Messi dice addio all’Argentina: l’ultimo viaggio del numero 10

Messi dice addio all’Argentina: l’ultimo viaggio del numero 10

MONDO – Lionel Messi saluta la Nazionale argentina dopo 21 anni. Per chi, come me, è cresciuto con il mito di Maradona, il suo addio è anche la fine di un’epoca: quella del numero 10 che abbiamo avuto il privilegio di vedere diventare leggenda.

Ci sono calciatori che smettono di giocare. E poi ci sono quelli che, quando smettono, ti fanno sentire improvvisamente un po’ più vecchio.

Lionel Messi ha salutato la Nazionale argentina. Lo ha fatto al Monumental, davanti a più di 85 mila persone, in una notte che aveva inevitabilmente il sapore dell’addio. Contro il Benin è arrivato anche l’ultimo regalo: un gol, due assist e una vittoria per 3-0. Ma il risultato, questa volta, conta poco. Il calcio argentino si è fermato per salutare il suo numero 10.

E mentre guardavo quelle immagini, ho pensato a Diego.

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Il mito di Maradona

In tanti sono cresciuti con Maradona come il mito del calcio. Diego appartiene a una dimensione quasi irripetibile, fatta di racconti, VHS, fotografie, immagini viste e riviste fino a consumarle. Il suo Napoli, il Mondiale del 1986, la Mano de Dios, il gol all’Inghilterra. Per chi non ha avuto la fortuna di vivere quegli anni da adulto, Maradona è anche questo: qualcosa che ci è stato tramandato.

Poi è arrivato Messi.

E la differenza, almeno per la mia generazione, è stata proprio questa: Maradona lo abbiamo ereditato. Messi lo abbiamo vissuto.

Lo abbiamo visto crescere. Lo abbiamo visto diventare il ragazzino con la maglia numero 30 del Barcellona, trasformarsi nel fenomeno che sembrava appartenere a un altro pianeta e poi affrontare, con la maglia dell’Argentina, il peso di un confronto che sembrava quasi ingiusto.

Per anni Messi è stato costretto a rispondere a una domanda che non avrebbe dovuto riguardarlo: sei davvero all’altezza di Maradona?

Come se ogni partita con l’Albiceleste dovesse essere una nuova udienza davanti a un tribunale della storia.

Due numeri 10, due storie completamente diverse

Maradona e Messi sono stati accomunati dal talento, dalla maglia numero 10 e da un rapporto quasi carnale con la Nazionale argentina. Ma le loro storie sono profondamente diverse.

Diego era istinto, rabbia, ribellione. Sembrava giocare anche contro qualcosa. Contro gli avversari, contro le ingiustizie, contro il destino. Maradona trascinava una squadra con la forza di chi sapeva di doverlo fare.

Messi è sempre sembrato l’opposto. Più silenzioso, più introverso, quasi timido. Per anni gli è stato rimproverato proprio questo: non essere abbastanza argentino, non avere la stessa ferocia di Diego, non sentire quella maglia come la sentiva il suo predecessore.

Eppure Messi ha avuto un merito forse ancora più grande: ha continuato a provarci quando sembrava che non sarebbe mai bastato.

Ha perso finali. Ha visto la Coppa del Mondo sfuggirgli nel 2014. Ha perso due finali consecutive di Copa América. Nel 2016, dopo l’ennesima delusione, aveva persino annunciato il ritiro dalla Nazionale.

Poi è tornato.

E da quel momento la storia è cambiata.

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Lionel Messi

La redenzione di Messi

La Copa América del 2021 è stata la prima grande liberazione. Poi è arrivata la Finalissima. E infine il Mondiale del 2022.

Quella notte di Doha ha probabilmente chiuso il cerchio.

Messi ha sollevato quella Coppa del Mondo che per anni era stata utilizzata come metro di paragone con Maradona. Ha segnato due gol in finale contro la Francia, ha segnato sette reti nel torneo e ha finalmente portato a casa il trofeo che sembrava mancare per rendere inattaccabile la sua storia.

Ma la cosa più bella è che, a quel punto, non serviva più scegliere tra Maradona e Messi.

Diego aveva il suo Mondiale. Leo aveva il suo.

Due epoche diverse, due Argentina diverse, due uomini diversi.

La discussione su chi fosse il più grande poteva finalmente diventare quello che avrebbe sempre dovuto essere: una discussione da bar, non una sentenza.

Lionel Messi con la Coppa del Mondo nel 2022

E adesso cosa resta?

Resta una maglia.

Resta quel numero 10 che per decenni ha avuto un peso quasi superiore a quello di qualsiasi altro numero nel calcio argentino.

Resta una Nazionale che Messi ha accompagnato per 21 anni, attraversando sconfitte, critiche, trionfi e una trasformazione personale che lo ha portato dall’essere il ragazzo accusato di non essere abbastanza argentino a diventare il capitano più celebrato della storia recente dell’Albiceleste.

I numeri raccontano una parte della storia: 208 presenze e 126 gol, più di chiunque altro nella storia della Nazionale argentina. Ma non raccontano le notti passate davanti alla televisione, le urla dopo un gol, le lacrime dopo una sconfitta, la sensazione di assistere a qualcosa che mentre accadeva sembrava già appartenere alla storia.

E forse è proprio questo che mi lascia il suo addio.

La consapevolezza che non vedremo più Messi con la maglia dell’Argentina in una partita ufficiale.

Potremo continuare a guardarlo giocare. Potremo seguirlo a Miami, aspettare un altro assist, un’altra punizione, un’altra giocata impossibile. Ma non sarà più la stessa cosa.

Perché quando Messi indossava quella maglia, non giocava soltanto per l’Argentina.

Giocava anche contro il tempo.

messi

Il privilegio di averli avuti entrambi

Sono cresciuto con Maradona come riferimento. Per me Diego resterà sempre qualcosa di difficilmente spiegabile: un mito, prima ancora che un calciatore. Ma era un ricordo, una leggenda tramandata.

Poi ho avuto la fortuna di vivere Messi.

E forse questa è la cosa più bella di tutte.

Non credo sia necessario decidere chi fosse più grande. Maradona ha scritto una parte della leggenda argentina. Messi ne ha scritta un’altra.

Diego ci ha insegnato che un uomo può trascinare sulle proprie spalle un’intera città, un’intera Nazionale, persino un intero popolo.

Leo ci ha insegnato che anche il talento più grande può attraversare anni di sconfitte, essere messo in discussione, cadere e tornare indietro.

Uno era fuoco.

L’altro sembrava magia.

Entrambi, però, sono diventati Argentina.

E adesso che Messi se ne va, mi accorgo che forse la vera domanda non è chi dei due sia stato più grande.

La vera domanda è quanto siamo stati fortunati ad averli avuti.

Gracias, Leo.

Mirko Torre

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