L’arte nel nome della Rosa

L’arte nel nome della Rosa

ITALIA – Rosa, rosae, rosae, rosam, rosă, rosā. La rosa torna, come sempre nel mese di maggio, la vera regina dei fiori. Ecco la rosa nel mondo dell’arte attraverso secoli e valore simbolico, dalla mitologia alla cristianità alla bellezza femminile.

Rosa, rosae, rosae, rosam, rosă, rosā; sfido chi (di quelli che hanno studiato latino a scuola) non ricordi almeno l’incipit della prima declinazione, dalla quale, proprio attraverso questa parola, si iniziava lo studio della lingua latina. Una parola tanto breve e semplice, quanto invece densa di significati e simbologie complesse, che l’hanno resa spesso protagonista nel corso dei secoli di diversi scenari, dalla mitologia alla cristianità, alla bellezza femminile.
E protagonista la rosa torna come sempre nel mese di maggio, dedicato alla “figura-origine” per eccellenza: la mamma. Alla persona che ci ha dato la vita, non si poteva non rendere omaggio con la regina dei fiori! E a questa regina, vorrei dedicare il mio articolo, ripercorrendo brevemente la storia della sua immagine nel mondo dell’arte, almeno in alcuni tratti salienti, poiché, come ho già anticipato prima, la complessità e varietà dei suoi significati richiederebbe una descrizione molto più lunga ed elaborata.
La rosa, in base al colore e alla presenza o no di spine, rimanda a simbologie diverse, anche opposte tra loro; partendo dalla tradizione cristiana, la rosa rossa è stata raffigurata in innumerevoli Madonne con Bambino, alludendo alla futura sofferenza di Cristo sulla croce (il rosso al sangue e le spine alla corona), mentre la rosa bianca e senza spine è uno degli attributi della Vergine Maria per indicare la sua purezza.

Arte e Rosa Foto Mywhere
Opera di Luca Signorelli esposta nella mostra ai Musei Capitolini a Roma. Foto Mywhere

Questo è particolarmente evidente, per esempio, nella famosa Pala di Fiesole del Beato Angelico, dove la Vergine tiene in mano due rose di entrambi i colori. La serie poi di dipinti intitolati La Madonna del roseto, molto frequenti nel periodo del Tardogotico, ci fa capire l’importanza iconografica di questo fiore, e tra gli esempi del tempo non posso non citare quelli raffinatissimi di Stephen Lochner e di Stefano da Verona.
La rosa come simbolo di martirio accompagna anche tante figure di santi, ma il valore simbolico della rosa rossa si fa risalire alla mitologia greca, quando Afrodite per soccorrere il suo amato Adone, inciampò in un rovo di rose bianche tingendole di rosso con il suo sangue.

La Rosa nell'Arte

Particolare de La Primavera di Sandro Botticelli

Particolare de La Primavera di Sandro Botticelli

Tiziano Vecellio Venere di Urbino, 1538

Tiziano Vecellio Venere di Urbino, 1538

Madonna del roseto o Madonna del Pergolato di rose Stephan Lochner

Madonna del roseto o Madonna del Pergolato di rose Stephan Lochner

Il palco di Renoir Auguste Renoir 1874

Il palco di Renoir Auguste Renoir 1874

 Alma Tadema

Alma Tadema

Pala di Fiesole del Beato Angelico

Pala di Fiesole del Beato Angelico

Venere Verticordia di Gabriel Rossetti

Venere Verticordia di Gabriel Rossetti

Quale migliore simbolo dell’amore? Ecco perché la troviamo nelle sensuali Veneri del Rinascimento, come quella celeberrima del Tiziano, che tenendo tra le mani un mazzolino di roselline, guarda negli occhi l’osservatore, in modo dolce ma decisamente seducente (Venere di Urbino, 1538).

Arte e Rosa Foto Mywhere
La massima espressione della rosa nell’arte con Flora, nella Primavera di Botticelli. Foto Mywhere

E per i suoi rimandi anche alla rinascita e alla ciclicità, come non pensare alla primavera e – associazione più che naturale – alla celeberrima opera botticelliana? Dove, tuttavia, la personificazione della rinascita della natura, va oltre la semplice allegoria pagana e si intreccia con profonde tematiche spirituali di matrice cristiana, in cui i fiori giocano un ruolo non indifferente.

Arte e Rosa Foto Mywhere
Una meravigliosa opera di Arcimboldo esposta nella mostra a Palazzo Barberini a Roma. Foto Mywhere

Se dal Medioevo fino alla fine del Rinascimento, l’immagine della rosa figurava come discreto, se non del tutto marginale, accessorio di Madonne e di Veneri, è nell’Ottocento che essa arriva alla luce della ribalta, ottenendo un posto rilevante nella rappresentazione.

La Rosa nell'arte foto Mywhere
La mostra Alma Tadema

Da sole o insieme ad altri fiori, hanno riempito tante tele dei Preraffaelliti, con immagini dove i confini tra senso religioso e raffinatissima sensualità si confondono, dove l’attenzione ossessiva per la natura e l’elemento floreale non è solo una invadente cornice alle figure femminili, ma ne diventa un simbolo integrante. Uno degli esempi più eclatanti è la Venere Verticordia di Gabriel Rossetti, in cui la giovane dai capelli fulvi è circondata da diversi fiori ma soprattutto rose, che alludono sia alla castità che all’amore carnale.

E non possiamo non citare la mostra al Chiostro del Bramante a Roma Alma Tadema e i pittori dellʼ800 inglese con la Collezione Pérez Simon, dove era tutta un’esplosione di rose della pittura britannica dell’800.

La Rosa Alma Tadema

Bouquet di rose da per tutto, oh morte,
E io di rose ti ricopro e di gigli precoci,
Ma soprattutto di lillà, che sono i primi a fiorire,
Ne coglierò tanti, spezzando i rametti dagli arbusti,
E a braccia colme arriverò per versarli su di te
E sopra tutte le tue bare, oh morte.

Non meno attratti dalle possibilità espressive della natura e dei fiori furono gli Impressionisti, e le rose ornano in modo ostentato l’abbigliamento della giovane protagonista ne Il palco di Renoir; il loro colore rosa stavolta indicherebbe raffinatezza ed eleganza, nonché giovanile freschezza.

E in fatto di dame eleganti e raffinate, come non si può citare Giovanni Boldini? Il suo stile icastico e inconfondibile ha immortalato decine di nobildonne italiane e parigine, diventando un’icona della Belle Epoque. Ma ciò che contribuisce a rendere uniche queste tele, a parte la pennellata vigorosa e sfrangiata, è la costante presenza di rose, che l’artista si pregiava di appuntare personalmente sulle modelle! Preferibilmente dai colori accesi e intesi, esse aggiungono sensualità alle pose aristocraticamente rilassate dei soggetti.

 

La Rosa boldini-de-pisis-mostra
La signora in rosa. Ritratto di Olivia de Subercaseaux Concha, 1916. opera di Giovanni Boldini. Foto: gentile concessione Studio ESSECI

Ed ecco, infine, che con Magritte, La tomba dei lottatori, (1955) e Dalì, Rosa Meditativa, (1958) la rosa non ha bisogno né della presenza umana né di un vaso per prestarsi a soggetto di una comune “natura morta”, ma domina incontrastata, protagonista assoluta del quadro! Sovrastando, enorme, un deserto, o riempiendo interamente lo spazio di una stanza, non si sa bene cosa voglia dirci…

La Rosa nell'arte
Magritte, La tomba dei lottatori, (1955)

Poi arriviamo al personaggio più discusso, (e più di moda mi sentirei di aggiungere…) l’artista messicana Frida Kahlo, che amava farsi ritrarre con le rose tra i capelli. Dal 2002, quando uscì il film Frida diretto da Julie Taymor ed interpretato da una splendida Salma Hayek nei panni dell’artista, la sofferta vita privata della pittrice messicana diventò di dominio pubblico, al quale si susseguirono numerose mostre, tra le quali voglio ricordare  Frida Kahlo alle Scuderie del Quirinale nel 2014 e quella più recente a Milano al  MUDEC dove il percorso era suddiviso in quattro temi principali: Donna, Terra, Politica e Dolore.

La Rosa nell'arte FRIDA KHALO foto di Fabiola Cinque

Indipendentemente da tutte le interpretazioni suggerite dalla critica storico-artistica, la rosa a noi piace guardarla così, bella, maestosa, complicata e misteriosa.
E’ vero, la regina dei fiori non poteva essere che lei.

Magritte La Rosa nell'arte foto Mywhere
Magritte La Rosa nell’arte foto Mywhere

 

Per approfondimenti qui nel sito dei beniculturali

Giuliana D'Urso
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6 Responses to "L’arte nel nome della Rosa"

  1. Maria Stefania   1 Maggio 2020 at 14:14

    Gradevolissimo articolo, un excursus sapiente e scorrevole che mi ha fatto rivivere nozioni dimenticate e ha lasciato una scia di profumo 🙂

    Rispondi
    • Giuliana D'Urso
      Giuliana D'Urso   1 Maggio 2020 at 15:29

      Grazie, grazie davvero! Mi fa molto piacere

      Rispondi
  2. Roberto Siciliani   1 Maggio 2020 at 14:32

    Bellissimo articolo, molto interessante, pieno di spunti di riflessione e inviti all’approfondimento, che ci apre al mondo dei fiori come simbolo, e a una lettura meno superficiale dell’arte.

    Rispondi
    • Giuliana D'Urso
      Giuliana D'Urso   1 Maggio 2020 at 15:27

      Sì, non puoi immaginare quanti riferimenti simbolici hanno i fiori e le rose in particolare. Questo voleva essere una “summa”, ma molto summa, di una lunga e affascinante storia. Grazie

      Rispondi
  3. Roberta Donazzi   1 Maggio 2020 at 14:56

    Un grazie sentito all’autrice per averci fatto vivere una meravigliosa esperienza sensoriale tra i profumi delle piu’ belle rose nell’Arte!

    Rispondi
    • Giuliana D'Urso
      Giuliana D'Urso   1 Maggio 2020 at 15:25

      Grazie,mi fa piacere aver trasmesso delle gradevoli sensazioni, di questo periodo ne abbiamo bisogno! Grazie

      Rispondi

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