Oscar 2019, il dominio totale (o quasi) del cinema afroamericano

Oscar 2019, il dominio totale (o quasi) del cinema afroamericano

HOLLYWOOD – Alfonso Cuaron vince 3 oscar ma non il premio più ambito, Miglior Film, che va invece a Green Book di Farrelly. Trionfa Rami Malek, Miglior Attore (4 oscar per Bohemian Rapsody) e sfugge al massimo alloro ancora una volta Glenn Close (Miglior Attrice Olivia Colman). Un Oscar un po’ buonista con molte candidature dubbie (su tutti Black Panther) ma che nei vincitori sbaglia poco o nulla.

La 91′ edizione della cerimonia degli Oscar verrà ricordata per un trionfo quasi totale del cinema nero. A mia memoria infatti, mai tante persone di origine afroamericana erano state premiate in una sola notte. La domanda da porsi è: se non fosse ancora attuale il duello perpetuo e rusticano tra il presidente degli USA Trump e le star di Hollywood, la sua politica contro i migranti, le sue dichiarazioni a dir poco controverse, sarebbe andata nello stesso modo? Difficile dare una risposta, c’è chi parla di vittorie e candidature meritate e chi invece accusa l’Academy di far vincere solo chi tratta argomenti legati alla diversità, al razzismo, alla sessualità o al Messico. La verità, e non voglio fare il democristiano, credo si trovi nel mezzo. E’ vero, essere diverso può portarti dei vantaggi in quanto a statuette al giorno d’oggi, com’è vero che fino a 10-15 anni fa la situazione fosse diametralmente opposta; quanti titoli legati a queste tematiche non hanno vinto in passato proprio perché trattavano tematiche al tempo scomode, vedi I Segreti di Brokeback Mountain tanto per citarne uno. Insomma, concludendo il ragionamento, credo sia giusto dare spazio a queste tematiche, così attuali e così delicate, ma credo anche che sia sbagliato esagerare, candidando ad esempio, film come Black Panther, un malriuscito blockbuster Marvel (in termini qualitativi non certo d’incasso) che ha davvero poco di originale e innovativo.

Per fortuna però l’Academy non ha fatto il patatrac. Candidature sbagliate sì (oltre a Black Panther non convince BlackkKlansman tra i papabili per il Miglior Film, a mia memoria il peggior film di Spike Lee) ma sui vincitori, di errori ne sono stati fatti pochi. Ps. La cerimonia minimal e basic, senza conduttori o presentatori, non ci è dispiaciuta e visti gli ascolti bassissimi degli ultimi anni, potrebbe essersi rivelata la mossa giusta.

CHI HA VINTO GLI OSCAR 2019

Oscar 2019
Rami Malek

Lo strafavorito Alfonso Cuaron vince ma non stravince e rimane piuttosto contenuto nella sua gioia. Perché? Perché il regista messicano si va a prendere l’Oscar come Miglior Film Straniero e quello di Miglior Regia per la pellicola Netlix Roma, ma non riesce a fare l’en plein nella categoria Miglior Film (quest’anno anche gli stranieri potevano vincerlo, giusto così) che va invece a Peter Farrely (Tutti Pazzi per Mary e Scemo e più Scemo) e ai produttori di Green Book, film piccolo ma potente, capace di sbaragliare l’agguerrita concorrenza. La vittoria della pellicola con protagonisti Viggo Mortensen e Mahershala Ali (Oscar Miglior Attore non protagonista, e siamo a 2 in carriera) è tratta da una storia vera e racconta dell’amicizia tra un buttafuori/autista italoamericano vicino ad ambienti mafiosi e Don Shirley, pianista afroamericano prossimo a un tour nel sud degli Usa negli anni ’60. Come detto, un film piccolo ma potente, un film fatto di tenerezza e di amore, strumenti potenti per sconfiggere e superare le differenze.

Altro premio significativo è quello conseguito da Rami Malek, per la sua sorprendente interpretazione del leggendario Freddy Mercury nel film Bohemian Rapsody . L’attore 37enne, al momento dell’annuncio della sua vittoria, ha respirato profondamente e si è subito voltato verso Lucy Boynton, l’attrice che nel biopic ha interpretato la prima fidanzata di Freddie Mercury, Mary Austin, e che oggi è la sua fidanzata. I due si sono baciati appassionatamente, scatenando gli applausi del pubblico e regalando un bel momento alla trasmissione. Malek ha poi omaggiato Freddy Mercury, quel Freddie Mercury che come lui è stato un figlio di immigrati escluso e poi osannato grazie al suo straordinario talento.

Ci è dispiaciuto poi non assistere alla vittoria di Glenn Close (The Wife) come Miglior Attrice Protagonista, che si è vista sfuggire ancora una volta la statuetta (7 nomination, nessuna vittoria). Il premio va a Olivia Colman per la sua interpretazione della Regina Anna d’Inghilterra nel film La Favorita, dove è stata capace non solo di offuscare le brave Emma Stone e Rachel Weisz, ma anche di offrire una performance originalissima e superba a dir poco, in un mix di sregolatezza, infantilità e di dolore. Premio meritato anche qui, anche se come detto, dispiace per la Close, che ha commentato così l’ennesimo Oscar sfiorato: Mi confondono spesso con Meryl Streep, ha recentemente detto scherzando, a differenza di lei però io non ho vinto nemmeno un Oscar”. Povera Glenn.

SPIKE LEE, IL BELLISSIMO DISCORSO AGLI OSCAR 2019

Oscar 2019
Spike Lee

Nonostante il suo BlackKklansman ( sulla storia del KKK e del movimento Black Panther) non ci abbia convinto più di tanto, non potevamo non segnalarvi il bellissimo discorso di Spike Lee subito dopo la vittoria del Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura Originale.

La parola oggi è “ironia”. La data, il 24. Il mese, febbraio, che è anche il mese più breve dell’anno, che è anche il mese della Storia Nera. L’anno, il 2019. L’anno, il 1619. Storia. La sua storia. La loro storia. 1619. 2019. 400 anni. I nostri antenati furono strappati dalla Madre Africa e portati a Jamestown, Virginia, schiavizzati. I nostri antenati lavorarono la terra dall’oscurità del mattino all’oscurità della notte. Mia nonna, che visse fino a 100 anni e si laureò allo Spelman College nonostante sua madre fosse una schiava. Mia nonna che risparmiò cinquant’anni di assegni della sicurezza sociale per fare in modo che il suo primo nipote – mi chiamava Spikie-poo — andasse al Morehouse College e alla New York University per laurearsi in cinema. Davanti al mondo, stasera, rendo onore ai nostri antenati che hanno costruito questo paese, insieme al genocidio delle nostre popolazioni native. Siamo tutti connessi ai nostri antenati. Riguadagneremo amore e saggezza, riguadagneremo la nostra umanità. Sarà un momento potentissimo. Le elezioni presidenziali del 2020 sono dietro l’angolo. Mobilitiamoci tutti. Schieriamoci tutti dal lato giusto della Storia. Compiamo la scelta morale tra amore e odio. Facciamo la cosa giusta! Lo sapevate che dovevo dirlo!”

LADY GAGA VINCE CON SHALLOW

oscar 2019
Lady Gaga

Per Bradley Cooper si è trattato di un fallimento. Con nove nomination si è aggiudicato una sola statuetta, quella per la migliore canzone originale, “Shallow” di Lady Gaga (brano fantastico) che ha sfoggiato il famoso diamante giallo da 128,54 carati indossato da Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany”. Quello di Bradley Cooper è l’ultimo remake di A star is born. Il primo è del 1937, il secondo con Judy Garland è del 1954 e il terzo, con Barbara Streisand, e del 1976. Tutte le versioni hanno fatto incetta di nomination ma non hanno mai vinto l’Oscar, tranne che la Streisand per la miglior canzone originale “Evergreen” proprio come Lady Gaga con “Shallow”.

OSCAR 2019: TUTTI I VINCITORI

oscar 2019
Da sinistra i vincitori dei premi attoriali: Rami Malek, Olivia Colman, Regina King e Mahershala Ali

Miglior film – Green Book

Miglior regia – Alfonso Cuaròn per Roma

Miglior attrice protagonista – Olivia Colman per La Favorita

Miglior attore protagonista – Rami Malek per Bohemian Rhapsody

Miglior attrice non protagonista –  Regina King per Se la stradapotesse parlare

Miglior attore non protagonista – Mahershala Ali per Green Book di Peter Farrelly

Miglior film straniero – “Roma” di Alfonso Cuaròn

Miglior canzone originale – Shallow di Lady Gaga per A Star is born

Migliore colonna sonora – Ludwig Goransson per ‘Black Panther’

Miglior sceneggiatura non originale – Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott e Spike Lee per ‘BlackKklansman’

Miglior sceneggiatura originale – Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter Farrelly per ‘Green Book’

Miglior cortometraggio – ‘Skin’ di Guy Nattiv

Migliori effetti visivi – Paul Lambert, Ian Hunter, Tristan Myles e J.D. Schwalm per ‘First man – Il primo uomò

Miglior cortometraggio documentario – Period, end of sentence

Miglior cortometraggio di animazione – Bao di Domee Shi

Miglior film d’animazione – Spider-Man – Un nuovo universo di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman. C’è anche un pò di Italia in questo premio: nel team dei disegnatori del film c’è anche Sara Pichelli, di Porto Sant’elpidio, classe 1983

Miglior montaggio – Bohemian Rhapsody per il miglior montaggio: a ritirarlo è John Ottman

Miglior sonoro – Paul Massey, Tim Cavagin e John Casali per Bohemian Rhapsody

Miglior montaggio sonoro – John Warhurst e Nina Hartstone per Bohemian Rhapsody

Migliore fotografia – La statuetta va ad Alfonso Cuarón per Roma

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Paolo Riggio

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

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