Oscar 2016, riflessioni post-cerimonia

L’88a edizione degli Oscar si è appena conclusa e come ogni anno, non mancano bilanci, tributi, critiche e analisi del premio cinematografico più importante al mondo.

Partiamo dallo spettacolo: prolisso, lento a tratti snervante, 5 ore di show non sono facili da digerire, soprattutto se la scenografia, la regia e la conduzione, non sono all’altezza della situazione.

Sì perché quest’anno Chris Rock, showman afroamericano è sembrato a dir poco al di sotto delle aspettative. Rock ha deciso di giocarsi esclusivamente il tema della scarsa rappresentanza afroamericana nelle candidature, posizionandosi su un tono politico e religioso che, alla lunga…

Ma la conduzione non è stata l’unico problema degli Oscar 2016. Anche i discorsi dei vincitori sono sembrati più retorici del solito, fatta eccezione del discorso del nostro Ennio Morricone e del suo abbraccio davvero toccante col compositore Quincy Jones, ma di questo parleremo più avanti.

Io credo che durante questo tipo di cerimonie, l’unico modo per rendere divertenti e appassionanti i “momenti” dei vincitori, sia quello di scaricare il tono solenne con montagne di sarcasmo, ironia e comicità, registri non pervenuti quest’anno.

Altro punto che inizia un po’ a stancare è il moralismo cronico che affligge i giudici dell’Academy da qualche anno.  Per vincere, in poche parole, bisogna soffrire tremendamente, avere handicap dalla nascita, essere vittime di abusi sessuali, essere malati terminali, morire e rinascere La performance indimenticabile, quella dell’attore che ti conquista interpretando perfettamente dialoghi magistrali, dove diavolo è andata a finire?

Prendiamo l’esempio di Di Caprio. Ne avrebbe meritati altri di Oscar (a mio parere le interpretazioni in The Departed, Shutter Island e Wolf Of Wolf Street, rappresentano l’apice di questo straordinario attore), e va a vincere grazie a un film che lo vede grugnire per 3 ore. Non fraintendetemi, The Revenant mi ha colpito davvero per l’originalità e per lo straordinario stile registico di Inarritu (secondo Oscar consecutivo per lui) ma la vittoria di Di Caprio quest’anno la vedo quasi come una reductio della sua grandezza recitativa.

Veniamo ora alle note positive di questa edizione, i premi che reputo strameritati. Insindacabile è l’Oscar come miglior attrice protagonista alla 26 enne Brie Larson per il film “Room” (che consiglio a tutti, uscirà in Italia il 3 marzo). Qualcuno si è lamentato per il mancato riconoscimento a Cate Blanchett per “Carol”, ma possiamo dire che l’attrice australiana se ne farà una ragione, avendo già in bacheca 2 statuette.

Sorprendente, anche se meritata, la vittoria del britannico Mark Rylance come attore non protagonista nel film “Il ponte delle spie” di Spielberg. Nostalgicamente speravo in una vittoria di Sylvester Stallone, ma bisogna riconoscere che l’interpretazione di Rylance è stata impeccabile.

Infine, come non celebrare la vittoria del nostro Ennio Morricone. Il compositore italiano ha vinto domenica sera il suo primo premio Oscar (ne aveva vinto uno alla carriera ma questo ha un sapore sicuramente speciale), per la miglior colonna sonora per il film “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino. Forse sarò di parte, ma la vittoria di Morricone ha rappresentato il momento più intenso della cerimonia: appena annunciato il suo nome, il pubblico ha letteralmente accompagnato “per mano” il compositore sul palco con applausi scroscianti e qualche lacrima.

Una vittoria voluta da tutti, e sembra incredibile, che uno dei più grandi compositori del cinema (a detta di Tarantino “meglio di Beethoven e Mozart”), autore di colonne sonore indimenticabili – “Per un pugno di dollari”, “C’era una volta in America”, “Il buono il brutto e il cattivo”, “Gli Intoccabili”, “Nuovo Cinema Paradiso”, “Mission”, “La leggenda del pianista sull’oceano”, “C’era una volta il west”, “Sacco e Vanzetti” – non avesse mai conquistato, prima, la statuetta.

Oscar 2016

onstage during the 88th Annual Academy Awards at the Dolby Theatre on February 28, 2016 in Hollywood, California.

onstage during the 88th Annual Academy Awards at the Dolby Theatre on February 28, 2016 in Hollywood, California.

poses in the press room during the 88th Annual Academy Awards at Loews Hollywood Hotel on February 28, 2016 in Hollywood, California.

poses in the press room during the 88th Annual Academy Awards at Loews Hollywood Hotel on February 28, 2016 in Hollywood, California.

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

5 Responses to "Oscar 2016, riflessioni post-cerimonia"

  1. Giuseppe Larini   2 Marzo 2016 at 12:56

    The Revenant mi ha deluso, ma in generale tutti i film di quest’annata sono stati una grande ddelusione. Mad Max tra i candidati per il miglior film ci fa capire un pò l’andazzo.

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  2. Davide   2 Marzo 2016 at 12:58

    DiCaprio per me ha meritato il premio. La sua è stata un’interpretazione da attore vero che si immeerge completamente nella parte.

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  3. Vanessa Altieri   2 Marzo 2016 at 17:05

    A me l’interpretazione di Di Caprio ha colpito veramente! Solo lui tra gli attori del panorama attuale avrebbe potuto fare una cosa del genere!

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  4. Chiara Baghelli   2 Marzo 2016 at 21:54

    MAD MAX meritava di più

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  5. Andrea   4 Marzo 2016 at 19:42

    Sì, le dichiarazioni dei vincitori stanno diventando monotone e banali

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