Arpino: Nuova giovinezza per la Commedia dell’Arte a San Valentino

Doppio appuntamento italo-iberico in maschera nello stanzone (neo)cinquecentesco

FROSINONE – Un nuovo appuntamento culturale, stavolta carico della brillante ironia della Commedia dell’Arte, quello tenutosi il 14 Febbraio 2016 ad Arpino (FR) presso l’Hotel Il Cavalier d’Arpino. La location ha aperto le porte del suo elegante salone per un’esperienza dal sapore antico senza scadere nel manierismo lezioso.

Il rendez-vous teatrale, scrupolosamente supervisionato da Piergiorgio Sperduti, direttore del corso di teatro d’arte La valigia di Prospero, ha previsto due momenti, il primo dei quali ha avuto inizio non appena gli ospiti hanno preso posto lungo le file di poltroncine foderate di bianco e allestite in un’ala del salone. L’atmosfera elegante dal richiamo antico, nella tipologia scenica e nell’ambiente altro rispetto al teatro borghese (non ancora nato ai tempi della Commedia dell’Arte, il cui luogo deputato principale era appunto lo “stanzone”), si è subito scrollata di dosso il timore di un’aura ingessata, non appena la seriosa e colta presentazione di un distinto Sperduti è stata bruscamente interrotta da una gag di ammutinamento da parte degli ospiti d’onore della serata: la compagnia Cía.Lazzi Comici di Barcellona, che sarebbe stata protagonista della seconda parte della serata.

Nella prima parte si è infatti esibito il gruppo de La Valigia di Prospero, in un esilarante riadattamento del testo francese La Tête-Noire, di Lesage, Fuzelier e d’Orneval, (andato in scena a Parigi nel 1721, in occasione della Foire de Saint-Laurent) intitolato Angelina o La Bella Abissina. Il testo della commedia in atto unico è stato “tradotto” (non solo linguisticamente) da Piergiorgio Mariniello dalla Francia settecentesca alla Ciociaria del 1940, dove la protagonista originaria, Argentine, orfana ritornata dalle Americhe, diventa Angelina, una giovane rientrata dall’Abissinia il cui zio vuole impedire le nozze costringendo un’improbabile Arlecchino a prendere il suo posto per respingere i pretendenti. Nella versione ciociara Arlecchino, che diviene Sciacquarello (“Sciacquariéglie”, una sorta di cugino di Pulcinella che calza le tipiche ciocie e si esprime nel vernacolo locale) e le maschere principali della commedia francese rinascono dopo una sorta di “risciacquatura in Liri”, tentando di dar vita a dei nuovi tipi comici autoctoni. Se il coraggioso tentativo di tipizzazione identitaria e culturale proposto da Sperduti e Mariniello avrà successo lo dirà il tempo. Nell’immediato della serata il risultato è stato pieno; se la satira politica del tempo è stata appena accennata per conservare i toni leggeri (la “tête noire” del titolo originale che alludeva originariamente soltanto alla maschera scura di Arlecchino e dello Sciacquarello del riadattamento, qui diviene “faccetta nera”, giocando sull’equivoco di un’Angelina rientrata proprio dall’Abissinia dell’inno di propaganda fascista), la verve comica del gruppo non delude e dà il meglio nelle maschere dei pretendenti affidate all’improvvisazione efficace degli attori.

Tra i due momenti della serata gli ospiti hanno potuto godere di un momento di distensione con una pausa in cui era possibile apprezzare diverse varianti di the e di prodotti di pasticceria locale

Riassisi nuovamente sulle nostre comode poltroncine, siamo stati investiti dal furore travolgente della compagnia iberica Cià. Lazzi Comici, che dopo il debutto italiano del giorno precedente a Roma, ha portato il suo spettacolo Saturnalia, per volontà o coincidenza, proprio nelle terre italiche dove il dio del testo scenico, secondo il mito, trovò asilo dando origine all’età dell’oro.

La trama dello spettacolo è ambientata nel Sud Italia di una Stromboli dall’epoca imprecisata, in cui stanno per svolgersi i festeggiamenti dei Saturnalia, festa che storicamente, in epoca romana, veniva celebrata durante il periodo pre-natalizio, culminando con il solstizio d’inverno. La festa, dal forte carico carnascialesco e di allentamento dei vincoli sociali, rappresentava il bisogno di placare con sacrifici le divinità infere che, come il dio Saturno, Plutone e altre, si immaginava libere durante l’inverno, periodo di infertilità della terra. I sacrifici loro offerti erano funzionali al loro rabbonimento e al trionfo del sol invictus (il 21 Dicembre), sì da permettere buoni raccolti e una nuova fioritura della natura nei mesi a seguire.

Dalla narrazione mitica tradizionale, Saturnalia prende spunto per toccare una grande varietà di problemi di triste attualità, come quello dell’iniquità nella distribuzione delle ricchezze mondiali, delle grandi migrazioni per mare scatenate da calamità e dai mutamenti geopolitici, del timore e del sospetto con cui si addita lo straniero, come della questione etica se un fine nobile possa giustificare i mezzi.

Nella commedia un’affascinante forestiera, interpretata da Nuria Espinosa, regista della compagnia e autrice del testo, piomba sull’isola di Stromboli presentandosi come unica superstite di un paese distrutto da un’eruzione vulcanica e millantando una cospicua ricchezza. In realtà ella finisce con lo sconvolgere gli equilibri della comunità isolana (malgrado il luogo da lei scelto non sia quello ideale ove riparare in caso di calamità vulcanica), poiché si rivela presto essere membro ardimentoso di una comunità di sfollati andato in avanscoperta con l’intento di acquistare a poco (o nessun prezzo) l’isola governata da Pantalone (maschera in realtà veneziana e avulsa dalla cultura siciliana) approfittando del disordine sociale che regna sovrano durante la festa.

La trama brillante innesca un vortice di equivoci tipico del genere comico sin dai tempi di Plauto, pieno dei classici scambi di persona che culmina con agnitio finalis in un felice mix di tradizioni culturali. Sorprendono le citazioni di noti personaggi pubblici e della politica italiani, con i quali il gruppo spagnolo mostra insolita confidenza. Ottima la prova degli attori e l’estro macchiettistico dato dalle voci e dai gesti che trascinano letteralmente il pubblico sino allo scioglimento.

Abbiamo anche avuto la fortuna di incontrare da vicino i protagonisti di questa pregevole e divertente iniziativa e li ringraziamo per la cortesia che ci hanno dimostrato.

Vi racconteremo com’è andata. State con noi!

Clicca qui per leggere la (seconda parte)

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

Leave a Reply

Your email address will not be published.