VENEZIA – La 19ª Biennale di Architettura di Venezia 2025, curata da Carlo Ratti, esplora in modo audace le sfide climatiche, le tecnologie emergenti e il ruolo sociale dell’architettura contemporanea. Tra installazioni immersive, sperimentazioni con la stampa 3D e riflessioni sulla sostenibilità, la mostra si conferma laboratorio d’idee e di futuro.
La diciannovesima Mostra Internazionale Biennale di Architettura di Venezia, sotto la curatela di Carlo Ratti, è un’immersione audace e stimolante nelle sfide e nelle potenzialità del costruire contemporaneo. Già varcando la soglia delle iconiche Corderie dell’Arsenale si è catapultati in una riflessione urgente sul nostro impatto ambientale.
La prima stanza, satura di un calore artificialmente generato, non è un semplice espediente scenografico, bensì una chiara evocazione del surriscaldamento globale che minaccia il nostro pianeta. Un disagio fisico che si traduce in una presa di coscienza immediata: l’architettura non può più ignorare l’emergenza climatica, ma deve farsi protagonista di soluzioni concrete.

Le nuove tecniche alla Biennale di Architettura 2025
Questo senso di urgenza e la tensione verso l’innovazione si materializzano nella diffusa presenza di tensostrutture leggere e sinuose, che punteggiano molti spazi espositivi. Queste architetture effimere, talvolta intrecciate con fibre ottiche, suggeriscono nuove modalità di abitare e costruire, flessibili, adattabili e anche intrinsecamente legate alle tecnologie digitali.
La leggerezza delle forme dialoga con la necessità di risposte rapide e efficaci, richiamando inevitabilmente il tema cruciale dell’architettura per l’emergenza. Progetti concreti, spesso nati dalla necessità impellente di fornire riparo e dignità in contesti di crisi umanitarie e naturali, testimoniano la capacità dell’architettura di farsi strumento di salvezza e resilienza.

L’utilizzo della stampa 3D alla Biennale di Architettura 2025
L’esplorazione di nuove frontiere materiche e costruttive trova la sua massima espressione nei prototipi di pareti e strutture realizzati con la stampa 3D. Qui, la sperimentazione sconfina nell’inimmaginabile, con l’utilizzo di materiali inaspettati, addirittura la sorprendente introduzione di batteri all’interno del processo di stampa (Padiglione del Canada).
Un’audace ricerca biotecnologica che apre scenari futuri in cui l’architettura potrebbe letteralmente “crescere” e auto-ripararsi, in un dialogo inedito tra natura e tecnologia.
Un’attenzione marcata all’ambiente e alla sostenibilità emerge anche dalla significativa presenza di colture idroponiche e dalla rinnovata valorizzazione di colture tradizionali che cercano di rispettare l’ambiente e il territorio. Questi allestimenti non sono semplici elementi decorativi, ma veri e propri manifesti di un’architettura che si fa custode del paesaggio e promotrice di un’agricoltura urbana e consapevole.
I diversi padiglioni presenti
Un aspetto inatteso e metariflessivo della Biennale si svela ai Giardini, dove la ristrutturazione di numerosi padiglioni nazionali diventa essa stessa l’oggetto espositivo. I cantieri aperti, le impalcature e i materiali edili a vista trasformano l’ordinario processo di manutenzione in un’occasione per interrogarsi sulla fragilità delle strutture, sulla necessità del loro rinnovamento e sul ciclo di vita dell’architettura stessa.
Se i contenuti del Padiglione Italiano possono anche interessanti, l’aspetto comunicativo è del tutto carente. Una presentazione che oscura le riflessioni proposte, forse un’occasione mancata per dialogare efficacemente con il pubblico internazionale.

Infine, un dettaglio apparentemente frivolo ma rivelatore della cura e dell’identità di ciascuna partecipazione è rappresentato dalle tote bag distribuite durante la vernice. Questi oggetti apparentemente effimeri, spesso destinati poi ad essere poi utilizzati nella vita di tutti i giorni, si trasformano in piccoli manifesti di stile e qualità. Tra tutte, spicca per la sua solidità, il pratico soffietto e la doppia tasca interna la borsa degli Emirati Arabi, un esempio di funzionalità ben pensata.
L’Austria si fa notare per l’audace scelta di un rosa shocking. Mentre ‘Catalonia in Venice’ evidenzia una ricerca nella grafica dei caratteri.

La Cina sorprende con una borsa dall’aspetto cartaceo e poi imbottito e per la presenza di un ventaglio,

e la Finlandia… beh, la presenza inaspettata di una bottiglia di gin al suo interno aggiunge un tocco di ironia e memorabilità.

Tanti altri esempi di come i vari paesi presenti alla Biennale di Architettura di Venezia 2025 hanno scelto di identificarsi.

Tra questi spiccano certamente i Paesi Nordici, l’Islanda e il Perù.

Tutte le varie proposte, così come già raccontato nella scorsa edizione della Biennale di Architettura, hanno in qualche modo descritto quello che le nazioni hanno cercato di esprimere.

La 19a Mostra Internazionale di Architettura di Venezia si configura dunque come un caleidoscopio di idee, tensioni e sperimentazioni. Dalla dolorosa presa di coscienza del surriscaldamento globale alla speranza insita nelle nuove tecnologie e nelle pratiche sostenibili, fino alla riflessione inattesa sul ciclo di vita delle proprie strutture.

La Biennale di Architettura 2025 curata da Carlo Ratti invita a ripensare radicalmente il ruolo dell’architettura nel plasmare il nostro futuro. Un futuro che, come le borse distribuite, può celare sorprese inaspettate e richiedere solidità e visione per affrontare le sfide che ci attendono.
di Roberto Zanon e Greta Bignami
La Biennale di Venezia
19th International Architecture Exhibition
Intelligens. Natural. Artificial. Collective.





