Gli Eroi fragili di Georg Baselitz in mostra al Palaexpo

Gli Eroi fragili di Georg Baselitz in mostra al Palaexpo

ROMA- Dal 4 marzo al 18 giugno, la cornice di Palazzo delle Esposizioni ospita la mostra dedicata a Georg Baselitz, uno dei più grandi esponenti della cultura visiva contemporanea. Noi di MyWhere l’abbiamo vista in anteprima e abbiamo avuto la possibilità di ascoltare le parole dell’artista, presente, con la sua solita grinta e il suo entusiasmo, alla conferenza stampa introduttiva. Vi raccontiamo nel dettaglio tutte le sfaccettature di una rassegna che merita davvero di essere vista.

Se volete avere un’esperienza completa su questo straordinario artista, la mostra allestita a Palazzo delle Esposizioni vi soddisferà e non poco: i dipinti esposti sono tantissimi e offrono una sorta di manifesto della pittura di Baselitz.

Il percorso espositivo è diviso in 7 sezioni. Nella prima, oltre a una raccolta di disegni e incisioni, spicca “Feld”, un’impressionante immagine che esprime pienamente l’umore corrosivo dell’artista e la sua frustrazione in un periodo, quello postbellico, pieno di fermenti e cambiamenti. Dalla seconda alla quinta sala ecco entrare in scena gli “Eroi”. Ma non i soliti eroi, quelli che siamo abituati a vedere in migliaia di rappresentazioni: sono soldati, pastori, ribelli, partigiani, pittori antichi e moderni, in contrasto con l’immagine positiva legata alla retorica e alla propaganda postbellica. Gli Eroi mostrano fragilità, precarietà e non poca contraddittorietà.

I personaggi raffigurati sono rappresentati con una pittura vigorosa nella quale colore, segno, espressione e figura, arrivano congiuntamente a un grado elevato di intensità e sembrano quasi essere in competizione tra di loro.

E come poteva essere altrimenti? Chi conosce Baselitz sa che è proprio questo il suo marchio di fabbrica. Nato in Sassonia nel 1938, Baselitz assiste agli eventi più drammatici del 900′: la Seconda Guerra Mondiale, la costruzione del Muro di Berlino e la difficile condizione economica in Germania negli anni 50′ e 60′. Questo lo segnerà profondamente, determinandone alcuni aspetti del carattere, ribelle e sempre in contrasto con le istituzioni politiche e culturali, e del suo registro espressivo. I suoi lavori sono profondamente legati alle problematiche del dopoguerra tedesco, anche se nel corso della sua carriera ha sempre cercato di rompere stilisticamente con ciò che aveva realizzato in precedenza. Non è un caso che ancora oggi, i suoi dipinti siano ancora molto difficili da catalogare. C’è chi lo definisce un neo-espressionista, ma non ditelo a lui. Baselitz infatti, sebbene fosse consapevole delle avanguardie internazionali e ne avesse in parte assorbito le novità, se ne mantenne sempre distante, preservando con grande determinazione, la diversità del suo stile, sempre provocatorio e complesso allo stesso tempo.

Sono stato messo al mondo in un ordine distrutto, in un popolo distrutto, in una società distrutta. – ci racconta Baselitz durante la conferenza stampa di presentazione – E non volevo introdurre un nuovo ordine. Avevo visto fin troppi cosiddetti ordini”.

Il viaggio nel cuore artistico di Baselitz non finisce qui. Nella sesta sala sono esposti i cosiddetti quadri “fratturati” del 1966, tra gli altri “Primo quadro fratturato – Il nuovo tipo (Pittore con cappotto)” o “Tre strisce – il pittore con il cappotto (secondo quadro fratturato)”.

La mostra si conclude con 7 grandi tele del 2007-2009, tutte appartenenti alla serie dei “Remix” e riferibili alla serie degli “Eroi” e dei “Nuovi Tipi”.

Curiosità. La serie degli “Eroi” è nata proprio in Italia, a Firenze per essere precisi, nel 1965. Baselitz ha sempre rimarcato l’importanza del suo soggiorno nel Belpaese negli anni ’60 e soprattutto la grande influenza della pittura italiana nella sua arte.

Ma se provate a chiedergli chi sia il suo maestro, Baselitz vi risponderà così: “Nessuno. Ho ammirato Beuys, de Chirico, Giacometti, Fontana, Hartung, Nay, Merz, Rosai, Vedova, e alcuni di loro li ho anche conosciuti nel mio periodo a Firenze. Ma nessuno è come me. Ho sempre seguito la mia strada. Io devo contrastare, sempre!”

INFO

Baselitz

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

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