Ludwig Van Beethoven, 250 anni di genio infinito

Ludwig Van Beethoven, 250 anni di genio infinito

VIENNA – Nel 1770 nasceva a Bonn l’icona più radicata della più eccelsa e astratta delle Arti, la Musica. Nel 2020 si celebrano i 250 anni dalla nascita di Beethoven, il genio musicale che nonostante la sordità compose l’Inno alla gioia pochi anni prima di morire, a Vienna, dove è tuttora sepolto.

Da 250 anni è l’icona più radicata della più eccelsa e astratta delle Arti, la Musica: Ludwig Van Beethoven. Tra sette e ottocento con lui ha inizio una nuova epoca dove per la prima volta viene messa in evidenza l’espressione dell’intimità dell’artista. Comincia così la modernità. Gli è stata appiccicata l’etichetta di romantico, ma si è visto che è troppo semplicistica.

Il grande critico H.C. Schonberg sostiene che Beethoven aveva cominciato a comporre nella tradizione classica e poi è andato al di là del tempo e dello spazio usando un linguaggio totalmente nuovo da lui stesso creato. Un linguaggio compresso, enigmatico ed esplosivo, espresso in forme escogitate solo da lui.

E pensare che subì un’educazione terrificante dal padre, un modesto musicista di corte, per di più violento e alcolizzato, che intendeva sfruttare il suo bambino prodigio esibendolo in pubblico (imitando il modello del piccolo W.A.Mozart). Ma il bimbo Ludwig era sgraziato, maldestro e assai bruttino, in pubblico fu una delusione. Il successo crescente gli arriva invece dalla composizione musicale. Il suo talento artistico progredisce inarrestabile sulla via della genialità.

Ma umanamente ha un carattere difficile sempre tetro e sospettoso, convinto che tutti cerchino di imbrogliarlo. Scoppia spesso in accessi di ira senza alcun motivo e si dimentica le cose più ordinarie. E’ scapolo e vive in una confusione totale in casa dove nessuno rimane al suo servizio causa il suo cattivo e nervoso umore.

Staua di Beethoven ideata dallo scultore Hugo Hagen

Anche il suo aspetto fisico lascia molto a desiderare: dal sembiante taurino, era basso e tarchiato con grosse spalle dalle quali si ergeva la testa massiccia resa ancor più grossa dalla massa di capelli arruffati. Aveva denti sporgenti, il naso a patata tondeggiante e conservò sempre la cattivissima abitudine di sputacchiare dappertutto. Goffo nei movimenti e sbadato gli capitava spesso di rompere le cose che toccava.

Per completare il sintetico ritrattino non possiamo tralasciare le numerose malattie di cui patì fin dalla giovinezza e che forse contribuirono a formagli il caratteraccio che abbiamo appena descritto. Gli storici biografi hanno parlato di asma, colite, cirrosi epatica e insufficienza renale. Di recente alcuni scienziati hanno ipotizzato che i suoi numerosi disturbi e malattie possono aver influenzato e addirittura determinato le sue composizioni musicali. I ritmi di alcuni suoi brani più famosi e coinvolgenti potrebbero esser stati dettati dalle aritmie cardiache di cui soffriva. Notissima è poi la sua sordità che lo colpì gradualmente già in gioventù. Secondo la suggestiva ipotesi dei ricercatori scientifici questa diminuzione del senso dell’udito fino al completo tragico isolamento nel silenzio dal mondo esterno, potrebbe aver lasciato Beethoven ancora più cosciente, concentrato e attento al ritmo interno del suo cuore malato.

Ovviamente quello che conta e che è giunto fino a noi è la sua musica, uno dei grandi capisaldi della creazione artistica dell’occidente, e questo è quello che sfida l’eternità, mentre il tempo ‘galantuomo’ travolge e seppellisce le umane pietose debolezze.

Silvia Camerini Maj

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