FRIDA KAHLO: storia di conquista della vita e dell’amore attraverso l’arte.

FRIDA KAHLO: storia di conquista della vita e dell’amore attraverso l’arte.

Con chiunque abbia parlato di Frida Kahlo e riguardo alle sue mostre precedenti, anche nei mesi o anni passati, ho sempre riscontrato umori e pareri contrastanti.
Reputata da molti un’artista bluff e sopravvalutata artisticamente, ma dalla storia molto appassionante, gli autoritratti della donna dalle folte sopracciglia e leggermente baffuta non conquistano spesso buone critiche.
Ognuno di noi ha un mito, ed io dell’artista messicana sono innamorata da tempo immemore. È vero, anche io conquistata prima dalla sua vita che nessun tragico romanzo riuscirebbe ad eguagliare. E dato che sono una passionale ed una romantica, attratta ancor più dalla sua storia di condivisione artistica e coniugale.

Frida Kahlo, Autoritratto con abito di velluto, 1926 Olio su tela. Collezione privata
Frida Kahlo, Autoritratto con abito di velluto, 1926
Olio su tela. Collezione privata

Una delle sue frasi celebri è: «Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci dev’essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io». Ma in realtà io non l’avrei mai definita strana, ma semplicemente forte, di una forza inaudita. Alla sua vita sono certa che la maggior parte di noi non sarebbe sopravvissuta.
Per chi vuole conoscerla, o approfondire la sua arte, potrà visitare o le Scuderie del Quirinale a Roma o Palazzo Ducale di Genova che presentano nel 2014 un progetto integrato diviso in due grandi mostre: la mostra romana vuole indagare l’artista Frida Kahlo e il suo rapporto con i movimenti culturali e artistici dell’epoca; a Genova invece si racconterà l’altra grande influenza che si percepisce nell’arte di Frida Kahlo, quella che viene dal suo universo privato, al centro del quale lei metterà sempre il marito Diego Rivera.
La rassegna alle Scuderie del Quirinale, propone oltre 160 opere tra dipinti e disegni. Il progetto è a cura di Helga Prignitz-Poda, autrice del catalogo dell’artista (edito da Electa). L’esposizione documenta l’intera carriera artistica di Frida Kahlo riunendo i capolavori assoluti dei principali nuclei collezionistici, raccolte pubbliche e private, provenienti da Messico, Europa e Stati Uniti.
Oltre quaranta straordinari ritratti e autoritratti, tra cui il celeberrimo “Autoritratto con collana di spine” del ’40, mai esposto prima d’ora in Italia e immagine della mostra, l’”Autoritratto con vestito di velluto” del ’26, dipinto a soli 19 anni, il suo primo autoritratto eseguito per l’amato Alejandro Gòmez Arias con l’intenzione di riconquistarlo, in cui lei si ispira a Botticelli e al Bronzino seppur volendo fare del suo autoritratto un’icona moderna, intrisa di glamour e di erotismo.

Frida Kahlo, Ritratto di Diego Rivera, 1937 Olio su tela. The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation
Frida Kahlo, Ritratto di Diego Rivera, 1937
Olio su tela. The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation

Completa il progetto, una selezione di disegni, tra cui lo “schizzo a matita per il dipinto Ospedale Henry Ford (o Il letto volante)” del ‘32, il famoso “corsetto in gesso” (un pezzo unico che si credeva perduto fino a poco tempo fa), che teneva Frida prigioniera subito dopo l’incidente e che dipinse ancor prima di passare ai ritratti. Infine alcuni eccezionali ritratti fotografici dell’artista, in particolare quelli realizzati da Nickolas Muray, per dieci anni amante di Frida, e tra questi “Frida sulla panchina Bianca, New York, 1939” diventato poi una famosa copertina della rivista Vogue.
Non si può comprendere l’opera di Frida Kahlo senza conoscere la sua vita. Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón diceva di essere nata nel 1910, mentre in realtà era nata il 6 luglio 1907 a Coyoacán (Città del Messico). Amava considerarsi figlia della rivoluzione messicana che iniziò nel 1910 e terminò nel 1917: “Sono nata con una rivoluzione. Diciamolo. E’ in quel fuoco che sono nata, portata dall’impeto della rivolta fino al momento di vedere giorno. Il giorno era cocente. Mi ha infiammato per il resto della mia vita. Sono nata nel 1910. Era estate. Di lì a poco Emiliano Zapata, el Gran Insurrecto, avrebbe sollevato il sud. Ho avuto questa fortuna: il 1910 è la mia data”.
Non vi è dubbio che il mito formatosi attorno alla figura e all’opera di Frida Kahlo (1907-1954) abbia ormai assunto una dimensione globale: icona indiscussa della cultura messicana novecentesca, venerata anticipatrice del movimento femminista, seducente soggetto del film interpretato dalla meravigliosa connazionale Salma Hayek.
I suoi dipinti non sono soltanto lo specchio della sua vicenda biografica, segnata dalle ingiurie fisiche e psichiche subite nel terribile incidente in cui fu coinvolta all’età di 17 anni, che lei descrive così: «Non è vero che ci si rende conto dell’urto, non è vero che si piange. Io non versai una lacrima. L’urto ci spinse in avanti e il corrimano mi trafisse come la spada trafigge un toro. Un uomo si accorse che avevo una tremenda emorragia, mi sollevò e mi depose su un tavolo da biliardo finché la croce rossa non venne a prendermi».

Frida Kahlo, Autoritratto come Tehuana o Diego nei miei pensieri o Pensando a Diego, 1943 Olio su Masonite. The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation
Frida Kahlo, Autoritratto come Tehuana o Diego nei miei pensieri o Pensando a Diego, 1943
Olio su Masonite. The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation

La sua arte si fonde con la storia e lo spirito del mondo a lei contemporaneo, riflettendo le trasformazioni sociali e culturali che portarono alla Rivoluzione messicana e che ad essa seguirono. Attraverso lo spirito rivoluzionario reinterpretò il passato indigeno e le tradizioni folkloriche, codici identitari generatori di un’inedita fusione tra l’espressione del sé, il linguaggio, l’immaginario, i colori e i simboli della cultura popolare messicana. Allo stesso tempo Frida è espressione dell’avanguardia artistica e dell’esuberanza culturale del suo tempo e lo studio della sua opera permette di capire l’intreccio delle traiettorie di tutti i movimenti culturali internazionali che attraversarono il Messico in quel tempo.
Il tema principale dell’esposizione rimane quello dell’autorappresentazione, che Frida elabora attraverso i linguaggi e le correnti delle varie epoche. La mostra ripercorre  ed approfondisce la produzione artistica di Frida Kahlo nella sua evoluzione, dagli esordi del Realismo magico alla riproposizione dell’arte folklorica e ancestrale, dai riflessi del realismo americano degli anni venti e trenta alle componenti ideologico-politiche ispirate dal muralismo messicano illustrato nelle sue diverse fasi, soprattutto in quel periodo che hanno “vissuto in simbiosi”, fisicamente ed artisticamente, Frida Kahlo ed il suo mentore, amante e marito Diego Rivera. Ecco cosa dice del suo amore l’artista: «Ho subito due gravi incidenti nella mia vita… il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato Diego». Oltre al ritratto è bello ritrovare nelle sue  opere i vari stili dei diversi costumi popolari come ad esempio il Tehuana che ritroviamo nel quadro del 1943 Autoritratto come Tehuana”. In questo quadro poi, oltre al cambiamento del costume teatrale, ritroviamo un’iconografia di simboli criptati come ad esempio, l’icona del marito come tatuata in fronte.
Frida ha riempito di segni nascosti le sue opere al fine di sfidare o anche di trarre in inganno lo spettatore che cerca di capire i suoi quadri. E parimenti voleva che nessuno potesse navigare attraverso il suo diario, e che nessuno, oltre lei, potesse comprendere ciò che vi era scritto. Riassumere la sua arte densa di significati, storie, anagrammi e doppi sensi, è impossibile, anche se questa mostra traccia tutti i percorsi immaginari e simbolici della sua arte. Però per comprendere Frida bisogna saper leggere tra le sue righe e perdersi nei suoi colori.

Frida Kahlo, La sposa che si spaventa vedendo la vita aperta, 1943 Olio su tela. The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation
Frida Kahlo, La sposa che si spaventa vedendo la vita aperta, 1943
Olio su tela. The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation

«Nessuno è separato da nessuno. Nessuno lotta per se stesso. Tutto è uno. L’angoscia e il dolore, il piacere e la morte non sono nient’altro che un processo per esistere. La lotta rivoluzionaria in questo processo è una porta aperta all’intelligenza».

FRIDA KAHLO alle Scuderie del Quirinale (Roma) dal 20 marzo al 31 agosto 2014.

Fabiola Cinque

Napoletana fino alla milionesima generazione (dal 1.400), nobile d’animo ma non più per albero genealogico, viaggiatrice e curiosa delle bellezze e delle stranezze del mondo riporto tutte le mie impressioni attraverso tutti i sensi che abbiamo e che vogliamo usare. Di estrazione e definizione “fondista”. Azzurra di nuoto per tutte le distanze più lunghe e massacranti che vi possono venire in mente. La fatica è il mio karma. Mai nulla regalato, tutto conquistato. La comunicazione e la pubblicità sono la mia anima, la moda la mia vita presente e futura. Vivo in un paese bellissimo dal quale desidero sempre di allontanarmi, per tornare e riassaporare i profumi ed i sapori. La mentalità e l’amore sono anglosassoni, ma d’altronde si sa, i Borboni sono stati dominati dai francesi come gli inglesi e gli spagnoli, quindi le mie origini ed il mio essere è globale, sono bastarda dentro.
Fabiola Cinque

One Response to "FRIDA KAHLO: storia di conquista della vita e dell’amore attraverso l’arte."

  1. Lamberto Cantoni   3 Aprile 2014 at 18:42

    Bell’art. Fabiola. I colori di Frida sembra così saturi di passione da far passare in secondo piano l’espressivita’ degli sguardi dei personaggi che ritraeva.

    Rispondi

Leave a Reply

Your email address will not be published.