Viaggio nei secoli attraverso la rappresentazione del Vesuvio fino ad Andy Warhol

Viaggio nei secoli attraverso la rappresentazione del Vesuvio fino ad Andy Warhol

MONDO – In occasione della ricorrenza della fatidica data dell‘eruzione del Vesuvio del 79 d.C  ripercorriamo qui il rapporto tra l’arte ed il vulcano più amato al mondo. Partiamo dai secoli scorsi fino alla serie di 18 Vesuvius di Andy Warhol. La storia è lunghissima: il Vesuvio è stato uno dei soggetti più rappresentati della pittura europea, soprattutto dal Seicento all’Ottocento.

I nomi più importanti

Didier Barra — già nel 1631, in occasione della grande eruzione, rappresentò il Vesuvio come protagonista dell’immagine. È un momento importante: il vulcano comincia a diventare non più semplice sfondo, ma soggetto.

Giacomo del Po e Teresa del Po — alla fine del Seicento realizzarono incisioni legate alle eruzioni del 1631 e del 1694, contribuendo alla nascita di una vera iconografia del Vesuvio.

Carlo Bonavia — uno dei grandi paesaggisti napoletani del Settecento, celebre per le vedute del golfo e per le eruzioni.

vesuvio
Rappresentazione dell’eruzione del 79 d.C.

Pierre-Jacques Volaire — probabilmente il pittore più importante in assoluto nella rappresentazione del Vesuvio nel Settecento. Arrivò a Napoli nel 1767 e si specializzò nelle eruzioni, spesso di notte, con lava incandescente, fumo e spettatori. Ne realizzò almeno una trentina.

Pietro Fabris — interessantissimo perché unisce spettacolo e osservazione quasi documentaria; rappresentò diverse eruzioni e colate laviche.

Jakob Philipp Hackert — tedesco, pittore di corte a Napoli, rappresentò il Vesuvio con una maggiore attenzione al paesaggio e alla descrizione naturalistica.

Joseph Wright of Derby — quello dei celebri effetti luminosi: il Vesuvio diventa quasi un’esperienza sublime, con il bagliore della lava che squarcia la notte.

Vesuvio TURNER foto MyWhere

William Turner, il mio preferito prima di Andy Warhol, nel 1819 rappresentò il Vesuvio e il golfo con una straordinaria libertà cromatica; qui siamo già verso il Romanticismo.

Napoli Ottocento foto MyWhere
Joseph Mallord William Turner Scena costiera vicino Napoli. 1828 circa, olio su tavola Londra, Tate
(Londra, 1775 – 1851). Mostra “Napoli Ottocento” foto MyWhere

Camille Corot nel 1828 dipinse il Vesuvio, inserendolo nella sua ricerca sulla luce e sul paesaggio.

Giacinto Gigante e Antonio Pitloo nell’Ottocento trasformarono il Vesuvio in uno degli elementi fondamentali della Scuola di Posillipo.

Vesuvio TURNER foto MyWhere
William Turner, il Vesuvio foto MyWhere

Ma c’è una cosa ancora più interessante

Il Vesuvio non nasce come soggetto pittorico con il Settecento. Esistono rappresentazioni già nell’antichità romana, addirittura nel I secolo d.C., prima che le grandi eruzioni ne modificassero profondamente la forma.

Vesuvio
William Turner, Eruzione del Vesuvio

E dopo l’eruzione del 1631 succede qualcosa di decisivo: il celebre vulcano diventa una specie di laboratorio artistico europeo. Il Grand Tour porta a Napoli viaggiatori, pittori e collezionisti; le immagini delle eruzioni diventano anche ricordi da acquistare e portare a casa.

Quindi, se vogliamo arrivare a Warhol partendo dai primi grandi artisti, io seguirei questa linea:

Didier Barra → Bonavia → Volaire → Fabris → Hackert → Wright → Turner → Dahl → Corot → Gigante/Pitloo → Warhol.

La Vista del Vesuvio agli Scavi di Pompei con la statua dello scultore moderno Igor Mitoraj

Ecco perchè vi ho voluto parlare del rapporto tra l’arte e il Vesuvio. E sopratutto perché sono partita dall’opera di Warhol. Quando la vidi al museo di Capodimonte, sempre nell’estate del 2020 dopo aver visitato Pompei, di cui vi ho parlato qui . La mostra L’Italia chiamò – Capodimonte oggi raccontail Vesuvius di Andy Warhol

Vesuvio

Trovai che l’immagine fosse potentissima.

Warhol, con la sua serie di 18 Vesuvius, aveva colpito nel segno ancora una volta.

Fabiola Cinque

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