fascino. Come un vero dandy, Corto si muove tra le ombre, senza rivelare troppo di sé.
    Hugo Pratt ha creato un mondo visivo unico per Corto Maltese. I suoi disegni in bianco e nero catturano l’essenza dell’avventura e della solitudine.
    Corto è un eroe fragile, lontano dalle figure muscolose e truculente tipiche dei fumetti dell’epoca. Questa fragilità lo rende ancora più affascinante.
    La ballata di Corto Maltese ha guadagnato popolarità negli anni ’70, quando Mondadori ha raccolto le sue avventure in un’unica opera.
    Il suo fascino è sopravvissuto al tempo, attirando lettori di tutte le età. Corto Maltese è diventato un’icona, un simbolo di avventura e libertà.
    In sintesi, Corto Maltese è un dandy avventuroso, un personaggio che vive al di fuori delle regole e incanta con il suo enigmatico fascino. La sua figura rimarrà indelebile nella storia dei fumetti e nell’immaginario collettivo.

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  51. Giada Pirani LABA   16 Febbraio 2024 at 13:11

    L’opera di Hugo Pratt, in particolare la celebre serie a fumetti “Corto Maltese”, è un esempio straordinario di come il colore possa essere utilizzato per arricchire e approfondire l’esperienza emotiva del lettore. La sua maestria nell’associazione di specifiche tonalità cromatiche alle diverse atmosfere ed emozioni delle storie conferisce al fumetto una profondità visiva senza pari. Le ambientazioni esotiche che caratterizzano le avventure di Corto Maltese sono rese ancora più coinvolgenti dalla scelta accurata dei colori. Questa scelta cromatica non solo aggiunge fascino visivo, ma contribuisce anche a creare un’atmosfera suggestiva e coinvolgente. Ma la maestria di Pratt nel trattare il colore va oltre la semplice creazione di ambientazioni suggestive. Nei momenti di tensione e dramma, egli adotta palette più scure, intensificando le emozioni vissute dai personaggi e accentuando la complessità delle situazioni. Questo utilizzo del colore non è solo un aspetto tecnico, ma diventa un vero e proprio strumento narrativo che enfatizza la profondità psicologica delle vicende raccontate. Le sfumature nelle espressioni facciali dei personaggi, gli sguardi penetranti e le atmosfere circostanti sono resi ancora più eloquenti dalla scelta cromatica di Pratt. Il colore diventa così parte integrante della caratterizzazione dei protagonisti, contribuendo a comunicare le sfumature più sottili delle loro emozioni e dei loro stati d’animo. Rispetto a molti suoi contemporanei, dove il colore può essere utilizzato in modo più superficiale o per enfatizzare semplicemente l’azione, Pratt dimostra una consapevolezza più profonda della psicologia del colore, trasmettendo così le emozioni complesse e i sottili intrecci delle sue storie con una potenza visiva senza pari. In conclusione, l’utilizzo sapiente del colore da parte di Hugo Pratt in “Corto Maltese” aggiunge un ulteriore strato di profondità emotiva al già ricco tessuto narrativo delle sue opere, confermando così il suo status di maestro del fumetto e unico nel suo genere nell’arte della narrazione visiva.

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  52. Giovanni Forlenza Laba   19 Febbraio 2024 at 15:52

    Il fascino intrinseco delle avventure di Corto Maltese si manifesta attraverso una trama coinvolgente, arricchita da elementi misteriosi e incontri con figure storiche che trasportano i lettori in un viaggio attraverso epoche e luoghi affascinanti. La sua biografia, ricca di vicissitudini e avventure mozzafiato, dipinge il ritratto di un eroe dallo spirito indomito, un affascinante gentiluomo avventuriero il cui coraggio e astuzia sono le armi con cui affronta ogni sfida.
    Attraverso un’analisi accurata e approfondita, il saggio delinea il profondo legame di Corto Maltese con il concetto di dandy delineato da Baudelaire. Corto incarna con maestria la necessità di creare un’originalità entro i confini delle convenzioni, sposando la perfezione nella semplicità e abbracciando uno stoico eroismo che lo contrappone alla decadenza associata alla crescente democrazia. La sua capacità di navigare tra le convenzioni sociali e di resistere alle influenze del cambiamento culturale è ciò che lo rende una figura tanto affascinante e intramontabile.
    Inoltre, il testo esplora il profondo legame di Corto Maltese con la crisi della figura paterna nella società, suggerendo che il personaggio sia divenuto un mito in risposta a questa trasformazione. Il revival del desiderio dandy nella post-modernità ha contribuito a mantenere vivo il fascino del personaggio, evidenziando il suo ruolo di icona ribelle e anticonformista. L’analisi dell’industria dell’abbigliamento offre uno spunto interessante sulla limitata riuscita dei tentativi di commercializzare l’estetica di Corto, sottolineando la sua resistenza alla mercificazione e la sua capacità di rimanere un simbolo di libertà e avventura.
    In conclusione, Corto Maltese continua a incantare e ispirare generazioni di lettori grazie alla sua intraprendenza, al suo spirito indipendente e alla sua capacità di incarnare l’essenza del dandismo in un mondo in continua evoluzione. Il suo status di mito moderno è un tributo alla sua eterna rilevanza e alla sua capacità di resistere al passare del tempo, confermando il suo posto di rilievo nella cultura popolare.

    Rispondi
  53. tb   20 Febbraio 2024 at 19:56

    L’articolo menziona il concetto di “antifragilità” nel contesto del personaggio di Corto Maltese, sottolineando come questo concetto sia stato introdotto da Nassim Nicholas Taleb. L’antifragilità si riferisce alla capacità di un sistema non solo di resistere alle perturbazioni e agli shock, ma anche di trarne beneficio, migliorando e crescendo attraverso l’esperienza del caos e dell’incertezza.
    Corto non è semplicemente un avventuriero navigato, ma si adatta e prospera in situazioni estreme e complesse. Le avversità, anziché indebolirlo, sembrano addirittura potenziarlo, consentendogli di sviluppare una saggezza e una profondità che vanno al di là delle semplici avventure.
    L’antifragilità di Corto Maltese potrebbe manifestarsi nel suo atteggiamento di fronte all’incertezza e al caos. Mentre altri personaggi potrebbero vacillare o cedere sotto la pressione, Corto sembra fiorire in contesti instabili. Questo concetto aggiunge un ulteriore strato alla comprensione del personaggio, suggerendo che la sua forza non deriva solo dalla sua abilità fisica o intellettuale, ma anche dalla sua capacità di apprendere e crescere attraverso le sfide.
    In definitiva, il collegamento tra Corto Maltese e l’antifragilità aggiunge un’interessante dimensione al personaggio, evidenziando la sua resilienza e la capacità di prosperare in un mondo instabile e in continua evoluzione.

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  54. Giulia Monti Laba   26 Febbraio 2024 at 15:24

    Corto Maltese è un personaggio creato da Hugo Pratt, un famoso fumettista italiano, nel 1967.
    Il bel marinaio filosofo ha conquistato i lettori con le sue avventure avvincenti ambientate in luoghi esotici e storici, caratterizzate da mistero, filosofia e azione.
    Il fascino di Corto Maltese risiede nella sua personalità seducente e sofisticata, nel suo stile ribelle e nell’eleganza con cui affronta le sfide che il destino gli pone di fronte. Il personaggio incarna l’essenza del dandy, con il suo gusto per l’abbigliamento raffinato, la sua sicurezza nei modi e la sua aura di mistero. Egli rappresenta un dandy avventuroso che sa adattarsi ai cambiamenti del mondo moderno e alle varie ideologie vigenti, senza però accettarle totalmente. La sua autenticità si manifesta nella sua coerenza interiore, che si riflette non solo nel modo di vestire, ma anche nei comportamenti, nelle azioni e nelle decisioni che prende nella vita.
    Le avventure di Corto Maltese, create da Pratt, riflettevano il contesto culturale e politico del tempo, esplorando temi cruciali come il colonialismo, l’identità, la libertà individuale e la diversità culturale. Più che un semplice fumetto, Corto Maltese va considerato una graphic novel, per la complessità e la profondità con cui affronta tematiche filosofiche, storiche e morali.
    Personalmente, ritengo che Corto Maltese sia un personaggio straordinario e senza tempo, il cui fascino va oltre il tempo e lo spazio.

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