Carnevale di Venezia 2019: confessioni di una maschera

Carnevale di Venezia 2019: confessioni di una maschera

VENEZIA – Vi racconto come vivo in prima persona il Carnevale piú affascinante d’Italia e sicuramente tra i più belli al mondo. Da anni lo interpreto con una maschera e vivo le emozioni di questa festa che spero di trasferirvi in queste parole, ma soprattutto nelle mie foto.

Ebbene sí, lo ammetto. Sono una maschera, vivo del e nel carnevale, mi nutro della sua essenza e del suo essere contraddizione in termini della vita quotidiana, del suo essere straordinario e fuori contesto e vivo Venezia ogni anno da parecchio tempo ormai, attendendo fremente che il volo dell’Angelo dia il via al Carnevale piú intrigante d’Italia.

Cos’é il Carnevale a Venezia? Cos’ha in piú da dare delle decine di splendidi carnevali storici presenti in tutta Italia? Non c’e’ cartapesta, non ci sono carri ne allegorie, ma c’é una cittá strordinaria, secolare ed immutabile, come uscita un attimo fa da un dipinto del Canaletto o di Pietro Longhi, in cui in ogni singola veduta a volo d’uccello dal Canal Grande alle Fondamenta Nove, scorcio o ritratto, ogni scusa é buona per far spuntare una “bautta”, una “colombina”, una “muta” o un zendal. Venezia é sempre stata il Carnevale, lo sfondo perfetto ed immutabile dove ogni mantello nero, ogni parruccone, ogni pizzo trovano la perfetta collocazione. Ed il settecento é la sua epoca, l’apice prima della caduta della Serenissima, un universo immutabile dove Casanova e i suoi galanti sotterfugi si sposano perfettamente con le foschie della laguna e gli angoli bui delle calli e campielli.

Ogni anno la settimana centrale del Carnevale, parte ufficialmente dal Volo dell’Angelo o della Colombina, un rituale che si ripropone da centinaia di anni: questo volo ha una tradizione molto antica e in un certo senso tragica. Infatti, verso la metà del Cinquecento, durante il Carnevale di Venezia un giovane acrobata turco riuscì, aiutato solo da un bilanciere, ad arrivare alla cella campanaria del campanile di San Marco camminando sopra una lunghissima fune che partiva da una barca ancorata sul molo della Piazzetta. Nella discesa, invece, raggiunse la balconata del Palazzo Ducale, porgendo gli omaggi al Doge.

Dopo il successo di questa spettacolare impresa, subito denominata Svolo del turco, l’evento, che solitamente si svolgeva il Giovedì Grasso, fu richiesto e programmato come cerimonia ufficiale anche per le successive edizioni, con tecniche simili e con forme che con gli anni subirono numerose varianti.

Carnevale Venezia 2019
Foto da instagram ufficiale del Carnevale Venezia 2019

Ma nel 1759, l’esibizione finì in tragedia: ad un certo punto, l’acrobata si schiantò al suolo tra la folla inorridita. Probabilmente a causa di questo grave incidente, l’evento, svolto con queste modalità, fu vietato. Da quel momento il programma si svolse sostituendo l’acrobata con una grande colomba di legno che nel suo tragitto, partendo sempre dal campanile, liberava sulla folla fiori e coriandoli.

Il Volo della Colombina si è ripetuto fino al 2000, sempre il Giovedì Grasso, ma dal 2001 si è deciso di ripristinare l’antico Volo dell’Angelo con una persona (artisti, sportivi e personaggi dello spettacolo) in carne ed ossa.
Dal 2011 il ruolo l’Angelo viene affidato alla Maria vincitrice del concorso di bellezza delleMariedel Carnevale dell’anno precedente : per l’edizione 2019 è stata la bella Erika Chia a scendere dal campanile simbolo di Venezia – assicurata ad un cavo metallico – indossando uno splendido costume storico.

E dopo il Volo dell’Angelo si parte con la settimana degli eventi del Carnevale: dalle sfilate delle maschere (con premiazione della piú bella e della piú tradizionale), ai balli notturni (il piú importante e famoso il Lunatic Dinner Ball, organizzato nel Casinó di Venezia), il Volo dell’Aquila (quest’anno con il volto di Arianna Fontana, campionessa di short track con ben 8 medaglie olimpiche, con l’iniziativa che si inserisce nell’ambito delle attività promozionali alla Candidatura di Milano-Cortina dei Giochi Olimpici invernali 2026), il mercato delle maschere e dei costumi, le rievocazioni storiche e per concludere lo “svolo del leon” che conclude il carnevale il martedi grasso.

Le maschere sono ovunque, le vedi posare languide a S.Marco con lo sfondo delle gondole e S.Giorgio a beneficio dei turisti, uscire dalle calli intabarrate nella nebbia mattutina, stazionare svogliate al Cafe’ Florian, offrendosi ad incredibili quadri viventi in cui l’effetto di estraniamento  é garantito dalle splendide sale affrescate ed istoriate dello storico cafe’ della piazza. Come se il tempo si fosse fermato e Napoleone e Re Sole potessero fermarsi davanti alla gustosa Cioccolata Casanova alla menta per incontrarsi in un discorso comune tra Versailles e Waterloo.

Le maschere parlano ogni lingua e sono di mille provenienze: cosacchi francesi, ussari spagnoli, maraja inglesi, e dame dame dame strette in corsetti e panier, drappeggiate in preziosi broccati, con parrucche fino al cielo e accompagnate da cicisbei con tricorni piumati e gli immancabili nei sui visi incipriati.

I costumi piú belli possono venire sia da molto lontano che dagli atelier piú famosi della cittá lagunare: l’Atelier Pietro Longhi o L’Atelier Nicolao, che ogni anno si alternano nella vestizione sia della Maria che sara’ la Colombina che del personaggio che impersonerá l’Aquila. Le maschere piú incredibili invece sono solo veneziane e i mascherai piú amati e famosi sono Kartaruga e CaMacana (Dorsoduro), non a caso scelte anche da Stanley Kubrick per confezionare le sue maschere di Eyes Wide Shot.

Ma in che epoca siamo? Si chiedono gli attoniti turisti che sciamano attorno alle maschere in cerca di una foto, di un attimo da ricordare una volta finito il Carnevale. Venezia é immobile nei secoli, secolare e perfetta, come appena nata dalla spuma dell’acqua, il setting perfetto per un Carnevale senza tempo, per farti girare la testa e farti sentire ancora come un bambino stupito davanti al sogno…

Molti si lamentano di Venezia: troppo cara, troppo caotica, troppo piccola e faticosa, ma tu che prezzo daresti per poter caminare sull’acqua, per poter essere un frammento di storia, per poter essere parte di un quadro di Canaletto?

E ora che sapete che cosa puó essere Venezia per il Carnevale, chi vorreste essere prima che il Martedí grasso finisca?

Copyright ©Marianne Bargiotti Photography 2019

 

Carnevale di Venezia 2019

Marianne Bargiotti

Nata a Bologna, ex scienziato con la testa nelle nuvole ora fotografa specializzata in Natura e viaggi in tutte le sue declinazioni.

“Attraverso luoghi stranieri per documentarne visivamente l’anima, andando oltre i confini di un turista regolare per catturare le immagini al di là dei punti di riferimento più popolari di un paese. La cultura, la natura, l’essenza di un paesaggio oltre l’immagine da cartolina è quello che ricerco costantemente.” [www.mariannebargiotti.com]

Marianne Bargiotti

Leave a Reply

Your email address will not be published.