NAPOLI – Mercoledì 25 giugno Concita De Gregorio ha presentato in anteprima a Napoli il suo nuovo romanzo Di madre in figlia presso la libreria IoCiSto, un angolo speciale nel cuore pulsante della città che da sempre ospita eventi straordinari. In questa cornice intima ed accogliente, l’autrice ha parlato del suo ultimo libro: un viaggio profondo e commovente tra passato e presente, tra segreti taciuti ed affetti che resistono nel tempo.
Il romanzo racconta la storia di tre donne, Marilù, Angela ed Adelaide, appartenenti a tre generazioni diverse che, unite dal sangue ma separate dal tempo, si ritrovano a confrontarsi con le ferite di un passato che le lega e le divide.
Un racconto che parla di amore, incomprensione, sofferenza e, soprattutto, di quel legame indissolubile che esiste tra madre e figlia, pur tra mille difficoltà e contraddizioni.
L’atmosfera che si respirava quella sera a Napoli è stata pura magia: IoCiSto è una libreria che non è solo un luogo in cui comprare libri ma uno spazio in cui le parole si trasformano in emozioni, in storie che fanno riflettere e che restano dentro. Con una presenza calda e coinvolgente, Concita De Gregorio ha dialogato con Titti Marrone, facendo rivivere le pagine del suo romanzo con un’intensità che ha toccato i cuori dei presenti.
Pubblicato il 13 maggio da Feltrinelli, Di madre in figlia ha subito conquistato posto tra i primi dieci libri più venduti in Italia…un successo comprensibile! Tra le sue pagine si avverte il battito familiare delle emozioni taciute, delle carezze mai date, dei segreti non rivelati… e degli affetti che si trasformano ma non si esauriscono!

Di madre in figlia: la trama
Quello in questione è un romanzo che sferza l’anima, un viaggio nell’intimità di tre generazioni di donne il cui legame è tanto profondo quanto doloroso.
La storia ruota attorno ad Adelaide (o Adè, così soprannominata dalla nonna), una giovane ragazza intrappolata nella rete dell’era digitale e che vive in una dimensione lontana dalla realtà, immersa in uno spazio virtuale che la isola dalla vera vita.
Ma tutto cambia quando, improvvisamente, è costretta a trascorrere l’estate con la nonna Marilù, una donna solitaria, testarda ed indipendente che ha scelto da tempo il silenzio e la lontananza dal mondo.
Quella che doveva essere una convivenza difficile si trasformerà, però, in un’opportunità unica di confronto e crescita reciproca. Tra le mura di una casa che racchiude segreti e memorie taciute, Adelaide e Marilù si scoprono l’una nell’altra, costrette a fare i conti con un passato che le unisce, ma che, allo stesso tempo, le separa.
E poi c’è Angela, la madre di Adelaide, che non smette mai di fare telefonate frenetiche, cariche di preoccupazione ed ansia, amplificando il conflitto tra le generazioni, e mettendo in evidenza il dolore mai sopito ed il rancore che ha segnato i legami familiari.
Un intreccio di emozioni, lotte interiori e rivelazioni sconvolgenti che metteranno alla prova l’amore ed il perdono. Il passato non è mai davvero passato, e ciò che è nascosto, prima o poi, viene alla luce.
Come nasce Di madre in figlia
Quando le è stato chiesto come nasce questo libro Concita ha risposto che i libri non sono invenzioni ma momenti della vita. Ed è arrivato un momento, nella sua vita, in cui ha sentito di poter raccontare una storia più personale, più intima.
Le figure femminili di Marilù, Angela ed Adelaide sono, in parte, ispirate a donne reali della sua vita, persone che Concita ha incontrato e che ha fatto proprie.
Non si può scrivere di ciò che non si è vissuto sulla propria pelle, dice.
Ma il romanzo è anche un mosaico di storie che l’autrice ha raccolto in 45 anni di ascolto delle vite degli altri.
Storie di donne, di realtà vissute e condivise, di confidenze che, messe insieme, hanno dato vita a un racconto che è sì di finzione, ma allo stesso tempo straordinariamente reale. Ogni parola, ogni gesto, ogni episodio è parte di quella realtà che Concita ha saputo cogliere e restituire con generosità in un romanzo in cui si evince la possibilità di potersi mettere sempre nei panni dell’altro cercando di capire perché le protagoniste agiscano in un determinato modo, senza giudizio. Comprendendo che ognuna di loro è figlia del suo tempo e delle sue circostanze.
Lo strumento narrativo che ha consentito alla De Gregorio di fare questo sono lunghi monologhi in cui ciascuna delle protagoniste parla dell’altra, difficilmente di sé stessa. Attraverso diversi sguardi e diversi punti di vista si definiscono queste figure, come un mosaico in cui prendono forma le relazioni e tutte le persone trovano un loro posto. Il loro giusto posto.

Come se fossimo a teatro
“Sembra un po’ Epidauro!”
Così ha commentato la De Gregorio alla fine della presentazione davanti la scalinata di Piazza Fuga al Vomero gremita di gente.
Il caldo, infatti, era tanto. Lo spazio, nella piccola libreria nel cuore di Napoli, decisamente poco per tutti quelli che che erano accorsi per ascoltarla.
Ed ecco che, quindi, la gente si è posizionata tutta sulla grande scalinata, lasciando giusto un piccolo spazio per permettere il passaggio delle persone.
Così, in mezzo alla città, tra i rumori caotici di una Napoli alle sette di sera, la voce di Concita si è fatta strada, delicata ma prepotente, perché arrivata a colpire con forza proprio dove doveva e voleva, tra le anime su quelle scale. E la sua paura di non riuscire a creare un ambiente intimo si è subito rivelata vana.
E quando in conclusione le viene chiesto del teatro, strumento narrativo amato da Concita (ricordiamo, tra gli ultimi, il successo del suo spettacolo Un’ultima cosa), lei risponde che è il “fatto politico più rilevante di questo paese“.
Incontri come questi sono un teatro, uno scambio di relazione in cui ci si vede a vicenda, ci si capisce, a differenza di quello che può accadere con la televisione o con i libri.
Questa è vera relazione e questo è il teatro di parola e rappresentazione.
Ed in più non ha neanche escluso la possibilità di vedere proprio Di madre in figlia, in futuro, rappresentato a teatro.

Gli incontri illuminanti di IoCiSto
L’incontro con Concita De Gregorio si è tenuto in un angolo speciale del cuore di Napoli: IoCiSto.
Si tratta di una piccola libreria che da anni rappresenta un punto di riferimento per chi ama la cultura e la condivisione del sapere.
Questo luogo, da sempre dedicato alla lettura e all’incontro di idee, è la sede di eventi straordinari, in cui ogni libro prende vita e ogni parola trova il suo spazio.
IoCiSto, infatti, è molto più di una semplice libreria. Nata nel 2014 come associazione culturale senza scopo di lucro, l’idea originaria era quella di aprire uno spazio dedicato alla lettura, ma nel corso degli anni è diventata un punto nevralgico di una comunità che cresce, si evolve e si trasforma.

Oggi IoCiSto è una fucina di libri, presentazioni, dibattiti, laboratori, giochi e viaggi, ed è un luogo dove la cultura non è solo un fatto intellettuale, ma un’esperienza condivisa.
In un’epoca in cui le librerie rischiano di chiudere, IoCiSto resiste, proponendo un modello alternativo che mette al centro la passione e la partecipazione attiva di tutti. Non solo un negozio di libri, ma una vera e propria comunità, una famiglia culturale, che lotta per valorizzare il diritto alla lettura e per far sì che il libro rimanga uno strumento di integrazione culturale.
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