Sarah Kane alla Fabbrica: è mancato un vissuto.

Sarah Kane alla Fabbrica: è mancato un vissuto.

MILANO – Il giorno 6 giugno 2025 si è tenuta presso la Fabbrica dell’Esperienza in via Brioschi la messa in scena del testo “Psicosi delle 4:48” di Sarah Kane, in uno spettacolo ribattezzato “Grace 4:48”. Sul palco Erika Amatulli a dare corpo al dramma. Regia di Irina Casali. Attorno il pubblico. I posti erano limitati al numero di spettatori che aveva assistito alla prima di “Blasted” della stessa autrice. Un allestimento interessante, ma una attrice troppo dolce, dalla voce troppo rotonda.

La Fabbrica dell’Esperienza e il Metodo Meisner

Ha sede in via Brioschi, nel cuore del quartiere milanese che accolse i profughi dalla dittatura argentina, la Fabbrica dell’Esperienza. In essa si tiene formazione permanente per attori che seguono il Metodo Meisner, uno strumento concepito per liberare l’attore dalle inibizioni. E permettergli di vivere il momento con autenticità e spontaneità. Ogni anno non c’è, qui, la ben nota rassegna di saggi scolastici. Si mette in scena, invece, un testo, secondo percorsi che abbiano un senso per chi produce lo spettacolo e per chi lo vive.

Quest’anno è stato il turno di Sarah Kane, regista che ha segnato chi appartiene alla Generazione X, come chi scrive, e che tramite il proprio percorso artistico, partendo dal teatro “In Yer Face”, è arrivata a definire domande che tutti avevamo nelle viscere, all’epoca delle pulizie etniche nella ex Jugoslavia. Ma che non avevamo il coraggio di porci. Ecco così “Blasted”, dove un giornalista e una ragazzina problematica si rifugiano in un hotel mentre attorno divampa la guerra.

Oppure “L’Amore di Fedra”, dove Kane, a partire dalle proprie domande su che tipo di uomo avrebbe voluto conoscere, arriva a delinearne il ritratto. Non fa sconti a nessuno l’autrice, con quella scrittura sempre più scarnificata e quel cuore perennemente esposto. Come se non fosse possibile vivere altrimenti che prendendosi dei rischi. Incomunicabilità totale con il mondo di oggi, dove ‘umanizzarsi’ significa mostrare qualche difettuccio in un backstage su Instagram.

E’ possibile curare l’anima con la burocrazia?

Cercava, ovviamente, ben altro la drammaturga nata a Brentwood nel 1971. Incapace di compromessi, preda di una depressione che la porterà infine al suicidio, anche perché, come lei stessa denuncia nel suo testo cardine messo in scena poche sera fa, Kane è stata solo curata e non amata, sanitarizzata e non aiutata a fiorire. Da un sistema psichiatrico che cerca solo la soluzione burocraticamente corretta per i propri pazienti indipendentemente dalle loro necessità più intime.

Eppure basterebbe poco. Ad esempio la consapevolezza che esiste una cosa chiamata transfert nell’analisi, una cosa che è tangente all’amore e che nasce in una persona che prova il desiderio di capirsi, e che la sospinge verso qualcuno che si suppone avere un sapere adeguato. L’uso distorto di questi meccanismi è denunciato con forza nel testo, mentre, in fondo, ci è venuto da pensare che Kane sia nata nell’epoca sbagliata. Avesse conosciuto una Anais Nin, ad esempio, forse certe umiliazioni le sarebbero state risparmiate.

Ma com’è stata, alla fine, questa messa in scena? A tratti interessante. Il pubblico viene preso per mano e fatto sedere attorno al palco, che sta a livello del terreno ed è circondato dagli spettatori. Posizione scomoda, ma non ci si potrebbe aspettare niente di meno da un testo come questo. Il pavimento sparso di biglie e altri oggetti di scena, difficile da abitare per l’attrice che ha dato corpo alle emozioni e alle tensioni del testo.

Appunti su una messa in scena

Purtroppo l’attrice aveva una voce rotonda e ‘sorridente’ che mal si adattavano al testo in oggetto, più interessante qualora fosse stato interpretato da una personalità piena di rabbia, sdegno e cicatrici, magari già elaborate. Testo degno di un ‘guaritore ferito’, insomma, per citare Jung. A tratti la coerenza tra testo e corpo/voce veniva meno. Questo non ha tolto forza all’opera, che bucherebbe qualsiasi improvvida messa in scena.

Tuttavia, dobbiamo ancora trovare una versione di “Psicosi” che in qualche modo ci lasci soddisfatti. Intendiamoci: non si tratta di un lavoro ‘irrappresentabile’; il manoscritto di Kane semplicemente sfugge all’intenzione, viene prima, in quel limbo in cui le ferite dell’anima salgono a impedirci di giocare con le forme e il contenuto e ci costringono a percepirci come frantumati per poi venire agiti da esse. Ci vuole coraggio, o incoscienza, a portare in scena un testo del genere.

O forse un po’ di tutte e due le cose. Ma, ancora forse, la cosa che è più mancata è un vissuto. Chi ne ha uno simile a quello dell’autrice, spesso non avrebbe il coraggio né la voglia di mettersi in gioco sino a tal punto – per cosa poi, dato come è considerato il teatro o l’arte in generale oggi? E’ possibile nel 2025 un rituale che porti a una purificazione, che è ciò che desiderava l’autrice? Difficile trovare risposte. “Psicosi delle 4:48” è, ancora oggi, un testo dalle mille domande. Questa, è l’unica certezza.

 

Fabbrica dell’Esperienza in via Brioschi

Leave a Reply

Your email address will not be published.