Tutto: Bruno Munari in mostra alla Fondazione Magnani-Rocca

Tutto: Bruno Munari in mostra alla Fondazione Magnani-Rocca

PARMA – Si chiama Tutto ed è la più grande esposizione italiana dedicata al poliedrico Bruno Munari, figura emblematica del design e della comunicazione visiva del XX secolo. Ospitata dalla Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo (PR), rimarrà aperta fino al 30 giugno 2024.

Considerato quanto è stata ricca e varia la produzione di Munari, intitolare la mostra Tutto suona come una provocazione. Ne ho conferma leggendo sul catalogo il saggio introduttivo di Marco Meneguzzo, curatore assieme a Stefano Roffi della mostra. La scelta del titolo nasce infatti come incentivo all’approfondimento, come «paradossale pretesto per nuovi studi su Munari». D’altro canto la lunga vita dell’artista, scomparso nel 1998 all’età di 90 anni, è stata caratterizzata da così tante perlustrazioni e riconoscimenti che sarebbe molto difficile riuscire a radunarli tutti in una sola mostra.
Citando una sua stringata autobiografia, si definiva fra l’altro

«Quello premiato col Compasso d’Oro, con una menzione onorevole dall’Accademia delle Scienze di New York/e quello premiato dalla Japan Design Foundation per l’intenso valore umano del suo design”».

Nel 1984 vince il Graphic Prize for Children alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna con il libro Tanta gente, composto in collaborazione con il MoMA di New York. Il museo a tutt’oggi ospita numerose sue opere.

Bruno Munari fu soprannominato il perfettissimo per la sua capacità di combinare creatività, innovazione e precisione tecnica. Picasso disse che lo considerava il Leonardo del XX secolo.

Bruno Munari, Anche la cornice
Bruno Munari, Anche la cornice, 1935 1989, altorilievo su tavola dipinta, Courtesy Repetto Gallery

Nella splendida Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani-Rocca, l’esposizione Tutto è suddivisa in cinque sezioni.

Essere nel tempo mostra opere del primo Munari, risalenti al decennio che va dalla fine anni Venti agli anni Trenta. In quel periodo l’artista è attento sia al Futurismo, sia alle tecniche e all’immaginario del Surrealismo. Nel suo lavoro non definisce una gerarchia tra arte, arti applicate, grafica pubblicitaria e arredamento, bensì pone solo distinzioni funzionali.

Bruno Munari, Negativo-Positivo
Bruno Munari, Negativo-Positivo, 1990, acrilico su tela. Casaperlarte, Fondazione Paolo Minoli, Cantù

In Dalle due alle tre, alle quattro dimensioni le dimensioni spazio-temporali sono intese come un continuum sia nel design, sia nell’arte. Ne sono un esempio i libri per l’infanzia, che necessitano di un costante coinvolgimento e possono diventare un oggetto tridimensionale.

Bruno Munari, Campari
Bruno Munari, Declinazione grafica del nome Campari, 1964, stampa litografica a colori

Nella terza sezione, Sperimentare il limite, su una parete si legge una frase di Munari: «La rivoluzione va fatta senza che nessuno se ne accorga». Qui notiamo quindi come non sia necessario sostituire ciò che già esiste: basta esplorarne il limite e adottare nuovi punti di vista.

Bruno Munari, Studi per poltrone
Bruno Munari, Studi per poltrone, 1965, tecnica mista e collage su carta

Le opere presenti in Annullare il tempo esulano dal classico concetto di utilità, pur mantenendone l’apparenza. Ne è un esempio Tempo libero, l’orologio progettato negli anni Novanta per la Swatch su richiesta dell’allora direttore creativo Alessandro Mendini. I numeri nel quadrante sono disegnati su piccoli dischi che si possono muovere liberamente, a seconda del movimento del polso.

Bruno Munari, Forchetta parlante
Bruno Munari, Forchetta parlante, 1958, forchetta metallica. Casaperlarte, Fondazione Paolo Minoli, Cantù

Scoprire il mondo è la parte di mostra dedicata prevalentemente alla didattica munariana. Nei suoi laboratori egli esortava i bambini a sperimentare, a mantenere la curiosità e a sfuggire dagli stereotipi sociali. Inutile dire che lo stesso approccio alla realtà sarebbe di giovamento anche agli adulti.

L’interessante catalogo di Dario Cimorelli Editore oltre al saggio di Marco Meneguzzo e a una bibliografia da lui curata, comprende 22 casi-studio inediti di altri autorevoli studiosi di Munari. Sono presenti inoltre le circa 250 opere della mostra, una biografia e un elenco delle mostre personali dell’artista dal 1933 ad oggi.

Oltre Tutto: la collezione di Luigi Magnani

Parallelamente alla mostra su Munari è possibile visitare la permanente della Fondazione Magnani-Rocca. Si tratta della prestigiosa raccolta di opere d’arte appartenute a Luigi Magnani, una collezione che comprende quadri, statue, arredi e strumenti musicali.

Pierre-Philippe Thomire, Coppa sostenuta da un tronco di palma e tre chimere (part.), 1807 ca., malachite (scaglie) e bronzo dorato, base in legno – Foto di Arianna Finelli

Il primo pezzo che vi accoglie all’ingresso è una coppa in malachite, sostenuta da un tronco di palma e tre chimere. Opera di Pierre-Philippe Thomire, fu realizzata verso il 1807 per lo zar Alessandro I. Fra gli strumenti musicali quello più interessante a mio avviso è un fortepiano viennese. La leggenda narra che sia stato suonato da Ludwing van Beethoven in persona. In un’altra sala invece spicca la Tersicore di Antonio Canova (1811) in marmo di Carrara. Il quadro più imponente, infine, è il celeberrimo ritratto La Famiglia dell’infante don Luis dipinto da Francisco Goya fra il 1783 e il 1784.

Antonio Canova, Tersicore, 1811, marmo di carrara – Foto di Arianna Finelli

INFO MOSTRA:

La Fondazione si trova in via Fondazione Magnani-Rocca n°4 a Mamiano di Traversetolo (Parma).

Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148

Mail: info@magnanirocca.it

Sito web: www.magnanirocca.it

La mostra su Munari rimarrà aperta fino al 30 giugno 2024.
Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17)
sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso.

Arianna Finelli

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