Franco Maria Ricci (1934-2020): un illuminato visionario nel labirinto dei segni

Franco Maria Ricci (1934-2020): un illuminato visionario nel labirinto dei segni

ITALIA – A un anno di distanza dalla sua morte, a Parma è stata inaugurata, a Palazzo Pigorini, la mostra: Franco Maria Ricci: i segni dell’uomo, dedicata al talentuoso e poliedrico grafico pubblicitario che divenne uno degli editori più apprezzati da chi ama libri e letture in un contesto percettivo dominato da una bellezza severa, ordinata, voluttuosa.

 

1. Conosciamo Franco Maria Ricci per i suoi eleganti e lussuosi libri e per la rivista FMR, che all’inizio, quando fu editata (1982), appariva ai lettori come un prodotto culturale di una qualità incredibilmente raffinata, lontana anni luce dai magazine ordinari. Per anni ebbe un sorprendente successo in svariati Paesi. Il design della rivista risultò efficacissimo; l’impaginazione armoniosa, elegante, razionale e spettacolare nel presentare immagini stupendamente stampate, favoriva oltremodo la lettura e il piacere di assaporare contenuti visivi ricchi di dettagli e focalizzazioni che in altre riviste risultavano impossibili.

Per tutti quelli che compravano FMR, Franco Maria Ricci era l’intellettuale editore che si opponeva al marketing di massa che dominava l’editoria, era l’editore che non seguiva mode o tendenze, senza che queste disattenzioni pregiudicassero la diffusione dei suoi prodotti, era l’intellettuale illuminato che aveva trasformato il libro (o la rivista) in un oggetto di lusso, prezioso ed esclusivo ma in realtà accessibile a tutti o quasi. I suoi libri costavano molto, ma non troppo di più di un profumo brandizzato.

Le origini della sua carriera come grafico pubblicitario di successo erano poco conosciute. Si sapeva che proveniva da una famiglia aristocratica, che si era laureato in geologia e poco altro. Nessuno sospettava che la sua efficacia grafica venisse da una lunga esperienza nella comunicazione pubblicitaria.

Per esempio, negli anni 60/70 concepì i loghi per Poste Italiane e di Cariparma, una Fondazione bancaria tra le più attive sul fronte del finanziamento di progetti economici, a ricerche scientifiche, a interventi di conservazione artistica. Loghi usati da queste importanti Istituzioni per decenni. Meritano di essere segnalate anche le campagne pubblicitarie per cucine e mobili SCIC. Ecco perché reputo importante che nella mostra di Parma a queste origini sia stato dato il giusto risalto: del lavoro ideativo dedicato alla comunicazione di marche e prodotti, si possono vedere le prove grafiche e progetti che ci mostrano Franco Maria Ricci come uno dei creativi più agguerriti della sua generazione.

Ma ciò che per una persona comune poteva essere sufficiente a dare senso a una intera vita, per il nostro eroe era solo una fastidiosa tappa da attraversare, per potersi infine dedicare alla propria passione. Come potremmo definirla? Io credo che Franco Maria Ricci fosse catturato dal sogno di bellezza e di eternità per gli oggetti che più amava. Avanzo la congettura che i decenni dedicati alla comunicazione pubblicitaria e alle riflessioni sul logo delle aziende erano stati vissuti in surplace senza particolari ardori.

 

Penso anche che l’ossessione per le novità e il proliferare improvviso di mode senza qualità, destinate a durare l’espace d’un matin che alla fine dei ‘70 cominciavano a prendere il sopravvento in tutti i comparti del mercato, lo lasciassero perplesso e motivato nel difendere i valori estetici nei quali credeva, valori che presentavano chiaramente una freccia del tempo orientata all’indietro, interpretabile post quem come un’azione (creativa, imprenditoriale e culturale) di riequilibrio delle follie estetiche del tardo novecento.

Quale fu il catalizzatore delle propensioni o preferenze che Franco Maria Ricci trasformò in una suggestiva proposta culturale divenuta una vera e propria impresa economica?

Mi piace pensare che la svolta partisse da un carattere grafico, a quel tempo dimenticato da tutti, il Bodoni, che il futuro editore elesse a punto di equilibrio di tutta la configurazione che compone una pagina e prosegue fino a completarsi nel libro. Franco Maria Ricci scoprì il carattere tipografico Bodoni leggendo Il Manuale Tipografico scritto da Giambattista Bodoni (1740-1813) e pubblicato nel 1818 dalla moglie dopo la sua morte.

Il libro, stupendamente stampato, contiene centinaia di incisioni, vignette, ornamenti, caratteri latini ed esotici. Franco Maria Ricci rimase folgorato dall’elegante vigore del carattere Bondoni e dalla coerenza olistica spalmata in ogni parte del testo. Secondo Giambattista le qualità fondamentali che donano al lettering la percezione di una bellezza stabile, sarebbero: l’uniformità ( rispetto delle proporzioni), la regolarità del disegno dei caratteri; l’eleganza unita alla nitidezza; il buon gusto e l’incanto, qualità misteriosa, quest’ultima, quasi impossibile da definire: potrebbe significare una più intensa attenzione ai dettagli di caratteri particolari tale da conferire al testo una grazia rilassata, meditata per fare emergere un inevitabile è irresistibile sentimento di bellezza.

Franco Maria Ricci ristampò Il Manuale Tipografico di Giambattista Bodoni e il successo per quel tipo di libro fu travolgente. Si convinse allora della fame di regolarità e bellezza del lettore, causate dalla reazione al disordine percettivo indotto da libri di scarsa consistenza espressiva e formale. Questa convinzione lo portò ad elaborare un progetto editoriale molto ambizioso ed apparentemente elitario, nel quale la veste lussuosa del libro avrebbe nobilitato contenuti scelti con altrettanta attenzione e cura.

Il perno centrale di questo progetto era il carattere tipografico e l’estensione del suo ordine di bellezza al resto degli elementi da impaginare. Le intuizioni di Franco Maria Ricci si rivelarono giustissime. Il Bodoni, l’armoniosa ed equilibrata impaginazione, la qualità della carta, la perfezione della stampa, la rilegatura in seta nera con le impressioni dorate, conferivano ai libri della sua collana di punta, I segni dell’uomo, bellezza, carattere e personalità non riscontrabili nel catalogo di altri editori.

Alcuni libri della Collana “I segni dell’uomo”

Se a questo aggiungiamo una sensibilità non comune per contenuti mai banali, redatti dai più famosi intellettuali in circolazione, si comprende bene il perché per almeno un paio di decenni Franco Maria Ricci sia divenuto un mito internazionale, conosciuto da tutti i cultori del sapere umanistico. Le collaborazioni con Borges, Eco, Barthes, Calvino e tanti altri, si sono concretizzate in testi godibilissimi nei quali il piacere della scrittura degli autori empatizzava con quello percepito dal lettore. Non credo di esagerare se avanzo la congettura che l’operatore di questa connessione all’insegna della percezione dei piaceri intellettuali attivati dal contatto con l’oggetto libro, fosse l’atto grafico che conferiva grazia e bellezza alle pagine e ai testi.

Altre collane indimenticabili sono state La biblioteca blu, ovvero libri stampati su carta azzurra, La biblioteca di Babele, vale a dire libri impreziositi dai ritratti degli autori fatti da un Tullio Pericoli in gran forma. Devo aggiungere inoltre di aver letto con soddisfazione molti volumi della collana di viaggi, Le guide impossibili, curata da Gianni Guadalupi. Il format di questi libri che parlano di luoghi oggi denotati da una geografia semanticamente molto diversa, è meno imponente rispetto a quello dei segni dell’uomo, ma la grafica e l’impaginazione di Franco Maria Ricci è da manuale.

Alcuni libri della collana “La biblioteca di Babele”

Mi ha sempre sorpreso quanto fosse poco citata Morgana, una collana caratterizzata dal colore bianco i cui standard grafici sono assolutamente in linea con le produzioni più belle dell’editore. Probabilmente la ragione risiede nel fatto che è la rilegatura in seta nera, nonché i caratteri Bodoni, of course, ad essere divenuta nel corso del tempo il marchio di fabbrica di Franco Maria Ricci.

A voler essere pignoli, proprio questi tratti potrebbero essere interpretati anche come il limite estetico delle collane dell’editore: il loro stile severamente elegante spesso alleggerito da contenuti visivi e letterari che potremmo definire effimeri, potrebbe essere divenuto nel tempo una sorta di manierismo editoriale un po’ scontato. È bene ricordare che in una forma di vita come la nostra, caratterizzata dall’elogio incondizionato delle novità, avere troppo stile non è sempre un vantaggio.

Tuttavia, aldilà di critiche e vicissitudini economiche sulle quali non voglio soffermarmi, il progetto di Franco Maria Ricci di rendere accessibili a tutti collane di libri impeccabili per i contenuti, in formato lussuoso, caratterizzati da un’elegante grafica e da attenzioni maniacali per le qualità di immagini e carta,  è qualcosa che rimarrà nella storia dell’editoria come un susseguirsi di eventi legati alla forma libro (forma che tanti fanatici del digitale vedono ancorata al passato) immaginata essere un modo per avvicinare il sapere ancora insostituibile.

Anche solo per questo, aldilà dei contenuti grafici dei quali è stato un protagonista, Franco Maria Ricci merita di essere ricordato con reverenza e rispetto. Esattamente quello che la mostra parmense e i suoi organizzatori fanno fatto.

2. Non troppo distante da Palazzo Pigorini a Parma è possibile visitare il famoso Labirinto della Masone, l’ultima delle grandi imprese di Franco Maria Ricci, costruito nell’arco di una decina di anni e divenuto famoso sia perchè è il più grande labirinto al mondo e sia per il fatto che è stato costruito interamente in bambù. Come mai un talentuoso grafico e designer ha impegnato ingenti risorse economiche e le sue energie intellettuali per edificare una sorta di monumento ad un simbolo millenario della nostra cultura?

Infatti il Labirinto è da sempre una architettura polisemica utilizzata da filosofi, letterati, artisti per rappresentare la complessità della condizione umana. Tra i grandi letterati che Franco Maria Ricci aveva frequentato con più reverenza e amicizia dobbiamo annoverare Jorge Luis Borges (1899-1986). Ora, è noto che la figura del labirinto era una delle ossessioni del grande scrittore argentino, culminata nella scrittura del racconto “Il giardino dei sentieri che si biforcano”. Borges era affascinato dalla duplice valenza di questo edificio: la sua tortuosità generava un inquietante stupore ma al tempo stesso era una trappola nella quale ci si smarriva. Per lo scrittore, il Labirinto rappresentava in forma allegorica la sconcertante impossibilità per la sola Ragione di cogliere in profondità l’ordine sottostante la complessità del mondo. In altre parole, nel Labirinto (ovvero nel reale) non possiamo districarci appellandoci solamente alla razionalità lineare, ma dobbiamo andare alla ricerca di significati di un ordine diverso.

Probabilmente il tema del Labirinto è una immagine simbolica che si è radicata in Franco Maria Ricci con la frequentazione di Borges e, aggiungerei di Calvino e Umberto Eco, grandi estimatori dello scrittore argentino e prestigiosi collaboratori dell’editore. Non è certo per caso se fino al 20 marzo 2022, a Fontanellato al Labirinto della Masone si può visitare una mostra multimediale concepita da Umberto Eco e Franco Maria Ricci, sulla storia millenaria di questo segno universale, intitolata: Labirinti. Storia di un segno.

Secondo Eco la storia millenaria dell’immagine del Labirinto si spiegherebbe per via del significato simbolico ed emozionale che questa forma irradierebbe sulla condizione umana o cosmica. Se questa costruzione concepita per rendere difficile il percorso per uscire di chi vi entra, è allegoria o metafora della nostra esistenza in un mondo caotico, insensato, che non possiamo controllare a nostro piacimento, allora si può immaginare un parallelismo tra lo sviluppo del nostro sapere, inteso come risposta all’entropia del mondo, e le diverse forme storiche del Labirinto.

Umberto Eco, nel suo libro Dall’albero al labirinto congettura dunque che lo sviluppo storico dell’immagine del Labirinto, da unicursale a multicursale fino algli attuali percorsi a rete, vada in parallelo con l’evoluzione del nostro modo di mettere ordine alla realtà attraverso il sapere enciclopedico.

La riedizione dell’Eciclopedie dell’editore Franco Maria Ricci

Per quanto riguarda l’idea del labirinto di Franco Maria Ricci, aldilà delle suggestioni maturate dalle conversazioni con Borges, Calvino ed Eco, mi pare di poter aggiungere che la sua visione fosse meno tragica e pessimista di quella che emerge nei testi dello scrittore argentino. Infatti dal labirinto della Masone si esce liberamente senza interferenze di Minotauri o altre mostruosità. A mio avviso Franco Maria Ricci vedeva il suo labirinto con gli occhiali dell’Illuminismo. In altre parole, io vedo nella significazione del labirinto di Franco Maria Ricci un appello positivo alla Ragione come risposta più efficace al disordine del mondo. Un indizio di quanto il pensiero di d’Alembert, Diderot, Voltaire fosse per lui importante è ben rappresentato dalla imponente e fedele ristampa dell’Eciclopedie che fece come editore.

Tra l’altro il primato della Ragione risulta ben percepibile nel suo agire grafico. Molti insistono col definire le sue impaginazioni con riferimenti al lusso, alla bellezza, al piacere voluttuoso, dimenticando che le configurazioni di pagina sia dei suoi libri che della rivista Fmr sono anche estremamente razionali nel senso della leggibilità e dell’ingaggio percettivo/emotivo necessario per motivare interesse e lettura.

Franco Maria Ricci MyWhere

 

Parma, Palazzo Pigorini. Dal 23/10/2021 – Franco Maria Ricci. I segni dell’uomo

Orari:

  • mercoledì, giovedì e venerdì dalle 10,30 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 18,30
  • Sabato e domenica orario continuato dalle 10,30 alle 18,30

L’accesso alla mostra è gratuito.

Info: pigorini@francomariaricci.com

Lamberto Cantoni
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63 Responses to "Franco Maria Ricci (1934-2020): un illuminato visionario nel labirinto dei segni"

  1. annalisa   27 Ottobre 2021 at 06:43

    I libri di Ricci sono speciali. Io credo che abbiano influenzato anche molti editori. Sono d’accordo anche sul rischio del manierismo. Ma quando si ha stile è meglio restare coerenti.

    Rispondi
  2. mauri   28 Ottobre 2021 at 08:28

    Il design dei libri di Ricci è stupendo. Non capisco chi lo definisce manierista. Una bella forma o una impaginazione se sono belle perchè cambiarle?

    Rispondi
    • Antonio Bramclet
      antonio   29 Ottobre 2021 at 08:45

      Risposta semplice Mauri: si cambia perché anche la bellezza alla fine viene a noia

      Rispondi
      • mauri   29 Ottobre 2021 at 16:00

        Dimenticavo che esistono anche i masochisti visivi: pur di contestare la bellezza preferiscono circondarsi di bruttezze!

        Rispondi
        • Antonio Bramclet
          Antonio   29 Ottobre 2021 at 20:13

          Il bello solo bello può divenire facilmente stucchevole, mieloso, effimero. Siamo sicuri che il Ricci sia sempre immune da questo rischio?

          Rispondi
  3. Giulia Conti   29 Ottobre 2021 at 08:15

    Una figura senza precedenti, Franco Maria Ricci, che avvolge sotto ogni sfera la bellezza della ragione , dell’eleganza e della precisione. E’ riuscito a regalare emozioni attraverso idee efficaci, portatrici di novità e di volontà , da parte di chi vede, di stupirsi solo dopo un semplice sguardo.
    A mio parere, una creatività eccellente nello scavare all’interno della mente umana, con il Labirinto della Masone , un sistema che mostra una sua idea di mondo superabile attraverso un strumento che noi tutti abbiamo: la Ragione.

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  4. francy   29 Ottobre 2021 at 19:26

    Non c’è termine più corretto di “illuminario visionario” per definire Franco Maria Ricci, il quale, con semplicità, eleganza e conoscenza è riuscito a comunicare grazie ad un affascinante design. Per quanto mi riguarda, non sostengo coloro che lo definiscono manierista; sono dell’idea che se si arriva a riconoscere un artista dalla propria personalità, eccetto alcuni casi, sia meglio rimanere sull’impostazione che abbia portato al successo.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   29 Ottobre 2021 at 20:03

      Sul manierismo la penso come te, anche se non possiamo nasconderci che un fondo di verità sussiste, specialmente se la grafica di Ricci viene inflazionata cioè ne circola troppa.
      Mi permetto di segnalarti una svista: lo definisci un “illuminario visionario”; non posso pensare che lo paragoni ad una lampada; probabilmente volevi scrivere che F.M.Ricci è un “illuminista visionario”.

      Rispondi
      • lucio   31 Ottobre 2021 at 07:49

        Come si fa ad essere illuministi e nello stesso tempo visionari? Se sono un illuminista credo nella razionalità e non in romanticherie visionarie. Perché definire Franco Maria Ricci con una contraddizione in termini? La sua grafica è chiara, pulita, lineare e non ha niente di visionario!

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        • Lamberto Cantoni
          Lamberto Cantoni   3 Novembre 2021 at 08:12

          Perché a volte per inquadrare persone come noi usiamo descrizioni contraddittorie? Siamo esseri complicati, divisi, scissi dalle nostre innumerevoli maschere. Tutti vorremmo essere razionali, ma non ci riusciamo completamente. Le nostre fantasie fanno parte del gioco. La nostra immaginazione fatica a percorrere la strada stretta della ragione. Ecco perché quando ci fermiamo a riflettere sul senso della nostra vita, siamo costretti a riconoscere le tensioni tra ciò che ci raffiguriamo come razionale e qualcosa di emotivamente eccedente che ne ha cambiato la traiettoria.

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  5. Greta Maria Pia Ciani   2 Novembre 2021 at 09:31

    Franco Maria Ricci è stato una figura senza precedenti. Egli è riuscito a comunicare con un efficiente design a tutte le generazioni che lo hanno preso come modello di ispirazione. Secondo me i suoi libri sono un vero e proprio esempio per coloro che lavorano nel suo stesso campo. La sua grafica risulta chiara e viene apprezzata da molti. Per me Franco Maria Ricci è stato un grafico pubblicitario molto elegante e di buon gusto.

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  6. Ludovica Musto   2 Novembre 2021 at 12:10

    Sono rimasta affascinata alla lettura di questo articolo, che seppur breve , intrinseco di informazioni accattivanti su un vero e proprio artista. Trovo che il suo operato in campo grafico sia di ispirazione per chi approccia a questo mondo e di piacevole visione per chi semplicemente ama l’arte. Si percepisce che dietro ogni sua opera ci sia un grande studio e una profonda devozione, è facile intuire che ogni dettaglio è pensato nei suoi particolari, quindi anche se si potrebbe pensare, in alcuni casi, ad un atto ripetitivo, in realtà quest’ultimo rispetta una serie di ragioni. Trovo interessante il paragone del labirinto anche se mi sento più vicina alla visione di Eco.

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  7. Livio   3 Novembre 2021 at 10:00

    Franco Maria Ricci è stato un artista inimitabile ed unico nel suo genere con un design raffinato ed efficace. Forse la sua forza è stata proprio quella di rimanere fedele ai suoi valori e non lasciarsi influenzare dalle mode passeggere.

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  8. Diana   3 Novembre 2021 at 11:39

    Sono rimasta colpita dal modo in cui Franco Maria Ricci dominava l’editoria, come non seguisse le mode del momento e riuscisse a far spiccare i suoi lavori semplicemente grazie al suo talento. Ha reso dei semplici libri qualcosa di raffinato ed elegante, ma quasi sempre accessibili a tutti. Si distinse rispetto a tutti gli altri, si fece amare proprio per questa sua diversità, per non seguire la massa.

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    • luc97   3 Novembre 2021 at 14:31

      Mah! libri accessibili a tutti. Allora le collane come gli Oscar Mondadori cosa sono? Libri per disadattati economici! Ricci era un aristocratico ed è riuscito a convincere un sacco di persone che meritano di essere letti preferibilmente libri che se la tirano. Sono d’accordo con Diana sul carattere distintivo della sua grafica che giudico altezzosa. Ma non raccontiamoci che pensava a chi aveva pochi soldi. Anche il labirinto è aristocratico. Provate a pensarci: quale spreco di energie per entrare e uscire dopo un percorso ad ostacoli che mi induce a perdere un sacco di tempo. Il labirinto è anti moderno e insostenibile. Voi vorreste un giardino a labirinto dove se vi azzardaste a fare una passeggiata a metà pomeriggio, correreste il rischio di rientrare la mattina dopo?

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      • luciano   3 Novembre 2021 at 14:47

        Credo che Luc non abbia colto il valore simbolico del labirinto che rinvia ad altro rispetto alla passeggiata di metà pomeriggio. Il labirinto sono ad esempio i percorsi della nostra vita i quali non sono quasi mai lineari, bensì contrastati, a volte contraddittori, spesso casuali. Per quanto riguarda la raffinatezza dei libri sono d’accordo con Diana: quello di FMR è un lusso accessibile.

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  9. Eliana D’Aloia   3 Novembre 2021 at 12:59

    Franco Maria Ricci è un grande uomo meritevole della sua fama e grandezza intellettuale. Va ricordato in particolar modo per essere stato un grande estimatore della bellezza, per il suo amore verso la raffinatezza e l’eleganza. Ciò che lo rende unico e indistinguibile è la sua grande dedizione, nel design delle sue collane di libri.

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  10. Samuel Fiorima   3 Novembre 2021 at 13:30

    Franco Maria Ricci è stato l’esempio di come tutti i grafici pubblicitari dovrebbero mantenere la propria identità e l’idea originaria mantenendo il proprio stile innovandolo con eleganza opponendosi al marketing di massa evitando di cadere nel banale, tenendo molto in conto il piacere e l ‘armonia del lettore. A mio parere il suo prodotto fu un grande successo proprio perché lui usò una strategia competitiva che si basava su la differenziazione e rendendo il suo prodotto unico da giustificare il prezzo poco più alto rispetto agli altri editori.

    Rispondi
  11. Gian Marco   3 Novembre 2021 at 13:36

    Questo articolo mi ha colpito perché mi ha fatto capire come Franco Maria Ricci è riuscito a differenziarsi da gli altri, grazie al design della sua rivista che appariva ai lettori come un prodotto di una qualità incredibile. Lui ci fa capire che dietro ogni sua scelta c’è uno studio ben preciso, infatti è stata definita una rivista di lusso anche se accessibile a tutti. Infatti per le sue differenziazioni venne definito l’intellettuale editore che si opponeva al marketing di massa.

    Rispondi
  12. Sophie   3 Novembre 2021 at 13:41

    È importante far ricordare il grande contributo artistico,culturale che Franco Maria Ricci ci ha lasciato. Sono rimasta molto colpita dalla sua determinazione nel continuare a difendere i valori estetici nei quali credeva, seppur non considerati dalla società sufficientemente “moderni”. Possiamo dire però che il suo modo di vedere l’arte era assolutamente visionario, basta solo pensare alla magnifica costruzione del labirinto. Sicuramente la visione di Borges ha influenzato l’idea di Ricci, però mi trovo d’accordo nell’affermare che la sua concezione di labirinto, fosse meno pessimista di quella dell’autore.

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  13. Arianna Sepe   3 Novembre 2021 at 15:35

    Franco Maria Ricci è stato e rimane una figura fondamentale per tutti coloro appassionati al mondo della grafica. Con la sua eleganza ha donato un nuovo volto all’editoria creando una veste lussuosa per i libri. Franco Maria Ricci sapeva donare incanto attraverso la veste elegante e regolare dei suoi lavori e per ciò sarà per sempre ricordato.

    Rispondi
  14. Benedetta   3 Novembre 2021 at 16:02

    Da questo articolo emerge una figura che ha cambiato l’estetica e ha apportato molte innovazioni nell’ambito grafico e del design. Mi riferisco a Franco Maria Ricci: designer, grafico ed editore. Attraverso questo articolo egli ha suscitato in me grande ammirazione per la sua attenzione minuziosa ai dettagli e all’estetica. Non si tratta di un’estetica convenzionale; quella di Franco Maria Ricci è attenta e studiata. Egli, grazie alla sua grande preparazione e allo sguardo vigile rivolto alla società che ci circonda, non si è lasciato travolgere dalle mode in continuo cambiamento, ma ha sviluppato un suo concetto di estetica, basata sull’eleganza, sulla cura dei dettagli, sulla raffinatezza. Il suo scopo è quello di arrivare alle persone per attirare la loro attenzione e abituarle ad un’estetica nuova ed innovativa.

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  15. james   3 Novembre 2021 at 16:19

    Scusate se mi distacco la coro giubilatorio ma a me piacciono le analisi concrete. Prendete il logo FMR della rivista. Sua maestà il Ricci gli mette sopra e sotto un rigone grosso e uno più fine; di fianco disegna un trifoglio. Quante pesantezze! immaginate la testata senza rigoni e decorazioni floreali…Non sarebbe stata più in linea con il gusto attuale?

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   3 Novembre 2021 at 18:33

      Le analisi concrete, anche se non sono sicuro di sapere cosa significa con precisione questa espressione, possono essere certo interessanti. A patto però di prevedere anche per esse la possibilità di essere delle concrete cazzate. La tua applicazione della formuletta magica di Mies van der
      Rhoe, Less is more, non sempre funziona. Sappiamo benissimo che questa enunciazione ha inaugurato il paradigma di un percorso importante del design moderno, ma mi rifiuto di interpretarlo come un comandamento religioso. Il riduzionismo può impoverire, rendere anoressica una forma etc etc
      Nel caso del logo della rivista FMR, togliere come dici tu i rigoni fa galleggiare nel vuoto il segno più importante del testo cioè la marca che lo identifica. Tra l’altro i rigoni hanno il compito di raggruppare e allineare una sequenza di notazioni che l’editore ha ritenuto necessario evidenziare, ponendole in una relazione di simmetria con un altro raggruppamento in basso che evidenzia il numero di uscita, i contenuti e il concetto dell’acronimo (FMR) ovvero il nome proprio dell’editore.
      Ora, dal momento che nella copertina della rivista viene sempre impaginata una spettacolare immagine, puoi facilmente percepire il senso del lavoro dei rigoni osservando la stabilità della configurazione complessiva. Se fai galleggiare il logo e rompi la simmetria con il raggruppamento di segni in basso (ponendoli per esempio di lato), rompi la presa degli elementi grafici sull’immagine trasformandola in un contenuto visivo autonomo. Viene dunque a incrinarsi la superficie calma e ordinata della copertina. L’immagine raffigurata, come un cavallo selvaggio si imbizzarrisce e disarciona lo sguardo. Di conseguenza il metamessaggio dell’editore cioè “FMR ti fa conoscere meglio di altri il significato di…perché ti offre le cornici adeguate per apprezzarne forme e contenuti” (con testi critici di prim’ordine e con immagini sottomesse al tuo piacere di indugiare su d esse), il metamessaggio dicevo, evapora e con esso rischia di dissolversi l’ancoraggio al brand.

      Rispondi
      • james   4 Novembre 2021 at 03:24

        Okay i rigoni te li concedo, ma il trifolio no; quello è un inutile orpello.

        Rispondi
        • Lamberto Cantoni
          Lamberto Cantoni   4 Novembre 2021 at 08:23

          Non guardare solo alla forma, pensa al contenuto simbolico. Il trifoglio ha una lunga tradizione. Per i cristiani era una allegoria della Trinità. Ma sembra che in origine fosse un simbolo celtico ben radicato in Irlanda. Mi pare di ricordare che lo si considerava segno di buon auspicio, di buona fortuna. Saint Patrick (San Patrizio) quando convertì la popolazione celtica al cristianesimo si impossessò del trifoglio cambiando la batteria semantica che produceva narrazioni. Dai poteri sacri che i Druidi Celti attribuivano al numero 3, per esempio allontanare spiriti maligni o fare profezie, si passò a concepire il trifoglio come una sorta di allegoria vegetale della SantissimaTrinità. In questo modo San Patrizio immaginava di far comprendere il concetto di tre entità che al tempo stesso sono una sola cosa, ad una popolazione estranea alla mitologia cristiana. Tengo a precisare che si tratta di leggende che risalgono al V sec. d.C. Ma un fondo di verità ci deve essere dal momento che ancora oggi il trifoglio è un simbolo riconosciuto da tutti gli irlandesi. Ti chiederai: che cazzo c’entra FMR con Druidi e Santissima Trinità? Io credo che il Ricci volesse auspicare per la propria rivista perfezione, equilibrio, eternità ovvero qualità incapsulate nel numero magico 3 e quindi, visivamente raffigurate dal trifoglio.

          Rispondi
          • Fabiola Cinque
            Fabiola Cinque   4 Novembre 2021 at 11:12

            Grazie Lamberto di questo approfondimento. Sei sempre una fonte inesauribile d’informazione

  16. Elisa Carbone   3 Novembre 2021 at 19:24

    Franco Maria Ricci attinge all’ eleganza estetica che potrebbe sfuggire a chi non è avvezzo alla bellezza in quanto pone l’attenzione sull’attenzione ai dettagli e sull’armonia stilistica. È un personaggio innovativo in quanto non si è omologato alla massa ma ha creato un suo concetto di bellezza lontano da quello dei suoi contemporanei ma basato sull’eleganza e sul rispetto delle proporzioni.

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  17. Domenico   3 Novembre 2021 at 19:59

    Quest’articolo è ricco di informazioni ,ci illustra in maniera dettagliata la storia della carriera di Franco Maria Ricci. Sono rimasto affascinato dalla sua idea di voler stravolgere i canoni dell’editoria, non è facile opporsi ai canoni imposti dalla società. Ciò che più mi ha colpito è stato il suo voler attribuire alle sue opere i segni dell’uomo, cosa che nessuno aveva fatto prima di lui. Ogni sua opera è scritta con cura di ogni minimo dettaglio, segue un’idea ben precisa, comunica con i suoi lettori in modo chiaro ,con eleganza ,trasmettendo il suo amore per l’arte.

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  18. Marco   3 Novembre 2021 at 20:26

    Da questa lettura spicca subito la grande passione e dedizione che Franco Maria Ricci metteva in ogni sua “opera”, quanto si sia dedicato alla sua passione e come sia riuscito ad andare avanti nonostante avesse tutti contro. ma proprio per questo e’ riuscito a lasciare un segno indelebile nel mondo della grafica e del design. Con la cura minuziosa di ogni singolo dettaglio e’ riuscito a creare qualcosa di nuovo e fuori dagli schemi per quel periodo. Gianbattista Budoni a parer mio rappresenta una parte fondamentale della rivista, in quanto molte di esse si rifanno allo stile del Budoni.

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  19. Beatrice Cuccaro   3 Novembre 2021 at 21:36

    Dalle proporzioni ai contrasti cromatici, dalla seta nera ai caratteri di Bodoni, tutto ci rimanda ai valori estetici in cui Franco Maria Ricci ha sempre creduto e diffuso tramite le sue opere: eleganza, armoniosità e razionalità. In un momento in cui (ultimi decenni del ‘900) era il marketing di massa a dominare la grafica pubblicitaria e non solo, è riuscito a volgere lo sguardo all’antico, e a ritrovare quel gusto del bello che è stato fonte di ispirazione per le immagini eterne delle sue copertine iconiche. Nonostante ciò, le sue collane di libri non sono riservate ad un pubblico elitario, bensì accessibili a tutti, secondo quella visione umanistica e illuminista che caratterizza non solo la sua visione della grafica e dell’arte, ma della vita nella sua totalità.

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  20. Martina Biagioni   3 Novembre 2021 at 22:27

    Franco Maria Ricci non fu solamente un fantastico scrittore, ma si rivelò anche un ottimo grafico pubblicitario in quanto il design della rivista che aveva creato, e non sono quello, risulta ancora oggi molto bello, raffinato ed allo stesso tempo d’effetto.
    Il Signor Ricci era una persona a cui piaceva uscire fuori dagli schemi e forse, anzi quasi sicuramente, è questo che ha portato lui al successo e noi a ricordarci di lui.
    Questo uscire fuori dagli schemi è stato dimostrato, sia con l’idea del Labirinto di Masone in cui si può chiaramente vedere una sfumatura d’illuminismo che evidenzia chiaramente la Ragione, ma soprattutto con la scelta di non seguire la massa.

    Rispondi
    • Antonio Bramclet
      antonio   4 Novembre 2021 at 03:08

      A me non risulta che F.M..Ricci sia stato anche uno scrittore fantastico. Puoi citarmi i libri che avrebbe scritto?

      Rispondi
  21. Ludovica Adriani   3 Novembre 2021 at 22:55

    Franco Maria Ricci è indubbiamente un modello di ispirazione.
    Ho ammirato il fatto di non farsi influenzare dalle mode ma di proseguire secondo i suoi ideali e mi affascinano i suoi pensieri e gli studi approfonditi che ci sono dietro ogni sua opera.

    Rispondi
  22. Giulia   3 Novembre 2021 at 23:28

    Franco Maria Ricci è stato una delle figure più rivoluzionarie e influenti del suo tempo, un uomo che ha segnato l’editoria e la grafica pubblicitaria grazie alle sue creazioni. Possiamo definirlo un vero e proprio “cultore della bellezza”, questo perché Ricci ha dedicato la sua intera vita alla ricerca dello stile e della bellezza, senza lasciarsi mai condizionare dalle mode e tendenze del momento.

    Rispondi
  23. Francesca Benedetta Calabretta   3 Novembre 2021 at 23:31

    FMR è una rivista elegante e raffinata e soprattutto ammirevole. Ammirevole perché appunto, è stata scritta da un uomo (Franco Maria Ricci) che espone le proprie idee strutturandole in modo ben preciso.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   4 Novembre 2021 at 03:16

      Francesca, F.M.Ricci era l’editore e l’Art Director della rivista. Non scriveva bensì impaginava ed editava.

      Rispondi
  24. Emiliano muzzi   3 Novembre 2021 at 23:37

    Franco Maria Ricci “il gentleman Della grafica italiana”
    Franco Maria Ricci, celebre editore d’arte e grafico, appassionato collezionista e raffinato esteta è una dei grafici/designer più influenti nostrani a livello mondiale. La sua costante curiosità alla ricerca della bellezza, nelle sue molteplici accezioni, ha preso forma e trovato riparo nelle sue stupefacenti creazioni, i libri con i quali ha abbagliato il mondo, tracciando un segno elegantissimo e indelebile. l’attività editoriale di Ricci diventa arte creando una collana di libri che si distinguono istantaneamente per quello stile unico, inconfondibilmente raffinato. Le sue edizioni sono opere d’arte a forma di libro destinate a chi cerca il libro come oggetto emozionante dal quale emerge la bellezza.
    Con il Labirinto della Masone, il più grande labirinto al mondo, Ricci ha realizzato anche quest’ultimo sogno, diventare un architetto dando corpo, con Pier Carlo Bontempi, ad una sorta di combinazione tra il Giardino di Polifilo descritto nel 1499 da Francesco Colonna e le mai realizzate architetture utopistiche dell’illuminismo di Étienne-Louis Boullée. Nessuno in cuor suo immaginava dieci anni fa cosa sarebbero diventati quei cespugli informi appena piantati, forse persino la moglie Laura Casalis, compagna di vita e di lavoro, pur avendo condiviso tanti successi e tante conquiste, ogni tanto era sfiorata dall’ombra del dubbio. Lui no, il labirinto era il suo impegno morale, la promessa fatta all’amico Borges, realizzarlo fu l’unica cosa al mondo che lo avrebbe spinto a vendere la casa editrice.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   4 Novembre 2021 at 03:13

      Ottimo commento. Mi hai dato informazioni che non avevo intercettato.

      Rispondi
  25. Alessandra Calisi   3 Novembre 2021 at 23:57

    Franco Maria Ricci è stato a mio parere l’esempio concreto di una personalità fuori dall’ordinario, noncurante delle mode, alternativa. Amante dell’arte e della bellezza, ha dedicato la sua esistenza alla creazione di un’idea che unificasse l’eleganza, tratto distintivo della sua persona e della sua produzione, e la fruibilità, fungendo da umanista e mecenate del bello nella cultura moderna. Egli è stato in grado di far rinascere l’arte del passato nella modernità, dando “forma all’effimero”; la sua grande fortuna è derivata a parer mio dalla capacità di mettere in gioco la sua personale educazione estetica, dando origine a un concetto coerente e unico di bellezza, in grado di suscitare emozione nell’osservatore.

    Rispondi
  26. Martina   4 Novembre 2021 at 08:50

    Franco Maria Ricci è stata una figura importante nel campo della grafica: egli ha cambiato il modo di comunicare, e da grande editore e studioso dei caratteri ha riscoperto e rivalutato i valori antichi della grafica, senza mai diffondere contenuti banali. Ciò che lo contraddistingue è senza dubbio l’eleganza, lo studio e l’attenzione al dettaglio.
    Il progetto di rendere accessibili a tutti collane di libri (in formato lussuoso) dall’eccellente grafica e contenuti impeccabili sicuramente rimarrà nella storia dell’editoria, e degna Francesco Maria Ricci di essere ricordato con rispetto.

    Rispondi
    • Fabiola Cinque
      Fabiola Cinque   4 Novembre 2021 at 10:51

      È proprio questo che volevo fosse evidenziato, come scrivi tu “ Franco Maria Ricci ha cambiato il modo di comunicare da grande editore e studioso dei caratteri ha riscoperto e rivalutato i valori antichi della grafica… oltre all’eleganza, lo studio e l’attenzione al dettaglio” che ritengo fondamentale, soprattutto nell’epoca in cui l’ha fatto dove “il dettaglio” diveniva un elemento confuso tra la massa…

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  27. Lavinia Vitone   4 Novembre 2021 at 09:44

    Dal mio punto di vista Franco Maria Ricci è riuscito a rivoluzionare il mondo della grafica.
    I suoi libri, così come la sua rivista “FMR” e le sue grafiche possiamo inserirli in un contesto percettivo caratterizzato da bellezza severa, ma anche ordinata.
    Riconoscibile in tutto il mondo per la sua impaginazione armoniosa con dei contenuti visivi spettacolari che riuscivano a far togliere lo sguardo da altre riviste (penso che sia proprio così che un prodotto dovrebbe essere elevato per poter differenziarsi dagli altri).
    Altra considerazione, riuscì ad opporsi al “marketing di massa” e a rendere i suoi prodotti, dei prodotti di lusso, ma pur sempre rendendoli accessibili più o meno a tutti.
    Oltre all’editoria, si dedicò alla realizzazione del “Labirinto della Mansone”. Opera che rappresenta al meglio la complessità del mondo, che può essere superata grazie alla Ragione.
    FMR con le sue opere è riuscito a scavare nella mente umana e a creare un nuovo concetto di bellezza.

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    • Fabiola Cinque
      Fabiola Cinque   4 Novembre 2021 at 10:54

      Lavinia oltre a condividere in toto il tuo scritto ti assicuro che, attraverso la visita al museo con esposti i vari labirinti rappresentati in epoche e luoghi diversissimi, si percorre un itinerario introspettivo e magico che ti conduce alla scoperta di tanti significati

      Rispondi
  28. Francesca angileri   4 Novembre 2021 at 11:59

    Di Franco Maria Ricci mi ha colpito particolarmente il suo rimanere fedele ai suoi ideali, ai suoi ideali di bellezza. Non seguiva la massa, rimaneva originale, ed è stata proprio la sua originalità a farlo spiccare meravigliosamente nel mondo della grafica.

    Rispondi
  29. Giada Bruno   4 Novembre 2021 at 13:02

    Franco Maria Ricci è un grande modello di ispirazione, un uomo che ha marcato la grafica pubblicitaria grazie alle sue creazioni.
    Ricci ha dedicato la sua vita allo studio della bellezza e la cosa che mi ha colpita di piu’ e’ che non si e’ mai lasciato condizionare dalle tendenze di quel periodo, ha sempre seguito le sue idee.

    Rispondi
  30. Susanna   4 Novembre 2021 at 13:39

    Franco Maria Ricci, celebre editore d’arte e grafico, è stato una delle figure più rivoluzionarie del suo tempo. Viene definito come l’intellettuale editore che si opponeva al marketing di massa, porgendo la sua attenzione ai dettagli e all’estetica. Sono rimasta colpita dalla sua idea di voler stravolgere i canoni dell’editoria dell’epoca, andando contro la società e perseguendo i suoi ideali. Ciò che lo ha contraddistinto è la sua attenzione al dettaglio, che gli ha permesso di creare un nuovo modello di bellezza e lasciare un segno indelebile nel mondo della grafica e del design.

    Rispondi
  31. Giorgia Tulumello   4 Novembre 2021 at 13:49

    Del design di Franco Maria Ricci mi è piaciuta la sua semplicità e raffinatezza che dimostrano in maniera perfetta il pensiero di Leonardo Da Vinci: “la semplicità è la più grande sofisticatezza”. 
Mi ha colpito la sua visione del labirinto, questo rappresenta le incertezze della nostra vita tra enigmi e perdizione. 
Al contrario del labirinto di Minosse a cui si ispira poiché affascinato dall’arte classica, Maria Ricci cerca di dare al labirinto una nuova connotazione, non quella crudele e di prigionia, ma di un luogo in cui la gente possa passeggiare, anche smarrendosi senza pericolo, avendo così la possibilità di meditare e ritrovare sé stessi. 
Franco Maria Ricci utilizza il labirinto anche come metafora della vita, in cui ci si può perdere o ritrovare. Labirinti che possono essere fisici e spirituali al tempo stesso.
    La vita odierna, la globalizzazione, la pandemia sono situazioni in qualche modo riconducibili alla metafora di Ricci in cui ogni persona si trova a dover fare delle scelte, infatti, il tempo per meditare, cercando la via d’uscita dal labirinto è un elemento che molte persone dovrebbero considerare ed apprezzare come bene prezioso.

    Rispondi
  32. Branchetti Annalisa   19 Novembre 2021 at 14:30

    A mio parere Franco Maria Ricci, uomo ricco di una cultura senza tempo, è riuscito in un certo qual modo a superare gli standard creati nel campo dell’editoria e ad avere un grande successo grazie sicuramente alle sue conoscenze in ambito grafico e pubblicitario. Non si può negare che un libro, oltre ad essere interessante e travolgente nella lettura, se non è ben studiato a livello grafico, di impaginazione non attirerà il nostro interesse in egual modo e anche la lettura stessa sarà molto più piacevole. Per quanto riguarda le sue copertine, se il termine “da manuale “ è inteso che a livello grafico vengono rispettate alcune regole come possono essere la proporzione tra i diversi caratteri, la vicinanza di alcuni colori piuttosto che altri allora mi posso trovare d’accordo ma non lo sarei se questo termine viene invece attribuito al livello formale, credo che sotto questo aspetto le copertine di Franco Maria Ricci siano ben distanti a quelle che possono essere delle copertine da manuale poiché molto ricche di elementi decorativi che le rendono sotto il mio punto di vista in un certo qual modo caotiche. Per quanto riguarda invece il Labirinto della Masone non sono molto d’accordo con ciò che viene riportato nel testo poiché le difficoltà che si incontrano quando ci si trova a dover uscire da esso non sono dettate soltanto dall’incontro con creature mostruose o simili per cui credo che sia un’interpretazione molto personale quella che viene data in cui si afferma che per Franco Maria Ricci la visione del labirinto era molto meno tragica e pessimista rispetto a quella di Borges.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   20 Novembre 2021 at 08:27

      Cara Annalisa, devo attribuirti un piccolo record: dopo quasi quarant’anni di frequentazioni con le questioni critiche legate alle pubblicazioni di FMR, sei la prima che ricordo a percepire nelle copertine dell’editore del “caos visivo”.
      Per quanto riguarda il labirinto posso solo dire che la mia frase suonava così: “…senza interferenze con Minotauri o altre mostruosità” intendendo per le seconde le tortuosità di borgesiana memoria (citate sopra).
      Ora, per come ho letto il grande scrittore argentino, in questo momento penso all’Aleph, il suo riferimento al labirinto è improntato a trasmetterci un significato simbolico dominato dall’idea di una confusione rischiosa e pericolosa per gli uomini.
      Mi è sembrato che FMR, pur preservando la struttura intricata del labirinto, la riferisse al senso di sfida che caratterizza lo sviluppo della Ragione: il mondo, la vita, le esperienze hanno una natura intricata (sono come un immenso labirinto) alla quale possiamo opporre le armi della razionalità.
      A questo punto ho ritenuto plausibile creare un punto di contatto tra la tradizione illuminista e le cornici di pensiero dell’editore che vedo configurate o proiettate per difendere una messa in ordine emozionale dei piccoli mondi grafici creati per fondere contenuti e bellezza.
      Probabilmente nel mio script ho dato troppo spazio all’impostazione razionale in FMR.
      Nelle sue progettazioni grafiche c’è indubbiamente anche una nota romantica. Per dirla con Baudelaire (Les fleurs du mal) nelle sue copertine…”Là, tout n’est qu’ordre et beauté, Luxe, calme et voulupté”.

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      • Branchetti Annalisa   20 Novembre 2021 at 10:22

        Mi correggo poiché nel testo non ho citato un riferimento. Per quanto riguarda il “caos” di cui parlo mi riferisco alle copertine di La Biblioteca di Babele e i Segni dell’uomo. In merito alle pubblicazioni di FMR trovo invece che siano estremamente semplici e pulite.

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  33. michele malerba   21 Novembre 2021 at 18:14

    Franco Maria Ricci ha cercato di rendere eterni libri, manuali e riviste, rendendo la percezione di essi piacevole alla lettura attraverso lo studio della composizione delle pagine, dei testi e dei libri stessi.
    Puntando a rendere l’oggetto libro eterno ovviamente non seguì le tendenze, che conosciamo essere passeggere, ma promosse nei sui lavori un eleganza, una nitidezza, una regolarità dei caratteri e una uniformità delle proporzioni, tipiche del Boldoni.
    Non solo sviluppa la parte grafica dell’impaginazione del libro, ma anche la miglior carta su cui stamparlo e la stessa modalità di stampa e rilegatura.

    Ridurre il lavoro di Franco Maria Ricci a una Formula è molto riduttivo infatti rompe degli schemi fissi della stampa su carta, e ricerca il bello in ciò che propone, non seguendo canoni già visti.
    Indubbiamente si può solo apprendere dai suoi lavori, ma quest’ultimi hanno un limite fisico che è quello della carta, infatti sarebbe interessante sviluppare il lavoro che il grafico ha fatto su “carta” anche in digitale.
    I limiti della carta ormai sono chiari; la “pesantezza” in confronto alla “tascabilità” dei contenuti digitali, i costi di produzione, e tutti i limiti fisici che possiamo elencare. D’altro canto invece la percezione dei contenuti che possiamo avere su carta non raggiunge minimamente quella che possiamo assumere da dietro uno schermo, infatti sappiamo che il carattere e l’impaginazione sono differenti a seconda del dispositivo che si usa, i cosiddetti contenuti “standardizzati” e molti fattori come chiamate, messaggi, testi troppo piccoli, pubblicità, immagini poco definite o addirittura uno schermo rotto che possono inficiare sul piacere della lettura.
    In un mondo che ha svuotato le librerie di casa dalle enciclopedie e le ha rimpiazzate con un computer sarebbe interessante sviluppare il discorso di Franco Maria Ricci anche in digitale dove il piacere della scrittura degli autori empatizza con quello percepito dai lettori. Si arriverà un giorno a ciò ? A motivare interesse nella lettura tramite la leggibilità, l’ingaggio percettivo e emotivo come nelle produzioni di Ricci?

    Il modo di districarsi dentro il labirinto della vita molte volte non è razionale, si seguono emozioni, passioni, istinto di sopravvivenza e ognuno affronta il proprio labirinto in modo differente.
    Per quanto riguarda il disordine del mondo son d’accordo che sia colmabile con la ragione e con una ricerca della “verità” e che non possa essere rappresentata in un enciclopedia.
    Infatti la verità esiste e io so che c’è, ma allo stesso tempo so che questo è un compito infinito, instabile, perché quelle teorie che oggi mi sembrano corrette domani potrebbero dimostrarsi errate o comunque da modificarsi.

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    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   21 Novembre 2021 at 21:25

      Ottima idea. Credo che il successo planetario della Apple vada nella direzione che prefiguri nel tuo intervento. È noto che Steven Job aveva un interesse maniacale per il design dei suoi prodotti, per il lettering e per le innovazioni che miglioravano gli schermi dei suoi prodotti per restituire un in-più di piacere per i suoi clienti. Per non parlare dei software e delle app pensate per progettare esperienze editoriali di grande qualità. È vero, nel web ci sono mediamente siti banali, ripetitivi, stereotipati. Ma ce ne sono tanti che ambiscono ad avere una qualità visiva di prim’ordine. Forse manca ancora al web design quell’equilibrio dinamico tra funzionalità e creativitá, che l’editoria tradizionale ha maturato nel corso del tempo.

      Rispondi
  34. Gaia Candeli   21 Novembre 2021 at 19:31

    Ragione e cretività possono essere termini che vanno di pari passo se pesate equamente; personalmente ritengo che si, i ragionamenti su cui si fondano e si costruiscono sia le copertine sia il Labirinto della Masone, hanno una base razionale, come l’accorgimento nell’accostare i colori, nel scegliere il font o molto più semplicemente per la realizzazione di un progetto efficace per il labirinto, ma graficamente o visivamente parlando a mio parere, non trasmettono razionalità in quanto la grafica e l’impaginazione delle copertine di Franco Maria Ricci, non le catalogherei da manuale, in quanto l’innovativo accostamento di colori oltre che di materiali se si pensa alla rilegatura in seta nera della collana ‘la biblioteca di babele’. Per quanto riguarda il labirinto invece, personalmente non ritengo che il labirinto sia la vera e propria immagine della razionalità, in quanto si, come è stata creata un entrata sicuramente esiste un uscita, ed è forse l’unico accenno di razionalità presente, ma il labirinto non è al tempo stesso perdizione e ritrovamento? Non è complessità dell’uomo e della mente umana? Non vi è alcuna razionalità nel caos che la mente umana tiene prigioniera in se stessa, nonostante le strade siano ben disposte e ordinate, sono tutte uguali, o per lo meno viste dall’interno si presume esserlo, altrimenti nessuno si perderebbe all’interno. L’artista poliedrico è indiscutibilmente elegante e raffinato e forse razionale sotto alcuni punti di vista della progettazione ma non dal punto di vista grafico, in quanto le sue creazioni permettono un ampia ispirazione e possibili interpretazioni differenti di pensiero.

    Rispondi
  35. Margherita Scialla   22 Novembre 2021 at 18:09

    Franco Maria Ricci nei suoi lavori sceglieva di difendere i valori estetici in cui credeva, opponendosi alle tendenze e alle mode, che non hanno consistenza.
    Non ho abbastanza conoscenze per poter affermare qualcosa con assoluta certezza, ma personalmente non chiamerei la sua grafica e impaginazione “da manuale”. Quando si pensa a qualcosa fatto “da manuale”, normalmente si pensa a qualcosa fatto in uno stile comune, conosciuto, già confermato dalla società. In questo caso invece lui si sposta dalle “mode e tendenze” come già detto, e crea dei metodi di grafica e impaginazione fuori dal normale.

    Rispondi
  36. Matilde Gasponi   22 Novembre 2021 at 22:05

    A mio parere Franco Maria Ricci è riuscito a rivoluzionare il mondo della grafica.
    Riconoscibile in tutto il mondo per la sua impaginazione armoniosa con dei contenuti visivi spettacolari che riuscivano a far togliere lo sguardo da altre riviste.
    I suoi libri, così come la sua rivista “FMR” e le sue grafiche possiamo inserirli in un contesto percettivo caratterizzato da bellezza severa, ma anche ordinata.
    Possiamo dire però che il suo modo di vedere l’arte era assolutamente visionario, con le sue opere è riuscito a scavare nella mente umana e a creare un nuovo concetto di bellezza.

    Franco Maria Ricci ha cambiato il modo di comunicare, e da grande editore e studioso dei caratteri ha riscoperto e rivalutato i valori antichi della grafica, senza mai diffondere contenuti banali. Ciò che lo contraddistingue è senza dubbio l’eleganza, lo studio e l’attenzione al dettaglio.

    Per quanto riguarda le sue copertine, definite “da manuale” mi trovo d’accordo se parliamo ad esempio della scelta del Bodoni come font, in quando classico e sempre “giusto”. Però non mi trovo d’accordo con la definizione “da manuale” in quanto Ricci stravolge il mondo della grafica e ne crea uno tutto suo, in cui detta lui le regole e nei quali i contenuti sono del tutto visionari e lontani dal concetto formale di un manuale.

    Si dice che Ricci sia riuscito a rendere i suoi prodotti, dei prodotti di lusso, ma pur sempre rendendoli accessibili a tutti.
    Su ciò non sono del tutto d’accordo perché credo che non possa esserci una via di mezzo tra un libro economico di una casa editrice qualsiasi e un libro realizzato con materiali preziosi, eleganti e raffinati e riuscire a dargli lo stesso valore.

    A mio parere si è data un pò troppa importanza a questa cosa di rendere le sue collane accessibile a tutti e di dipingergli questa figura da buonista quando nella realtà dei fatti non è così, perché parlandoci chiaro, non tutti si potevano realmente permettere un libro del genere, non tutti erano aristocratici come lui.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   23 Novembre 2021 at 00:48

      Si forse hai ragione, molta gente non spenderebbe mai diciamo 100 euro per un Ricci. Ma perché non li hanno oppure perchè preferiscono investirli in altri consumi? Se guardiamo le classi di reddito, oggi, diamo pure la colpa al virus, gli italiani a rischio di povertà sarebbero 7/8 milioni. È scontato che per queste persone 100 euro per un libro sono un lusso che non possono facilmente permettersi. Tuttavia gli italiani che producono reddito sono molti di più e per essi 100 euro hanno fatalmente una valenza diversa.
      Nel testo ho fatto riferimento ai profumi delle grandi marche della moda. Un abito couture di Chanel può costare alcune decine di migliaia di euro. Le donne che possono permetterselo sono molto poche. Però quasi tutte quelle che conosco possono permettersi N.5, il mitico profumo che rese Coco Chanel una delle donne più ricche di Francia. Il marketing della moda definisce l’abito couture (unico, raro e per pochi) un “lusso assoluto”. Mentre per il profumo parla di “lusso accessibile” (cioè tutte le donne possono entrare nel mondo Chanel senza shock di portafoglio). Negli ambienti della moda il lusso accessibile viene anche detto “democratico” pensando alla sua inclusività.
      Ora, è un sacco di tempo che non entro in profumeria per comprare N.5, e non mi ricordo più bene perché lo acquistavo. Tuttavia credo di non sbagliarmi di molto se dico che costava intorno ai 100 euro. Allora, un libro che costa come un profumo, non potremmo immaginarlo come un lusso accessibile? E in quanto tale non potremmo, forzando un po’ il linguaggio, considerarlo democratico? Ma la domanda che dobbiamo porci è un’altra. La metto giù così: come mai 100 euro per un libro vengono percepite alla stregua di un lusso assoluto, mentre la stessa cifra per un profumo suscita l’emozione dell’accessibilità?

      Rispondi
  37. Corinne Balelli   22 Novembre 2021 at 22:07

    Franco Maria Ricci, editore e graphic designer, cultore della bellezza e maestro di stile, ha inciso profondamente il gusto italiano e internazionale con le sue scelte estetiche che hanno dato luogo a uno “stile” che rimarrà indelebile nella cultura visuale degli ultimi cinquant’anni.
    I suoi lavori e il suo design sono dettati da eleganza, proporzione, regolarità, buon gusto e raffinatezza e trovo che il suo operato in campo grafico sia di forte ispirazione per chi si approccia a questo mondo.
    Egli non si è lasciato travolgere dalle mode della società ma ha sviluppato un suo concetto di estetica e lo ha portato avanti, rimanendo fedele alle sue idee e opponendosi al marketing di massa.
    Per quanto riguarda il fatto che alcuni lo ritengono manierista, non sono d’accordo.

    Rispondi
  38. Sara Bertini   23 Novembre 2021 at 00:16

    1. Da una prima lettura dell’articolo non afferravo la scelta di Franco Maria Ricci di riscoprire il lusso e di opporsi alla consumazione di massa con l’uscita di una rivista che fosse accessibile a tutti e che, dato il successo, è diventata di fatto di larga diffusione.
    Un controsenso al quale mi sono data una risposta grazie al saggio “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” di Walter Benjamin. A parer mio c’è stato il tentativo, da parte di Franco Maria Ricci, di ristabilire quell’aura intorno ai libri, e in generale alle opere d’arte, che nella società moderna è svanita. L’editore fa leva sul retaggio culturale che ancora pesa sulla nostra società per il quale la raffinatezza, l’eleganza e il buon giusto sono elitari, per intellettuali e simboli di status.
    2. È evidente che la cura verso l’impaginazione, la stampa e il lettering sia un chiaro invito a prendersi del tempo per ammirare, oltre che i contenuti, anche la raffinatezza, l’eleganza e la grazia formale.
    Per quanto le campagne pubblicitarie abbiano formato il grafico e dato sfogo alla sua maestria, esse sono pensate per una fruizione fugace e momentanea. Concordo quindi nell’affermare che la lunga esperienza della comunicazione pubblicitaria non calzasse a pennello all’editore tanto quanto la sua passione per la rivista FMR.
    3. La complessità del Labirinto racchiude, a parer mio, quello che Edmund Burke in “Un’indagine filosofica sull’origine delle nostre idee di Sublime e Bello” (“A Philosophical Enquiry into the Origin of Our Ideas of the Sublime and Beautiful”) definisce “Sublime e Bello” appunto. Da una parte il Labirinto è “l’orrendo che affascina” (“delightful horror”), che produce la più forte emozione che l’animo sia capace di sentire; dall’altra un senso di armonia strettamente legata alla sfera della sensibilità fisica. In chiave di lettura romantica, il Labirinto mostra l’inferiorità dell’uomo rispetto alla forza distruttiva e indomabile della natura; allo stesso tempo, in chiave di lettura illuministica – la più affine a Franco Maria Ricci – il Labirinto mostra la superiorità dell’uomo che grazie alla ragione riesce a comprendere e intendere ciò che lo sovrasta.

    Rispondi
    • Lamberto Cantoni
      Lamberto Cantoni   23 Novembre 2021 at 07:39

      La citazione di Benjamin mi pare calzante. Anche l’idea di motivare l’interesse per i labirinti con l’impasto emozionale del “sublime” è molto interessante. Hai fatto bene però a ricordare che per Ricci questa passione per qualcosa di estremo che percepisco come una paradossale bellezza, si confronta con le esigenze della Ragione: nei labirinti (della vita) si può vivere lo stupore e il piacere del rischio, ma la vera sfida è uscire.

      Rispondi
  39. Diego Cavalieri   23 Novembre 2021 at 00:55

    Sotto il segno della bellezza, l’attività editoriale di Ricci diventa arte creando libri che si distinguono per quello stile unico, inconfondibilmente raffinato, che ha fatto scuola nel mondo.
    Una cifra costante è l’impiego del nero con il quale si distingue fin dalla prima copertina della prima collana, usato come cornice per dar risalto alle immagini evidenziandone i dettagli. L’uso innovativo del nero mette in rilievo forme, volumi, colori, consistenza, costringendo il lettore all’osservazione attenta dell’oggetto. FMR, la rivista dalla copertina nera dove risaltano i caratteri bodoniani, rimane fedele al gusto e al rigore estetico dello suo stile.
    Sono pienamente d’accordo sul pensiero che la visione di Ricci sul labirinto sia meno tragica di quanto racconti nei suoi testi. Il labirinto, immagine metaforica della vita dell’editore il quale intraprende coraggiosamente i sentieri più inesplorati, dove la curiosità non ha confini, penso anch’io sia un “appello positivo”.

    Rispondi
  40. Anna Mei   23 Novembre 2021 at 20:55

    La capacità artistica di FMR si può toccare con mano, e scusate il senso figurato. Credo che la parte più affascinante sia proprio l’utilizzo di materiali raffinati sui quali riprodurre immagini altrettanto particolari e ricercate. Nulla lasciato al caso, anche la grafica, i concetti, le sfumature dei colori, riportano al fascino del raffinato e della ricercatezza. Osservando il progetto del “Labirinto di Masone”, vedo riproposto tutto quello che FMR esprime con le sue pubblicazioni. La stessa capacità di modificare lo stereotipo del labirinto come un luogo misterioso e quasi pauroso, rendendolo niente di meno che un’avventura positiva e incantevole, riflette esattamente quello che FMR è riuscito a esprimere, tramutando l’irraggiungibile lussuosità delle opere in una godibile e incantevole possibilità di vivere appieno l’esperienza del lusso letterale.

    Rispondi
  41. Alice Montanari   30 Novembre 2021 at 10:46

    I libri di Franco Maria Ricci sono sicuramente stupendi e speciali, credo che siano anche serviti a molti editori venuti dopo come esempio ben riuscito, grazie alla sua grafica chiara e precisa. Nonostante FMR lavorasse in un periodo in cui era il marketing di massa a dominare questo mondo, egli riuscì comunque a rendere le sue collane accessibili a tutti e questa visione, secondo me, umanistica e illuminista è un visione caratteristica della persona in generale di Franco Maria Ricci.
    Ricci è stato sicuramente un grande artista come si può vedere dal Labirinto della Masone, con il quale imprime la sua idea di mondo superabile attraverso la ragione, quest’opera inoltre evidenzia il suo carattere illuminista.

    Rispondi

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