Sette grandi incipit della letteratura visti da un’altra angolazione

Sette grandi incipit della letteratura visti da un’altra angolazione

MONDO – Vi abbiamo già parlato dei sette libri in uscita questo mese e dei sette titoli da avere sul comodino prima di addormentarvi, ma che dire se vi chiedessi  di ricordare sette incipit della letteratura, coinvolgenti e accattivanti?

Quante volte abbiamo sfogliato le prime pagine di un libro o ne abbiamo letto le anteprime disponibili in rete prima di convincerci ad acquistarlo?

Nei concorsi letterari agli aspiranti scrittori viene spesso consigliato di lavorare molto sugli incipit. Perché? Perché l’incipit deve invogliare il pubblico a proseguire la lettura senza distrazioni dovute alla noia o alla complessità della sintassi: non deve lasciarsi sfuggire l’interesse che la copertina e la sinossi hanno catturato.

Iniziamo dai classici della letteratura. Riconoscete questi incipit?

UNO STUDIO IN ROSSO

Sette grandi incipit della letteratura: Uno studio in rosso- Tutto Sherlock Holmes (Newton Compton Editori)

Nell’anno 1878, conseguita la laurea in medicina alla London University, mi recai a Netley per seguire il corso di specializzazione  come chirurgo militare. Completati i miei studi, fui regolarmente distaccato presso il Quinto Corpo Fucilieri del Northumberland. […] Nella stanza c’era un unico studente, chino su un tavolo lontano, assorto nel suo lavoro. Al suono dei nostri passi si guardò intorno e saltò in piedi con un grido di gioia. “L’ho trovato! L’ho trovato!” urlò al mio amico, precipitandosi verso di noi con una provetta in mano.

“Ho trovato un reagente che precipita esclusivamente con l’emoglobina”. Se avesse scoperto una miniera d’oro non avrebbe potuto apparire più felice e radioso.

Di sicuro con queste parole Sir Arthur Conan Doyle ha tutta la nostra attenzione!

PENE D’AMOR PERDUTE

Sette grandi incipit della letteratura: Pene d’amor perdute-Einaudi

Shakespeare introduce il tema della sua commedia, Pene d’amor perdute, tramite le parole del Re di Navarra nel Primo Atto, Scena prima:

Potrà la fama che tutti inseguono in vita restare iscritta in eterno  sopra i nostri sepolcri di bronzo-privilegio di grazia nella disgrazia della morte-se noi, nella nostra esistenza presente, riusciremo a conquistarci […]tanta rinomanza da smussare il taglio della sua falce affilata e renderci eredi dell’eternità.-Perciò prodi vincitori-chè tali siete, in battaglia contro le passioni e l’esercito innumerevole dei desideri mondani- il nostro recente editto resterà saldo e fermo [..]

Voi tre, Biron, Longaville e Dumain, avete giurato di vivere tre anni con me, miei compagni allo studio, e di osservare gli statuti consacrati in questo foglio.

 

Ammettiamolo: la dissertazione iniziale, poetica e profonda, richiede una certa concentrazione per riuscire ad afferrarne il significato. Nonostante questo, Shakespeare, con il suo Biron, ci richiama all’ordine riportandoci a quella scena. Ogni distrazione è annullata dalle considerazioni di questo personaggio, astuto, simpatico e vanesio: riusciranno i protagonisti a mantenere l’impegno preso con il loro re?

EMMA

Sette grandi incipit della letteratura: Emma-Newton Compton Editori

 […] “Siete molto gentile signor Knightley, a uscire a quest’ora tarda per farci visita. Temo che per voi sia stata una brutta camminata”.

“Per nulla signore. E’ una bella notte di luna, e così mite che devo ritirarmi dal vostro gran fuoco”.

“Ma dovete averla trovata molto umida e fangosa. Spero proprio che non prendiate un’infreddatura”.

“Fangosa, ma signore! Guardate le mie scarpe. Non c’è un solo schizzo”.

“Be’! E’ davvero sorprendente, perché qui abbiamo avuto tanta di quella pioggia… Ha piovuto a dirotto per mezz’ora, mentre noi stavamo facendo colazione. Volevo che rimandassero il matrimonio”.

Jane Austen ha creato la sua protagonista, Emma: carismatica, viziata, spesso biasimevole, e l’ha circondata di personaggi che si completano a vicenda, come il padre,  Mr. Woodhouse, per il quale un po’ di pioggia costituisce un valido motivo per rimandare un matrimonio, e il saggio Mr. Knighltley, che incarna il perfetto equilibrio tra ragionevolezza e decisione.

La chiave del successo del suo incipit? Gli ironici dialoghi del triangolo Emma, Mr.Woodhouse e Mr. Knightley.

Passiamo ora alla narrativa moderna.

NON E’ LA FINE DEL MONDO

Sette grandi incipit della letteratura: Non è la fine del mondo-Feltrinelli

Un giorno di qualche mese fa, nello stesso giorno, un mascalzone mi scippò per strada e un temporale fulminò la parabola annullando per tutta la sera il segnale di Sky. Recuperai il portafoglio perché era vuoto e il ladro non sapeva che farsene, ma cadendo mi sono rotta il mignolo della mano sinistra. In quella circostanza ho appreso che, pur essendo in sé il mignolo un dito abbastanza inutile, quando si rompe faun male cane. […] Quel giorno che mi è parso così tremendo non era poi la fine del mondo.Quella sarebbe arrivata dopo.
Mi chiamo Emma De Tessent, e questa è la mia storia.

 Alessia Gazzola con queste poche righe ci incuriosisce: se una caduta, uno scippo e una frattura non hanno reso quel giorno “la fine del mondo”, cosa sarebbe dovuto succedere ancora?

A LONDRA CON SHERLOCK HOLMES, SULLE ORME DEL GRANDE DETECTIVE

Incipit della letteratura
Sette grandi incipit della letteratura: A Londra con Sherlock Holmes

Per un decennio ho abitato a poche centinaia di metri dalla casa di Sherlock Holmes: ci passavo di fronte ogni giorno, per andare a prendere il metrò. Al numero 221b di Baker Street. […] A quell’indirizzo […]sorge da decenni un museo tra i più popolari della capitale, lo Sherlock Holmes Museum, ribattezzato “la casa di Sherlock Holmes” . [..] In realtà non è il 221b. Il museo è presumibilmente al 239 di Baker Street, essendo situato tra i civici 237 e 241. Il vero 221b è un po’ più a sud, in una palazzina che a partire dagli anni Trenta ospitava una filiale dell’Abbey National Bank. Una filiale priva di importanza, se non per un particolare degno di nota: la Royal Mail le consegnava posta proveniente da tutto il mondo indirizzata a “Sherlock Holmes, 221b Baker Street, London, England”. Ne arrivava così tanta che a un certo punto la banca assunse un segretario apposito con l’incarico di archiviare ed eventualmente rispondere a tutta quella corrispondenza, diventata un onere ma anche una fonte di orgoglio e pubblicità. Ma nel 1990, a un isolato di distanza, apre lo Sherlock Holmes Museum, esibendo sul portone una vistosa targa con il mitico numero 221b. L’evento scatena una disputa che finirà perfino in tribunale.

 Enrico Franceschini, giornalista residente a Londra, nel suo libro A Londra con Sherlock Holmes  ci rende partecipi come fossimo accanto a lui per le strade di Londra, ripercorrendo le orme del celebre detective e raccontando aneddoti e curiosità. Sono proprio questi due elementi a tenerci incollati alle pagine.

L’ESERCIZIO

Incipit della letteratura
Sette grandi incipit della letteratura: L’Esercizio- La Nave di Teseo

Non c’è nessuna distinzione tra quello che crediamo di conoscere e ciò che conosciamo: quello che crediamo di conoscere è tutto ciò che conosciamo. Mauro dice che è una questione di semplificazione […] una strategia che applichiamo senza averne coscienza. Non siamo in grado di tollerare il peso delle infinite possibilità – semplifichiamo, semplifichiamo –, scegliamo una possibilità che intuiamo adatta a noi […]. Ci crediamo fino alla negazione dell’evidenza, su quell’unica costruiamo operosamente, e i più capaci fabbricano per venti o trent’anni. […] Giorgia è stata la storia che ho raccontato a me stesso, in una narrazione ininterrotta, inconsapevole.

Claudia Petrucci, al suo esordio con L’Esercizio, espone una triste realtà: l’incapacità di accettare le situazioni in cui a volte ci troviamo, la necessità di negare l’evidenza e di creare un mondo “alternativo”, per noi più tollerabile.  Sono le riflessioni del protagonista, Filippo, ad introdurci nel cuore della storia senza che ce ne rendiamo conto, quasi stesse chiacchierando con noi.

 

LA GIUSTA DISTANZA

Incipit della letteratura
Sette grandi incipit della letteratura: La giusta distanza- Sperling & Kupfer

Se avessi tenuto gli occhi chiusi, la testa appoggiata al sedile, mi fossi perso tra i miei pensieri o avessi lottato con la mia rabbia, non l’avrei vista. E invece la stavo guardando. […] La hostess ha riattaccato la cornetta del ricevitore collegato con la cabina di pilotaggio, lentamente. Troppo lentamente.

Ha appoggiato una mano contro la parete che aveva di fronte come se avesse bisogno di decomprimere, poi l’altra sulla bocca, a contenere la paura. […]L’aereo ha iniziato a tremare. […]

Non poteva essere qualcosa di grave. Forse le avevano comunicato che una volta atterrata avrebbe dovuto risalire subito su un altro volo e magari lei aveva altri piani. Forse era incinta e quella mano sulla bocca voleva solo aiutarla a frenare la nausea. O forse sono soltanto un paranoico che ha preso un volo per scappare da qualcosa di importante che però non riesce più a essere spiegato in modo semplice.

Raccontare una situazione di pericolo dal punto di vista di uno dei personaggi, e con una punta d’ironia: questo rende l’incipit di La giusta distanza, scritto da Sara Rattaro, coinvolgente. Mentre scorriamo le prime pagine, abbiamo la sensazione di trovarci su quel volo con la cintura allacciata e di vedere la smorfia di paura sul volto della hostess. Come finirà? Si è trattato solo di un sogno?

Il messaggio è chiaro: che sia un monologo, un dialogo o una descrizione, l’incipit (insieme alla copertina e alla sinossi) è il biglietto da visita di ogni libro. E voi? Quali incipit vi hanno colpito?

 

 

 

 

 

 

 

 

Rossella Belardi

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