Ilaria Capua. Non conventional woman

Ilaria Capua. Non conventional woman

Nel 2006 una vera pasionaria decide di sfidare la comunità scientifica depositando per la prima volta le informazioni sull’influenza aviaria in un database pubblico.
Ilaria Capua, classe 1966, una cugina Miss Italia (la bella Roberta Capua) è veterinaria, virologa, ricercatrice, direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche Comparate presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Quanti nomi, quanti titoli per una donna davvero coraggiosa e pioniera della scienza open access.

Ilaria deve la sua fama internazionale proprio alla battaglia portata avanti qualche anno fa nell’affrontare l’Organizzazione Mondiale della Sanità. La dottoressa ha reso noto, in una banca dati aperta, il genoma dell’influenza H5N1 che proprio il laboratorio di Ilaria aveva da poco sequenziato per primo. Successivamente è stato lanciato un network internazionale per la condivisione on line dei dati generici del virus dell’aviaria.

Il gesto di Ilaria Capua è stato coraggioso, quasi da ribelle, perché ha significato anteporre l’informazione, la libera divulgazione, l’onestà verso tutti noi al prestigio del brevetto, che segue logiche di mercato e interessi privati.

Oltre alla resistenza di alcuni scienziati, nella diffusione dei dati entrano in gioco svariati fattori, motivazioni economiche, di paternità delle idee e reclutamento dei ricercatori.

Non è stato facile prendere una decisione così delicata, in quel 2006: Ilaria confessa di aver vissuto un autentico conflitto etico e di aver vacillato, anche se solo per un attimo, visto il caos internazionale che si è scatenato. Ma spinta dal rispetto per i cittadini e per la tutela della salute ha fatto una scelta logica, dettata dal buon senso. Ilaria ha avuto contro alcuni dei principali opinion leader del settore, è stata tacciata di incoscienza, di aver messo in discussione la carriera di tutti pubblicando in un database aperto dati che avrebbero potuto essere rubati e brevettati.

La Capua ha resistito stoicamente: «Addio carriera? Qui rischiamo di cancellare mezza umanità per egoismo e utile individuale? Cose da pazzi.»

E ce l’ha fatta. Nel 2011 Ilaria ha vinto il Penn Vet World Leadership in Animal Health Award, il riconoscimento massimo nel suo campo, che ha sancito il suo prestigio e la sua insostituibile presenza nel campo della virologia. Secondo la rivista Scientific American Ilaria è tra i cinquanta scienziati più influenti al mondo. È suo il libro “I virus non aspettano”, edito da Marsilio. Un po’ autobiografia, un po’ saggio, ricco di riflessioni, aneddoti, spunti interessanti.

Ma non bisogna sottovalutare la squadra di lavoro della Capua, in cui le quote rosa coprono il settanta per cento dei collaboratori. Secondo Ilaria le donne sono un enorme potenziale per il Paese, ma è necessario che tirino fuori più grinta e determinazione, e più ambizione, anche se alle volte è dura conciliare lavoro (soprattutto ad alti livelli di impegno, sia umano che professionale) e famiglia.

Ilaria Capua è uno degli esempi di quell’Italia combattiva, genuina, impegnata, che amiamo e vorremmo sempre. Un’Italia bellissima che delle sue potenzialità fa bandiera.

E poi si sa, la donna è un’equilibrista, e sul filo della vita difficilmente cade.

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Martina Vecchi

Nasco nella meravigliosa Bologna il 26 maggio del 1987, sotto il problematico segno dei gemelli. Non riesco a definirmi, quando ci provo il mio cervello va in tilt.
Sono un groviglio di elementi, timida e introversa, comunicativa e ironica, pessimista, iperansiosa, iperemotiva, troppo emozionale, iperaffettuosa, forse troppo generosa, a volte (spesso) egoista, svampita, incostante, molto inconcludente, tanto sorridente. Insomma, bipolare. Non ho un’alta opinione di me (errore, grave errore). Schiacciata da mille paure, cerco di fare chiarezza nel mio paesaggio emotivo con introspezioni fredde e spietate, riuscendo puntualmente a complicare il complicabile.
Nel frattempo ho una laurea triennale in Lettere moderne, arranco verso la conclusione della magistrale, e scrivo. Ho nel cassetto libri che nessuno pubblicherà. La scrittura è il mio odio e il mio amore. I miei pensieri vanno più veloci delle mie parole, e spesso queste mancano. Continuo a cercarle. Divoro libri, oppure li inizio e li abbandono quasi subito. Amo l’arte in tutte le sue declinazioni, soprattutto la pittura e la danza, che ho praticato per tredici anni. Ho un’indole tersicorea, ballo e canto. Lo shopping è la mia rovina. Vivo di giorno, e non di notte. Ricavo il mio quotidiano pezzetto di libertà percorrendo chilometri a piedi con la musica più tamarra sparata nelle orecchie. Mi alzo tutte le mattine alle 6.30 e vado a correre. Non bevo caffè. Ho uno smodato affetto per il Parmigiano. E per la mamma.
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