Maurizio Finotto in mostra al MAMbo con la sua vita piena di miracoli

Maurizio Finotto in mostra al MAMbo con la sua vita piena di miracoli

BOLOGNA – Sarà possibile entrare nel sorprendente universo artistico di Maurizio Finotto fino al 17 settembre 2017 all’interno della Collezione Permanente del MAMbo grazie all’esposizione a lui dedicata. Maurizio Finotto. Vita, morte e miracoli raccoglie circa 200 tavolette realizzate dall’autore in soli due anni, dal 2015 al 2017, in un allestimento fitto che accompagna i fruitori in un luogo di culto immaginario sovraffollato da singolari icone votive.

Che il progetto sia incredibilmente originale è evidente: innanzitutto le opere sono il frutto della lavorazione di frammenti di legno provenienti dal mare lavorati assemblando materiali grezzi e impiegando diverse tecniche. Ciò che più sorprende però è l’utilizzo dell’iconografia cristiana all’interno della messa in scena. Eh sì, perché i soggetti raffigurati, come i protagonisti di una pièce, sembrano vivere su un palcoscenico la biografia dell’artista veneto che prende come sua fonte d’ispirazione la tradizione dell’ “ex voto”. Le opere raccontano l’infanzia, l’abbandono di Cavarzere e del lavoro sicuro di odontotecnico e l’arrivo a Bologna per l’avvio di una nuova vita dedicata all’arte. Incidenti, malattie, fallimenti e traguardi raggiunti diventano episodi per cui rendere grazie alla schiera di santi (specializzati nella protezione di ogni parte del corpo e di ogni professione) e di madonne (come la Madonna Addolorata del Perdono di Cavarzere e la bolognese Beata Vergine di San Luca) che popolano la religiosità “pagana” politeistica legata al folclore, alle credenze popolari e alla terra.

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Allestimento “Maurizio Finotto. Vita, morte e miracoli”.

“Ha sempre raccolto cose che non sono né vecchie, né nuove. Ha riempito le sue case di oggetti” spiega lo scrittore e sceneggiatore Ermanno Cavazzoni durante l’inagurazione dell’esposizione che mette in mostra Vita, morte e miracoli. Gli oggetti, una volta plasmati, descrivono la salvezza dopo l’affanno e narrano vicende intrise di sogni e di speranze. La poetica di Maurizio Finotto è anacronistica, immersa in una contemporaneità pessimista ed egocentrica, catastrofica e diffidente si fa portatrice di buoni auspici parlando della vita e della sua capacità di sorprenderci. La gratitudine che Finotto dimostra di avere rappresenta una sorta di manuale su come essere felici, un atteggiamento nei confronti dell’intera esistenza che tutti dovremmo avere senza necessariamente affidare i nostri ringraziamenti a entità ultraterrene.

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Dettaglio allestimento “Maurizio Finotto. Vita, morte e miracoli”.

Per Maurizio Finotto l’opera d’arte rappresenta un rituale sacro, non strettamente divino, attraverso cui descrivere il mondo e l’umanità. La proiezione del video La lingua dei miracoli completa la rassegna e, documentando la reazione della madre e della nonna dell’artista di fronte ai suoi lavori, mette in luce il dialogo, il confronto e l’empatia che queste opere hanno l’obiettivo di generare. In ultimo è importante sottolineare il velo di comicità che si stende su tutti i lavori di Finotto: avvenimenti di poca importanza vengono catalogati come miracoli, il loro numero è esorbitante e gli “ex voto” raffigurati spesso esaltano ciò che si ha la fortuna di non avere (come, ad esempio, la fede calcistica). Maurizio Finotto. Vita, morte e miracoli è l’allestimento di opere d’arte insolitamente eloquenti che raccontano la vita di un artista coraggioso dando poco spazio all’immaginazione e tanto ad un ritrovato sentimento di riconoscenza.

Per maggiori informazioni su Maurizio Finotto. Vita, morte e miracoli consultare la pagina della mostra.

Tavolette:
Maurizio Finotto
Vita, morte e miracoli, 2015-2017
olio su legno e latta
misure varie

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Elisabetta Severino

Elisabetta Severino

Instancabile viaggiatrice e inguaribile iperattiva si concede raramente del puro relax e nella frenesia delle sue giornate convulsive da ufficio stampa di due teatri l’otium di cui sente più la mancanza è quello letterario. Rimbaud, Verlaine e Baudelaire sono tre delle tante ragioni che l’hanno spinta diverse volte a trasferirsi oltralpe. È cresciuta in una casa piena di libri e si è convinta che la vita è troppo breve per poterli leggere tutti. Lealtà, giustizia e umiltà sono i valori in cui crede e quando esce di casa la mattina spera di poterci ritornare avendo imparato qualcosa di nuovo. Un’enorme coppa di gelato all’amarena, un bel libro, un concerto di Ludovico Einaudi e un biglietto aereo acquistato la rendono la persona più felice del mondo.
Elisabetta Severino

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