ROMA – Nel cuore della Capitale, a pochi passi dalla stazione Termini, l’Hotel Diana racconta una storia lunga quattro generazioni. Una struttura quattro stelle che unisce eleganza, tradizione e innovazione, con un’ospitalità autentica che ho potuto vivere in prima persona.
Quattro stelle, quattro generazioni, un’unica grande storia di accoglienza. L’Hotel Diana, storica insegna di via Principe Amedeo, a pochi passi dalla stazione Termini, è molto più di una struttura ricettiva: è un pezzo di storia dell’hotellerie romana. E dopo averlo vissuto in prima persona, posso dire che questa identità si percepisce in ogni dettaglio.

Una storia che nasce nel 1939 e guarda lontano
L’hotel nasce nel 1939, in un’epoca in cui a Roma si arrivava soprattutto in treno, più per lavoro che per turismo. I tour operator non esistevano ancora e l’ospitalità aveva un volto profondamente umano. A intuire il potenziale della zona fu Benedetto De Angelis, imprenditore abruzzese lungimirante.
Approfittando di un nuovo piano regolatore che consentiva di trasformare abitazioni in strutture ricettive, acquistò lo stabile in quella che era – ed è ancora oggi – una delle aree più strategiche della Capitale. Così nacque un hotel nuovo di zecca, battezzato con il nome della figlia di un caro amico: Diana.
La visione di De Angelis affonda però le radici molto prima. Rimasto orfano a nove anni, fu mandato da Tagliacozzo a Roma e iniziò a lavorare come addetto alle funi degli ascensori ad acqua all’Hotel de Russie. Successivamente partì per l’estero, in una sorta di Erasmus ante litteram, sempre nel settore alberghiero. Qui imparò lingue, tecniche e segreti dell’ospitalità. Un’esperienza che, negli anni Venti, gli garantì un’apertura mentale fuori dal comune.
Non a caso, nel 1925, aveva già rilevato la Carrani, antica compagnia di omnibus a cavallo, trasformandola in una moderna agenzia di viaggi tuttora esistente. Visione, tempismo e capacità imprenditoriale sono dunque nel DNA della famiglia.

Dalle Olimpiadi del 1960 a oggi: una crescita costante
Il Diana cresce rapidamente. In occasione delle Olimpiadi del 1960, si presenta già ampliato grazie all’acquisto di un palazzo adiacente. Le camere sono tutte dotate di bagno, un dettaglio tutt’altro che scontato per l’epoca.
Il tratto distintivo rimane però invariato nel tempo: sobrietà, eleganza e ospitalità “pura”. Il cliente si sente a casa, ma senza rinunciare al comfort di un quattro stelle. Anche il personale, in linea con lo stile familiare, fa parte a pieno titolo della squadra. E questo si percepisce chiaramente nel clima che si respira.

Negli anni il timone passa da Benedetto al figlio Enrico e a sua moglie Franca, fino ai nipoti e bis-nipoti. Oggi la struttura è rappresentata da Carlo De Angelis, managing director dell’hotel ed ex presidente del gruppo degli Alberghi Storici di Roma di Federalberghi, affiancato dalle sorelle Caterina, responsabile food&beverage, e Stefania, consigliera di amministrazione con delega all’housekeeping. Accanto a loro anche le nuove generazioni: Marta, responsabile amministrazione, e Cecilia, sales manager.
Questa continuità familiare non è solo simbolica. È una scelta precisa. Significa custodire la tradizione ma, allo stesso tempo, investire in aggiornamento ed evoluzione.
Ristrutturazioni, design e il rilancio del rooftop “L’Uliveto”
L’Hotel Diana oggi conta 157 camere e suite, oggetto di periodiche ristrutturazioni. L’attenzione all’arredamento è costante. Come sostiene Carlo De Angelis, è “uno degli obblighi di ogni albergatore”. E infatti l’equilibrio tra classicità e comfort contemporaneo è evidente.

Un passaggio chiave è stato il grande rilancio, nel 2008, del rooftop L’Uliveto, fortemente voluto da Caterina. Si tratta di un’inaspettata oasi verde, su più livelli, nel cuore frenetico della Capitale. Durante la bella stagione si trasforma in ristorante panoramico ed è aperto anche alla clientela esterna.

Posso dire che è uno dei luoghi che mi ha colpito di più. Salire fin lassù significa cambiare prospettiva: il traffico e il rumore restano sotto, mentre si viene avvolti da una dimensione più intima e rilassata. È uno spazio che sorprende, soprattutto considerando la posizione centralissima.

Una cucina che completa l’esperienza all’Hotel Diana
Non esiste soggiorno di successo senza una cucina di livello. E al Diana questo principio è preso molto sul serio. Le proposte dello chef Alessandro Pinca si declinano in menu stagionali che valorizzano prodotti del territorio e materie prime di eccellenza.

La cucina è curata, equilibrata, mai eccessiva. Si percepisce la ricerca della qualità ma anche il rispetto della tradizione. È un tassello fondamentale dell’esperienza complessiva e contribuisce a rendere il soggiorno ancora più memorabile.

Ospitalità tailor made nell’era del turismo 2.0
Oggi viviamo nell’era delle piattaforme digitali e del turismo 2.0. Tuttavia, il mood dell’Hotel Diana resta sostanzialmente invariato, nonostante le sue prestigiose 86 primavere. L’obiettivo è chiaro: garantire un’accoglienza non standardizzata, dedicata e su misura.

Non è un hotel pensato per chi cerca l’anonimato delle grandi catene. Al contrario, è ideale per chi desidera una struttura elegante, unica nel suo genere, con un’ospitalità affabile e realmente personalizzata.
Ad accogliere gli ospiti sulle vetrate d’ingresso c’è sempre lei, Diana cacciatrice, oggi reinterpretata in chiave moderna grazie al design contemporaneo. Un simbolo che racconta continuità ed evoluzione.
Dopo averlo vissuto, posso dire che l’Hotel Diana rappresenta un raro equilibrio tra storia e modernità. È un luogo dove l’accoglienza è davvero di famiglia. E, in una città come Roma, questo fa tutta la differenza.
In homepage il risotto barbabietole e pistacchio de lo Chef Alessandro Pinca dell’Hotel Diana
- Hotel Diana e i suoi 86 anni di accoglienza come in famiglia – 25 Febbraio 2026
- Pinsa Di Marco al Festival di Sanremo 2026 con Chef Ruben – 22 Febbraio 2026
- Sport. Le sfide del corpo: al Mart di Rovereto l’arte incontra le Olimpiadi Milano Cortina 2026 – 19 Febbraio 2026





