ITALIA – Fenrìs, lupo cattivo che viene dalle foreste del Nord, è irrimediabilmente feroce. In una fiaba illustrata che porta il suo nome, scopriremo come una bambina saprà andare oltre le apparenze, riscoprendo la vera natura dell’animale.
Il lupo cattivo è una figura che si perde nella notte dei tempi. Durante l’Alto Medioevo, nell’estremo Nord Europa, i vichinghi adoravano Odino, padre degli dei e sovrano del cosmo. Fra i personaggi della mitologia norrena il lupo Fenrir, o Fenrisúlfr, era fra i più temuti. Secondo la profezia, quando ci sarebbe stato il Ragnarök, ossia la loro Apocalisse, Odino sarebbe stato divorato da questo gigantesco e feroce animale.
Da Fenrir a Fenrìs il passo è breve ma l’aspetto terribile è lo stesso.
Nel caso della fiaba, però, questo aspetto all’inizio è solo apparenza: quando nasce, infatti, il nostro lupacchiotto è mite come gli altri cuccioli ma le sue sembianze sono già spaventose, tanto che persino la madre ne è terrorizzata. Nel crescere la sua presenza diventa imponente, la pelliccia assume sfumature rossastre, le zanne si fanno enormi e i suoi occhi, rossi come fossero iniettati di sangue, brillano in modo sinistro. Col passare degli anni Fenrìs diventa un vero lupo cattivo, feroce e spietato con qualsiasi animale, tanto che nemmeno i suoi simili sono più disposti ad accettarlo nel branco.
Il senso di esclusione non è vissuto da tutti allo stesso modo. Ci sono caratteri che si deprimono, alcuni che modificano il loro comportamento per essere inclusi, mentre altri diventano soggetti rabbiosi e solitari. Appagato dal potere che esercitava sul mondo attorno a lui – persino i rami degli alberi si ritiravano al suo passaggio – Fenrìs girava per i boschi mentre le voci della Natura anticipavano il suo arrivo:
«Feroce! Feroce! Ecco arrivare il feroce lupo rosso!».
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La Natura – Illustrazione di David Sala
Un giorno di primavera, mentre attraversava una buia foresta di pini, vide una bambina bionda: era in mezzo a una radura, illuminata dal sole, intenta a raccogliere un fiore da sistemarsi fra i capelli. Fenrìs, come sempre, sfoderò tutta la sua aggressività ma questa volta non ci fu la solita risposta.
Attorno al VI secolo a.C. Sun Tzu, un generale cinese, scrisse quello che forse è il più antico trattato di strategia militare: L’arte della guerra. In esso sono illustrati princìpi, tattiche e tecniche fondamentali per condurre un esercito in battaglia. Ora: pensando alla bambina dai capelli color miele, probabilmente non immaginerete niente di più lontano da un ufficiale cinese, e invece…
Cominciamo col dire che secondo Sun Tzu «Soggiogare il nemico senza combattere rappresenta la vetta dell’arte militare. Perciò la strategia da seguire in guerra è in primo luogo vanificare i piani del nemico.» I piani del lupo sono quelli di terrorizzare la bambina? Bene: la bambina non si spaventa, anzi, ignora il ringhio e i denti aguzzi e si concentra piuttosto sul fatto che il lupo ha gli occhi rossi. Come sostiene Sun Tzu, infatti, «Per stimolare il caos è necessario possedere un saldo controllo», esattamente come fa la protagonista. Si avvicina per valutare meglio le cause dell’arrossamento, gli solleva la palpebra e sentenzia: «caro il mio signore, lei ha una bella congiuntivite!».
Così, inizia un serrato botta e risposta fra lei e il lupo cattivo che si collega ad un altro punto importante del trattato militare: «La guerra è il Tao dell’inganno. […] Create disordine tra le loro file e sconfiggeteli.» Fenrìs infatti, basito dal fatto che da tempo nessuno osava toccarlo, arretra. La bambina rincara la dose con parole quali timido, fifone, accenna al divieto di parlare con gli sconosciuti e infine gli chiede se i suoi genitori siano severi. In questo modo, segue un altro consiglio del generale cinese: «Se sono furiosi, irritateli ancor di più, assicurandovi di alimentare la loro arroganza.» Come previsto, «Il lupo rosso avrebbe voluto di nuovo ringhiare, ma era così indignato che si strozzò e tossì.»
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Fenrìs e la bambina – Illustrazione di David Sala
La protagonista a questo punto sferra quello che in guerra si potrebbe definire l’attacco finale, sempre in linea con i dettami del trattato cinese: «Attaccate quando non sono preparati. Avanzate nel punto dove non si aspettano.» Motivata da un sincero interesse per la salute del lupo, esclama: «Ecco! Quando le dicevo che stava covando qualcosa! Mi faccia sentire i polmoni…» e fa per avvicinarsi. Fenrìs arretra, inciampa e in un attimo la bambina gli è addosso: lo blocca amorevolmente mettendogli le mani intorno al collo, poi ricomincia con una serie di frasi a mio avviso un po’ sconclusionate, data la situazione. Gli parla di bellezza e mistero del femminile, lo invita a non farsi condizionare dagli stereotipi e afferma che anche il genere maschile ha lati positivi.
In sintesi, come si legge ne L’arte della guerra, «in battaglia un generale […] vince grazie a strategie non ortodosse» ed è esattamente quello che fa la bambina anche se, forse, non c’è nulla di studiato a tavolino o di provato e riprovato.
Non vi racconterò come va a finire questa sorta di monologo ma diciamo che la bambina ne uscirà vittoriosa. Anche Fenrìs ne otterrà beneficio, perché alla fine riuscirà a recuperare la sua mite natura.
Questa fiaba norrena è interessante non solo per i suggerimenti su come si possa gestire un conflitto, ma anche perché fa emergere i limiti di un potere basato solo sulla paura degli altri.
Se volete leggere un altro fruttuoso incontro fra una bambina e un lupo, cliccate qui e troverete un’altra mia recensione.
Gallucci, Chabas e Sala
Fenrìs è pubblicato da Gallucci, casa editrice romana fondata nel 2002 dal giornalista Carlo Gallucci. Nel loro catalogo troverete sia libri illustrati dedicati all’infanzia, sia narrativa per ragazzi.
Autore di Fenrìs è il pluripremiato scrittore francese Jean-François Chabas, che per Gallucci ha realizzato anche altri libri. Le illustrazioni invece sono di David Sala i cui sfondi e figure femminili, in questo libro, richiamano lo stile decorativo e raffinato di Gustav Klimt, evocandone eleganza e ricchezza ornamentale.
Illustrazioni di David Sala
Testi di Jean-François Chabas
Edizioni Gallucci (2023)
42 pagine
Testi di Jean-François Chabas
Edizioni Gallucci (2023)
42 pagine
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