ITALIA – My Oxford Year è una delle uscite più attese di quest’estate. La pellicola, tratta dall’omonimo romanzo di Julia Whelan, è disponibile su Netflix dal 1° agosto e, in pochi giorni, ha già scalato la classifica dei film più visti sulla piattaforma. Il merito è anche del cast, che vede come protagonisti la nuova reginetta indiscussa delle rom-com, Sofia Carson (Purple Hearts, The life list), e Corey Mylchreest, noto per la sua interpretazione di Re Giorgio in Queen Charlotte. Eppure, questo film ci ha riservato una grande sorpresa (amara). E a giudicare dai commenti sui social, la reazione è stata più o meno la stessa per tutti.
Cosa può accadere quando metti Sofia Carson, regina indiscussa delle “Rom-Com”, in coppia con il magnetico Corey Mylchreest, Re Giorgio in Queen Charlotte?
Esatto. Inutile dirlo: il successo è già assicurato.
E cosa può succedere quando la trama è quella che mai ci stanca, ovvero una storia d’amore fresca ed intrigante tra una studentessa americana, venuta appositamente ad Oxford per dedicarsi un anno allo studio della poesia vittoriana, ed il suo professore?
Ci sono tutti i presupposti per una rom-com coi fiocchi.
Questo è My Oxford Year. O almeno…questo è quello che credevamo fosse!

La trama e il cast di My Oxford Year
My Oxford Year segna il ritorno di Sofia Carson nei panni che più le si addicono: quelli della protagonista romantica, divisa tra sogni e sentimenti. Nei panni di Anna, interpreta una studentessa americana ambiziosa che ha finalmente la possibilità di trascorrere un anno ad Oxford grazie ad una prestigiosa borsa di studio.
L’occasione è perfetta per dedicarsi alla sua passione, la poesia vittoriana, prima di tornare a New York dove l’attende una promettente carriera nella finanza.
L’intenzione è quella di sfruttare ogni secondo dell’esperienza inglese: Anna ha una lista di cose da fare, un programma ben definito e nessuna intenzione di lasciarsi distrarre. Ma, come spesso accade, l’amore arriva senza avvisare. L’incontro con Jamie Davenport (Corey Mylchreest), affascinante e misterioso docente universitario, rompe gli equilibri. Tra sguardi complici, discussioni letterarie e weekend nella campagna britannica, tra i due nasce qualcosa che va oltre le aspettative…anche se entrambi fanno finta di non volerlo ammettere!
Naturalmente, le cose si complicano. Jamie ha un segreto che non può nascondere per sempre. E quella che sembrava una storia passeggera potrebbe trasformarsi in una storia ben più intensa…ma anche dolorosa!

Al fianco di Sofia, Corey Mylchreest conferma la sua ascesa dopo il successo in Queen Charlotte. La loro intesa è palpabile, come racconta la stessa attrice:
“Ricordo di aver visto Queen Charlotte e di essere rimasta incantata dalla sua arte. È un attore straordinario. Ci siamo incontrati a Londra durante la sua lettura di intesa, e nel momento in cui è entrato nella stanza e abbiamo iniziato a leggere la sceneggiatura, le scene hanno preso vita e ci siamo trasformati in Anna e Jamie, ci siamo fusi con loro. All’istante. Corey è stato un vero partner in questa esperienza. Si è avvicinato a Jamie con la stessa responsabilità con cui io mi sono avvicinata ad Anna, ed eravamo entrambi impegnati a immergerci anima e corpo in questi personaggi e a dare vita al loro amore.”
Accanto a loro troviamo Dougray Scott e Catherine McCormack nei ruoli dei genitori di Jamie; Harry Trevaldwyn è il simpatico coinquilino di Anna, mentre Esmé Kingdom e Poppy Gilbert interpretano due figure centrali nella vita di Jamie. Completano il cast Nikhil Parmar, Romina Cocca, Yadier Fernández, Nia Anisah e Hugh Coles.

Recensione di My Oxford Year (contiene spoiler!)
Per quanto si possa voler bene a Sofia Carson, era chiaro fin da subito che My Oxford Year non sarebbe stato un film da Oscar. Ma il minimo ce lo si aspettava: una scrittura all’altezza, personaggi con un arco narrativo coerente e dialoghi capaci di sembrare almeno un po’ autentici. Invece, questo film dimostra una cosa su tutte: la chimica tra i protagonisti, da sola, non basta.
Sofia Carson, ormai è evidente, ha la rara dote di creare alchimia con chiunque. Pure con i muri, verrebbe da dire. Ma in questo caso, quell’energia non è stata sufficiente. Anche se è stata l’unica cosa che ha funzionato.
C’è da dire che ormai tutti i film, anche quelli spacciati per leggeri, sembrano quasi costretti a riservarci un colpo di scena drammatico. E va bene: la vita è imprevedibile. Ma qui si esagera.

È vero, si tratta dell’adattamento di un romanzo, anche se il finale è stato in parte modificato, ma la sensazione è che si sia cercato di strafare. L’inizio, come molti hanno notato sui social, ricorda un po’ Emily in Paris: Anna arriva ad Oxford, tutta entusiasmo e sogni da realizzare, con un’agenda piena di obiettivi e un piano ben definito. E, come previsto, si fa travolgere.
Sulla prevedibilità potremmo anche sorvolare: quando si sceglie di guardare una rom-com, si sa cosa aspettarsi. Il problema qui è nella costruzione. Anna e Jamie si conoscono e dopo nemmeno mezz’ora stanno già vivendo una storia d’amore travolgente. Tutto accade troppo in fretta, senza veri passaggi emotivi. I dialoghi sono piatti, poco credibili. Ed anche quando il film prova a toccare temi profondi lo fa in modo affrettato e superficiale.
Paradossalmente, l’unico scambio davvero riuscito tra i due protagonisti è all’inizio, quando comunicano attraverso le poesie: in quei versi c’è molto più sentimento e intensità di quanto riescano a trasmettere in tutto l’intero film.
Per il resto, nulla.
Nessun dialogo memorabile, nessuna scena in grado di farci sentire davvero coinvolti.
Poi, senza alcun preavviso — e ho anche ricontrollato il trailer per scrupolo: non si intuisce minimamente — il film cambia tono. Da rom-com diventa un dramma romantico, nel tentativo (poco riuscito) di evocare Me before you (Io prima di te) o The fault in our stars (Colpa delle stelle).

Poco riuscito, perché fallisce su entrambi i fronti: non è abbastanza per essere una commedia, né abbastanza per affrontare davvero la malattia, la sofferenza o la fine…come pretende di fare e pensa di aver fatto.
La rassegnazione, di per sé, può essere un messaggio potente. Lo dimostra proprio il finale di Me before you. Ma lì c’erano scelte forti, personaggi che lottavano, emozioni che si facevano sentire oltre lo schermo.
Qui, invece, Anna sembra rimanere sullo sfondo. Non che la vita di Jamie debba dipendere da lei, certo. Ma manca totalmente un momento forte tra i due, uno di quelli che restano impressi, come quelli tra Clark (Emilia Clarke) e Will (Sam Claflin) in Me before you.

Anche quando Anna accetta di vivere con lui il tempo che resta, quando dice che il per sempre è fatto di tanti adesso, non c’è una scena che renda davvero giustizia a quel sentimento. Non c’è nulla che giustifichi, davvero, il fatto che lei poi molli tutto, lavoro, ambizioni, per restare ad insegnare ad Oxford.
Anche quella una scelta prevedibile… ma comunque poco motivata.
Poco motivata perché noi non assistiamo davvero all’evolversi di questo sentimento. Non è una questione di tempo, ma di profondità: anche ciò che vediamo viene trattato in modo frettoloso. Sì, li vediamo passare del tempo insieme, ci scorrono davanti agli occhi molte scene d’amore accompagnate da musica di sottofondo. Ma tutto qui. Ed è un peccato.
Dopo la performance esemplare di Corey Mylchreest in Queen Charlotte (dove, tra l’altro, interpretava un personaggio segnato anch’esso da una malattia) è chiaro che, con una scrittura all’altezza, tutti i personaggi avrebbero potuto avere molto più spessore. E lui, ne sono certa, avrebbe potuto regalarci (con successo garantito) una scena intensa e memorabile, come quella della foto qui sotto.
(Da recuperare immediatamente, se non l’avete ancora vista!)

Invece, qui, sembrano marionette. Belle da vedere, certo, ma pur sempre marionette che recitano un copione scritto male, il cui sviluppo, ad un certo punto, è talmente prevedibile da diventare quasi fastidioso.
Paradossalmente, le uniche scene davvero commoventi sono quelle tra Jamie e suo padre, interpretato in modo impeccabile da Dougray Scott.
E casualmente, sono proprio quelle scene ed il loro tono a far intuire con largo anticipo come andrà a finire.
Anche se, fino all’ultimo, ho sperato di sbagliarmi.
In conclusione…
My Oxford Year è uno di quei film che si muove a metà strada tra due generi, senza appartenere davvero né all’uno né all’altro. Non è la scelta ideale se si cerca una commedia romantica leggera da guardare senza pensieri, ma nemmeno riesce a colpire davvero nel profondo come un dramma ben costruito.
Insomma: nè carne, nè pesce.

Il tono romantico domina per buona parte del racconto ma viene progressivamente sovrastato da svolte più malinconiche e che cambiano del tutto l’atmosfera.
Nel complesso, il film non lascia il segno. La sceneggiatura si appoggia su cliché già visti, senza trovare una voce davvero personale. La chimica tra i due protagonisti è indiscutibile, ma non basta a compensare la debolezza dell’intreccio. E mentre il personaggio maschile riesce comunque a restare interessante è la protagonista a risultare poco incisiva, bloccata in un percorso che sembra fermarsi a metà strada.
Menzione d’onore infatti a Corey Mylchreest che riesce a dare dignità al suo personaggio nonostante i limiti evidenti della scrittura. A malincuore gli do un 8 che avrebbe potuto essere un 10 e lode, se solo la sceneggiatura gli avesse concesso davvero lo spazio e la profondità che meritava.

Bello il messaggio finale. Non tanto quello del “viviamo ogni attimo”, ormai abusato, quanto l’idea, ben più interessante, che si può sempre riscrivere la propria storia. E che le cose, anche se non durano per sempre, possono comunque essere bellissime.
Un commento anche su Harry Trevaldwyn che ha interpretato uno dei personaggi “secondari” che più ho amato. Merito della sua personalità unica, capace di portare leggerezza nei momenti giusti, e di quel suo irresistibile talento comico che è riuscito a smorzare la tensione senza mai banalizzare.
(Nota a margine: il suo travestimento da Anthony Bridgerton è stato un autentico gioiello, un crossover che non sapevamo di volere, ma di cui avevamo decisamente bisogno.)

La scena finale, per quanto prevedibile, riesce comunque a toccare corde profonde. Ci ha fatto soffrire vedere Anna viaggiare da sola per l’Europa, ma nella nostra testa Jamie era lì con lei. Anche perché, a onor del vero, nel libro quel viaggio lo fanno insieme. E questo ci basta per sentirci, forse, un po’ più in pace con il finale.
E voi avete visto My Oxford Year? Cosa ne pensate?
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