Da Messi a Maradona: i 10 mancini che hanno fatto la storia del calcio

Da Messi a Maradona: i 10 mancini che hanno fatto la storia del calcio

MONDO – Il 13 agosto si celebra la Giornata internazionale dei mancini. E nel calcio il piede sinistro ha prodotto alcuni dei giocatori più iconici di sempre. Non una semplice classifica dei più forti: ecco dieci campioni che hanno trasformato il loro mancino in una firma, ognuno a modo proprio.

C’è chi lo usa per accarezzare il pallone e chi per scaraventarlo in porta. Chi lo ha trasformato in uno strumento di dribbling e chi in un’arma da calcio piazzato. Nel calcio, il piede sinistro è spesso qualcosa in più di una semplice caratteristica tecnica: può diventare un marchio di fabbrica. Non è un caso che proprio tra i mancini si trovino alcuni dei giocatori più riconoscibili della storia. La Giornata internazionale dei mancini, che ricorre ogni 13 agosto, offre così l’occasione per guardare il calcio da una prospettiva diversa.

Questa non vuole essere soltanto una graduatoria dei giocatori più forti. La domanda è un’altra: che cosa ha reso speciale il sinistro di questi dieci campioni?

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Angel Di Maria

10. Ángel Di María, il mancino che vede il corridoio

Di María non è probabilmente il primo nome che viene in mente quando si parla di mancini leggendari. Ed è proprio per questo che merita di esserci.

Il suo sinistro è stato soprattutto un piede al servizio della giocata. Cross, assist, cambi di campo e conclusioni dalla distanza hanno accompagnato una carriera passata tra Argentina ed Europa.

Il suo talento non è mai stato soltanto quello di saltare l’uomo. Di María ha spesso visto il passaggio prima ancora che si aprisse lo spazio per servirlo.

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Ryan Giggs

9. Ryan Giggs, il mancino che non ha mai smesso di correre

Per oltre due decenni, il nome di Ryan Giggs è stato legato alla fascia sinistra del Manchester United.

Il gallese ha attraversato generazioni di calcio senza perdere la propria identità. Prima ala imprendibile, poi giocatore sempre più ragionatore, ha saputo trasformare il proprio modo di giocare senza rinunciare alla qualità del piede sinistro.

Il suo mancino racconta soprattutto una cosa: la longevità può essere un’arte.

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Mohamed Salah

8. Mohamed Salah, il mancino che tutti conoscono

C’è qualcosa di quasi paradossale nel gioco di Salah.

Tutti sanno cosa vuole fare: partire da destra, rientrare sul sinistro e cercare la porta. Eppure, per anni, i difensori hanno continuato a faticare nel fermarlo.

Il suo mancino è diventato così una giocata annunciata che continua a funzionare. Potenza, rapidità e capacità di concludere hanno trasformato quel movimento in una delle immagini più riconoscibili del calcio contemporaneo.

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Arjen Robben

7. Arjen Robben, la giocata più prevedibile del mondo

Se Salah ha trasformato il rientro sul sinistro in un marchio di fabbrica, Arjen Robben ne ha fatto quasi una scienza esatta.

Destra, rientro, sinistro, tiro.

Lo sapevano tutti. Lo sapeva il difensore. Lo sapeva il portiere. Lo sapeva praticamente lo stadio intero.

Eppure fermarlo era un’altra storia.

Quello di Robben è l’esempio perfetto, tra i mancini nella storia del calcio, di come conoscere la giocata non significhi riuscire a impedirla.

Rivaldo

6. Rivaldo, il mancino dell’impossibile

Rivaldo appartiene a quella categoria di giocatori mancini che sembravano avere sempre una soluzione in più sul campo da calcio.

Il brasiliano ha costruito il proprio calcio su un mancino elegante ma allo stesso tempo imprevedibile. Tiri dalla distanza, conclusioni al volo, assist e giocate tecniche lo hanno reso uno dei simboli della grande generazione brasiliana tra gli anni Novanta e Duemila.

Il suo sinistro non aveva bisogno di essere potente per essere devastante. Gli bastava essere imprevedibile.

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La punizione di Roberto Carlos disegnata

5. Roberto Carlos, quando il sinistro diventa una forza della natura

Poi c’è il mancino che sembrava avere una fisica tutta sua.

Roberto Carlos ha trasformato il ruolo di terzino in qualcosa di molto più offensivo e spettacolare, diventando celebre soprattutto per la potenza del suo sinistro e per le traiettorie dei suoi calci di punizione.

Il gol segnato alla Francia nel 1997 è probabilmente l’immagine definitiva di quel calcio: una conclusione che sembrava inizialmente destinata a uscire dal campo e che invece cambiò traiettoria fino a trovare la porta.

Un pallone calciato con il sinistro. E una traiettoria che ancora oggi sembra quasi impossibile.

Garrincha

4. Garrincha, il mancino che trasformò il dribbling in una lingua

Garrincha appartiene a un’altra epoca, ma il suo modo di giocare è ancora immediatamente riconoscibile.

Il brasiliano aveva fatto del dribbling una forma di espressione. Il suo gioco era fatto di finte, accelerazioni e cambi di direzione, spesso ripetuti davanti a difensori che conoscevano perfettamente le sue intenzioni.

Eppure continuavano a cascarci.

È questo il fascino del mancino di Garrincha: non serviva soltanto per calciare. Serviva per raccontare una storia con il pallone.

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Ferenc Puskas

3. Ferenc Puskás, il sinistro come una sentenza

Prima che il calcio diventasse quello che conosciamo oggi, Ferenc Puskás aveva già dimostrato quanto potesse essere devastante un piede sinistro.

L’ungherese è ricordato tra i grandi campioni della storia del calcio e il suo mancino era soprattutto sinonimo di gol. Una conclusione potente, precisa, immediata.

Puskás non aveva bisogno di costruire per minuti una giocata spettacolare. Bastava trovare lo spazio giusto.

Poi arrivava il sinistro.

2. Diego Armando Maradona, il piede che sembrava avere una volontà propria

Arriviamo al mancino che, forse più di ogni altro, ha trasformato il piede sinistro in un’estensione del proprio corpo.

Diego Armando Maradona era prevalentemente mancino e utilizzava spesso il piede sinistro anche quando una soluzione con il destro sarebbe sembrata più naturale. Il controllo nello stretto, il dribbling e la capacità di cambiare direzione hanno contribuito a costruire una delle figure più iconiche della storia del calcio.

Nel suo calcio c’era qualcosa di apparentemente irrazionale. Il pallone sembrava restargli incollato al piede mentre attraversava gli spazi più stretti.

E il suo sinistro non serviva soltanto a segnare.

Serviva a inventare.

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1. Lionel Messi, quando il mancino diventa normalità

Al primo posto non poteva che esserci Lionel Messi.

Il suo mancino è talmente associato alla sua identità calcistica da essere diventato quasi un elemento narrativo. Messi parte spesso dalla destra, si accentra, cambia direzione e utilizza l’interno del piede per concludere o servire i compagni. Il suo controllo e il dribbling con il sinistro sono diventati uno dei marchi più riconoscibili della storia del calcio.

La cosa più impressionante, però, è un’altra.

Sappiamo già cosa può fare. E continuiamo a non riuscire a fermarlo.

Il mancino di Messi non è soltanto un piede forte. È diventato un linguaggio completo: dribbling, passaggio, assist, tiro, punizione, controllo e persino gestione dei tempi della partita.

Se Maradona ha portato il mancino verso l’arte e Roberto Carlos verso la potenza, Messi lo ha trasformato in una sorta di alfabeto del calcio.

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Dieci mancini, dieci modi di vedere il calcio

Messi, Maradona, Puskás, Garrincha, Roberto Carlos, Rivaldo, Robben, Salah, Giggs e Di María hanno avuto caratteristiche e carriere completamente diverse.

Ed è forse proprio questo il punto.

Il mancino non è uno stile di gioco. È soltanto il punto di partenza.

C’è chi lo ha usato per disegnare traiettorie impossibili, chi per saltare avversari, chi per servire assist e chi per segnare gol che sono rimasti nella memoria collettiva.

Dieci giocatori mancini, dieci interpretazioni del gioco del calcio.

Perché nel calcio, qualche volta, basta guardare il campo dalla parte opposta per scoprire una storia completamente diversa.

Mirko Torre

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