La semantica dei materiali di Nick van Woert

La semantica dei materiali di Nick van Woert

Con 33 opere, la mostra, curata da Gianfranco Maraniello, rappresenta perfettamente molte delle tematiche ricorrenti dell’artista.
Percorrendo la mostra emerge chiaramente che, secondo l’artista, esiste una semantica dei materiali e che ogni materiale genera valore intrinseco. Al di là degli aspetti funzionali, gli oggetti che popolano la nostra quotidianità vengono intesi dall’artista per ciò che sono, per come sono fatti e non per come appaiono.
Significative le opere in plexiglass costituite da parallelepipedi sovrapposti – Home & Garden (2011), So Fresh So Clean (2011), Erratic (2012), Course of Empire (2013) – in riferimento alle quali Van Woert si definisce “pittore paesaggista”. Sono espositori seriali che contengono ordinate classificazioni di materiali eterogenei come polveri, oggetti di scarto, detersivi, prodotti industriali, manufatti vari che, apparentemente innocui,se visti singolarmente, possono dar vita a combinazioni molto pericolose. Così gel per capelli e cloro, che sono banali presenze dell’ambiente domestico, se mescolati possono generare una sostanza incendiaria, scardinando le nostre tranquillizzanti certezze. Per queste suggestioni, l’artista, ha attinto a testi come EcoDefense: a Field Guide to Monkeywretching di Dave Foreman o Improvised Munitions Handbook, un manuale dell’esercito che informa su come provocare disastri servendosi di sostanze d’uso comune.

Nick van Woert. Nature Calls MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna veduta della mostra / installation view Foto di Matteo Monti
Nick van Woert. Nature Calls
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
veduta della mostra / installation view
Foto di Matteo Monti

Dall’interesse che Nick van Woert nutre nei confronti di figure come Ted Kaczynski alias Unabomber e di movimenti estremisti di “ritorno alla natura”, nascono complesse installazioni, ibride classificazioni di strumenti da lavoro e armi da cattura, reperti di oggetti antichi rivisitati nell’ottica di una trasmissione di saperi e di tecniche per il potenziale sabotaggio dell’ordine mondiale: Improvised Munition (2012), History (2012), Garden of Forking Paths (2013).
Un altro tema ricorrente nella ricerca di Van Woert è la dialettica tra ambiente artefatto dalla pervasiva presenza umana e natura governata dal caso, che trova origine nelle stesse origini dell’artista, nato e cresciuto a Reno in Nevada, città del contrasto tra le architetture fantasmagoriche del gioco d’azzardo e la rude realtà del deserto circostante. Opere come Haruspex (2010), Nature Boy (2010), Lady Lady (2011), Return to Nature (2011), Nature Girl (2012), nascono dalla necessità di conoscere e verificare ciò che ci circonda, di evidenziare il processo costruttivo e la struttura delle cose senza dissimularli, origina il ricorso dell’artista a riproduzioni di statue classiche, in cui stilemi greco – romani trovano nuove forme e nuovi significati nell’incontro/scontro con materiali di derivazione industriale, rifiuti organici, sabbia e metalli.

Per tutta la durata della mostra sono previste visite guidate a cura del Dipartimento educativo MAMbo.

Maggiori informazioni:
tel 051 6496628 / 611
www.mambo-bologna.org
mamboedu@comune.bologna.it

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Simona Gavioli

Simona Gavioli

A chi mi chiede perché amo l’arte rispondo cosi:
Sono nata nella città di Virgilio, del Regno dei Gonzaga e di Isabella D’Este, una delle donne più colte e stimate del Rinascimento. Sono nata tra le mura di Palazzo Te (Giulio Romano) e la camera degli sposi (Andrea Mantegna). Sono cresciuta saltellando qua e là, facendo finta di pregare tra la chiesa di San Sebastiano e la Basilica di Sant’Andrea (Leon Battista Alberti). Sono vissuta dividendo la mia vita tra cucine e chiese matildiche; la mia favola, prima di dormire, era L’Arte di Ben Cucinare di Bartolomeo Stefani, cuoco al servizio di Ottavio Gonzaga.
A chi mi chiede perché scrivo, non rispondo.
Ma a chi mi chiede perché scrivo di arte e di cucina, dico solo che la scrittura è qualcosa che hai dentro e dalla quale non puoi scappare perché fa parte di te. La scrittura, come l’arte, ingombra la vita, soprattutto quando diventa urgente, compulsiva e passionale come la mia.
Simona Gavioli

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