Paolo Angeli dal vivo a Zuma Fest: dal lutto alla rinascita

Paolo Angeli dal vivo a Zuma Fest: dal lutto alla rinascita

MILANO – Si respira un’aria diversa dal solito alla Cascina Cappuccina di Melegnano in questo primo weekend di giugno. Le piogge dei giorni scorsi lasciano spazio al caldo e al sole. In questo momento di festa, con vari musicisti ad allietare per tutto il pomeriggio i partecipanti, spicca Paolo Angeli con la sua chitarra sarda preparata e la sua voce.

E’ un musicista completo, Paolo Angeli. Uno di quelli che sanno suonare, comporre, improvvisare. Vederlo stasera, a distanza di molti anni da esibizioni precedenti e dischi storici come il suo album dedicato alle composizioni di Bjork e Fred Frith per sola chitarra sarda preparata, ha significato per noi un po’ riprendere le fila del passato, un po’ immergerci in una evoluzione che si intuisce piena di pathos. Come quella di ogni buon artigiano, ma onesta e viva.

Paolo Angeli fotografato da Marco Rutgers
Paolo Angeli fotografato da Marco Rutgers

Un piccolo palco per una performance intensa e non convenzionale

Ma andiamo con ordine. Il piccolo Palco Lambro, al culmine di una insaccatura vicino a una delle due cucine, ha visto, a partire più o meno dalle ore otto di sabato 31 maggio, l’esibizione del musicista e compositore originario di Sassari. Angeli ha introdotto il suo set avvisandoci del fatto che avrebbe riprodotto per intero la propria ultima fatica discografica, “Lema”, disco prodotto a seguito di un fortunato tour statunitense.

Copertina di LEMA – IG @paoloangeliofficial

‘Lema’ in spagnolo significa ‘motto’ o ‘slogan’. Angeli con questo lavoro si è confrontato sia coi temi personali della perdita, dell’elaborazione del lutto e della rinascita, sia con la guerra, dedicando la performance al genocidio del popolo palestinese. Ma veniamo alla musica. Intanto, non possiamo non spendere alcune righe per parlare dello strumento imbracciato dal musicista, a beneficio di quanti ancora non lo conoscessero.

Paolo Angeli
Paolo Angeli sul palco – IG @paoloangeliofficial

La chitarra preparata di Paolo Angeli è stata costruita, su sue precise istruzioni, assemblando le caratteristiche di una chitarra elettrificata, di un violoncello, e di uno strumento a percussione – quei piccoli martelletti vicino al ponte. Lo scopo è potergli fornire uno strumento con cui esprimere melodie, tensioni ritmiche e textures ‘preparate’. Potete ben capire che ci troviamo di fronte a un sound e a una esecuzione unica, non paragonabile con quella di nessun altro musicista.

Paolo Angeli sul palco – IG @paoloangeliofficial

Dal gotha dell’avanguardia all’espressione della propria personalità

Fantasioso e innovatore, Angeli, dopo aver imparato i rudimenti della chitarra dal padre da bambino, si reca superata l’adolescenza a Bologna dove, oltre a fondare una etichetta che voleva essere la risposta a analoghe iniziative presenti su entrambe le sponde dell’oceano, ha modo di seguire le avventure musicali di artisti diversi quali Lawrence D. ‘Butch’ Morris, Otomo Yoshihide e Fred Frith. Per quest’ultimo incide alcune composizioni addirittura in un disco della Tzadik di proprietà di John Zorn – utilizzando, all’epoca, ancora una ‘normale’ chitarra elettrica.

Paolo Angeli fotografato da Joseph Thomas
Paolo Angeli fotografato da Joseph Thomas

Due sono le anime di Angeli. L’avanguardia e la tradizione. La prima si esprime come già vi abbiamo detto grazie a una ricerca sul timbro e sul colore, oltre che sulla struttura. La seconda per via di un interesse e uno studio serio e intenso della vocalità barbaricina, e dei liricismi del canto gallurese e logudorese. In mezzo abbiamo questo musicista straordinario che è stato capace di portare una ventata di originalità in un mondo musicale, quello dell’improvvisazione d’avanguardia, fortunatamente aperto a stimoli e contaminazioni nuove.

Paolo Angeli
Copertina di LEMA – IG @paoloangeliofficial

Cronaca dell’esibizione

Ha iniziato il suo set con qualche arpeggio e alcune melodie Angeli ieri sera. Poi ha elargito al pubblico tutto il suo armamentario di archetti, pedali, modulazioni di frequenze, ritmi, assalti sonori gentili. Una musica che pur non essendo descrittiva riesce perfettamente a lasciare emergere la storia e i movimenti dell’animo che il suo autore ha voluto condividere con noi. Il pubblico ha ovviamente gradito, e in un bis Angeli ha nuovamente mostrato la sua sapienza non solo strumentale ma anche nel canto. Che comunque era presente anche nella prima parte della performance.

Un caloroso e sentito applauso ha concluso una esibizione intensa, vissuta e irripetibile, come non ripetibile è ogni concerto di improvvisazione; ma in più ieri sera abbiamo potuto toccare con mano quanto il talento di Angeli sia ancora fresco, curioso e attento a tradurre in musica quelle che possono essere esperienze di vita individuali o collettive. Gli auguriamo ovviamente di poterci ancora regalare questo tipo di esperienze nel corso degli anni che verranno, certi di una vivacità intellettuale – ma anche fisica – che non verrà a mancare.

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