ITALIA – Segue apparentemente la tendenza relativa all’interessamento del grande pubblico nei confronti della criminologia (vedi il proliferare di canali YouTube sull’argomento). Ma in realtà “Elisa” di Leonardo di Costanzo è un’opera complessa. Non sfonda nelle teorie sociogenetiche della psicopatia, ma non cerca nemmeno una psichiatrizzazione della protagonista a tutti i costi. Il personaggio interpretato da Barbara Ronchi, infatti, ci è presentato come un essere umano a tutto tondo. Con tutte le complessità del caso.
E’ ispirato a un libro scritto dai criminologi Adolfo Ceretti e Lorenzo Natali. Il libro racconta la vera storia di Stefania Albertani, giovane donna che ha ucciso la sorella dando fuoco al suo cadavere. Nel film vediamo Elisa (nome con cui la donna viene rinominata), partecipare a una ricerca di un criminologo. Il caso di Elisa infatti era particolarmente interessante: ella aveva sempre dichiarato di non aver memoria di quanto compiuto, mentre le forze dell’ordine compivano le ricerche del caso e arrivavano a lei.
Eppure, pian piano la macchina narrativa ci svela ombre, sfumature e verità della famiglia di cui Elisa fa parte. Il padre che le affida a 22 anni le redini dell’azienda. Facendola azionista di maggioranza e dandole di fatto il potere decisionale. Il fratello, che con le sue manie di grandezza la spinge a spendere cifre sempre più importanti. Senza tener conto dei conti. La madre, che da tempo immemore afferma di non aver mai voluto dare alla luce la protagonista.
E’ proprio la sorella, forse l’unica innocente, a diventare (lo spettatore capirà come nel corso della narrazione) oggetto/feticcio sparita la quale, forse, spariranno i problemi di un ambiente dove occorre sempre essere perfetti, pena il non ottenere più l’approvazione del milieu sociale di appartenenza. Elisa è infatti una persona che non ha mai sviluppato una propria identità, ma che ha sempre cercato di accontentare il mondo che la circondava sperando di esserne all’altezza: una combinazione altamente esplosiva.

Incidenti intimi di percorso
Ovviamente la costruzione della narrazione davanti agli occhi dello spettatore, col criminologo e di fronte a padre e compagne di pena, non è scevra di interruzioni, complicazioni, difficoltà: man mano che Elisa sembra ricordare sempre meglio, fino a un certo colpo di scena, i sensi di colpa diventano incapacità di dormire e voglia si smettere di relazionarsi col mondo. Seppure la prigionia sia una prigionia leggera (le galere svizzere non sono quelle italiane) medici e direttore ovviamente si preoccupano più dei protocolli che della donna.
Film che vive soprattutto di inquadrature e primissimi piani, e di una fotografia minimal che accentua la freddezza della narrazione, acquista densità grazie anche alla presenza di Valeria Golino, madre di un ragazzo ucciso in un delitto simile che radicalmente rifiuta il confronto con il male, e le altre presenze che non sono oleografiche ma funzionali al racconto e ai suoi snodi narrativi.
Per questo le nostre visioni da Venezia 82, peraltro appena conclusa, non potevano iniziare in modo più interessante. Con quest’opera-trattato sulla nostra società, più che su una criminale o un crimine. Senza sensazionalismi, senza retorica, né in un senso né nell’altro, con un equilibrio che, per una volta, non significa democristiana accettazione dello status quo.
- Evaristo Petrocchi: la musica ibrida della Natura – 12 Aprile 2026
- Artificial Snow: tra scienza, lavoro e arte dal sapore antico – 28 Febbraio 2026
- Elisa: ovvero, come diventare umani a 360 gradi – 2 Novembre 2025




